Quando non c’è niente da dire

Eh vabbè. In realtà non so cosa scrivere.

Perchè non mi sento in diritto di scrivere niente.

Ma scrivo lo stesso, perché è l’unica cosa che so fare. Non so piangere o disperarmi, non so confortare chi mi sta vicino, semplicemente non so quale sia il modo giusto di affrontare le situazioni. Non so affrontare le situazioni in generale, con le persone che fanno parte della mia vita tutti i giorni o a giorni alterni, o a mesi o anni alterni. Semplicemente non sono una brava a gestire i rapporti. E, come dicevo, non sono brava nemmeno ad affrontare situazioni di qualsiasi genere. Figuriamoci questa.

Non ero la tua migliore amica, non ero tua madre o tuo padre. Non ero un tuo familiare. Non ero l’amica a cui confidavi i tuoi segreti. Non ero il ragazzo che ti piaceva. Non ero quella con cui avevi mille ricordi felici. Non ero l’amica con cui sei cresciuta. Non ero niente di tutto questo.

Ecco perché non mi sento in diritto di dire niente.

Non mi sento in diritto di parlare, di soffrire, non mi sento in diritto nemmeno di pensarti. Perché appena lo faccio, mi vengono in mente tutte le persone che hanno più diritto di me. Di parlare, di tacere, di soffrire, di piangere, di rimanere esterrefatti, di rimanere delusi, di biasimarti, di pensarti. Di ricordarti.

Ma se mi faccio forza e ti penso solo per un secondo, mi viene in mente Ameliè. Per questo avrei voluto fare una creme brulèe e dirti di prendere un cucchiaino per rompere la crosticina sopra.

Ma non mi sento in diritto nemmeno di fare questo.

E allora ho fatto una cosa che non c’entra niente.

Perché mi sembrava giusto così.

Perché ci saranno altre persone che ti ricorderanno in un modo molto migliore di come potrei fare io.

DOLCE BANANOSO

(Che poi la ricetta la metterò. Ma non oggi)

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Ciao, Cate.

Sogni e aspettative e FracooksJamie: Ravioli of smashed broad beans, mint and ricotta

Facciamo finta che non siano passati quasi 5 mesi dall’ultima volta che ho aggiornato questo blog. Facciamo finta, si dai.

Quindi, come se niente fosse, eccomi qui anche oggi a inondare il mondo internettoso di stupiderie (inventiamo parole come sempre).

No dai, non ce la faccio a fingere. Sono mancata da 5 mesi. Non che se ne sia sentita la mancanza. Magari la mancanza l’ho sentita io. Anche se in questo tempo ho trovato il modo di spargere la mia idiozia su amici e conoscenti. Quindi l’universo è salvo.

Ora, vorrei poter dire che in questi 5 mesi non ho mai aggiornato perchè ho avuto una vita intensa e piena, ma la realtà è che la mia vita è interessante come quella di un bradipo in letargo. L’unica cosa degna di nota è successa a livello lavorativo. Non ricordo nemmeno se ho mai scritto dove lavoravo fino a un paio di mesi fa, ma comunque non ha importanza (anzi si, ma ci arrivo dopo). Insomma, un anno e mezzo fa sono arrivata per caso ad Edimburgo (e se dico per caso, intendo davvero PER CASO dato che sapevo a malapena che la Scozia esistesse), pronta a vestire i panni della classica immigrata italiana (cioè crocks, pantaloni neri larghi deformanti, grembiule a righe e giacchetta bianca da “chef”), sognando un giorno di poter lavorare nel ristorante del mio idolo. IMG_4303Dopo un anno a fare sushi, un bel giorno apro Indeed ed eccola lì, l’offerta. E dopo un giorno, eccola lì, la chiamata. E dopo un altro giorno, eccolo lì, il trial shift. E dopo altri 2 giorni, eccola lì, la chiamata in cui mi si diceva che ero stata assunta.

E dopo 6 mesi, eccola lì, la letterina che dice: arrivederci Jamie’s Italian, è stato un (dis)piacere lavorare per voi.

Tutto sto discorso per dire cosa? NiIMG_4304ente, in realtà, come del resto è lo scopo di tutti i miei vaneggiamenti su questo blog. Solo che a volte quello che idealizzi nella tua mente non corrisponde alla realtà.

Ho cambiato idea su Jamie Oliver? In parte. Ho cambiato idea su quel ristorante? Decisamente. Ma quello su cui ho cambiato idea più di tutto, sono le aspettative.

E me ne sono tornata a fare sushi. Con zero aspettative. Trovando invece (per ora) una serenità che avevo dimenticato da tempo e ritrovando la voglia di cucinare a casa per puro piacere.

Quale ricetta più appropriata oggi se non una di Jamie Oliver?

RAVIOLI OF SMASHED BROAD BEANS, MINT AND RICOTTA

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Come sempre, quando publico ricette Jamieose, non metto mai ingredienti e dosi precise. Perchè mi piace che rimanga tutto più una semplice idea che altro. Basterà quindi fare l’impasto per la pasta, stenderla e buttarci sopra il ripieno a cucchiaiate. Ripieno fatto con (manco a dirlo) ricotta, fave (un pò smashate e un pò lasciate intere), parmigiano, menta, succo di limone, sale e pepe. Cotti e conditi con un pò di olio e altro parmigiano e fave.

Poi, se volete fare gli antivegetariani (e avete tutta la mia stima per questo) io aggiungerei al sugo un pò di guanciale crispizzato (si capisce crispizzato? ma si dai). Sempre che non vi troviate come la sottoscritta in un paese che sa a malapena distinguere il bacon dalla pancetta. Per il guanciale non c’è speranza (me ne metto uno intero in valigia la prossima volta che torno in Italia).

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Probabilmente il prossimo aggiornamento ci sarà tra altri 5 mesi, quindi, statemi bene.

Buoni propositi

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Quest’anno li scrivo, così, nero su bianco (anzi, grigio su sfondo azzurro e pescioso). L’unico motivo per cui lo faccio è che così, quando naufragheranno miseramente dopo il primo giorno, la mia disfatta sarà ancora più grande.

Quali buoni propositi avrò? Dimagrire 10 chili? Mangiare più sano? Cominciare ad andare in palestra? Ovvio che no!

  1. Guardare un film al giorno (praticamente impossibile, questo lo manterrò per zero giorni)
  2. Fare e pubblicare un disegnino al giorno. Ho già iniziato da un pò, ma sicuramente, adesso che lo metto nei buoni propositi, smetterò nel giro di un giorno (non dico zero giorni perché ho già pronto il disegnino di domani)
  3. Provare un milkshake/altrodelmenù di Shakeaway ogni due giorni. E niente, c’è questo posto meraviglioso con milioni di milkshake e altre cose del genere vicino a dove lavoro. Voglio provarli tutti. TUTTI. Uno ogni due giorni mi sembra fattibile (smetterò dopo la prima settimana, sicuro).

Come dicevo, tra 2 giorni, quando avrò fallito su ognuno dei 3 punti, potrò essere derisa come non mai.

English version:

I’m stupid. Here’s my new years resolutions:

  1. Watch 1 film every day
  2. Make a stupid drawing everyday
  3. Try a milkshake from Shakeaway not everyday, but one day yes and one day no. Ok, my english is terrible.
  4. Learn English too difficult

I’m late for work.

Bye

Giornata diapositive (si, un’altra)

Ed ecco che tanto per cambiare mi ritrovo a scrivere un altro post con foto.

Una volta questo era un blog di cucina e ricette, adesso blatero solo su cavolate.

(lo dico come se invece prima parlassi di cose serie)

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Tempo fa ho comprato uno di quei giornali per ragazzine. Il nostro Cioè, in pratica. Non mi vergogno per niente ad ammettere che li compro spesso questi giornali cretini, per due motivi: 1. danno sempre dei regalini, 2. sono una fonte insauribile di risate. Prendete questa pagina, per esempio.

I problemi delle adolescenti.

Tu e la tua migliore amica avete lo stesso lato migliore? E adesso? Come fate a farvi i selfie insieme? Nessuno mette un mi piace sulla tua foto di instagram? Il modo sta per finire, ti conviene rinchiuderti in casa. Il ragazzo che ti piace si taglia i capelli? corri a gettarti da un ponte, perché probabilmente la tua vita sentimentale si è appena conclusa per il resto della tua vita.

Ribadisco, i problemi delle adolescenti.

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I miei di problemi invece sono di gran lunga più problematici. Uno per esempio è stato: riuscirò a trovare il gadget di Nessie più bello in tutta la Scozia?

Fortunatamente dopo qualche mese la mia domanda ha avuto risposta: si.

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Questa foto è la testimonianza delle varie prelibatezze che si possono trovare in questo magnifico paese: ciambelle agli Oreo.

Devo dirvi quanto sono buone? Devo dirvelo davvero?

Sono meravigliose.

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E la cosa bella è che qui trovo anche queste cosine giappiche che in Italia faticavo parecchio a trovare. Sarà che Ancona è sfornita di giapposicherie, sarà che non sono capace io di trovarle, fatto sta che qui nella gloriosa Edimburgo mi si è aperto un mondo. Queste sono delle caramelle giapponesi, si possono trovare in tanti gusti。Vi lascio pure il sito, così potete pure guardarvi l’immagine dei giapponesini che pubbliciazzano queste hi chew! (a me piace il secondo in basso da sinistra, sembra che abbia una parrucca)

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Questa doveva essere una foto alla sedia. La sedia che orgogliosamente avevo comprato il giorno dopo aver firmato il contratto per la casa. Ero andata all’ikea per comprare un piumone nuovo e lei (la sedia) era lì, bella, comoda, colorata e costava pure poco. Mi sono detta: “La compro. Starò sempre lì sopra, diventerà la mia seconda pelle, non mi alzerò mai più da lì”. Poi l’ho portata a casa e i gatti l’hanno vista.

Fine della storia.

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L’intermezzo senza senso ormai è immancabile.

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In questa foto non c’è da notare la faccia della pazza nella parte alta. C’è da notare i denti da vampiro del gatto nero nella parte bassa.

Poi mi chiedo perché mi trovo segni strani nelle braccia e nelle gambe, quando mi sveglio alla mattina.

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E questa è una foto risalente a quando lavoravo ancora da Yo Sushi (in pratica significa che sono un pò indietro con gli aggiornamenti, dato che ho cambiato lavoro da quasi 3 mesi). Insomma, c’è stato il periodo del “proviamo a friggere tutto quello che ci capita sotto tiro“. E dopo aver fritto un mochi al cioccolato (buonissimo”, un dorayaki e svariati roll, abbiamo provato a friggere questo, con il salmone e il cream cheese. Ci è voluto un pò ad azzeccare la cottura giusta ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Era buonissimo!

Ahhh, mi manca Yo (lo dico quasi in ogni post…)

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E giusto parlando di sushi… a un certo punto da Yo abbiamo cambiato menù e sono arrivati questi dynamite roll. I preferiti di tutti. Io ne avrei mangiati a quintalate.

ne avrei“, come se poi non l’avessi fatto davvero.

Ho cercato di resistere un pò, poi un giorno ho comprato riso e salmone e via. Me ne sono fatta 10, per cena.picmonkey-collage1

Ma giusto per rassicurare la genitrice, che ha paura che qui mi riempio solo di schifezze (che poi il sushi è più salutare di tante altre cose, ma vabbé).

Mangio anche italiano. Che pare come parlare con la nonna: se ti fai un piatto di ramen pare che ti sei mangiato un piatto di vermi, se invece ti fai fuori 4 scacchi di lasagne, un paio di cosce di pollo e mezza crostata con la marmellata, allora si che hai fatto un pasto adeguato.

Verdure arrosto, spianata, polpettone e tiramisù.

E Brioschi.

Giornata diapositive varie e inutili

Ormai questo blog sta diventan do un blog di foto e deliri, ma conoscendo chi lo scrive non c’è da stupirsi.

(nuove ricette arriveranno presto, e ho in mente di tornare anche a fare video. Purtroppo per i pochi eletti che li guardano, si)

Oggi sono un pò di fretta, primo perché devo fare l’albero di Natale e mettere decorazioni varie per casa, secondo e più importante, perché ho un gatto che mi impedisce di scrivere, quindi mi limiterò allo stretto indispensabile (potete ringraziarlo nei commenti).

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Iniziamo con la prima foto del tutto inutile, che mi ritrae mentre mostro trionfante la macchina fotografica sottratta con l’inganno al genitore. In realtà mi è stata regalata così che il genitore potesse comprarsi una macchina fotografica più nuova, più costosa e più migliore senza sentirsi troppo in colpa. Ma il succo è che ho finalmente ottenuto quello che volevo (amo questa macchina fotografica).

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Questa foto è un rimasuglio delle foto del viaggio a Londra. Penso di aver comprato questi dorayaki nel negozio giappico che stava in stazione (devo tornarci assolutamente, era fantastico). I dorayaki sono praticamente dei pancake ripieni, in questa foto potete ammirarne uno ripieno al matcha (tè giappico) e uno ripieno agli azuki (fagioli, che detto così fa tanto schifo, ma sono una delle cose più buone sulla faccia della terra).

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Questa è una foto fatta al computer mentre guardavo un film, precisamente Il gabinetto del dottor Caligari. E’ un film vecchio, vecchissimo, di quelli muti. Ma bello. Bello. Sia la storia, con il colpo di scena finale, che soprattutto le ambientazioni, in stile espressionista e mezzo onirico. Una specie di Tim Burton degli anni 20. Insomma, merita di essere visto.

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Questa è la foto del parco giochi dei miei gatti. Erano arrivati dei pacchi dall’Italia. I gatti ci hanno aiutati ad aprirli.

Ok, loro volevano aprirli per stendersi sopra e spargere il loro pelo in tutti i vestiti, ma comunque sono stati di aiuto.

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Foto inutili di colazioni scozzesi: porridge e yogurt.

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E poi vabbé, vai al supermercato e ti trovi il cornetto al peanut butter. Che fai, lo lasci lì?

(il gatto si sta alterando, dice che ticchetto troppo. Devo sbrigarmi a finire o stanotte mi uccide mentre dormo)

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Mi capita di parlare sempre di cose da mangiare e mai di cose da bere (vabbé, a parte la birra). Il fatto è che i cocktail qua non vanno granché e solitamente non sono all’altezza di quello che ero abituata in Italia. Dopotutto, in Scozia bevono roba semplice: birra, whiskey, vino, Irn Bru e birra. Birra l’ho detto?

Però, però. Però ti capita di imbatterti in qualche localino carino dove i cocktail li fanno e pure buoni. E pure belli. Questo per esempio era un qualcosa che non ricordo. Ma c’era il lichi (che non si scrive così sicuro, adesso cerco il nome giusto. Ok, ne ha mille. In inglese è lychee) e sopra una fetta di frutto della passione. Non è stupendo?

(era pure buono)

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Giusto per ricordarci che siamo sempre in Scozia non potevo non mettere una birra. Questa l’ho trovata al supermercato. Bread beer. Sapeva di banana. In effetti si chiama Banana Bread Beer, ma davvero non capisco cosa c’entri il pane. Sapeva di banana.

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Questa è una foto fatta quando ancora lavoravo da Yo Sushi. Edamame-inari-salad-kaiso-tomato-man, lo chiameremo. Ricordo che alla fine lo avevo ucciso. Pugnalandolo al petto e facendogli uscire un raspberry-sauce-blood.

Ah, mi manca Yo Sushi.

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E per finire una foto per far vedere che il mare c’è anche qui, nella nordica Edimburgo. Sciarpe e giacche a giugno, per carità, ma abbiamo sabbia e acqua salata.

E amici. Che senza di loro stare all’estero sarebbe molto più difficile.

(il gatto mi ha ufficialmente minacciata: o mi fai da cuscino, quindi resti immobile per le prossime 10 ore mentre io riposo le mie stanche membra, o stanotte ti trovo la carotide e ti cin infilzo un’unghia. Alla prossima)

Giornata diapoditive a Londra

Quando vivi a Edimburgo, dove vai in vacanza? Ma a Londra, ovviamente. Che poi è meglio non dirlo agli scozzesi. che ti piace Londra. Che per la mia esperienza, la risposta è: “London? They can suck my cock!”. Insomma, esplicativo come commento.

Dopo aver vissuto un anno a Edimburgo posso dire che non la scambierei mai con Londra, per viverci. Ma una vacanzina una volta ogni tanto nella capitale è d’obbligo.

Ma che c’è a Londra di così bello da vedere? Io non sono una turista normale, nel senso che solitamente la gente va a vedere musei e/o altre attrazioni. Io vado a vedere i supermercati.

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Eccovi qui sopra una rassegna di foto inutili. Piccadilly, il negozio delle M&Ms, la porta di un Sainsbury e una strada che si chiama Sicilian Avenue.

Come dicevo, foto inutili.

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E continuiamo con l’inutilità: laghetto di Hyde Park, case senza senso, viuzza sconosciuta, Buckingham Palace, strada con bandiere inglesi e il top dell’inutilità, io davanti a una vetrina di salumi.

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Che poi è inutile girarci intorno, chi viene in UK ci viene solo per vedere gli scoiattoli. Non so che nesso strano c’è tra gli UK e gli scoiattoli, forse i prati sono fatti di nocciole (gli scoiattoli mangiano nocciole? Non lo so, ho tirato a indovinare), ma ce ne sono un’enormità.

E volpi. Che girano per strada.

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Al contrario, il popolatore di tutte le piazze italiane per eccellenza, quello che tutti odiano, quello che tutti vorrebbero usare un lanciafiamme per ripulire le città italiche, il piccione, qui è praticamente un animale raro.

Sono riuscita ad immortalarne uno prima che venisse divorato da una mandria di scoiattoli.

E volpi.

 

 

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Passando a cose serie, questo è il motivo vero per cui sono andata a Londra. Il Japan Centre. Un negozio giapponese (come dice il nome).

Una meraviglia. Sushi e altre prelibatezze giappiche di ogni genere. Giornali, ceramiche, cibo, salse, caramelle, dolcetti, gadget. Sono stata a Londra 2 giorni e penso di aver passato almeno 3-4 ore dentro a questo negozio. Che non è così grande, solo che mi sono fermata letteralmente ogni passo, guardando estasiata gli scaffali e salutando con la manina i miei poveri soldini guadagnati con tanto sudore (ma ecco, visto che le mie buste paga le pagava il signor Yo Sushi, immagino che ci sia un certo karma in tutto questo. Vuoi o non vuoi torna sempre tutto in Giappone).

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Questa è China Town. Mi sono innamorata di China Town. Negozietti cinesi con una varietà di cose da comprare che la mia carta di credito iniziava a piangere ogni volta che passavo davanti a una vetrina. Bancarelle per strada con frutti e verdure mai visti. Ristoranti con anatre appese che se solo le guardavi potevi sentirle mentre ti invitavano a entrare e a mangiarle.

Decisamente è stata la zona che ho preferito di tutta Londra.

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Presa dalla frenesia dello shopping non potevo farmi mancare Harrods. Ho comprato qualcosa solo perché volevo la busta, devo ammetterlo. Perché in generale odio pagare di più solo per un marchio (disse mentre rispondeva al telefono parlando nel suo iPhone).

Insomma, ho comprato un tè. Da 20 sterline.

(per avere la busta con scirtto Harrods, gratis)

(non fa una piega)

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La pazzia alla fine si è impossessata di me. Ho detto “Inizia a piovere, faccio il biglietto della metropolitana per tornare in albergo”. Pago nonmiricordoquanto poi mi dico “Ma perché pagare solo una corsa quando posso fare il biglietto giornaliero (alle 4 di pomeriggio) e girare per Londra?”. Così ho fatto un biglietto singolo e dopo 10 secondi ne ho fatto un altro, giornaliero.

Al che penso “E adesso? Dove vado?”. Ho preso una mappa, ho iniziato a leggere i nomi delle fermate e sono andata a casaccio. Eh che, non vuoi andare a vedere il ponte con la torre? Non vuoi andare a vedere il negozio di Harry Potter? Noi vuoi scendere a Elephant and Castle solo perché ti piace il nome?

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Alla fine in questa vacanza ho mangiato. Tutta roba estremamente british, si capisce dalle foto. Che se ero andata a fare un viaggio in Giappone/Cina probabile che avrei mangiato fish and chips, ma ero a Londra. Quindi via di ramen e pollo al curry.

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E poi si torna a casa. Leggendo Twilight e mangiando un onigiri al salmone.

Con gli occhiali da sole, perché in UK servono.