OMURICE

Iniziamo questo nuovo anno con una ricetta, che volevo provare da tanto tempo. E’ una ricetta giapponese e non riesco proprio a ricordare la prima volta che l’ho vista da qualche parte. Mi è rivenuta però in mente perché sto riguardando (per la millesima volta) uno dei miei anime (e manga) preferiti, uno di quelli che ha segnato la mia adolescenza, cioè Curiosando nei cortili del cuore. E per quanto devo ammettere che riguardarlo a 37 anni non fa esattamente lo stesso effetto, rimane sempre nel mio cuore. Insomma, ad un certo punto la protagonista (Mikako nella versione giappa, Melissa in quella italiana), prepara questa cosa per cena a un suo amico, poi questo piatto ricorre nel manga perché è appunto il piatto preferito di questo tipo. E’ l’omurice, con la solita traduzione italiana fatta a cavolo (quante volte ho sentito chiamare “frittelle” i pancake?), dato che la chiamano “frittata”.

In realtà, quello che veramente è lo dice la parola stessa: OMU-RICE. Omu sarebbe “omelette” e rice è il riso. Ora, io ho visto un sacco di immagini di questo piatto prima di provare a farlo; sapevo che era del riso cotto con sopra una frittata, assemblata in modi che andavano dal più semplice (buttando il riso nel piatto e schiaffandoci sopra la frittata) a modi decisamente più artistici (riso messo a forma di orso con la frittata sopra che gli faceva da copertina). Quello che decisamente non sapevo, era che avrei provato, per la prima volta in vita mia, il riso con il ketchup. Si, avete capito bene. L’omurice è fatta di riso con il ketchup.

Prima che vi spaventiate e iniziate ad urlare “sacrilegio!” scaraventando il vostro computer in giro per casa maledicendo i giapponesi, vi spoilero subito che è buona. Molto buona. Tanto che dopo le prime due sforchettate ho preso la bottiglietta del ketchup e ne ho aggiunto ancora.

Ma passiamo alla ricetta.

INGREDIENTI PER IL RIPIENO (per 2 persone)

  • 3 cucchiai di ketchup
  • 2 cucchiai di brodo di pollo (o anche di verdure)
  • 6 funghi piccoli
  • 1 carota piccola
  • 1/2 cipolla
  • 1 manciata di piselli surgelati
  • 2 cup di riso cotto
  • sale, pepe e olio

INGREDIENTI PER L’OMELETTE (per 2 omelette)

  • 4 uova
  • 2 cucchiai d’acqua

PROCEDIMENTO

  • In una padella, scaldare un pò d’olio e cuocere i funghi finché l’acqua non sarà evaporata (circa 4-5 minuti).
  • Aggiungere la cipolla e la carota tagliate a cubetti e i piselli, e cuocere finché non saranno cotti.
  • Aggiungere il riso cotto e mescolare il tutto.
  • A parte, in una ciotolina, mescolare il ketchup con il brodo e unire tutto al riso.
  • Mescolare tutto e aggiungere sale e pepe a piacere. Il ripieno è pronto!
  • Per ogni omelette: in una ciotola mettere 2 uova e 1 cucchiaio d’acqua e mescolare. In una padella, scaldare un pò d’olio e, quando sarà caldo, versare l’uovo sbattuto. Cuocere l’omelette a fuoco lento, solo nella parte inferiore.
  • Quando il fondo sarà cotto ma la parte superiore ancora un pò morbida, mettere qualche cucchiaiata di ripieno nella parte centrale, lasciando liberi i lati.
  • Ripiegare i lati per ricoprire il ripieno. Prendere un piatto, appoggiarlo capovolto all’omelette e poi rigirare il tutto. Ripetere tutto il procedimento per la seconda omelette.

Una volta nel piatto si può decorare con dell’altro ketchup. Dopo averla provata, devo ammettere che ne ho aggiunto ancora! Comunque questo sopra è stato il mio primo tentativo, a cui è seguito un secondo tentativo.

Dato che avevo cucinato parecchio riso, ho riprovato il giorno dopo studiandomi meglio come fare un’omelette e provando a dare meglio la forma all’omurice e devo dire che è venuta fuori molto meglio!

Non avendo mai assaggiato un’omurice originale e autentica, non ho la più pallida idea se questa sia come dovrebbe essere. Ma è buonissima, quindi ve la consiglio!

La ricetta originale l’ho presa da qui: OMURICE

Questa versione è vegetariana, ma se volete potete aggiungere del pollo o qualsiasi altro tipo di carne che volete, penso che sperimenterò anche io un pò con i ripieni!

Alla prossima!

FALALALALA LALA LA LA

E anche questo Natale è passato. Tutti a lamentarsi di qualcosa, quando per me alla fine non è stato così male. Si vede che avevo ancora il ricordo di quello dell’anno scorso, ma passare un pomeriggio a fare tortellini con l’albero e le lucette, il giorno di Natale in famiglia a strafogarci di roba da mangiare e il 26 a replicare, non mi è sembrato poi così tanto brutto.

Lasciando stare i sentimentalismi, passiamo al consumismo. Si ok, il Natale è la nascita di Gesù, siamo tutti più buoni e blablabla. Va bene. Ma l’atmosfera, ci deve essere l’atmosfera natalizia. E io non sono mai stata sobria nel crearla.

E ultimamente ho anche un problema di shopping abbastanza grosso. I miei problemi di shopping riguardano più che altro cose da mangiare. Non sono la classica donna che compra vestiti, scarpe, borse, gioielli o cose di questo tipo. Io compro ramen pronti, tè e zuccherini colorati.

Ecco questo è il mio bottino natalizio (o almeno parte). Passiamo a descrivere meglio tutto in dettaglio.

(ma quanta roba c’è?? siamo al 28 e ancora ho un sacco di sta roba nella dispensa!!)

  1. Panettone cannella e frutti di bosco dell’Ikea. Vorrei dirvi com’è ma non l’ho ancora aperto…
  2. Casetta + glassa di Tiger, ancora in dispensa, spero di farla nei prossimi giorni
  3. Tris di panettoncino + panettoncino con gocce di cioccolato e pandoro, del Lidl, questi provati e finiti, meritavano!
  4. Biscotti gingerbread da decorare, sempre Lidl. Questi li ho fatti ieri, usando anche altri zuccherini comprati sempre al Lidl. Sono stati divertenti da fare e erano anche buoni, con quello strato di cioccolato sotto, slurp.
  1. Mini biscottini di Tiger, non ancora aperti
  2. Biscotti natalizi del Lidl che il mio ragazzo si è spazzolato via. Li ha pure voluti ricomprare varie volte per paura che finissero al supermercato, oltre a questi anche la crema spalmabile al sapore di biscotto dello stesso tipo, che si teneva davanti al computer per fare merenda… E osa pure essere magro.
  3. Biscottini fatti di croccante alle mandorle con uno strato di cioccolato sul fondo. Questi sono stati aperti e finiti nel giro di circa 10 secondi. Sempre Lidl.
  4. Zuccherini vari sempre comprati al Lidl, ogni confezione ha dentro 4 tipi diversi di zuccherini, utili per decorare tutto, per ora li ho usati per i biscottini gingerbread ma li userò presto anche per altre cosine!
  1. Barretta di cioccolato Ritter, presa sempre al Lidl, ancora da assaggiare
  2. Barrettone di marzapane ricoperta di cioccolato, sempre Lidl. Già pappata, dentro aveva l’uvetta e sapeva anche di rum. Troppo buona!
  3. Decorazioni di cioccolato per l’albero, prese al Lidl, stanno ancora sull’albero e verranno mangiate a capodanno! (sempre che riesco a resistere)
  4. Caramelle scoppiettosi di Tiger, ancora da provare. Quelle che hanno di solito agli altri gusti le avevo già provate ma queste erano in versione natalizia, non potevo di certo lasciarle lì!
  1. Passando a cose non da mangiare, abbiamo le gommine natalizie di Tiger.
  2. La borsa natalizia di Tiger.
  3. Gli adesivi e le figure per la light box di Tiger (mi ero completamente dimenticata di averli e quindi non li ho nemmeno usati…)
  4. Decorazioni del Lidl per le finestre, troppo belle!!
  1. Le mie piantine natalizie, la stella di Natale presa all’Ikea e i fiorellini con il vasetto orsetto presi al Lild. Entrambi ancora vivi e vegeti!
  2. Decorazioni varie, i nastrini colorati da mettere nell’albero e il babbo Natale sono di Tiger, la renna da appendere (l’ho appesa alla porta) al Lidl.
  3. Sapone per le mani del Lidl, c’era questa linea natalizia, non sapevo quale scegliere così li ho presi tutti e 3! Uno è alla mela e cannella, uno al gingerbread e l’altro all’arancia speziata!
  4. candele varie, la bianca è alla vaniglia (Ikea), le azzurre al cocco (Ikea), quella con il coperchio a mela è alla mela (Ikea), quella rossa accesa ce l’avevo già a casa ma l’ho messa nel portacandele preso all’Ikea, quelle bianche con le figure prese sempre all’Ikea e quella verde con le stelline dorate è al pino (Lidl).

E per ultimi i calendari dell’avvento!

  1. Balea, preso al DM, fantastico!! I prodotti che ci sono dentro sono troppo carini, soprattutto la fascetta da bagno rosa con le orecchie da renna!
  2. Lidl, con le caramelle gommose, era quello del mio ragazzo.
  3. Lidl, per i gatti, con dentro dei pacchettini di crocchette, hanno gradito molto! Già al secondo giorno, appena aprivamo l’armadio per prendere questi calendari, iniziavano a venire intorno e reclamare il loro cibo!
  4. Lidl, quello classico con la cioccolata, immancabile!!

Ecco, direi di fermarmi qui! In realtà ci sono stati altri acquisti natalizi, ma penso basti questo per farvi capire come prendo questa festività in modo sobrio ed elegante.

Buon Natale a tutti!!

BALLANDO SOTTO LA PIOGGIA

Un anno fa la mia vita stava per avere una svolta. Io non lo sapevo ancora. Forse me lo immaginavo, ma il mio cervello stava cercando di proteggermi da uno dei dolori più grandi della mia vita. Da uno degli shock più grandi della mia vita. Io non lo sapevo ancora. Le cose stavano rapidamente precipitando a questa esatta ora. Stavo urlando a un telefono, con qualcuno distante. Fisicamente da poco, ma mentalmente da tanto. Io non lo sapevo ancora. Che poi c’era stata una calma. Io non lo sapevo ancora. Ma sarebbe stata la calma prima della tempesta.

Un anno dopo non me la sento ancora di ringraziare il responsabile di tutto questo.

La mia vita è stata completamente stravolta. Lavoro. Amicizie. Città e nazione. Amore. Tutto è cambiato, in 5 giorni. Cinque giorni di scatoloni, di lacrime, di notti insonni e di risvegli che speri che era tutto solo un incubo, di “ma no sto meglio”, di peluche e borse dell’acqua calda abbracciate per ore, di completa astinenza da cibo e acqua, di saluti a persone, di saluti a posti che ormai erano diventati troppo bui, di addii a colleghi e a un lavoro che amavo. Ma anche cinque giorni di amici che ti fanno vedere serie tv per non fartici pensare, di altri che ti portano il trasportino con i gatti da vaccinare perché pesa troppo, di colleghi comprensivi che ti coprono i turni perché capiscono che stai male e di manager che ti salutano con le lacrime agli occhi dicendoti che semmai volessi tornare la porta per te sarà sempre aperta perché sei fantastica.

E poi, altri 361 giorni di cadute e di forza trovata non so dove per rialzarsi. Di sushi il 26 dicembre così ti tiri su il morale. Di lavori trovati in 2 giorni in Italia, dove nessuno trova lavoro. Di parenti che ti prendono mentre tu stai sprofondando e ti riportano su, come in realtà hanno fatto tante altre volte nella tua vita (grazie zia e zio). Di genitori che si fanno 2.000 chilometri andata e altri 2.000 al ritorno per andare in un posto dove si guida al contrario perché tu hai lasciato dei gatti in terra scozzese (grazie mamma e papà). E che si beccano anche l’ubriacona che irrompe di notte dentro casa, per sottolineare come le mie storie sulla Scozia non erano solo frutto della mia immaginazione. Di sorelle che ti ascoltano e ti fanno fare passeggiate con la scusa di far fare la cacca al cane (grazie Tac). Di psicologhe che cercano di farti voltare pagina, perché quello è stato solo un capitolo, ma se hai la forza di girare quel foglio, dietro ce n’è un altro (grazie psicologa). Di voglia di rialzarsi. Di iscriversi a un’app di incontri, che tanto non ci trovi mai nessuno e sono tutte cavolate e al massimo ti trovi qualcuno di losco che vuole solo divertirsi. E di come invece tu ci trovi l’amore. Di una storia nata per caso, con 60 chilometri di distanza, io, che non sopporto di stare lontana più di 5 minuti. Di storie che però funzionano e che vanno avanti. Di una nuova convivenza iniziata, forse troppo presto. Ma che funziona. Di una persona diversa da tutte quelle che ho incontrato finora, che anche con la sua assenza, c’è (grazie Alex). Di amici ritrovati. Di amici allontanati, ma che spero torneranno. Di altri lavori. Di progetti di vita. Semplicemente, di vita.

Perché alla fine c’è una frase che racchiude tutto.

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.

Cupcake SENZA

Senza tanti preamboli, volevo condividere con voi la ricetta di questi cupcake che ho fatto ieri. Non sono solita fare cose dietetiche, o senza farina/burro/uova/latte o qualsiasi altro “senza”. Sarà perché non ho mai sofferto di allergie e uno dei piaceri della mia vita è sempre stato il mangiare, ma non ho mai visto la necessità di togliere qualcosa.

Ma arriva sempre quel momento in cui capisci che hai sempre aggiunto, aggiunto e aggiunto. Chili di burro, di zucchero. O di persone, di aspettative. Ma poi, stringi stringi, per fare un buon dolce non c’è bisogno di una colata di grasso. Come per vivere non c’è bisogno di caricarsi di pesi eccessivi.

(tutto quello che ho detto non è ovviamente valido per il Natale, dove la mia malattia di accumulo compulsivo di tutto quello che è rosso, verde, dorato, argentato, a forma di babbo natale, di pupazzo di neve, di omino di pan di zenzero, aromatizzato al pan di zenzero, luccicoso, ghirlandoso, nevoso o che ricordi anche solo lontanamente il Natale, mi COSTRINGE a portare tutto per forza a casa mia)

Da qui sono nati questi cupcake, senza burro, senza tuorlo, con latte di avena e con copertura allo yogurt greco. Morbidissimi e buonissimi. Tutti quei “senza” vi assicuro che non si fanno sentire. E lo dice una abituata a sbafarsi un panetto di burro ogni volta che fa un’infornata di cupcake.

INGREDIENTI

PER I CUPCAKE

  • 100 g di zucchero
  • un pizzico di sale
  • 50 ml di olio di semi
  • 125 ml di latte di avena
  • 170 g di farina
  • 8 g di lievito per dolci
  • 2 albumi medi
  1. Mescolare in una ciotola lo zucchero, il sale e l’olio. Aggiungere la farina, setacciandola, insieme al lievito.
  2. In un’altra ciotola montare gli albumi a neve.
  3. Unire gli albumi montati al composto precedente. Mescolare delicatamente con una spatola dal basso verso l’alto.
  4. Mettere 12 pirottina in una teglia da cupcake e dividere l’impasto aiutandosi con un cucchiaio, riempiendo gli stampi per circa 3/4.
  5. Cuocere in forno 180° per circa 13-15 minuti. Lasciar raffreddare prima di decorare.

Ecco, vengono così.

Non troppo colorati perché ovviamente non c’è il tuorlo, ma solo l’albume.

Leggeri e soffici!

PER LA GLASSA

  • 3 cucchiai di acqua calda
  • 1 foglio di gelatina
  • 1 confezione da 200 g di yogurt greco al naturale
  • 100 g di zucchero a velo
  • 1 bustina di vanillina
  1. Sciogliere il foglio di gelatina in un pentolino con dell’acqua calda, a fuoco basso.
  2. Con una frusta, mescolare lo yogurt, lo zucchero a velo e la vanillina.
  3. Unire la gelatina sciolta nell’acqua al resto e mescolare finché il composto non diventa liscio e omogeneo.
  4. Lasciar riposare in frigo per circa 3 ore (meglio tutta la notte).
  5. Prima di usare la glassa, mescolarla per renderla di nuovo liscia.

Questa foto è per farvi vedere la differenza di consistenza della glassa appena fatta e dopo aver passato la notte in frigo!

Quando i cupcake si saranno raffreddati basterà mettere una cucchiaiata di glassa sopra. Vi consiglio di non esagerare perché comunque rimane abbastanza morbida e tende a cadere, quindi un cucchiaio per ogni cupcake basta alla grande.

Per concludere il tutto ho anche aggiunto un lampone in cima, ma voi potete anche mettere un altro frutto o degli zuccherini.

La glassa devo dire che era molto buona e non sarebbe una cattiva idea provarla anche con uno yogurt greco aromatizzato a qualcosa! Io penso che lo proverò di sicuro se lo trovo al cioccolato, ma anche alla fragola, o al miele, o a qualsiasi altro gusto!

E con questa foto ravvicinata di questi cuppy, vi saluto! Ah no, l’ultima foto.

Io che mi faccio foto mentre controllo i cupcake in forno!

Alla prossima!

[la ricetta dei cupcake l’ho ripresa da qui: cupcake con albumi, mentre quella della glassa l’ho presa da qui: frosting allo yogurt greco]

Oyakata miso ramen (recensione)

Sono negli ultimi giorni prima di un esame grosso, il primo dopo 5 anni. A parte il fatto che non lo passerò mai e mi toccherà studiare tutto di nuovo fino a settembre, per il resto va tutto bene.

Ieri ho fatto una passeggiatina lungomare, ho preso una granita alla menta e nelle sere passate mi sono presa vari gelati tutti rigorosamente monogusto al pistacchio con panna (che si, io ho un problema con i gelati. Posso prenderli solo con un gusto alla volta, in coppetta). Tutte cose normali, ma che sono particolarmente apprezzate da chi non le fa da vari anni.

Una cosa che non è mai cambiata nel mio modo di fare è prepararmi cose stracalde quando fuori ci sono 40 gradi. Del resto, come dimenticare mia nonna che ti preparava il minestrone ad agosto dicendo “mangialo bollente che ti rinfresca!“, ecco, io sono cresciuta così.

Questi li avevo comprati tempo fa, quando ancora era inizio primavera e quindi c’era un bel frescolino. Tempo ideale per dei bei ramen fumanti. Ma no, io dovevo aspettare i 40 gradi esterni così da potermi rinfrescare con un bel brodo bollente.

Questi si trovano a comprare nei supermercati, di solito dove c’è la catena Sushi Daily, perché li vendono nei loro chioschetti, ma a volte li trovate anche nel reparto asiatico.

Prepararli è di una semplicità imbarazzante per cui anche il mio ragazzo, che davvero non sa tenere un mestolo in mano, potrebbe, e dico POTREBBE, riuscire nell’ardua impresa di leggere le istruzioni, mettere il contenuto in una ciotola e versarci sopra dell’acqua calda.

All’interno della confezione ci sono i noodles secchi e una bustina con il brodo, come dicevo quindi, mettete tutto nella ciotola e versate l’acqua bollente (più o meno 500 ml, ma poi dipende anche da quanto li volete brodosi).

Il risultato è questa bella ciotolona di ramen!

Ma che dire del gusto? Allora, io nella mia vita ho provato una marea di ramen pronti (e anche non pronti) e, senza stare a girarci troppo intorno, questi erano un pò meh.

Su una scala che va dai Saikebon (che per me sono semplici noodles nel brodo occidentale) fino ad arrivare ai Cup Noodles della Nissin (bran numero uno in Giappone) in versione spicy con sesamo tostato, diciamo che questi si avvicinano molto ai Saikebon. Meglio di sicuro perché il brodo ha una leggera nota asiatica, ma si sente poco sia il miso, che il gusto del dashi.

Sono comunque fotogenici e in generale non sono proprio malaccio. Solo che secondo me mancano un pò di quel sapore asiatico che personalmente mi piace molto nei ramen pronti. Contando anche che il brand è la Aji no Moto, giapponese, mi aspettavo qualcosa di meglio. Avranno fatto qualcosa che pensavano potesse andare bene per il pubblico occidentale.

Come sempre io faccio anche delle aggiunte, giusto per renderli un pò più calorici.

Ho aggiunto del macinato di carne e, non trovando niente di appropriato e verde a casa, c’ho buttato giù del basilico secco.

Non ricordo il prezzo, ma a me sembra anche di averli pagati parecchio. Contando che sono passati mesi però potrei sbagliarmi, dato che io ricordo di averli pagati più di 2 euro (per cui non ne varrebbe davvero la pena) mentre cercando su internet il prezzo medio sembra essere intorno agli 1.40-1.50 euro. Per poco più di un euro magari varrebbe anche la pena provarli.

Rimane il fatto che, anche se i noodles non sono male, il brodo ha un sapore salatino indefinito e il miso non si sente. Se dovessi dare un voto sarebbe un 6 striminzitino.

Time to go back to study! Alla prossima!

Il mio Gennaio 2020

E’ da un pezzo che non faccio una bella serata diapositive, me ne sono accorta dal fatto che mi si sono accumulate foto nel computer che non ho sistemato. In pratica si, usavo come scusa questa rubrichetta per dare una cancellata a foto doppie o inutili, sistemare un pò tutto e spostare nell’hard disk quello che era rimasto.

Sono rimasta quindi ferma a gennaio. Anno nuovo, vita nuova, mai nella mia vita fino ad adesso questa frase fu più vera di quest’anno!

Ho quindi selezionato 3 foto per raccontarvi del mio gennaio 2020!

Qui ero in un traghetto, precisamente il traghetto di ritorno che mi stava riportando in Italia. La foto è venuta mossa e in pratica non si vede niente, ma ci sono rimasta affezionata perché mi ricorda un momento che ha iniziato a segnare un svolta nel mio modo di pensare. Non posso di certo dire che è stato il momento che mi ha segnato la vita, perché questo è stato più che altro un processo durato qualche mese ma diciamo che era stato gettato il seme per far germogliare una nuova piantina!

Come può mancare il sushi? Una delle cose che più mi mancavano dell’Italia erano i ristoranti di sushi all you can eat, che in Uk non sono così popolari e anzi, si trovano molto raramente (per non dire mai). Quindi un lauto banchetto all’insegna di maki, roll, temaki annaffiati da zuppe di miso non poteva di certo mancare! E devo anche dire che, a parte la pausa Covid, in questi 7 mesi di permanenza in suolo italico ho fatto sicuramente la mia parte nel processo di estinzione dei salmoni.

(Che io poi faccia il sushi di lavoro non lo diciamo. Che fa sempre ridere andare a spendere soldi per una cosa che potrei farmi a casa quando voglio, o strafogarmi mentre lavoro (cosa che faccio ma non mi basta))

Per ultima ho lasciato la foto più significativa. Anno nuovo, vita nuova. Perché ho capito cosa voglio fare nella vita. Mi ci sono voluti anni di tentennamenti, di ripensamenti, di prove per vedere se il piano B era meglio. Per tornare dove avevo lasciato 5 anni fa.

A tanti sembro pazza ad aver voglia di rimettermi a studiare a 36 anni, per di più una facoltà lunga come questa.

Del resto, tanto normale non lo sono mai stata.

Caldo infernale e Tisane fredde

Io odio il caldo.

Varie volte, durante il mio soggiorno in Scozia, mi sono sentita dire: “Ahhh che bella l’Italia, sole, caldo! Ma perché sei venuta qui con questo tempo orribile?“. E subito io iniziavo a roteare gli occhi e sbuffando dicevo che si, sono un’italiana atipica. Mi fa schifo il caldo. Non mi piace l’estate. Datemi l’inverno, la pioggia, la neve, il freddo.

(poi, che in effetti in Scozia ci siano 10 mesi di buio con 4 ore di “luce” al giorno (luce tra virgolette perché non so se considerare luce quel grigetto smorto) è un altro discorso)

Ma comunque. Mi mancavano tante cose dell’Italia, ma di sicuro non i 30 gradi alle 11 di sera. Erano 5 anni che non sentivo una temperatura sopra i 28 gradi.

(E nemmeno le zanzare)

Preambolo appropriato per il continuo del post, dato che volevo dirvi che ho assaggiato delle tisane fredde!

Io sono una vera e proprio amante dei tè e tisane in generale ma, come ben potete immaginare, d’estate la cosa si fa problematica. Del tipo, devo scegliere, o bevo un tè caldo o non mi sciolgo definitivamente, non posso avere entrambe le cose. Anni fa queste cosine qui sopra erano già entrate in commercio, di un’altra marca che non ricordo, ma le avevo provate e mi erano piaciute parecchio. Dopodiché non le ho più ritrovate. Può essere perché ero distratta al supermercato, può essere perché sono stata in Scozia e lì non hanno di certo bisogno di tisane fredde, o può essere che non avevano preso per niente piede nemmeno in Italia perché qui alla gente piace arrostire sotto il sole e sciogliersi. Non so.

Fatto sta che quest’anno sembrano essere ad ogni angolo del supermercato, addirittura messe in posti per pubblicizzarle ancora di più, come se ci fosse bisogno di convincermi a comprare un té.

Ne ho scelte due da provare ed eccole quà. Sono entrambe della marca L’angelica.

La prima è al cocco, ananas e betulla, ed è per gambe leggere (non chiedetemi perché, forse per l’ananas?).

Come prima precisazione va fatta che queste tisane fredde non sono pensate da mettere nell’acqua calda e poi in frigorifero a raffreddare, ma sono proprio per infusione con acqua fredda. Per quanto siano fatte proprio con questo intento, il sapore non sarà mai come quello di una tisana a infusione in acqua calda, ma molto più leggero. Il mio consiglio è di lasciarle per almeno 10 minuti e poi spremere abbastanza bene la bustina nell’acqua. Questa sa molto di cocco, si sente un retrogusto di ananas (volendo essere molto eleganti, sapete quando fate il simil-ruttino dopo aver bevuto? Ecco, è lì che si sente l’ananas) e la betulla non so che sapore abbia, quindi non saprei!

La seconda è pompelmo, finocchio e menta ed è per un bel ventre piatto. Mi viene sempre da pensare che se a cena mi faccio fuori mezzo salame con un filoncino di pane, anche se lo annaffio con 2 litri di tisana ventre piatto non so che effetto possa avere. Ma tentar non nuoce.

Questa è molto diversa dall’altra. Quando aprite la confezione sa solo di finocchio, al che vi viene da pensare “che palle, un’altra tisana dimagrante al finocchio”. Invece quando ve la fate, sa di pompelmo. Con un retrogusto di finocchio. La menta è proprio un sentore leggero leggero, che se non lo avessero scritto nella confezione non mi sarei nemmeno accorta.

In tutto questo, non so. Il fatto di aver usato un bicchiere della Birra Moretti per farmi un infuso al pompelmo, finocchio e menta, ha quasi un che di poetico. Ti fa capire come sia cambiata la vita da quelle volte in cui andavi alle 2 di notte con il tuo amico a scolarti birre Moretti (direttamente e rigorosamente dalla bottiglia) nei parchi a ridere e scherzare e ti chiedi cos’è andato storto se adesso usi un bicchiere da birra per farti una tisana mentre studi come funziona un muscolo.

Vado ad aprirmi una birra va.

Ricomporre i frammenti

Ogni tanto ritorno su questo blog anche se non sembra mai essere per tanto tempo. Mi piace scrivere, mi svuota la mente perché ho sempre scritto di getto, senza stare troppo a pensare.

E’ un periodo della mia vita dove, nonostante gli ultimi mesi siano stati mondialmente catastrofici, devo dire che nel mio piccolo sono riuscita a trovare un equilibrio. Forse perché venivo da un periodo che per me era stato pure più catastrofico e devastante del virus, senza per carità andare a togliere niente alla gravità della situazione Covid e alle perdite che tante persone hanno avuto, me compresa. Ma piano piano ho ritrovato obiettivi che negli anni passati avevo perso, ho trovato e ritrovato persone per cui vale la pena far posto nella vita, insomma, ho iniziato a ritrovare un pò me stessa.

In tutto questo, rimango sempre la stessa persona confusionaria di sempre però, che apre mille blog, mille canali Youtube, mille profili Instagram e prova nuove cose, perché nella mia mente non so, deve essere tutto catalogato. Quindi non posso avere un profilo Instagram dove pubblico foto di cose da mangiare che faccio, foto di cose da mangiare che provo, foto generiche, foto legate all’università. Non posso avere un blog generico che spazia dal cibo allo studio, al post stupido al post riflessivo. Non posso avere un canale di ricette insieme a video di recensioni per la crema dei piedi o della sabbia cinetica. E’ come se mi spezzettassi in piccoli frammenti e allo stesso tempo non riuscissi a capire quale di questi frammenti è il più grande, quello che descrive meglio chi sono, quello che è più interessante, quello che voglio valorizzare. Non riuscendo però a focalizzare un punto fondamentale: senza uno di quei frammenti, non sarei più io.

Sono quella a cui piace cucinare? Quella a cui piace provare i sughi pronti scovati in qualche scaffale dei negozi dei cinesi? Quella a cui piace fare passeggiate all’aria aperta? Quella a cui piace poltrire nel divano senza uscire di casa per una settimana? Quella a cui piace farsi una maschera al viso ogni 3 giorni? Quella a cui non gliene frega niente dell’aspetto fisico e che si mette la stessa maglia per 3 giorni di fila? Quella che studia fino a mezzanotte perché vuole diventare medico? Quella che si fa prendere dallo sconforto e a due giorni dall’esame manda tutto a quel paese?

La verità, ovviamente, è che sono tutto questo. Solo che, soprattutto nei social, tendo a far vedere solo un pezzo alla volta. Anche questo blog, è un serbatoio di ricette e qualche recensione di cibi, ma nulla più. Perché? Perché se leggi gli articoli su come far crescere il tuo blog o il tuo canale ti consigliano di attenerti a un argomento? E poi, mi interessa davvero far crescere il mio blog?

Davvero no.

Mi interessa avere un mio spazio dove poter parlare liberamente di quello che mi va. Mi interessa avere un diario così da poterlo sfogliare tra decenni e pensare a quanto ero scema a 30 anni (ok, adesso 36, ma io mi sono fermata a 30). Mi interessa non stare con l’ansia di postare un contenuto che non è in linea con il blog, che del resto si chiama Frau Fra, quindi il contenuto sono io.

Dove voglio andare a parare? Non lo so nemmeno io ovviamente. Forse al fatto che se riesco a essere più costante nell’aggiornare il blog, vedrete contenuti diversi. O forse al fatto che voglio cercare di essere più me stessa e invece di star lì a lucidare i miei frammenti in modo da renderli ancora più divisi uno dall’altro, forse è giunto il momento di rimetterli tutti insieme e vedere cosa viene fuori.

Buona visione.

Dolce morbidoso al limone e Preamboli non adeguati

Penso che, per chiunque mi conosca anche solo molto poco, non sia un grande segreto come la mia vita abbia subito un brusco cambiamento negli ultimi 2-3 mesi. Per quanto mi piaccia rivangare sul passato, penso che stavolta non lo farò. Perché l’unico vero insegnamento che ho avuto da tutto quello che ho passato è che si va avanti, che davvero, non puoi mai sapere cosa ti riserva la vita e che anche brutte, bruttissime esperienze dalle quali pensavi che non saresti mai uscita, possono portarti e cose e persone del tutto inattese.

Detto questo, una cosa che non è mai cambiata è la mia voglia di cucinare (e mangiare, ovviamente).

Tralasciando il mio bislacco modo di scegliere le ricette da provare di volta in volta, diciamo solo che mi sono imbattuta in QUESTA QUI, molto particolare perché in pratica ci vogliono si e no 4 ingredienti in tutto e potete avere un bel dolcetto da papparvi.

Non nascondo che, dopo aver vissuto 4 anni in Scozia, faccio ancora molto fatica ad orientarmi nei supermercati italiani. Tipo, dove stanno le pesche sciroppate? E il latte condensato? Si trova? Perché c’è solo nei tubetti? Perché non si trova l’evaporated milk? E cos’è l’evaporated milk? E soprattutto, perché mi faccio queste domande dato che: 1. L’evaporated milk non serve per la ricetta, 2. Non l’ho mai provato nemmeno in Scozia, 3. non c’è un punto 3.

Insomma, vado a fare spesa con mia sorella (fortuna lei che mi ha trovato questi ingredienti strani, sennò avrei girato per un supermercato di 2 metri quadri per ore e ore), torno a casa dove mia madre, alla vista del latte condensato, dice subito: “ma te fai sempre robe strane? Non puoi fare cose normali?”, tra l’altro come se non mi conoscesse da 36 anni. Quando mai ho fatto cose normali nella mia vita??

(intanto passano immagini del dolce in questione, qua e là)

Scopro anche poi che l’esistenza del latte condensato è sconosciuta anche a qualche nerd di mia conoscenza che però, non avendo mai nemmeno assaggiato un cupcake in vita sua prima di conoscermi, non fa molto testo sul quadro generale di conoscenza di ingredienti classificati “strani”.

Insomma, preambolo stringato e conciso per un dolce con 4 ingredienti che si fa in 5 minuti.

DOLCE MORBIDOSO AL LIMONE

INGREDIENTI

4 uova

60 g farina

400 g latte condensato

3 limoni

3 pesche sciroppate

PROCEDIMENTO

Sbattere un pò le uova in una ciotola con una frusta a mano, unire il latte condensato e la farina e mescolare il tutto. Aggiungere il succo e la scorza grattugiata dei limoni. Tagliare le pesche a pezzetti e unire all’impasto.

Versare il tutto in uno stampo adeguato (!) imburrato e infarinato.

Cuocere a 180°C per 50 minuti (consiglierei però, in base al forno, di ridurre a 175°C e dopo i primi 40 minuti dare un occhio, la mia si è leggermente sbruciacchiata ai lati, quindi 45 minuti sarebbero stati più che sufficienti).

Et voilà! 5 righe di ricetta e 30 di preambolo inutile!

Ed ecco il dolce pronto per essere salvato dai gatti orribili che abitano con me!

Serata diapositive (settembre)

Rieccomi ancora qui, provando ad aggiornare questi ultimi mesi del 2019 prima che l’anno 2387 arrivi. Siamo arrivati a settembre, quindi significa che ci sono buone possibilità di farcela!

Senza stare a fare troppi preamboli, iniziamo subito con le foto/diapositive!

Iniziamo subito con una bella tazza di té, o meglio 6. Questa scatoletta l’avevo comprata a Londra qualche tempo fa, pagata la bellezza di quasi 7£ per 6 té. Perché cosi tanto, vi chiederete voi? Perché non è proprio un té normale, o meglio, non è un té in bustine, ma sono dei fiori con cui si fa il tè (quante volte ho usato la parola tè in questa frase? Posso ambire al world record per il maggior uso di una parola in una frase di mezza riga? Speriamo di si). In pratica, dentro ognuna di quelle scatolette, c’è un fiore che si apre quando si mette nell’acqua calda. L’effetto è molto bello (ci ho fatto dei video che pubblicherò non appena il mio editor smetterà di guardare notizie di calcio su internet e inizierà a lavorare sul serio, dopotutto è pagato profumatamente per fare il suo lavoro (pagato in coccole ovviamente, fatte dai gatti e non da me)), il sapore è… meh. Sa di erba, e non è che sia proprio diverso da tè a tè, solo in qualcuno si sente il sapore di erba più forte, in altri meno forte.

Nemmeno a dirlo, ma questi sono tortellini, fatti da me ovviamente che qui l’UKlandia non è che pulluli di negozi di pasta fresca. Li avevo fatti con un ripieno di formaggi mi sembra, seguendo una ricetta di Jamie Oliver (che anche se ho un pò cambiato idea su di lui dopo aver lavorato in uno dei suoi ristoranti (prima che fallissero), ma continuo ancora a pensare che le ricette prese dai suoi libri siano buone) e mi sembra che dopo dovrebbe anche esserci la foto di come sono venuti. Mi piace fare la pasta fresca, non tanto le tagliatelle (è che di solito tutti associano le tagliatelle con il ragù, e a me il ragù non piace), ma la pasta fresca ripiena è molto più interessante da fare più che da comprare perché di permette di sperimentare con i ripieni!

Questa foto l’ho fatta quando sono andata a Inverness. Che dire… uno dei pochi motivi per cui mi piace la Scozia è che di animali se ne intendono dato che il loro animale simbolo è l’unicorno. Infatti eccolo proprio lì, in cima a questa colonna, in tutto il suo splendore, l’animale più bello in assoluto, l’unicorno!!

Parlando di animali, questa sono io vicino a una specie di pecorone, o mucca. Non ricordo, dovrei informarmi meglio. Il problema è che ho un pò di mal di testa e non so se ho voglia di mettermi a cercare… Per il bene del blog mi sono informata e dopo ore e ore di ricerca (5 secondi circa) ho scoperto che questa è la famosissima mucca Highlander. Ecco svelato l’arcano quindi. Se ne vedono parecchie nelle Highlands infatti, e questo potrebbe anche essere legato al nome. Oggi lancio perle di saggezza insomma.

Solito intermezzo gattoso. Questa volta abbiamo Tattie in versione sciolta sul letto.

Le ultimi diapositive di oggi sono mangerecce. Questa è una piccola carrellata di quello che ho preparato/cucinato a settembre. Partendo dalla prima abbiamo i tortellini di cui avete già visto una diapositiva da crudi. Avevano un ripieno di formaggi e li abbiamo poi conditi con del semplice sugo al pomodoro per non coprire troppo il ripieno. Poi abbiamo un risotto con della roba verde che non ricordo assolutamente cosa era (probabilmente spinaci). Poi ci sono dei bigné al te matcha, venuti BUONISSIMI! Il bello di quando fai le cose per conto tuo invece di comprarle, è che puoi abbonare con gli ingredienti più costosi, tipo il matcha, in modo che il sapore venga fuori parecchio. Poi abbiamo una pasta con altra roba verde, che davvero non so cosa sia (forse i fagiolini lunghi) e delle noci (mi pare). E poi delle melanzane ripiene con altre verdure, per la mia giornata vegetariana/vegana.

Queste invece sono foto di cose che ho provato. Partiamo dal budino strabuonissimo della Lindt, gentilmente offertomi da nonna Ivan. Questo in particolare era al gianduia, ma lo abbiamo anche provato al cioccolato bianco e al cioccolato normale, uno più buono dell’altro (il mio preferito è stato quello al cioccolato normale). Passiamo poi ad una carne già condita (qui in UKlandia dove la gente è troppo pigra per mettere delle spezie sopra la propria carne, se ne trovano a decine così. A dire il vero la gente è troppo pigra anche per cucinare, ecco perché abbondano i ready meal da scaldare al microonde. A dire il vero la gente è troppo pigra anche per scaldare, ecco perché qui pullula di ristoranti. A dire il vero la gente è troppo pigra anche per uscire, ecco perché qui Deliveroo va alla grandissima (ovviamente lo uso anche io)), ok, ho aperto la prima parentesi5 righe fa, non ricordo più cosa stavo dicendo. Ah si, la carne già condita. E’ una carna con un condimento chinese style, dovrei aver fatto il video anche di questa. Abbiamo poi delle patatine broccolose (arriverà il video anche di queste) e dei ramen al pollo aglioso.

Per concludere, la varietà di birre che riesco a trovare qua in Scozia è impressionante, quindi appena posso ne provo una nuova. La prima è la Elvis Juice della Brewdog, una brewery scozzese che fa sempre birre che mi piacciono parecchio. La seconda mi pare si chiami Dirty Deeds e la terza l’ho scovata in un negozietto pieno di cose piccanti (infatti l’ho accompagnata con una salsetta piccante all’aglio) e si chiama Pachuco.

Bene, anche il riassunto settembrino è fatto! Alla prossima con ottobre!