Fagioli corridori (prova prodotti) e cus cus vegetariano

Una delle mie rubriche preferite del blog è sempre stata quella che chiamo ormai da una vita il “prova prodotti“. Che è sto prova prodotti? Detta in poche parole (un’impresa per la sottoscritta), sarei io che vado al supermercato o in altri shop vari, prendo qualcosa a caso (vabbè, non è proprio a caso ma vi risparmio la spiegazione dei miei problemi mentali) e lo provo.

(cavolo, sono stata sintetica per una volta)

Ieri sono andata in uno dei supermercati che si trovano qui in UK, in particolare in uno dei più costosi, che si chiama M… oddio, devo trovare il simbolo del “and” nella tastiera, mi ci vorranno delle ore… $%&/ uuuh eccolo! Bene, devo ricordarmi che sta sopra il 6.

Dicevo. Sono andata da M&S, un supermercato molto carino, con un sacco di cose interessanti e dal packaging molto bello, ma che costa un occhio della testa (pure due occhi, in pratica per fare spesa là rimarrei cieca). Ho scelto una cosa dal reparto frutta e verdura (il meno costoso ovviamente) e alla fine sono uscita con questo.

Ora, lo so che nella confezione c’è scritto “runner beans” ma, a parte che non ho la più pallida idea di come si traduca in italiano (non sapevo nemmeno che esistessero dei fagioli corridori in inglese, se è per questo), a me sembrano più che altro dei fagiolini tagliati a metà per il lungo.

Dopo estenuanti ricerche (2 minuti su Wikipedia), mi ritengo ormai un’esperta. Bene, sono diversi dai fagiolini, hanno dei bei fiori, sno usati in Grecia, Austria e UK, e qui vengono anche chiamati “fagioli elefante”.

Per cuocerli si potevano fare a vapore, a microonde o bolliti. Io li ho buttati in acqua bollente e, dopo 5 minuti li ho finalmente assaggiati. Sono crunchosi (itanglese per… cavolo, non mi viene… ah si, “scrocchiarelli”) e comunque sanno leggermente di fagiolino, anche se in modo molto più tenue dei fagiolini. Hanno più un sentore di erbaceo (in pratica sono una sommelier di fagiolini).

Per condirli penso che possiate usare di tutto, un pò di burro e menta dovrebbero starci molto bene. Io li ho usati per fare un cus cus vegetariano un pò curroso (itanglese per “al sapore di curry”).

Per farlo ci vuole molto poco: mettete in una pentola olio con uno spicchio d’aglio, fate rosolare un pò e aggiungete carote e peperoni tagliati a quadretti (o come preferite). Quando sono ammorbiditi, aggiungete le spezie che volete (come dicevo, io ho usato un paio di cucchiaini di curry) e mettete un pò d’acqua, giusto per non far bruciare tutto. Mescolate bene per far prendere il sapore e aggiungete i runner beans che avevate già cotto separatamente (io li ho tagliuzzati un pò). Per due persone, si aggiunge poi mezza (o anche intera) scatola di pelati e si lascia cuocere per una decina di minuti, aggiungendo un pò d’acqua se necessario e anche a seconda dei gusti. Anche le verdure potete ovviamente cambiarle a seconda delle vostre preferenze, o anche aggiungere carne tipo manzo o agnello, come preferite. A questo punto il sugo è pronto, basta cuocere il cus cus secondo quello che dice la confezione e unite tutto.

Questo è stato il risultato! I fagioli corridori ci stavano benissimo e davano quella crunchosità che ci voleva!

Non so se si trovano anche in Italia e con che nome, ma se li trovate io li assaggerei.

Al prossimo assaggio!

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Mesata diapositive (gennaio)

Proprio ieri mi è venuto in mente: ma io non avevo un blog? E, dopo essermi incredibimente ricordata il nome (che si sa, la vecchiaia avanza di pari passo con l’Alzheimer), l’ho risfogliato. E mi è mancato. Mi è mancato tutto,sia quello che facevo (ma quante cose ho mangiato nella mia vita??) che anche scrivere (cazzate, ovviamente).
Ora, per prima cosa voglio scusarmi se mi scappa qualche punteggiatura strana, dato che la tastiera del mio computer è UK ma l’ho messa per scrivere in italiano, quindi non vedo i tasti. Ok, mi rendo conto che detta così non si capisce niente, quindi vi faccio due esempi:

1. Dove nella tastiera italiana dovrebbe esserci la parentesi, cioè questa “(” in quella inglese c’è questo “*”
2. Dove nella tastiera italiana c’è la lettera “è” in quella inglese c’è “[”

In pratica, vado a caso, infatti per scrivere le parole accentate ci metto mezz’ora.
I preamboli concisi sono sempre stati il mio forte…
Dicevamo, volevo riniziare a scrivere qualche scemenza, partendo proprio da una delle mie rubriche preferite, la giornata diapositive o, come in questo caso, la mesata diapositive. Ho scelto 10 foto risalenti a gennaio, per raccontare un pò cosa mi è successo in quel mese!
Oltre a questo, conto di aggiornare con nuove ricettucce e anche con la mia rubrica preferita in assoluto, il prova prodotti! Rileggendo il post iniziale di questo blog (che potete trovare cliccando qui), mi sono accorta che non sono cambiata poi molto negli scorsi 5 anni. Sono ancora confusa e voglio ancora provare più cose possibili!

Ok, dicevo di accorciare i preamboli invece ne ho fatti due…

Questo risale al giorno del mio compleanno: per festeggiare sono stata al Deep Sea World, un acquario che sta a circa 20-30 minuti da dove vivo. E’ stato molto carino, non era grandissimo ma giusto per passare un paio d’ore a guardare i pescetti. Per i più pigri (qualcuno mi ha chiamata?), arrivati all’acquarione principale, ci si poteva piazzare su una specie di rullo che ti trasportava comodamente facendoti fare tutto il giro. Dovrei consigliare di piazzare una bella poltrona con popcorn, per rendere l’esperienza ancora più pigrosa.

Questa forse dovevo metterla per prima dato che è stata la colazione del mio compleanno, ma vabbè. Sono andata in uno dei 2000 caffè di Edimburgo e mi sono presa queste… non so come chiamarle in italiano, andiamo bene. Qui in pratica si chiamano sempre Egg Royale, in pratica sono uova poached, che in italiano suona malissimo perché sembra che si debbano mettere la cravatta dato che sono in camicia, inondate dalla salsa olandese (tuorlo e burro), su un letto di salmone scozzese (che dà veramente mille giri a qualsiasi salmone che abbia mai mangiato in Italia (questa posso concederla agli scozzesi (oooh, mi ricordo le mie parentesi dentro le parentesi, vediamo se mi ricordo anche come chiuderle tutte))) (fatto!), sopra un english muffin, che non so proprio come tradurre in italiano!

Ed eccomi in tutto il mio splendore dentro l’acquario! Per andare lì dentro si passa in una specie di piccolo tunnel, ovviamente a misura di bambino. Come potevo non fare la figura della vecchia signora che ruba il gioco ai bambini? O quella della vecchia pazza che va a gattoni dentro una boccia per farsi fare una foto? Sono le cose della vita che non si possono perdere, assolutamente.

Sempre per continuare con il tema cibo (ovviamente), questa foto risale a un posticino stupendo che ho scovato tra i vicoli nascosti di Edimburgo. Il nome mi sfugge ma adesso provo a cercarlo… Trovato! Si chiama Forsyth’s Tea Room e se cliccate nel nome vi ho lasciato il link alla pagina FB perché questo posto non ha nemmeno un sito internet! In pratia è questa bellissima sala da té gestita da una vecchietta. La prima volta che io e Lo Chef ci siamo andati, ci siamo messi parecchio paura perché eravamo sulla porta, abbiamo tentennato un secondo (ma un secondo veramente!) e la signora ci ha quasi urlato “Chiudete la portaaaaa!! Esce tutto il caldo!!”. E ora, capisco che era inverno e dentro il locale c’era un piacevole tepore, ma dammi il tempo di entrare senza sbattermi la porta addosso!! Detto questo, il cream tea che ho preso lì è tutt’ora il mio preferito! (ah si, quando si ordina un cream tea, si riceve un té e uno scone con panna, burro e marmellata, buoooonissimo!)

E mi sa che come al solito qui si parla solo di cibo. Questo non l’ho fatto io e nemmeno Lo Chef, ma un mio amico che si diletta a preparare ogni genere di squisitezze, passando dall’essere uno chef stellato al diventare mia nonna. Se ingrasso è colpa sua, per la maggior parte. In questi quasi 4 anni di conoscenza (ci siamo conosciuti in UK anche se veniamo dalla stessa città, anzi, per dirla tutta, lavorava nel bar dove in pratica andavo quasi tutti i giorni, e non ci siamo mai incontrati) mi ha preparato di tutto. Ma di tutto davvero. Passando da paste con tutti i sughi immaginabili (ricordo le vongole per il mio compleanno di 2 anni fa), stracciatella quando stavo male e quando stavo bene (per questo viene chiamato “nonna Ivan”), grigliate, dolci a non finire (come non ricordare la sua cheesecake con grumi di gelatina?), focacce, olive ascolane, gnocchi, porchetta, mi ha fatto scoprire supermercati polacchi, ha riportato dall’Italia salumi e formaggi (all’ultimo compleanno mi ha regalato un ciauscolo) e non so che altro. Quello che vedete nella foto, l’ha fatto tutto lui: dal salmone rosa ai biscottini in alto!

(mi sta venendo fame)

Finalmente qualcosa non da mangiare (non si sa mai eh). Questa è la mia borsa rosa pelosa. Cosa c’è di più bello di una borsa rosa pelosa al mondo? Penso niente! Me l’ha regalata mia madre, spedendomela a casa, dentro tra l’altro c’era anche una spugna a forma di renna che aveva comprato qualche mese prima proprio quando era venuta a trovarmi!!

Dopo questa breve parentesi, torniamo alle cose da mangiare! Questi due pesci sono due triglie. Magari per voi sono normali ma per me sono enormi! Devo dire che qui le triglie non è che le trovo molto facilmente (non le trovo proprio), queste sono le uniche che ho trovato, congelate, dai cinesi. Mi servivano perché dovevo farci una ricetta presa dal libro di Jamie Oliver (che poi, dopo averlo osannato parecchio in questo blog, alla fine ce l’ho pure fatta ad andare a lavorare in uno dei suoi ristoranti!). Insomma, pensavo anche che, essendo congelati, fossero già puliti, e invece no! Mi ha toccato pure squamarli, avevano delle squame che la più piccola sarà stata grande quanto una mela e infatti mi hanno intasato il lavandino. Inaspettatamente però, erano buone.

Questo lo ammetto, l’ho messo tra le foto solo perché mi fa venire fame e perché mi ricorda il tipo tutto muscoli e niente cervello della spada nella roccia!

Ah, è un cosciotto di agnello.

 


Le ultime due foto sono dei due gatti che si sono appropriati della casa mia e dello Chef, proprio a gennaio. Dopo parecchie ricerche, questi due esemplari di gattacci, hanno deciso che la nostra casa poteva soddisfare le loro esigenze, dopo i dovuti cambiamenti per fare posto al loro bagno e al loro sontuoso tavolo. Oltre a questo, hanno poi deciso che ogni altro luogo della casa non occupato da lettiera e ciotole, sarebbe stato, a seconda delle esigenze, luogo per dormire (e quindi dove non venire disturbati) o sala giochi (e quindi luogo dove loro possono decidere di disturbarti a loro piaciamento). La prima, bianca e tigrata sul grigetto, e Tattie, mentre quell’ombra nera è Scone.

Finisce qui questo interminabile post. In pratica ho capito che posso anche non aver scritto nel blog per un bel pezzo, ma continuo comunque ad essere fonte inesauribile di parole. Questo post supera le 1300, per esempio. Vediamo se con i prossimi riuscirò a fare di meglio!

Nel frattempo vi saluto, alla prossima!

Quando non c’è niente da dire

Eh vabbè. In realtà non so cosa scrivere.

Perchè non mi sento in diritto di scrivere niente.

Ma scrivo lo stesso, perché è l’unica cosa che so fare. Non so piangere o disperarmi, non so confortare chi mi sta vicino, semplicemente non so quale sia il modo giusto di affrontare le situazioni. Non so affrontare le situazioni in generale, con le persone che fanno parte della mia vita tutti i giorni o a giorni alterni, o a mesi o anni alterni. Semplicemente non sono una brava a gestire i rapporti. E, come dicevo, non sono brava nemmeno ad affrontare situazioni di qualsiasi genere. Figuriamoci questa.

Non ero la tua migliore amica, non ero tua madre o tuo padre. Non ero un tuo familiare. Non ero l’amica a cui confidavi i tuoi segreti. Non ero il ragazzo che ti piaceva. Non ero quella con cui avevi mille ricordi felici. Non ero l’amica con cui sei cresciuta. Non ero niente di tutto questo.

Ecco perché non mi sento in diritto di dire niente.

Non mi sento in diritto di parlare, di soffrire, non mi sento in diritto nemmeno di pensarti. Perché appena lo faccio, mi vengono in mente tutte le persone che hanno più diritto di me. Di parlare, di tacere, di soffrire, di piangere, di rimanere esterrefatti, di rimanere delusi, di biasimarti, di pensarti. Di ricordarti.

Ma se mi faccio forza e ti penso solo per un secondo, mi viene in mente Ameliè. Per questo avrei voluto fare una creme brulèe e dirti di prendere un cucchiaino per rompere la crosticina sopra.

Ma non mi sento in diritto nemmeno di fare questo.

E allora ho fatto una cosa che non c’entra niente.

Perché mi sembrava giusto così.

Perché ci saranno altre persone che ti ricorderanno in un modo molto migliore di come potrei fare io.

DOLCE BANANOSO

(Che poi la ricetta la metterò. Ma non oggi)

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Ciao, Cate.

Sogni e aspettative e FracooksJamie: Ravioli of smashed broad beans, mint and ricotta

Facciamo finta che non siano passati quasi 5 mesi dall’ultima volta che ho aggiornato questo blog. Facciamo finta, si dai.

Quindi, come se niente fosse, eccomi qui anche oggi a inondare il mondo internettoso di stupiderie (inventiamo parole come sempre).

No dai, non ce la faccio a fingere. Sono mancata da 5 mesi. Non che se ne sia sentita la mancanza. Magari la mancanza l’ho sentita io. Anche se in questo tempo ho trovato il modo di spargere la mia idiozia su amici e conoscenti. Quindi l’universo è salvo.

Ora, vorrei poter dire che in questi 5 mesi non ho mai aggiornato perchè ho avuto una vita intensa e piena, ma la realtà è che la mia vita è interessante come quella di un bradipo in letargo. L’unica cosa degna di nota è successa a livello lavorativo. Non ricordo nemmeno se ho mai scritto dove lavoravo fino a un paio di mesi fa, ma comunque non ha importanza (anzi si, ma ci arrivo dopo). Insomma, un anno e mezzo fa sono arrivata per caso ad Edimburgo (e se dico per caso, intendo davvero PER CASO dato che sapevo a malapena che la Scozia esistesse), pronta a vestire i panni della classica immigrata italiana (cioè crocks, pantaloni neri larghi deformanti, grembiule a righe e giacchetta bianca da “chef”), sognando un giorno di poter lavorare nel ristorante del mio idolo. IMG_4303Dopo un anno a fare sushi, un bel giorno apro Indeed ed eccola lì, l’offerta. E dopo un giorno, eccola lì, la chiamata. E dopo un altro giorno, eccolo lì, il trial shift. E dopo altri 2 giorni, eccola lì, la chiamata in cui mi si diceva che ero stata assunta.

E dopo 6 mesi, eccola lì, la letterina che dice: arrivederci Jamie’s Italian, è stato un (dis)piacere lavorare per voi.

Tutto sto discorso per dire cosa? NiIMG_4304ente, in realtà, come del resto è lo scopo di tutti i miei vaneggiamenti su questo blog. Solo che a volte quello che idealizzi nella tua mente non corrisponde alla realtà.

Ho cambiato idea su Jamie Oliver? In parte. Ho cambiato idea su quel ristorante? Decisamente. Ma quello su cui ho cambiato idea più di tutto, sono le aspettative.

E me ne sono tornata a fare sushi. Con zero aspettative. Trovando invece (per ora) una serenità che avevo dimenticato da tempo e ritrovando la voglia di cucinare a casa per puro piacere.

Quale ricetta più appropriata oggi se non una di Jamie Oliver?

RAVIOLI OF SMASHED BROAD BEANS, MINT AND RICOTTA

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Come sempre, quando publico ricette Jamieose, non metto mai ingredienti e dosi precise. Perchè mi piace che rimanga tutto più una semplice idea che altro. Basterà quindi fare l’impasto per la pasta, stenderla e buttarci sopra il ripieno a cucchiaiate. Ripieno fatto con (manco a dirlo) ricotta, fave (un pò smashate e un pò lasciate intere), parmigiano, menta, succo di limone, sale e pepe. Cotti e conditi con un pò di olio e altro parmigiano e fave.

Poi, se volete fare gli antivegetariani (e avete tutta la mia stima per questo) io aggiungerei al sugo un pò di guanciale crispizzato (si capisce crispizzato? ma si dai). Sempre che non vi troviate come la sottoscritta in un paese che sa a malapena distinguere il bacon dalla pancetta. Per il guanciale non c’è speranza (me ne metto uno intero in valigia la prossima volta che torno in Italia).

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Probabilmente il prossimo aggiornamento ci sarà tra altri 5 mesi, quindi, statemi bene.

Buoni propositi

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Quest’anno li scrivo, così, nero su bianco (anzi, grigio su sfondo azzurro e pescioso). L’unico motivo per cui lo faccio è che così, quando naufragheranno miseramente dopo il primo giorno, la mia disfatta sarà ancora più grande.

Quali buoni propositi avrò? Dimagrire 10 chili? Mangiare più sano? Cominciare ad andare in palestra? Ovvio che no!

  1. Guardare un film al giorno (praticamente impossibile, questo lo manterrò per zero giorni)
  2. Fare e pubblicare un disegnino al giorno. Ho già iniziato da un pò, ma sicuramente, adesso che lo metto nei buoni propositi, smetterò nel giro di un giorno (non dico zero giorni perché ho già pronto il disegnino di domani)
  3. Provare un milkshake/altrodelmenù di Shakeaway ogni due giorni. E niente, c’è questo posto meraviglioso con milioni di milkshake e altre cose del genere vicino a dove lavoro. Voglio provarli tutti. TUTTI. Uno ogni due giorni mi sembra fattibile (smetterò dopo la prima settimana, sicuro).

Come dicevo, tra 2 giorni, quando avrò fallito su ognuno dei 3 punti, potrò essere derisa come non mai.

English version:

I’m stupid. Here’s my new years resolutions:

  1. Watch 1 film every day
  2. Make a stupid drawing everyday
  3. Try a milkshake from Shakeaway not everyday, but one day yes and one day no. Ok, my english is terrible.
  4. Learn English too difficult

I’m late for work.

Bye

Giornata diapositive (si, un’altra)

Ed ecco che tanto per cambiare mi ritrovo a scrivere un altro post con foto.

Una volta questo era un blog di cucina e ricette, adesso blatero solo su cavolate.

(lo dico come se invece prima parlassi di cose serie)

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Tempo fa ho comprato uno di quei giornali per ragazzine. Il nostro Cioè, in pratica. Non mi vergogno per niente ad ammettere che li compro spesso questi giornali cretini, per due motivi: 1. danno sempre dei regalini, 2. sono una fonte insauribile di risate. Prendete questa pagina, per esempio.

I problemi delle adolescenti.

Tu e la tua migliore amica avete lo stesso lato migliore? E adesso? Come fate a farvi i selfie insieme? Nessuno mette un mi piace sulla tua foto di instagram? Il modo sta per finire, ti conviene rinchiuderti in casa. Il ragazzo che ti piace si taglia i capelli? corri a gettarti da un ponte, perché probabilmente la tua vita sentimentale si è appena conclusa per il resto della tua vita.

Ribadisco, i problemi delle adolescenti.

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I miei di problemi invece sono di gran lunga più problematici. Uno per esempio è stato: riuscirò a trovare il gadget di Nessie più bello in tutta la Scozia?

Fortunatamente dopo qualche mese la mia domanda ha avuto risposta: si.

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Questa foto è la testimonianza delle varie prelibatezze che si possono trovare in questo magnifico paese: ciambelle agli Oreo.

Devo dirvi quanto sono buone? Devo dirvelo davvero?

Sono meravigliose.

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E la cosa bella è che qui trovo anche queste cosine giappiche che in Italia faticavo parecchio a trovare. Sarà che Ancona è sfornita di giapposicherie, sarà che non sono capace io di trovarle, fatto sta che qui nella gloriosa Edimburgo mi si è aperto un mondo. Queste sono delle caramelle giapponesi, si possono trovare in tanti gusti。Vi lascio pure il sito, così potete pure guardarvi l’immagine dei giapponesini che pubbliciazzano queste hi chew! (a me piace il secondo in basso da sinistra, sembra che abbia una parrucca)

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Questa doveva essere una foto alla sedia. La sedia che orgogliosamente avevo comprato il giorno dopo aver firmato il contratto per la casa. Ero andata all’ikea per comprare un piumone nuovo e lei (la sedia) era lì, bella, comoda, colorata e costava pure poco. Mi sono detta: “La compro. Starò sempre lì sopra, diventerà la mia seconda pelle, non mi alzerò mai più da lì”. Poi l’ho portata a casa e i gatti l’hanno vista.

Fine della storia.

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L’intermezzo senza senso ormai è immancabile.

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In questa foto non c’è da notare la faccia della pazza nella parte alta. C’è da notare i denti da vampiro del gatto nero nella parte bassa.

Poi mi chiedo perché mi trovo segni strani nelle braccia e nelle gambe, quando mi sveglio alla mattina.

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E questa è una foto risalente a quando lavoravo ancora da Yo Sushi (in pratica significa che sono un pò indietro con gli aggiornamenti, dato che ho cambiato lavoro da quasi 3 mesi). Insomma, c’è stato il periodo del “proviamo a friggere tutto quello che ci capita sotto tiro“. E dopo aver fritto un mochi al cioccolato (buonissimo”, un dorayaki e svariati roll, abbiamo provato a friggere questo, con il salmone e il cream cheese. Ci è voluto un pò ad azzeccare la cottura giusta ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Era buonissimo!

Ahhh, mi manca Yo (lo dico quasi in ogni post…)

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E giusto parlando di sushi… a un certo punto da Yo abbiamo cambiato menù e sono arrivati questi dynamite roll. I preferiti di tutti. Io ne avrei mangiati a quintalate.

ne avrei“, come se poi non l’avessi fatto davvero.

Ho cercato di resistere un pò, poi un giorno ho comprato riso e salmone e via. Me ne sono fatta 10, per cena.picmonkey-collage1

Ma giusto per rassicurare la genitrice, che ha paura che qui mi riempio solo di schifezze (che poi il sushi è più salutare di tante altre cose, ma vabbé).

Mangio anche italiano. Che pare come parlare con la nonna: se ti fai un piatto di ramen pare che ti sei mangiato un piatto di vermi, se invece ti fai fuori 4 scacchi di lasagne, un paio di cosce di pollo e mezza crostata con la marmellata, allora si che hai fatto un pasto adeguato.

Verdure arrosto, spianata, polpettone e tiramisù.

E Brioschi.