Dolce morbidoso al limone e Preamboli non adeguati

Penso che, per chiunque mi conosca anche solo molto poco, non sia un grande segreto come la mia vita abbia subito un brusco cambiamento negli ultimi 2-3 mesi. Per quanto mi piaccia rivangare sul passato, penso che stavolta non lo farò. Perché l’unico vero insegnamento che ho avuto da tutto quello che ho passato è che si va avanti, che davvero, non puoi mai sapere cosa ti riserva la vita e che anche brutte, bruttissime esperienze dalle quali pensavi che non saresti mai uscita, possono portarti e cose e persone del tutto inattese.

Detto questo, una cosa che non è mai cambiata è la mia voglia di cucinare (e mangiare, ovviamente).

Tralasciando il mio bislacco modo di scegliere le ricette da provare di volta in volta, diciamo solo che mi sono imbattuta in QUESTA QUI, molto particolare perché in pratica ci vogliono si e no 4 ingredienti in tutto e potete avere un bel dolcetto da papparvi.

Non nascondo che, dopo aver vissuto 4 anni in Scozia, faccio ancora molto fatica ad orientarmi nei supermercati italiani. Tipo, dove stanno le pesche sciroppate? E il latte condensato? Si trova? Perché c’è solo nei tubetti? Perché non si trova l’evaporated milk? E cos’è l’evaporated milk? E soprattutto, perché mi faccio queste domande dato che: 1. L’evaporated milk non serve per la ricetta, 2. Non l’ho mai provato nemmeno in Scozia, 3. non c’è un punto 3.

Insomma, vado a fare spesa con mia sorella (fortuna lei che mi ha trovato questi ingredienti strani, sennò avrei girato per un supermercato di 2 metri quadri per ore e ore), torno a casa dove mia madre, alla vista del latte condensato, dice subito: “ma te fai sempre robe strane? Non puoi fare cose normali?”, tra l’altro come se non mi conoscesse da 36 anni. Quando mai ho fatto cose normali nella mia vita??

(intanto passano immagini del dolce in questione, qua e là)

Scopro anche poi che l’esistenza del latte condensato è sconosciuta anche a qualche nerd di mia conoscenza che però, non avendo mai nemmeno assaggiato un cupcake in vita sua prima di conoscermi, non fa molto testo sul quadro generale di conoscenza di ingredienti classificati “strani”.

Insomma, preambolo stringato e conciso per un dolce con 4 ingredienti che si fa in 5 minuti.

DOLCE MORBIDOSO AL LIMONE

INGREDIENTI

4 uova

60 g farina

400 g latte condensato

3 limoni

3 pesche sciroppate

PROCEDIMENTO

Sbattere un pò le uova in una ciotola con una frusta a mano, unire il latte condensato e la farina e mescolare il tutto. Aggiungere il succo e la scorza grattugiata dei limoni. Tagliare le pesche a pezzetti e unire all’impasto.

Versare il tutto in uno stampo adeguato (!) imburrato e infarinato.

Cuocere a 180°C per 50 minuti (consiglierei però, in base al forno, di ridurre a 175°C e dopo i primi 40 minuti dare un occhio, la mia si è leggermente sbruciacchiata ai lati, quindi 45 minuti sarebbero stati più che sufficienti).

Et voilà! 5 righe di ricetta e 30 di preambolo inutile!

Ed ecco il dolce pronto per essere salvato dai gatti orribili che abitano con me!

Serata diapositive (settembre)

Rieccomi ancora qui, provando ad aggiornare questi ultimi mesi del 2019 prima che l’anno 2387 arrivi. Siamo arrivati a settembre, quindi significa che ci sono buone possibilità di farcela!

Senza stare a fare troppi preamboli, iniziamo subito con le foto/diapositive!

Iniziamo subito con una bella tazza di té, o meglio 6. Questa scatoletta l’avevo comprata a Londra qualche tempo fa, pagata la bellezza di quasi 7£ per 6 té. Perché cosi tanto, vi chiederete voi? Perché non è proprio un té normale, o meglio, non è un té in bustine, ma sono dei fiori con cui si fa il tè (quante volte ho usato la parola tè in questa frase? Posso ambire al world record per il maggior uso di una parola in una frase di mezza riga? Speriamo di si). In pratica, dentro ognuna di quelle scatolette, c’è un fiore che si apre quando si mette nell’acqua calda. L’effetto è molto bello (ci ho fatto dei video che pubblicherò non appena il mio editor smetterà di guardare notizie di calcio su internet e inizierà a lavorare sul serio, dopotutto è pagato profumatamente per fare il suo lavoro (pagato in coccole ovviamente, fatte dai gatti e non da me)), il sapore è… meh. Sa di erba, e non è che sia proprio diverso da tè a tè, solo in qualcuno si sente il sapore di erba più forte, in altri meno forte.

Nemmeno a dirlo, ma questi sono tortellini, fatti da me ovviamente che qui l’UKlandia non è che pulluli di negozi di pasta fresca. Li avevo fatti con un ripieno di formaggi mi sembra, seguendo una ricetta di Jamie Oliver (che anche se ho un pò cambiato idea su di lui dopo aver lavorato in uno dei suoi ristoranti (prima che fallissero), ma continuo ancora a pensare che le ricette prese dai suoi libri siano buone) e mi sembra che dopo dovrebbe anche esserci la foto di come sono venuti. Mi piace fare la pasta fresca, non tanto le tagliatelle (è che di solito tutti associano le tagliatelle con il ragù, e a me il ragù non piace), ma la pasta fresca ripiena è molto più interessante da fare più che da comprare perché di permette di sperimentare con i ripieni!

Questa foto l’ho fatta quando sono andata a Inverness. Che dire… uno dei pochi motivi per cui mi piace la Scozia è che di animali se ne intendono dato che il loro animale simbolo è l’unicorno. Infatti eccolo proprio lì, in cima a questa colonna, in tutto il suo splendore, l’animale più bello in assoluto, l’unicorno!!

Parlando di animali, questa sono io vicino a una specie di pecorone, o mucca. Non ricordo, dovrei informarmi meglio. Il problema è che ho un pò di mal di testa e non so se ho voglia di mettermi a cercare… Per il bene del blog mi sono informata e dopo ore e ore di ricerca (5 secondi circa) ho scoperto che questa è la famosissima mucca Highlander. Ecco svelato l’arcano quindi. Se ne vedono parecchie nelle Highlands infatti, e questo potrebbe anche essere legato al nome. Oggi lancio perle di saggezza insomma.

Solito intermezzo gattoso. Questa volta abbiamo Tattie in versione sciolta sul letto.

Le ultimi diapositive di oggi sono mangerecce. Questa è una piccola carrellata di quello che ho preparato/cucinato a settembre. Partendo dalla prima abbiamo i tortellini di cui avete già visto una diapositiva da crudi. Avevano un ripieno di formaggi e li abbiamo poi conditi con del semplice sugo al pomodoro per non coprire troppo il ripieno. Poi abbiamo un risotto con della roba verde che non ricordo assolutamente cosa era (probabilmente spinaci). Poi ci sono dei bigné al te matcha, venuti BUONISSIMI! Il bello di quando fai le cose per conto tuo invece di comprarle, è che puoi abbonare con gli ingredienti più costosi, tipo il matcha, in modo che il sapore venga fuori parecchio. Poi abbiamo una pasta con altra roba verde, che davvero non so cosa sia (forse i fagiolini lunghi) e delle noci (mi pare). E poi delle melanzane ripiene con altre verdure, per la mia giornata vegetariana/vegana.

Queste invece sono foto di cose che ho provato. Partiamo dal budino strabuonissimo della Lindt, gentilmente offertomi da nonna Ivan. Questo in particolare era al gianduia, ma lo abbiamo anche provato al cioccolato bianco e al cioccolato normale, uno più buono dell’altro (il mio preferito è stato quello al cioccolato normale). Passiamo poi ad una carne già condita (qui in UKlandia dove la gente è troppo pigra per mettere delle spezie sopra la propria carne, se ne trovano a decine così. A dire il vero la gente è troppo pigra anche per cucinare, ecco perché abbondano i ready meal da scaldare al microonde. A dire il vero la gente è troppo pigra anche per scaldare, ecco perché qui pullula di ristoranti. A dire il vero la gente è troppo pigra anche per uscire, ecco perché qui Deliveroo va alla grandissima (ovviamente lo uso anche io)), ok, ho aperto la prima parentesi5 righe fa, non ricordo più cosa stavo dicendo. Ah si, la carne già condita. E’ una carna con un condimento chinese style, dovrei aver fatto il video anche di questa. Abbiamo poi delle patatine broccolose (arriverà il video anche di queste) e dei ramen al pollo aglioso.

Per concludere, la varietà di birre che riesco a trovare qua in Scozia è impressionante, quindi appena posso ne provo una nuova. La prima è la Elvis Juice della Brewdog, una brewery scozzese che fa sempre birre che mi piacciono parecchio. La seconda mi pare si chiami Dirty Deeds e la terza l’ho scovata in un negozietto pieno di cose piccanti (infatti l’ho accompagnata con una salsetta piccante all’aglio) e si chiama Pachuco.

Bene, anche il riassunto settembrino è fatto! Alla prossima con ottobre!

Life in UKlandia, i primi 10 episodi

Non so se tutti sanno che ho un canale YouTube, tra le altre cose, che si chiama Pineapple (se cliccate sopra al nome vi porta direttamente al canale). Pubblico piuttosto in modo random anche se ogni volta mi ripropongo di farlo con più regolarità (in pratica la stessa cosa che accade con il blog, vorrei pubblicare regolarmente ma finisco per farlo sempre a cavolo).

In pratica pubblico video di un paio di generi diversi: o provo qualcosa da mangiare, o vado a visitare qualche posto o cammino a caso e parlo della vita qui in UK (secondo il mio punto di vista). Essendo arrivata a ben 10 episodi dell’utima categoria, che si intitola Life in UKlandia, pensavo di fare questo post per raggruppare i link di tutti gli episodi, che parlano appunto della vita in UK, tipo cosa si mangia, se è vero che gli scozzesi non portano le mutande sotto il kilt, e cose di questo genere, e consigli su cosa fare se si vuole provare a trasferirsi da queste parti, tipo come trovare un lavoro e una casa.

Vi lascio il link a tutti gli episodi, sperando che possano interessarvi e, se avete qualche domanda, chiedete pure!

EP. 1: Passeggiata a Princes Strees

EP. 2: Luoghi comuni (parte 1)

EP. 3: Luoghi comuni (parte 2)

EP. 4: Al supermercato (parte 1)

EP. 5: Al supermercato (parte 2)

EP. 6: Lavoro in Scozia

EP. 7: Sanità in Scozia

EP. 8: Primi passi per trasferirsi in Scozia (parte 1)

EP. 9: Primi passi per trasferirsi in Scozia (parte 2)

EP. 10: Cibo in Scozia

Eccoli qui! Penso che ne filmerò altri prossimamente, appena trovo qualcosa di interessante da far vedere e da raccontare!

Buona visione e a presto!!

Serata diapositive (agosto)

Ritorno di nuovo dopo qualche settimana di assenza. Potrei dare la colpa al lavoro e infatti gliela do. Non starò qui a sproloquiare lamentandomi di come vorrei schiaffeggiare con un filetto di salmone l’80% della gente che lavora con me, quindi dirò solo che nell’ultimo mese e mezzo sono stata un pochino impegnata a fare da balia a persone che a 20 anni non capiscono ancora il concetto “se butti cibo nel lavandino, si attappa“. In realtà non capiscono nemmeno il concetto “se una cosa è scaduta, devi buttarla“. Uno dei concetti che non capiscono e che mi lascia sempre abbastanza basita è “se non avviti il tappo in una bottiglia, se la giri esce tutto il contenuto“.

Finisco qui la mia lamentela, anche perché in realtà è un bel lavoro, mi diverto e alla fine potrò aggiungere la voce “babysitter” al mio curriculum.

Passando a cose più (o meno) interessanti, ecco il riassunto del mio agosto in versione diapositivata!

Partiamo subito con un pò di autocelebrazione. Questa sono io che faccio i ravioli. Non che faccia spesso di queste cose, ma ogni tanto ci sta. Ho sempre pensato che non valga molto la pena fare le tagliatelle a mano, perché si possono tranquillamente comprare fresche ovunque (ok, per voi che state in Italia, qui in UK magari non è così facile, ma si trovano (fresche ma confezionate)), mentre vale la pena fare la pasta ripiena, perché si può scegliere il ripieno a proprio piacimento. Qui mi pare che ne avevo fatto uno con patate e crescione (erba semisconosciuta in Italia e che in effetti non è che sia particolarmente prelibata (ah no, mi sa che l’avevo sostituita con la rocket (la rucola), anzi, mi sa che avevo preso una confezione con crescione e rocket insieme)) ed erano venuti parecchio bene. Peccato solo non avere una superficie normale per stendere la pasta, mi tocca usare il tavolino della sala…

Qui abbiamo una prelibatezza scozzese: la pizza di dimensione ridotta ma con prezzo raddoppiato. In pratica era una pizzetta che mi sarei potuta mangiare tranquillamente per colazione (ok, detto da me non fa testo ma diciamo che era grande poco più di una mano) venduta per la modica cifra di circa 7£. Devo dire però che era buona. Insomma, qui ero a uno degli stand che mettono quando c’è il festival qui a Edimburgo. Una delle cose belle di quel periodo dell’anno è che quando finisci di lavorare puoi andare in uno di questi stand (ce ne sono a centinaia), papparti qualcosa e sscolarti una bella birra (o coca cola se sei vecchio come Dan).

Parlando di festival, non sto a farvela tanto lunga, ma in pratica ad agosto c’è il Fringe. A parte stand con birra, cibo, altre bevande, birra, bar e birra, ci sono tante venue (come lo traduco venue? Posti dove andare? Boh. Potrei semplicemente guardare in un vocabolario ma non ho voglia, quindi vi beccate la mia traduzione strampalata: venue è un “posto”) dove poter andare a vedere spettacoli teatrali. Alcuni sono gratis, alcuni si pagano, alcuni si pagano tanto. Ce ne sono per tutti i gusti, comici, per bambini, più seri, mi giungono voci dalla regia che ci sono spettacoli in cui uno degli attori viene fatto ubriacare e quindi diciamo che improvvisa, spettacoli di magia, o spettacoli mezzi osé con bolle. Questa qui sopra è una delle venue. Anche se è la mi preferita (e come potrebbe non esserlo?? E’ una mucca viola a pancia in su!) devo ammettere di non esserci mai entrata. Un pò perché mi fa strano entrare nella pancia della mucca della Milka, un pò perché gli spettacoli che ho visto erano da altre parti, quindi niente. Magari sarà per il prossimo anno.

Abbiamo poi il solito intermezzo gattoso. In questa foto il gatto aveva deciso di essere già pronto per venire a lavorare con me, insomma, non voleva farmi perdere tempo e si era già ficcato nello zaino. Molto premuroso.

Questa è una banana split. Da qualche tempo ha aperto questa gelateria in stile americano che ha dei gusti di gelato abbastanza strano (tipo cotton candy e america’s birthday cake). La gelateria di chiama Baskin Robbins e alla fine non è male. Erano anni che non mi mangiavo una banana split. Essendo anche una cosa abbastanza retrò, ogni volta che mi capita di dire che la voglio (una volta ogni 2 anni più o meno) vengo sempre guardata male. In realtà è una delle mie combinazioni di gelato preferite.

Di questo sono sicura di aver già parlato. E’ il posto che io chiamo “lo zozzone” ed è (ovviamente) uno dei miei posti preferiti per fare colazione. A dire la verità ultimamente è stato rimpiazzato da un altro posto, ma ve ne parlerò in seguito, quando mi ricorderò di fare un paio di foto quando ci vado. Questo qui è il classico posto scozzesaccio. Avete presente quando la gente in Italia va a fare colazione o la pausa di metà mattina con il cappuccino e il cornetto? Bene, questo è il corrispettivo scozzese, solo che al posto del cappuccino c’è acqua sporca, e al posto del cornetto c’è: uovo, fagioli, salsiccia, bacon, funghi, pomodoro, tattie scone, haggis e black pudding. Ah si, dimenticavo il roll (o il toast, a scelta) con il burro. In alternativa, se si vuole stare leggeri, lo spuntino classico è il sausage roll, o roll con un altro ripieno a scelta (che altro non è quella specie di panino che si vede nel riquadro in basso a destra vicino al “cappuccino”). A parte tutto, a me “lo zozzone” piace parecchio, è sempre tutto buono, non costoso e mi fa sempre fare una risata quando vedo il cartello che hanno attaccato alla parete con scritti i prezzi delle bevande calde: coffee 1.90, latte 2.30, CUPUCCHINO 2.30. riuscirò a fargli la foto un giorno.

Concludo con una delle cene più buone che ho fatto in vita mia, in un ristorante giapponese (Kanpai). Penso sia senza ombra di dubbio il miglior ristorante giapponese di Edimburgo e sicuramente il migliore dove io abbia mangiato in vita mia. A parte la zuppa di miso e i gyoza, abbiamo provato un piccolo roll ripieno di avocato e ricoperto di salmone che viene spennellato con della salsa teriyaki e poi leggermente caramellato con la torcia, ma il piatto forte è stato quella ciotola piena di sashimi di tutti i tipi. Una cosa strabuona. Tralasciando il salmone, che solitamente è buono ovunque qui in Scozia, il mackerel era spettacolare (mackerel… come si chiama? Ah si, lo sgombro) ma la capasanta ha sbaragliato tutti. Mi dispiace pescetti, la vincitrice è lei, la scallop! Per finire abbiamo preso quel tris di gelato: matcha, sesamo bianco e sesamo nero. Voi non lo sapete ma mi sono fermata 5 minuti a pensare “adesso scrivo qual era il più buono… ok, era il matcha, no, il sesamo, quello nero, no il matcha, no, il sesamo bianco, ma il nero era ottimo, pure il matcha, ma il sesamo bianco era favoloso, ma il matcha è sempre il matcha, il sesamo però, però io li voglio TUTTI, ADESSO!!”. Ecco si, erano tutti buoni.

Bene, adesso mi è venuta fame, quindi vi saluto e vado a cercare una ricetta per fare il gelato al matcha sesamoso.

Serata diapositive (luglio)

Riguardando le foto, devo dire che luglio è stato un mese abbastanza emozionante. O meglio, almeno non è stato il solito mese monotono dove sono andata a lavoro, mangiato, fatto video e fatto passeggiate nei dintorni. Come avevo già anticipato l’altra volta nel post di giugno-ma-anche-di-luglio, mi sono venuti a trovare i miei genitori, anche se solo per un paio di giorni. Dato che ho già messo qualche foto nel post precedente, skippiamo subito agli argomenti successivi.

Questa roba piazzata lì non dirà niente a nessuno, anzi, sembra quasi tristarella. E’ stata però comprata durante un mini viaggetto a Londra, in un negozietto a China Town, ed è stata immediatamente decretata la vincitrice nel concorso a premi che mi sono inventata per l’occasione, chiamato “il dolce più morbido del mondo“. Il premio in palio per il vincitore era il fatto di essere mangiato nel tempo record di 2 secondi. E così è stato. Io non so cosa ci mettono dentro per farlo essere così morbido, ma sembra di addentare una nuvola vanigliosa. Una cosa indescrivibile!!

Sempre durante la mia permanenza londinese, eccomi qui mentre mi mangio questa cosa. Ora, io non ricordo assolutamente il nome di questa delizia, fatto sta che l’avevo sempre vista in vari video/foto riguardanti il Giappone. E’ una specie di ghiaccio tritato aromatizzato a un gusto a scelta. Tralasciando il prezzo un tantino alto, vi dico solo che per quanto era buono ne ho presi due in nemmeno due giorni. In pratica non è proprio ghiaccio tritato, è una specie di liquido biancastro (penso ci sia del latte o panna) che viene messo in un macchinario che lo fa scendere tipo a fiocchi di neve. Questo in particolare era agli azuki (fagioli dolci) e matcha. Una delle cose più buone che io abbia mai assaggiato in vita mia. Il secondo che ho preso era al kinako, cioè alla farina di soia tostata. Buonissimo anche quello. Ho scelto apposta i gusti più giapponesi, ma volendo c’era anche alla fragola, mango, caffè, cioccolata e Oreo. Una delizia!!

Andando avanti con cose correlate al cibo (come sempre, ovviamente), questa è una delle zuppe più buone che mi sono fatta negli ultimi tempi: è una zuppa di cavolo arrostito con formaggio fuso con semini di sesamo. A parte la zuppa in se con quel formaggio con la crosticina di semini che era strabuona, la vera scoperta è stato il cavolo arrostito. Ho semplicemente messo pezzetti di cavolo in forno con un pò d’olio ed è venuto fuori una cosa sublime! Soprattutto i pezzetti che si erano un pò sbruciacchiati erano favolosi!!

Questo è stato un altro acquisto londinese. E’ il dragon fruit, che in realtà si trova anche qui a Edimburgo, ma ero a Londra a China Town, lui era lì e me lo sono portato a casa. Ha anche costato parecchio (sui 7£) e penso di averlo lasciato un pò troppo tempo in frigo prima di assaggiarlo, ma comunque fa sempre la sua figura. Il colore è troppo bello, e anche la parte dentro a pallini fa la sua scena. Il sapore è un pò meeeeh. In pratica ha la consistenza di un kiwi con i suoi semini, ma il sapore è abbastanza blando. Un pò dolce, ma niente di che. E io pensavo si mangiasse anche la parte rosa, invece no, quella è solo la pelle!!

Rimanendo in tema rosa, questo è un tè rosa che mi sono presa nella mia sala da tè preferita qui a Edi, Eteaket. Hanno sempre una varietà di tè stralunga, in più anche special stagionali, un paradiso per una patita di tè come me! Ah, quello che vedete in secondo piano non è un panino con la lonza. E’ uno scone. Sono sicura di averne già parlato qui nel blog ma comunque. Qui in Scozia è tipico prendere il cream tea, che consiste nel tè (ok, di sicuro un tè rosa non è tipico, ma sono sempre stata una sovversiva) con uno scone con marmellata, burro e panna (tipicamente la clotted cream, ma ti danno quasi tutti la panna normale). Non so come si dovrebbe mangiare quella cosa, se dovrei mettere la marmellata in un lato, il burro dall’altro, lasciarlo intero, dividerlo per orizzontale, verticale o in diagonale. Io lo mangio a panino, mettendo burro, marmellata e panna tutto dentro!

Eccoci arrivati al solito intermezzo gattoso, dove vi mostro la foto gatta più riuscita del mese. Che dire di questa, dove la nostra Tattie è entrata di sua spontanea volontà (veramente!!) dentro la lavatrice?? Del resto, non so perché ma ho sempre dei gatti non proprio normali…

Finisco con qualche immagine del mio viaggetto a Londra. Ci ero andata per fare un corso per lavoro, quindi è stata proprio una cosa molto breve, ma ho comunque avuto modo di fare un bel giretto. In alto potete vedere lo stesso dolcetto gelatoso che vi avevo fatto vedere prima, questo è il secondo che ho preso ed era al kinako. Poi ci sono tutti quei meravigliosi dolci che si possono ammirare nelle vetrine di China Town, che un giorno assaggerò! Poi abbiamo l’immancabile arco di ingresso a China Town e dei fiori viola fotografati appena uscita dall’albergo di prima mattina!

Queste sono altre immagini carine scattate alla sera mentre andavo in albergo. Insomma, invece delle classiche foto al Tower Bridge e alle guardie (che ovviamente ho fatto), eccovi delle immagini londinesi più particolari!

Adesso è ora di cena, quindi vi saluto, sperando che queste foto diapositive vi siano piaciute! Alla prossima!

Serata diapositive (giugno (e un pezzo di luglio))

Di solito sono molto organizzata con le mie foto dato che sono tutte sistemate in cartelle divise per mese. Per questo è facile fare poi queste “serate diapositive” divise per mese. Stavolta qualcosa è andato storto e mi sono ritrovata foto di luglio nella cartella di giugno, e le stesse foto riduplicate anche nella cartella di luglio. Un casino insomma (cosa che magari non stupisce leggendo questo blog, sono sicura che l’idea che una persona può farsi leggendo i miei discorsi strampalati è che nel mio cervello regni il caos più assoluto). Dato che però ormai avevo sistemato tutto e scelto le foto per questa ennesima tortura diaposativosa, ho deciso di lasciare così come avevo fatto, cioé, metà foto di giugno e metà di luglio.

Mi rendo conto che questa premessa è completamente senza senso, avrei potuto anche non scrivere niente. Ma non sarei stata io, quindi vi beccate righe di inutilità come al solito.

(a proposito, vedo che il blog ha parecchie visite! (per i miei standard, ovvio) vorrei quindi invitare chiunque sia il responsabile della salita delle views, a fare coming out. Si, fatti avanti e commenta, se ne hai il coraggio. Siamo tutti qui per aiutarti a guarire)

Questa foto non è stata messa per motivi particolari se non per vantarmi dei miei dolcetti con crema al limone. Tra tutti i dolci, le cose biscottose non è che siano quelle che mi vengono meglio, ma io non demordo e continuo a provare ricetta dopo ricetta di pasta frolla, con l’assoluta convinzione che il problema sia quel grammo di burro in più, e non la mia incapacità. La crema in compenso mi viene bene (ovvio, basta buttare il latte sopra i tuorli, un pò di farina e hai fatto). Alla fine queste tartellette limonose non erano per niente male!

Passando a cose che (ovviamente) non sono state cucinate da me, eccovi la foto di questa delizia stradeliziosa. Ora, lo so che di solito vi do dettagli su dove ho mangiato questo e dove mi sono sbafata quell’altro. Ma stavolta non ricordo il nome, per niente. Ricordo solo che era l’ultimo giorno del mio ultimo lavoro, o meglio, doveva essere l’ultimo giorno. Diciamo che per una “incomprensione”, mi sono ritrovata con la mattinata libera. Era domenica. Dove vado? Qui a Edimburgo ci sono vari mercatini, che girano soprattutto verso il fine settimana, cambando località. Per esempio, il sabato dovrebbero essere a Grassmarket, la domenica a Stockbridge. Come al solito, tutta questa pappardella per dire che, in una domenica mattina libera, sono andata a Stockbridge e, aspettando che il mercatino aprisse, ho fatto colazione in un caffé di cui non ricordo il nome e dove ho mangiato questo eclaire favoloso al raspberry!

Questa foto è per testimoniare qualche uscita in compagnia. In particolare, un pomeriggio dopo lavoro, io, Dan e una mia amica ci siamo visti per una birra. Penso che fossero le 3 di pomeriggio. Siamo tornati a casa alle 11 di sera! Tra i vari posti visitati, siamo andati a Ocean Terminal, che é uno shopping centre vicino al mare, famoso perché proprio di dietro è ormeggiato lo yacht della regina. La cosa bella però è che potete prendere una bella birra o un bicchiere di vino dal bar che sta all’interno e poi sedervi sulle sedie che danno proprio sul mare, sorseggiando la vostra bevanda, facendo quattro chiacchiere e gustandovi la vista marina.

A luglio (si, ecco da cosa mi sono accorta che c’erano delle foto infiltrate lugliose) sono venuti a trovarmi i miei genitori. Solo per un paio di giorni, a dire il vero, ma sono comunque bastati per fargli mangiare di tutto e per fargli vedere qualche posto carino (a parte che mia madre ha visto più posti di me a Edimburgo, quindi di solito è lei che ci guida). Qui eravamo ai Princes Garden, in una rara giornata di sole (vabbé, era luglio, direte. Siamo in Scozia, dico io. Infatti notate i maglioni e le giacche).

In una delle escursioni fatte con i miei genitori, siamo andati sull’Arthur Seat, il vulcano-collina che sta al centro di Edimburgo. A dire la verità non siamo andati in cima in cima, ma abbiamo fatto il percorso che costeggia più dal basso tutta questa montagnetta. Ci sono vari laghi, ma questo è decisamente il mio preferito. Piccolino, curato e a forma di C. Fa ricordare che qualche volta anche in Scozia ci sono paesaggi che mi piacciono davvero

L’altra escursioncina che abbiamo fatto è stata a South Queensferry perché, mi sembra, mia madre non ci era mai stata! E credetemi, è un’impresa trovare un posto da queste parti che non abbia già visto (mi chiedo ancora come sia possibile, io ci vivo da 4 anni e lei ha visto più cose di me venendoci in vacanza 4-5 volte). Ma comunque. Invece di fare la solita foto con i ponti che collegano Edimburgo alla zona di Fife, questa con la rappresentazione del mostro di Lochness mi sembra più appropriata per noi.

Spostandoci su tutt’altro scenario, o meglio, attraversando il ponte che parta da South Queensferry e arrivando dall’altra parte, si giunge dritti dritti a casa del mio amico che mi cucina cose da mangiare e che io mangio e che quindi mi ingrasso e che quindi è colpa sua se sono grassona. A un occhio italiano potrà sembrare niente di che, un pezzo di focaccia con salumi da una confezione di plastica. Per un occhio da italiana emigrata in Scozia, questo è simile al paradiso: salumi relativamente buoni per gli standard inglesi e focaccia FATTA IN CASA supermorbida e buona. Quando poi ti giri dall’altra parte e vedi gente che mangia bacon roll, capisci di colpo perché la nostra nazione è ritenuta una delle migliori in campo culinario. Ahhhh, focaccia! (Ivan, me ne prepari un bancale? Con contorno di passatelli, per favore)

Finiamo con un’altra foto che ricorda un pomeriggio passato stravaccati in un prato a bere birra e mangiare patatine. Anche in questo caso, l’idea era quella di prendere un paio di birre dopo il lavoro e andare un paio d’ore a rilassarsi su un prato. La realtà è stata: più di un paio di birre, più ginger beer, coca cola, patatine, dalle 3 di pomeriggio alle 9 di sera. Il problema qui a Edimburgo è che in estate fa buio molto tardi, quindi quando sono le 9 di sera nessuno si rende conto (sembrano ancora le 6). Poi c’è sempre il solito più furbo che a una certa decide di guardare l’orologio e, immancabilmente, a questo segue l’espressione “cavolo, ma sono le 10! Pensavo fossero le 7!”. Sempre così. Di contro, d’inverno alle 3 e mezzo di pomeriggio, è buio come se fosse mezzanotte.

Bene, per questa serata diapositive è tutto, ci vediamo alla prossima! (non manca tanto per metteris al pari, yuppi!!)

Serata diapositive (maggio)

Mi sembra sempre di stare a rincorrere qualcosa. Sarà che sono una di quelle persone a cui piace porsi obiettivi (il più delle volte semi-irraggiungibili), sarà che sono una di quelle persone fuori di testa che deve fare tutto in ordine, sarà che sono sempre in ritardo, ma ecco che alla fine il risultato non cambia: sto sempre a rincorrere qualcosa.

Anche se, per la prima volta dopo tanto tempo, sembra che comunque riesca a star dietro a tutto e a recuperare piano piano. Dato che mi ritrovo (come ho detto spesso) a vivere in un paese che non mi convince per niente, anche se ero partita con le più buone intenzioni di far funzionare questa convivenza, e che momentaneamente mi rimane impossibile cambiare, l’unica soluzione è fare un passo indietro e trovare un nuovo obiettivo. Sperando che stavolta sia quello giusto.

Con questa introduzione alquanto misteriosa (e che rimarrà tale perché non voglio sbilanciarmi troppo, aggiornerò piano piano), passiamo subito al dunque: le foto, di cui, a voi tutti, non può fregarne di meno (anche se qualche visita il blog ce l’ha, quindi qualcuno le guarda, yuppi!), ma che a me piace comunque condividere.

Questa immagine era dipinta nel muro di un buonissimo ristorante giapponese dove sono stata a mangiare con degli amici qualche mese fa (maggio, ovviamente). Il ristorante si chiama Harajuku Kitchen (come al solito, se cliccate nel nome vi va nel sito) e ci eravamo andati ufficialmente perché avevamo letto che aveva vinto un premio, unufficialmente perché volevamo sbafarci del sushi. Alla fine non ci ha deluso, anche se la cameriera era un pò particolare e i dolci non erano niente di che (avranno raschiato il fondo del barile dato che non ci siamo schiodati dal tavolo finché non ci hanno praticamente sbattuto fuori con le scope e i mop (come si chiama il mop in italiano? Lo chiamerò moppo da adesso in poi! Ah si, lo straccio per pulire i pavimenti!)).

Legata alla foto di sopra, dicevo che da Harajuku i dolci non erano niente di che. Tra le proposte c’era il gelato al maccha (il tè verde pregiato giapponese) che però sembrava davvero preso da un barattolo confezionato. Mi sembra quindi logico che sono andata via con la voglia di gelato al maccha che sapesse veramente di maccha. Poi mi sono ricordata di averne una confezione a casa e di essere off il giorno dopo. Da queste considerazioni alla frase “facciamo il gelato al maccha”, il passo mi sembra molto corto, e infatti è quello che abbiamo fatto. La ricetta l’ho presa qua e ve la segnalo perché queto gelato è strabuono e facilissimo da fare! Considerate che io l’ho pure fatto senza gelatiera! Sluuurpis!

Parlando di bei locali edimburghesi, questo è una scoperta abbastanza recente: si chiama Alplings ed è un posticino piccolo e nascosto che scommetto che quasi nessuno conosce (purtroppo, aggiungerei). Il proprietario è un sud tirolese di Brunico, che parla quell’italiano tedescato che tanto mi ricorda la mia amata San Candido, sempre in sud tirolo, dove ho passato vari anni di vacanze. Il menù è piccolo ma tutto è delizioso. Dal caffè portato su un piccolo tagliere con dei piccoli biscottini, ai canederli, allo speck di montagna, al gulash, ai funghetti che spuntano in un paio di piatti che mi hanno conquistata al primo assaggio. Finendo poi ai loro cordial buonissimi e a dolci che ho sempre visto nella vetrinetta ma che non ho ancora assaggiato (lo ammetto, mi strafogo di gulash e canederli e non mi rimane il posto per lo strudel, devo rimediare altrimenti non sono più credibile come assaggiatrice di cibo). Lo stile del locale è quello tipico della baita di montagna: in pratica quando entrate lì dentro sembra di essere in un paesino tirolese di montagna. Vale veramente la pena!

E niente, questo post in pratica si sta trasformando in un “consigli per gli acquisti mangerecci ristorantosi di Edimburgo”. Questo è una ciotolona di ramen mangiato in quello che, a mio parere, è il posto migliore per mangiare ramen, di tutti gli UK (o almeno, di quelli che ho provato, e ne ho provati parecchi!). Si chiama Maki&Ramen, e hanno aperto circa 5-6 punti vendita qui in terra Edimburghese. Tutti meritati, perché fanno sia sushi buonissimo, che ramen strepitosi. Non ne hanno milioni di tipi, forse 6-7, ma sono tutti buonissimi: i noodles sempre cotti al punto giusto, condimenti buonissimi, ma soprattutto il brodo. Il brodo. Niente, è imparagonabile a qualsiasi altro ramen che abbia mai provato!

Altra roba da mangiare, evviva! Questa però l’ho fatta io. E’ la crescia, che non so se sia tipica dalle mie parti o se è conosciuta in tutta Italia. Me lo chiedo perché Daniele non sapeva cosa fosse, quindi non saprei. In realtà ho scoperto che cose che pensavo fossero tpiche di tutta Italia, in realtà sono tipiche solo delle mie parti! Tipo i grasselli e la pizza al formaggio (o torta di formaggio, nemmeno mi ricordo). Comunque, ogni tanto mi viene voglia di mangiare italiano italiano (non è una ripetizione, è per marcare il fatto che mi va di mangiare italiano vero e non la pizza con il pollo), quello che si può fare è rimboccarsi le maniche a fare per conto proprio. Mi sono comprata il lardo e mi sono messa a fare l’impasto per la crescia. Ho comprato i salumi migliori che offriva il supermercato, i pomodorini che sembravano meno cartone degli altri e via! Il risultato è stato ottimo (infatti mi sta rivendendo voglia di farla di nuovo!).

Concludiamo con la foto di Tattie, o meglio, del muso di Tattie che sbuca fuori da una busta. Oggi poverina non sta nemmeno tanto bene, quindi ci vogliono tante coccole per lei e speriamo che guarisca presto!

Alla prossima!