Una ricetta che non è una ricetta. Ma comunque è un pesto di crescione.

Ecco, appunto. Oggi c’è una ricetta, che però non è una vera ricetta. E’ più un prendere ingredienti a caso, buttarli in un contenitore e frullare tutto.

E poi non ho tempo da perdere, ho una vita da vivere. Ho installato The Sims e in mezza giornata ho fatto innamorare e sposare i miei personaggi, gli ho fatto adottare un figlio e fatto fare carriera nel mondo politico a lui, in un fast food a lei. Che poi io volevo diventare una cuoca famosa, invece a un certo punto mi arriva la promozione a waitress con tanto di scritta trionfante “non dovrai più cucinare un hamburger in vita tua, meraviglioso!“. E invece servire clienti piagnuccolanti dovrebbe essere meglio…

No, seriamente. Mi ritrovo in cucina/a parlare con clienti tutto il giorno (vabbé, “parlare” mi sembra un pò ottimistico come termine, diciamo che dico “avocado maki” e “you’re welcome” più spesso di quanto ho detto “ciao” in tutta la mia vita) e se potessi cancellerei dalle mie mansioni quella di parlare/interagire con i clienti, nel giro di mezzo secondo. E’ l’unica cosa che non mi piace del mio lavoro.

(la prossima volta, cucina chiusa, CHIUSA)

Come sono arrivata a parlare di questo? Non lo sapremo mai, come dicevo, non ho tempo e devo andare a giocare altre 10 ore con The Sims e cercare di farmi retrocedere di livello, da waitress a cucinatrice di hamburger.

Dovevo parlare di qualcosa in questo post, giusto? Stando al titolo, volevo postare una ricetta. Ok, mi serve il supporto fotografico.

IMG_0904

Ah ecco, ricordo che avevo preso spunto per questa ricetta da un giornale che danno ogni mese gratuitamente al Tesco (uno dei supermercati in UK) (giornale veramente bellissimo, con un sacco di ricette e tante altre cose). Poi però ho fatto un pò a caso ma non è che ci voglia tutta questa inventiva.

Non sto nemmeno a scrivere gli ingredienti e la preparazione perché in pratica basta fare un pesto con il crescione invece che con il basilico. E ho sostituito i pinoli con le noci, senza un motivo preciso, solo perché mi ritrovavo un sacchetto di noci aperto e non sapevo cosa farci.

(un attimo che mi è venuta voglia di uva, torno subito)

Che poi l’ho mai detto che da quando sono in uk ho scoperto di amare l’uva? Non perché sia particolarmente buona (ma cmq si, non è male), ma per il semplice fatto che non ci sono i semini dentro. Io li odiavo, i semini. Hanno un sapore amarognolo e se li vuoi togliere ti ci vogliono 20 minuti per mangiare 3 acini. Oltretutto devi sempre stare sull’attenti mentre la mangi, perché magari te ne sfugge uno e ecco che il saporaccio ritorna.  Poi vabbè, non posso far scoppiettare gli acini sotto ai denti, quindi che gusto c’è?

(5 righe per dire che l’uva mi piace senza semi, il dono della sinteticità non mi è stato dato alla nascita (e nemmeno dopo))

IMG_0905Il pesto di crescione. Si, ce la farò. Non demordete. Non abbandonate la speranza. Abbiate fede.

A parte il fatto che io il crescione in Italia non lo trovavo (ormai ogni volta che vedevo una ricetta con scritto “crescione” mi si rempivano gli occhi di lacrime) (ma magari sono io che sono incapace. Probabilmente è la verdura più comune del mondo)… questa frase non ha senso. A parte il fatto che blabla, cosa?? Niente, ricominciamo.

(fede, amici lettori, si deve avere fede)

Io il crescione in Italia non lo trovavo, ma magari voi sarete più fortunati di me e lo troverete.

La ricetta è molto semplice. Prendete manciate di crescione e mettetele in un contenitore dove poi potrete frullare tutto. Aggiungete olio a casaccio, parmigiano grattugiato o spezzettato (tanto poi si frulla tutto), aglio (la quantità dipende da quanti vampiri dovete scacciare, da me se ne aggirano sempre parecchi, quindi abbondo) e noci in quantità a piacere.

IMG_0907 - Copia

Frullate.

Conditeci la pasta.

IMG_0909

IMG_0910

Questa va dritta dritta sulla rubrica “cucina per svogliati“. In pratica non c’è da fare niente se non frullare tutto quello che vi capita a tiro.

Ok, per quanto riguarda il sapore (nel frattempo la tastiera mi si sta sporcando di succo di uva e sta diventando appiccicaticcia) a me è piaciuto parecchio. Non avendo mai provato il crescione, ho trovato che avesse un sapore un pò tipo pungente. Totalmente diverso dal basilico, ovviamente. Ma vale la pena provarlo, è un ottimo sostituto e fa anche figo dire “ho fatto il pesto di crescione“! (eh già)

Ma poi, cosa dico, il crescione l’avevo provato in una zuppa. Però ero mischiato con altra roba, non avevo afferrato quella punta di pungente! Insomma dai, provatelo!

(un chilo di una in mezzora sarà troppo?)

(oddio, l’uva è finita)


Un’altra ricetta con il crescione? Porvate la zuppa di pollo!

IMG_0742

Cupmeat with mashed potatoes e Entropia casalinga

Non so bene di cosa parlare oggi, a parte mettere foto e ricetta annessa, intendo.

Potrei quindi fare un post con solo ricetta e via, evitando per una volta di tediare il mio unico lettore con discorsi sconnessi.

Ma si sa, la vita è difficile e ingiusta, quindi no, discorso sconnesso sia.

Anzi no, ho fretta, devo sistemare casa che giorno dopo giorno diventa sempre di più un casino immenso, come se tutta l’entropia dell’universo si fosse concentrata in 50 metri quadri a Edimburgo. E per me che adoro le cose catalogate e tutte al loro posto, ogni giorno è disperante (esiste disperante? Devo chiamare l’accademia della Crusca e farlo mettere vicino a petaloso? (che la storia di petaloso andava di moda mesi fa ormai, io arrivo sempre tardi)). In pratica, o aggiorno il blog, mangio, faccio lavatrici e cerco di imparare un pò di inglese, o metto apposto. Una volta a settimana di solito mi faccio forza, abbandono blog, cibo, lavatrici e inglese e metto apposto.

Quel giorno è arrivato. Oggi.

Facciamoci forza.

IMG_0781

CUPMEAT AND MASHED POTATOES

Io potrei anche stare qui a scrivervi la ricetta, ma la verità è che l’ho presa da un blog, quindi perché perdere tempo e non rimandarvi direttamente lì?

La risposta è: perché non ho voglia di mettermi a pulire, quindi con la scusa del “devo aggiornare il blog” faccio iniziare le pulizie a Mr Geom che, ignaro di tutto, sta facendo lavatrici e pulendo bagni (come se ne avessi 4-5) (e se mi scopre mi tocca pulire casa da sola da adesso a tutta l’eternità).

Dicevo, dato che sono una persona gentile e carina (solo per questo, ovvio) mi prenderò quella mezzora di tempo per lasciarvi la traduzione (con il poco riarrangiamento) della ricetta che potete trovare cliccando nel link sopra.

IMG_0783

Ingredienti (per 12 cupmeat): 500 g di carne macinata (scegliete pure quella che preferite), 1 carota tritata, mezza cipolla tritata, 2 gambi di sedano tritati, un pò meno di 1 cup di mollica di pane sbriciolata, qualche cucchiaio di latte, prezzemolo, parmigiano, 2 uova, sale e pepe. Ingredienti (per il “frosting” patatoso): purè di patate

Per prima cosa mettete le molliche di pane in ammollo con il latte (ovviamente il pane dovrà risultare tutto umidiccio). In una padella scaldare un pò d’olio e cuocere carota, cipolla e sedano finché non sono diventati morbidi, trasferire su un tagliere e tritare ancora più finemente (in alternativa, usare un tritatutto).

Mettere le verdure in una ciotola con la carne, le uova, le molliche di pane, parmigiano a volontà, prezzemolo tritato, sale e pepe e mescolare tutto insieme. Mettere una pallina di questo mix nello stampo da cupcake e cuocere a 180°C per 20 minuti.

IMG_0784

Per il “frosting” sopra, niente di più facile: o fate il puré come preferite usando le patate e blablabla (e metto il blablabla perché non so di preciso cosa ci voglia per fare il puré, non per altro), oppure (come ho fatto io, la laziness in persona), prendete le buste di puré pronte, aggiungete acqua calda e via, tutto nella sac a poche! Poi potete decorare a piacere con chilli flakes o con la shiracha (che non si scrive shiracha ma io lo scrivo shiracha (un giorno spiegherò il motivo, ma non oggi, non mi sento ancora pronta per questo coming out).IMG_0786

IMG_0790


E per contorno?

IMG_9819

Cardi gratinati al forno

Zuppa di pollo e Non parlo di Brexit

E mentre tutti parlano di Brexit, io mi rendo ancora una volta inutile nella storia dell’umanità parlando di zuppa di pollo.

Che tanto a me sta cosa del Brexit non interessa, perché non vivo in uk… (cioè, si, ma vabbé) (e comunque sono orgogliosa di vivere in un posto dove la maggioranza ha votato di rimanere)

Ma dicevo che non avrei parlato di politica, che tanto non ci capisco niente e finirei per parlare a frasi fatte e a casaccio, un pò come fanno tutti oggi.

Parlerò invece di una cosa che conosco bene: il pollo. Non è che parlerò di pollo pollo, ma di zuppa di pollo. Non è che parlerò proprio di zuppa di pollo, diciamo che vi lascerò la ricetta e basta.

Perché sapete, devo correre a fare il passaporto, pagare il visto, assicurarmi che la sterlina non si faccia male cadendo dal tavolo e devo far uscire tutti gli immigrati cattivi dal mio paese in modo da poter finalmente prendere il volo senza che la zavorra europea mi tarpi le ali.

IMG_0735

ZUPPA DI POLLO

IMG_0736Ingredienti (per 2-3 persone): 1 pollo intero, 1 carota, 2-3 patate piccole (o 1 grande), 1 cipolla, un paio di gambi di sedano, prezzemolo, timo, 1 foglia di alloro secca, pepe nero in grani, sale grosso, 50 g di fagiolini, 50 g di piselli e un paio di manciate di crescione

Tagliare il pollo in 8 pezzi, come da foto (è stata la mia prima volta, ho quasi sofferto per il povero pollo (non è vero, mi è piaciuto tantissimo muahahahhah)).

Mettere il pollo, la carota (tagliata a pezzettoni), le patate (tagliate a pezzettoni), la cipolla (sbucciata e tagliata a pezzettoni), i gambi di sedano (tagliati a pezzettoni), il prezzemolo (indovinate? tagliato a pezzettoni (no, intero)), il timo, l’alloro, il pepe e il sale (insomma, quasi tutto) in una pentola capiente. Aggiungere acqua in modo da coprire tutto.

IMG_0737

Portare a ebollizione e lasciar sobbollire fino a che il pollo non sia cotto (in particolare, una decina di minuti per il petto e 15 per le cosce e il resto) (quindi dopo 10 minuti tirate via il petto e dopo 15 il resto). Togliere la carne dalle ossa del pollo: la carne va poi tagliata a pezzetti, le ossa vanno ributtate nel brodo, che va fatto sobbollire un’altra ora.

Alla fine filtrare il brodo, rimetterlo nella pentola con i fagiolini tagliati a pezzetti e i piselli, far sobbollire finché le verdure non saranno cotte (circa 5-10 minuti), aggiungere il crescione e continuare la cottura un altro minuto.

Salare e pepare a piacere e mangiare!

IMG_0741

IMG_0742

E’ davvero un’ottima zuppa, straconsigliata! E le verdure che aggiungete alla fine potete sceglierle voi (ovviamente). Ci vedo bene una versione patatosa, o con qualche carota giusto per dare un pò di colore. Anche una versione broccolosa potrebbe essere un’idea. Adesso che ci penso gli asparagi ci starebbero benissimo.

Ok, devo rifarla.

(ricetta presa e riarrangiata pochissimo da “Scuola di cucina” di Martha Stewart)


Altre idee zuppose?

IMG_0111

Zuppa finocchiosa e salmonosa

IMG_9813

Un’altra versione pollosa ma speziata

IMG_2382

Senza pollo ma zuccosa

Bilbolbul cake

IMG_0249

Giusto perché si sa che la coerenza è una cosa importante nella vita, dato che la volta scorsa avevo annunciato che per un pò non avrei pubblicato ricette, stavolta abbiamo un post con una ricetta. Per di più avevo detto che, se proprio avessi fatto una ricetta, non sarebbe stata una ricetta dolce, perché non avevo strumenti indispensabili e non volevo ricomprarli in attesa di tornare in Italia a prendere tutti i miei miliardi di attrezzi dolciari. Ecco, abbiamo un post con una ricetta dolce. Non ce l’ho fatta, ho comprato una bilancia da cucina per pesare tutto.

E’ che ultimamente ho un sacco di tempo libero (dovrei studiare meglio l’inglese prima che a lavoro si decidano a licenziarmi perché non capisco nemmeno le frasi di base del tipo “prepara un maki” o “spostati da lì”, ma continuo a dare la colpa ai miei vecchi insegnanti di inglese che dovevano fare il loro lavoro e non l’hanno fatto. E’ solo colpa loro se dopo 3 mesi qui le uniche parole che capisco sono “sorry” e “thanx”) e soprattutto sono in astinenza prolungata dal cucinare (ma è una frase corretta? Astinenza dal cucinare. Boh, non suona bene ma chissenefrega, avete capito). Adesso che ho a disposizione una casa intera per me e soprattutto una cucina, tornerò a cucinare pure gli sgabelli (mmmm, sgabello al forno con contorno di piumone al vapore, suona bene).

Evidentemente sto dando i numeri (come al solito), per cui passo subito al volo a parlarvi della ricetta che non so se classificare come win o fail.

E’ un dolce che si chiama Bilbolbul, viene da un fumetto a quanto pare e, dato che non ho voglia di cercare link o cose varie perché quando non ho niente da fare divento la persona più pigra del mondo, se volete saperne di più c’è il santo Google che vi dirà tutto al posto mio, sicuramente con un linguaggio più forbito e con meno presenza di parentesi quadre (ancora non ho fatto una doppia parentesi in questo post? Devo rimediare (eccola)).

Dicevo.

IMG_0242

E’ un dolce semplice, o almeno doveva essere semplice. Si dovrebbero mischiare tutti gli ingredienti secchi che vedete nella foto qui sopra e poi aggiungere il latte. Il fatto è che con la quantità di latte che c’era nella ricIMG_0243etta originale (che potete comodamente trovare qui (e per inciso, potete seguire quella invece della mia che di sicuro è più attendibile di quella di una pazza che non sa nemmeno mescolare senza buttarsi tutto addosso (e qui a destra abbiamo la foto del fattaccio) e sporcarsi tutta completamente))… mi sono persa. Ah si, il latte. Il latte per me era troppo poco, non è riuscito nemmeno a impastare tutti gli ingredienti, e quindi ne ho aggiunti altri 100 ml. Alla fine il dolce era buono di sapore, ma leggermente gommosetto. Non so se questa cosa è dovuta al fatto che nell’impasto non ci sono né uova né burro o se è perché ho aggiunto troppo latte o se è semplicemente perché sono incapace (forse l’ultima è la più probabile), fatto sta che non è esattamente il dolce più friabile e morbido che abbia mangiato in vita mia. Il gusto però si, è davvero ottimo. Cioccolato e arancia sono sempre un connubio perfetto (paroloni usati a casaccio, giusto per darmi un tono).

IMG_0244Tralasciando il fatto che in terra scozzese ho scoperto che il cacao in polvere costa un’enormità (2 pound per 250g è una cosa da andare dal primo scozzese, lanciargli un martello in testa e ricoprirlo di glassa al cioccolato), è un dolce davvero economico sia in fatto monetario che di tempo, perché ci vuole proprio poco (certo, sempre che non vi versiate metà impasto addosso). Ah, al contrario, qui lo zucchero a velo te lo tirano dietro. I misteri degli scozzesi.

La foto dell’impasto ve la metto giusto per farvi capire come è venuto alla fine (la foto è orribile, ma a me sarebbe servito avere un riferimento visivo per valutare la consistenza. In parole povere, se dopo aver mischiato tutto vi viene così, aspettatevi un dolce dal gusto ottimo ma un pò gommoso. In alternativa, mettete meno latte, vi verrà un impasto simile a quello dei biscotti ma forse sarà meno gommoso. Insomma, scegliete voi se volete il mattone o la gomma).

IMG_0246

Dopo tutte queste considerazioni gommose volete ancora provare questo dolce? Fate bene in realtà, perché, come penso di aver detto ormai 800 milioni di volte, il sapore merita davvero. Vi lascio la ricetta e non parliamone più.

(Foto orribili perché qui alle 3 di pomeriggio è già notte fonda, quindi non c’è un filo di luce. In compenso mi dicono dalla regia che d’estate sarà giorno fino all’una di notte)

IMG_0247

IMG_0250


 

BILBOLBUL

Ingredienti (io ho usato una teglia rettangolare di circa 20×30, ma penso che con le forme possiate sbizzarrirvi come meglio credete): 250 g di farina, 200 g di zucchero,100 g di cacao amaro, 1 bustina di lievito in polvere (io ne ho usato un cucchiaio abbondante perché avevo quello sfuso), la scorza grattugiata di un’arancia, 350 ml di latte (ecco, la ricetta originale ne prevedeva 250, quindi vedete voi), zucchero a velo.

Si inizia mescolando il cacao, lo zucchero e la farina e poi si aggiunge il lievito e la scorza dell’arancia grattugiata. Poi il latte. Come dicevo, magari iniziate con 250 ml, se non si amalgama tutto aggiungetene un pò alla volta. Il tutto va amalgamato con una spatola (o un cucchiaio di legno, non so se faccia tutta questa differenza (oddio, forse dovevo usare un cucchiaio di legno, ecco perché non è venuto!).

Versare tutto l’impasto nella teglia che avete scelto, rivestita da carta da forno e cuocere a 180°C per 30 minuti. Alla fine cospargere di zucchero a velo.


 

Insalate (senza insalata) in stile greco e animali assassini

Lo so che sto diventando monotematica, ma è caldo. Guardo ossessivamente ilmeteo.it sperando che quei soli roventi si tramutino in nuvole con fulmini.

Ma niente, non funziona.

Non so come, ma sono riuscita a superare la giornata di ieri, dopo 2 infornate di cupcake, la preparatura della pasta all’uovo con gocce grondanti di sudore prontamente asciugate dal mio futuro marito, il ventilatore, e la chiuditura (termini inventati, ovviamente) dei ravioli che mi papperò oggi, come ricompensa per aver fatto tutta questa faticaccia fino alle 11 di sera. Del resto l’orario serale, con i suoi 31 gradi, era l’unico che mi avrebbe permesso di non sciogliermi come una statua di cera dentro un forno.

A proposito, nel museo delle cere ci sarà l’aria condizionata? (ma cosa c’entra? Bo…)


Ormai millenni fa, ho comprato delle cose greche alla Lidl. La maggior parte erano molto buone, solo una non mi ha soddisfatto molto. Sicuramente lo tzaziki e la feta sono state tra le mie preferite! Le ho usate per fare una ricettina veloce veloce che potete ricreare anche voi in pochissimo tempo. Per quanto non sia proprio la cosa meno calorica di questo mondo (almeno penso), questa insalata (senza insalata) di patate, feta e tzaziki mi fa venire in mente l’estate. Sarà che è fatta con cose greche e la Grecia mi fa venire in mente l’estate.

E me ne chiedo anche il motivo, dato che, se ci penso bene, in Grecia ci sono stata due volte e: la prima ero troppo piccola per ricordarla, ma ci pensa mio padre a raccontare la storia che mi ha vista quasi soccombere sotto l’attacco di milioni di zanzare killer che avevano preso di mira il mio sangue mielato. I miei genitori ricordano con orrore quando, di mattina, entrando in camera mia e di mia sorella, abbiano visto una nube nera di zanzare e le loro povere figlie nel letto, con gli occhi gonfi e con i cuscini pieni di sangue. Tutto questo dà un nuovo significato alla frase “io lo zucchero ce l’ho nel sangue“, sfortuna che mi porto dietro anche adesso quando, d’estate, chiazze rosse compaiono sulle mie gambe bianco geisha (io ci tengo al mio colorito da giapponese).

La mia seconda visita alla Grecia (o meglio, a un’isola di cui non ricordo il nome, forse Corfù. Esiste?) è stata dopo il quinto superiore. Ricordo solo 2 cose: i gyros con ottocentomilioni di ripieni e un geko che ho fissato per una serata intera perché si era appostato sotto la finestra della mia camera e non aveva intenzione di andare via.

Detto questo, non si sa perché pensando alla Grecia mi vengano in mente “sole e estate” quando invece dovrebbero venirmi in mente “zanzare e geki“, ma fa molto più “persona normale” associare la Grecia all’estate più che a animali feroci, quindi…

In realtà la ricetta è una non-ricetta, quindi non c’è bisogno di scrivere dosi esatte. Quello che ho fatto io è stato: lessare delle patate e tagliarle a pezzetti (stavo per scrivere “cubetti”, ma in realtà ho tagliato a casaccio), aprire il barattolo o la confezione di feta e tagliarla a cubetti (e in questo caso i miei erano proprio cubetti perché erano già tagliati!), lanciare cucchiaiate di tzaziki nella ciotola e mescolare tutto.

Questa insalata senza insalata si presta a diverse varianti, la più ovvia mi sembra quella di aggiungere dei pezzetti di cetriolo, poi, non so perché mi viene in mente che dei pezzetti di prosciutto cotto potrebbero starci molto bene. L’importante è che è veloce, si può mangiare sia tiepida che fredda e soprattutto è buonissima!

Ricordi di toast formaggiosi

Tempo fa mi sono imbattuta in una “ricetta” (messa tra virgolette perché chiamarla RICETTA mi sembra davvero esagerato) che lì per lì mi ha dato l’impressione di ricordarmi qualcosa. Ma non avevo ancora capito cosa. Bene, salvata nella cartella del computer che ospita milioni di ricette che prima o poi spero di provare (con tutto quello che vorrei provare le cose sono 2: o vivo fino a 7395 anni o mi ingrasso di altri 475 chili).

Il mio metodo per decidere che ricette provare è molto rigoroso. C’è chi segue la stagionalità, chi segue i propri gusti, chi si fa prendere da voglie irresistibili manco fosse incinta. E poi ci sono io, che vado su Random.org e lascio decidere alla sorte. Con tutte le decisioni che tocca prendere nella vita non vedo perché prendere anche quelle che posso evitarmi. Non sia mai che il mio cervello risulti troppo sovraccaricato. Ecco, mentre sono seduta sul divano a guardare la televisione non posso mica scegliere anche cosa preparare per cena. Troppo sforzo.

Mi sono persa come al solito, cosa stavo dicendo? Ah si, ricetta che forse mi ricordava qualcosa ma non so cosa. La ricetta in questione potete trovarla qui, preparata in versione MINI, mentre io l’ho preparata in versione Frau Fra/Mr Geom.

E’ di una facilità imabarazzante, ma vi ho lasciato il link così, in caso (molto probabile) che non riusciate a seguire le mie confuse indicazioni, avrete sempre un video a cui affidarvi.

TOAST AL FORMAGGIO

Ingredienti (per 1 toast): 2 fette di pane in cassetta, burro, 1 sottiletta (o altro formaggio in fette, quello che preferite)

Spalmate le fette di pane con il burro, solo da una lato. Scaldate una padella e mettete a cuocere la prima fetta, con il lato imburrato rivolto verso il basso. Quando si è abrustolita, appoggiate la sottiletta sopra (nel lato non imburrato) e coprite con la seconda fetta di pane, con il lato non imburrato rivolto verso il basso. Girate tutto il toast in modo che il lato imburrato della seconda fetta vada a contatto con la padella e così si abrustolisca. Finito!


Avevo detto che non sapevo cosa mi ricordasse questa “ricetta”? Mentre la preparavo ho capito. Mi ricorda l’Inghilterra. E non so nemmeno perché, è passato talmente tanto tempo dall’ultima volta che ci sono stata che non ricordo assolutamente se i 5 chili che avevo messo su in 2 settimane erano dovuti esclusivamente al Mc Donald (ancora quasi introvabile da noi) (oh, come mi fa sentire vecchia questa cosa) o a questi toast formaggiosi. Ma ricordo benissimo che quando sono tornata a casa, speravo che il pomeriggio i miei genitori non tornassero a casa per potermi preparare un bel toast con burro e formaggio. Poi vabbè, l’odore paradisiaco del burro invadeva tutta casa restandoci per circa una settimana, quindi si capiva che avevo combinato qualcosa che non dovevo fare, ma l’importante era crederci, di farla franca. E mangiare milioni di toast al burro e formaggio.

Questa non c’entra niente, ma la foto di un gatto ci sta sempre!

Il post che non era un post per una ricetta che non era una ricetta

Oggi aggiornamento veloce, per lasciarvi una ricetta che non è una ricetta. E’ uno di quegli attacchi di fame che ti prendono quando dentro casa hai solo un pacco di farina e una sottiletta e non ti va una sottiletta spolverata nella farina.

Nel mio caso avevo voglia di un dolce, avevo marsh mallows a forma di puffo avanzati da una mousse al cioccolato, un pacco di riso soffiato nella mia riserva supersegreta nascosta nell’amadio (ops, non è più segreta) e avanzi vari in frigo.

Che dolce marsh malloso sia! Le quantità sono proprio a casaccio, perché è stato davvero uno di quei momenti-raptus in cui volano manciate di cose in pentola che non si sa nemmeno da dove arrivano.

DOLCE MARSH MALLOSO

Ingredienti: marsh mallows, riso soffiato, burro

Buttate in una pentola dei marsh mallow (io ne avevo poco più che mezza busta di quelli a forma di puffo) con un pochino di burro e lasciate sciogliere. Non so a voi, ma a me piange il cuore vedere lo scioglimento puffoso, è un dolore atroce. Però è bello vedere le striature bianche e azzurre, quello si. Poi spegnete il fuoco e buttate il riso soffiato. Non so quanto, finché vedete che si amalgama al tutto buttate. Se ne va giù un po’ di più amen, al massimo resterà meno appiccicoso.

Una volta amalgamato tutto potete decidere di prendere una delle due strade seguenti:

1. stendete il tutto in una teglia, mettete in frigo, aspettate che si rassodi e poi tagliate a cubetti, a cuoricino, a stellina o a forma di boccale di birra (perché chi non ha il tagliabiscotti a forma di boccale di birra? Chi?? Io si ovviamente);

2. buttate tutto in un piatto e iniziate a mangiare con un cucchiaino.

Io ho scelto la seconda opzione. Ma se ce la fate, aspettate (e complimenti per l’autocontrollo che io non ho). Poi se uno ha proprio pazienza si può anche decorare con zuccherini o glitter, oppure addirittura con del cioccolato fuso. Io però avevo fame fame fame, ho fatto giusto in tempo a versare a casaccio degli zuccherini che avevo e via, tutto in bocca!