Rotolo cioccococco e ritorni in gatto stile

Ritorno in grande stile per “il blog più abbandonato dalla proprietaria di tutti i tempi“.

Che poi, mica è vero che è un ritorno in grande stile. Era solo per attirare l’attenzione. La realtà è che torno proprio adesso da 20 minuti di prigionia: ero andata a vedere che fine avessero fatto i miei gattacci (ovviamente dormivano nel letto) quando, attirata con l’inganno del loro pelo morbidoso, mi sono detta “mi stendo un attimo vicino a loro”. Mi hanno circondata e usata come cuscino/materasso/letto/coperta. Ho dovuto far ricorso a tutta la mia forza di volontà per scrollarmeli di dosso.

Ecco, appunto, parlare di come riesci a farti rigirare anche da dei gatti è proprio un ritorno in grande stile.

Non ricordo l’ultima volta che ho aggiornato il blog, non ricordo di cosa ho parlato, in pratica ho un vuoto di memoria di mesi di vita. La ragione per cui ho latitato così tanto è semplicemente perché ho cambiato lavoro e mi ci è voluto un pò di tempo per ambientarmi e organizzarmi con i nuovi ritmi/orari.

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E visto che era da tanto che non postavo una ricetta, beccatevela qui: un bel rotolo cioccolatoso e coccoso. Senza dilungarmi oltre, che sono iniziati i mercatini di Natale da due giorni e ancora non sono riuscita ad andarci, quasi un sacrilegio per me. Vado a vestirmi da Babbo Natale per punizione.

Ah si, il rotolo cioccococco è buono.

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ROTOLO CIOCCOCOCCO

img_1189Ingredienti: 85 g di zucchero, 5 uova, 50 g di cacao. Per il ripieno: 300 ml di panna, 45 ml di whisky, 50 g di cocco in polvere, 30 g di zucchero.

img_1188In una ciotola, montare i tuorli con lo zucchero. Incorporare al tutto il cacao setacciato. Sbattere gli albumi in una ciotola fino a che non saranno compatti. Aggiungere un cucchiaio degli albumi nella mistura di cioccolato per renderla più soffice, poi incorporare il resto. Spalmare il composto in uno stampo di circa 30×20 ricoperto da carta forno e infornare a 180 per 20-25 minuti. Una volta cotto, ribaltare il dolce su un canovaccio da cucina e staccare delicatamente la carta forno. Aiutandosi con il canovaccio, arrotolare il pan di spagna e lasciarlo raffreddare.

Preparare il ripieno: montare la panna, poi aggiungere il whisky, il cocco e lo zucchero. Srotolare delicatamente il pan di spagna e ricoprirlo di ripieno, lasciando liberi un paio di centimetri. Arrotolare partendo dal lato corto. Lasciare in frigo per un paio d’ore in modo da far rassodare il ripieno e poi tagliare a fette.

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Una ricetta che non è una ricetta. Ma comunque è un pesto di crescione.

Ecco, appunto. Oggi c’è una ricetta, che però non è una vera ricetta. E’ più un prendere ingredienti a caso, buttarli in un contenitore e frullare tutto.

E poi non ho tempo da perdere, ho una vita da vivere. Ho installato The Sims e in mezza giornata ho fatto innamorare e sposare i miei personaggi, gli ho fatto adottare un figlio e fatto fare carriera nel mondo politico a lui, in un fast food a lei. Che poi io volevo diventare una cuoca famosa, invece a un certo punto mi arriva la promozione a waitress con tanto di scritta trionfante “non dovrai più cucinare un hamburger in vita tua, meraviglioso!“. E invece servire clienti piagnuccolanti dovrebbe essere meglio…

No, seriamente. Mi ritrovo in cucina/a parlare con clienti tutto il giorno (vabbé, “parlare” mi sembra un pò ottimistico come termine, diciamo che dico “avocado maki” e “you’re welcome” più spesso di quanto ho detto “ciao” in tutta la mia vita) e se potessi cancellerei dalle mie mansioni quella di parlare/interagire con i clienti, nel giro di mezzo secondo. E’ l’unica cosa che non mi piace del mio lavoro.

(la prossima volta, cucina chiusa, CHIUSA)

Come sono arrivata a parlare di questo? Non lo sapremo mai, come dicevo, non ho tempo e devo andare a giocare altre 10 ore con The Sims e cercare di farmi retrocedere di livello, da waitress a cucinatrice di hamburger.

Dovevo parlare di qualcosa in questo post, giusto? Stando al titolo, volevo postare una ricetta. Ok, mi serve il supporto fotografico.

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Ah ecco, ricordo che avevo preso spunto per questa ricetta da un giornale che danno ogni mese gratuitamente al Tesco (uno dei supermercati in UK) (giornale veramente bellissimo, con un sacco di ricette e tante altre cose). Poi però ho fatto un pò a caso ma non è che ci voglia tutta questa inventiva.

Non sto nemmeno a scrivere gli ingredienti e la preparazione perché in pratica basta fare un pesto con il crescione invece che con il basilico. E ho sostituito i pinoli con le noci, senza un motivo preciso, solo perché mi ritrovavo un sacchetto di noci aperto e non sapevo cosa farci.

(un attimo che mi è venuta voglia di uva, torno subito)

Che poi l’ho mai detto che da quando sono in uk ho scoperto di amare l’uva? Non perché sia particolarmente buona (ma cmq si, non è male), ma per il semplice fatto che non ci sono i semini dentro. Io li odiavo, i semini. Hanno un sapore amarognolo e se li vuoi togliere ti ci vogliono 20 minuti per mangiare 3 acini. Oltretutto devi sempre stare sull’attenti mentre la mangi, perché magari te ne sfugge uno e ecco che il saporaccio ritorna.  Poi vabbè, non posso far scoppiettare gli acini sotto ai denti, quindi che gusto c’è?

(5 righe per dire che l’uva mi piace senza semi, il dono della sinteticità non mi è stato dato alla nascita (e nemmeno dopo))

IMG_0905Il pesto di crescione. Si, ce la farò. Non demordete. Non abbandonate la speranza. Abbiate fede.

A parte il fatto che io il crescione in Italia non lo trovavo (ormai ogni volta che vedevo una ricetta con scritto “crescione” mi si rempivano gli occhi di lacrime) (ma magari sono io che sono incapace. Probabilmente è la verdura più comune del mondo)… questa frase non ha senso. A parte il fatto che blabla, cosa?? Niente, ricominciamo.

(fede, amici lettori, si deve avere fede)

Io il crescione in Italia non lo trovavo, ma magari voi sarete più fortunati di me e lo troverete.

La ricetta è molto semplice. Prendete manciate di crescione e mettetele in un contenitore dove poi potrete frullare tutto. Aggiungete olio a casaccio, parmigiano grattugiato o spezzettato (tanto poi si frulla tutto), aglio (la quantità dipende da quanti vampiri dovete scacciare, da me se ne aggirano sempre parecchi, quindi abbondo) e noci in quantità a piacere.

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Frullate.

Conditeci la pasta.

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Questa va dritta dritta sulla rubrica “cucina per svogliati“. In pratica non c’è da fare niente se non frullare tutto quello che vi capita a tiro.

Ok, per quanto riguarda il sapore (nel frattempo la tastiera mi si sta sporcando di succo di uva e sta diventando appiccicaticcia) a me è piaciuto parecchio. Non avendo mai provato il crescione, ho trovato che avesse un sapore un pò tipo pungente. Totalmente diverso dal basilico, ovviamente. Ma vale la pena provarlo, è un ottimo sostituto e fa anche figo dire “ho fatto il pesto di crescione“! (eh già)

Ma poi, cosa dico, il crescione l’avevo provato in una zuppa. Però ero mischiato con altra roba, non avevo afferrato quella punta di pungente! Insomma dai, provatelo!

(un chilo di una in mezzora sarà troppo?)

(oddio, l’uva è finita)


Un’altra ricetta con il crescione? Porvate la zuppa di pollo!

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Cupmeat with mashed potatoes e Entropia casalinga

Non so bene di cosa parlare oggi, a parte mettere foto e ricetta annessa, intendo.

Potrei quindi fare un post con solo ricetta e via, evitando per una volta di tediare il mio unico lettore con discorsi sconnessi.

Ma si sa, la vita è difficile e ingiusta, quindi no, discorso sconnesso sia.

Anzi no, ho fretta, devo sistemare casa che giorno dopo giorno diventa sempre di più un casino immenso, come se tutta l’entropia dell’universo si fosse concentrata in 50 metri quadri a Edimburgo. E per me che adoro le cose catalogate e tutte al loro posto, ogni giorno è disperante (esiste disperante? Devo chiamare l’accademia della Crusca e farlo mettere vicino a petaloso? (che la storia di petaloso andava di moda mesi fa ormai, io arrivo sempre tardi)). In pratica, o aggiorno il blog, mangio, faccio lavatrici e cerco di imparare un pò di inglese, o metto apposto. Una volta a settimana di solito mi faccio forza, abbandono blog, cibo, lavatrici e inglese e metto apposto.

Quel giorno è arrivato. Oggi.

Facciamoci forza.

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CUPMEAT AND MASHED POTATOES

Io potrei anche stare qui a scrivervi la ricetta, ma la verità è che l’ho presa da un blog, quindi perché perdere tempo e non rimandarvi direttamente lì?

La risposta è: perché non ho voglia di mettermi a pulire, quindi con la scusa del “devo aggiornare il blog” faccio iniziare le pulizie a Mr Geom che, ignaro di tutto, sta facendo lavatrici e pulendo bagni (come se ne avessi 4-5) (e se mi scopre mi tocca pulire casa da sola da adesso a tutta l’eternità).

Dicevo, dato che sono una persona gentile e carina (solo per questo, ovvio) mi prenderò quella mezzora di tempo per lasciarvi la traduzione (con il poco riarrangiamento) della ricetta che potete trovare cliccando nel link sopra.

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Ingredienti (per 12 cupmeat): 500 g di carne macinata (scegliete pure quella che preferite), 1 carota tritata, mezza cipolla tritata, 2 gambi di sedano tritati, un pò meno di 1 cup di mollica di pane sbriciolata, qualche cucchiaio di latte, prezzemolo, parmigiano, 2 uova, sale e pepe. Ingredienti (per il “frosting” patatoso): purè di patate

Per prima cosa mettete le molliche di pane in ammollo con il latte (ovviamente il pane dovrà risultare tutto umidiccio). In una padella scaldare un pò d’olio e cuocere carota, cipolla e sedano finché non sono diventati morbidi, trasferire su un tagliere e tritare ancora più finemente (in alternativa, usare un tritatutto).

Mettere le verdure in una ciotola con la carne, le uova, le molliche di pane, parmigiano a volontà, prezzemolo tritato, sale e pepe e mescolare tutto insieme. Mettere una pallina di questo mix nello stampo da cupcake e cuocere a 180°C per 20 minuti.

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Per il “frosting” sopra, niente di più facile: o fate il puré come preferite usando le patate e blablabla (e metto il blablabla perché non so di preciso cosa ci voglia per fare il puré, non per altro), oppure (come ho fatto io, la laziness in persona), prendete le buste di puré pronte, aggiungete acqua calda e via, tutto nella sac a poche! Poi potete decorare a piacere con chilli flakes o con la shiracha (che non si scrive shiracha ma io lo scrivo shiracha (un giorno spiegherò il motivo, ma non oggi, non mi sento ancora pronta per questo coming out).IMG_0786

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E per contorno?

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Cardi gratinati al forno

Zuppa di pollo e Non parlo di Brexit

E mentre tutti parlano di Brexit, io mi rendo ancora una volta inutile nella storia dell’umanità parlando di zuppa di pollo.

Che tanto a me sta cosa del Brexit non interessa, perché non vivo in uk… (cioè, si, ma vabbé) (e comunque sono orgogliosa di vivere in un posto dove la maggioranza ha votato di rimanere)

Ma dicevo che non avrei parlato di politica, che tanto non ci capisco niente e finirei per parlare a frasi fatte e a casaccio, un pò come fanno tutti oggi.

Parlerò invece di una cosa che conosco bene: il pollo. Non è che parlerò di pollo pollo, ma di zuppa di pollo. Non è che parlerò proprio di zuppa di pollo, diciamo che vi lascerò la ricetta e basta.

Perché sapete, devo correre a fare il passaporto, pagare il visto, assicurarmi che la sterlina non si faccia male cadendo dal tavolo e devo far uscire tutti gli immigrati cattivi dal mio paese in modo da poter finalmente prendere il volo senza che la zavorra europea mi tarpi le ali.

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ZUPPA DI POLLO

IMG_0736Ingredienti (per 2-3 persone): 1 pollo intero, 1 carota, 2-3 patate piccole (o 1 grande), 1 cipolla, un paio di gambi di sedano, prezzemolo, timo, 1 foglia di alloro secca, pepe nero in grani, sale grosso, 50 g di fagiolini, 50 g di piselli e un paio di manciate di crescione

Tagliare il pollo in 8 pezzi, come da foto (è stata la mia prima volta, ho quasi sofferto per il povero pollo (non è vero, mi è piaciuto tantissimo muahahahhah)).

Mettere il pollo, la carota (tagliata a pezzettoni), le patate (tagliate a pezzettoni), la cipolla (sbucciata e tagliata a pezzettoni), i gambi di sedano (tagliati a pezzettoni), il prezzemolo (indovinate? tagliato a pezzettoni (no, intero)), il timo, l’alloro, il pepe e il sale (insomma, quasi tutto) in una pentola capiente. Aggiungere acqua in modo da coprire tutto.

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Portare a ebollizione e lasciar sobbollire fino a che il pollo non sia cotto (in particolare, una decina di minuti per il petto e 15 per le cosce e il resto) (quindi dopo 10 minuti tirate via il petto e dopo 15 il resto). Togliere la carne dalle ossa del pollo: la carne va poi tagliata a pezzetti, le ossa vanno ributtate nel brodo, che va fatto sobbollire un’altra ora.

Alla fine filtrare il brodo, rimetterlo nella pentola con i fagiolini tagliati a pezzetti e i piselli, far sobbollire finché le verdure non saranno cotte (circa 5-10 minuti), aggiungere il crescione e continuare la cottura un altro minuto.

Salare e pepare a piacere e mangiare!

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E’ davvero un’ottima zuppa, straconsigliata! E le verdure che aggiungete alla fine potete sceglierle voi (ovviamente). Ci vedo bene una versione patatosa, o con qualche carota giusto per dare un pò di colore. Anche una versione broccolosa potrebbe essere un’idea. Adesso che ci penso gli asparagi ci starebbero benissimo.

Ok, devo rifarla.

(ricetta presa e riarrangiata pochissimo da “Scuola di cucina” di Martha Stewart)


Altre idee zuppose?

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Zuppa finocchiosa e salmonosa

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Un’altra versione pollosa ma speziata

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Senza pollo ma zuccosa

Hello Kitty Macarons e Lavori magnifici

Eh vabbè, ogni volta che mi ripropongo di aggiornare il blog con più regolarità finisco per sparire anni interi. Stavolta mi ripropongo di non aggiornarlo più, il blog. Magari è la volta buona che faccio un post al giorno (cosa del tutto possibile con turni da 12 ore al giorno e settimane con ottomilamilioni di ore… Fortuna che si tratta sempre di stare lì e preparare rotoli di sushi come se non ci fosse un domani (e invece no. Il domani c’è. E si rollano ancora settecentottantamiliardi di roll) e dopo quasi 5 mesi mi diverto come il primo giorno, se non di più. Cioè, ancora non ci credo. Mi pagano per fare il sushi. MI PAGANO PER FARE IL SUSHI! Non è una cosa meravigliosa??)

Dicevo?

Si, blog, aggiornamenti, ottomila ore di lavoro a settimana, sushi e blablabla. Insomma, mi diverto talmente tanto (bé, la maggior parte delle volte) che dovevo fare qualcosa per sdebitarmi. E ho trovato il modo: ogni domenica porto un dolcetto per tutti (in pratica ho trovato il modo per lavorare tutte le domeniche da qui a quando non sarò morta affogata tra miliardi di rotoli di riso e salmone, in un mare di verde avocado. Sono furba, io)

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Uno dei primi dolci che ho portato sono stati i macaron. Avevo provato a farli solo una volta, non mi erano venuti proprio malaccio ma nemmeno perfetti (la fortuna del principiante con me non attacca, io la sfiga ce l’ho dal primo momento). Ma la Scozia a quanto pare mi sta ribaltando tutte le certezze che avevo nella vita (aspetto ancora la sfiga colossale dopo tanta botta di fortuna) e anche nel caso dei macaron è stato così. Ho preso una ricetta a caso (vabbé, erano macaron di Hello Kitty, diciamo che l’ho cercata apposta), l’ho seguita a caso, ho cotto con una temperatura a caso perché non ho capito cosa diceva il tipo del video e anche per il tempo sono andata a caso (cioè ho lasciato i macaron nel forno senza timer e dopo un pò ho pensato “Cavolo, il timer!”). Insomma, la classica ricetta per far venir fuori una schifezza clamorosa.

IMG_0410Infatti i macaron mi si erano alzati troppo (non nel senso che si erano alzati dal letto), mi si erano craccati (non nel senso che dovevo trovare la crack per scrakkarli) e non mi si staccavano dalla carta forno (si, nel senso che non mi si staccavano). Ero quasi in lacrime insomma. Piangevo urlando “Oh, me tapina, non mi faranno più lavorare la domenica, come farò? Come riempirò questo vuoto nella mia vita?” (e non scherzo. Da quando ho iniziato a portare dolci la domenica, ho saltato questa tradizione una volta sola. UNA. E ancora il capo me lo rinfaccia). Oltretutto non avevo un setaccio e ho usato una grattugia (come potete vedere dalla foto qui di fianco).

E invece. E invece. Sono venuti fuori una delizia. I commenti sono stati ottimi. C’è chi ha detto che dovevamo metterli sulla belt per venderli e chi ha esclamato “It melts in your mouth!”.

(ripeto, come si fa a non amare un posto di lavoro dove ti pagano per fare il sushi e dove ti dicono queste cose dopo aver fatto dei macaron completamente a casaccio??)

Con tutte queste premesse però, mi chiedo: vi lascio il link alla ricetta originale o ve la rielaboro come l’ho fatta io (cioé, buttate cose a casaccio qua, infilate in forno a una temperatura a casaccio là, abbassate dopo un casaccio di minuti di un casaccio di gradi centigradi, ecc)?

Faccio entrambe le cose, và. Allora, il link alla ricetta originale è questo: Hello Kitty Macarons. Per il ripeno ho usato questo: Cheesecake Macarons Filling

La ricetta in versione FrauFra-a-casaccio ve la lascio qui sotto.

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HELLO KITTY MACARONS

Ingredienti per i macarons: 65 g di farina di mandorle, 65 g di albumi, 115 g di zucchero a velo, 40 g di zucchero normale. Ingredienti per il ripieno: 50 g di cream cheese, circa 30 g di panna montata (montata, appunto, non da montare), 2 cucchiai di zucchero a velo (potete aggiungerne altro se volete, insomma, assaggiate e aggiustate), 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (se usate i semini di vaniglia o la polverina (non la vanillina, intendo sempre quella nera che si trova nei barattolini) vi consiglio di aggiungere comunque un cucchiaino di latte).

Si inizia setacciando la farina di mandorle e lo zucchero a velo in una ciotola. In un’altra ciotola si sbattono gli albumi e, quando iniziano a rassodarsi, si aggiunge lo zucchero (quello normale) e si continua a sbattere finché non saranno completamente montati (devono diventare belli lucenti). Poi si aggiungono la farina di mandorle e lo zucchero a velo agli albumi e si inizia a mescolare. Adesso, per capire come fare penso che sia molto più esplicativo il video, quindi guardatelo da lì! A dire la verità io uso un metodo che ho visto in un altro video (link qui) perché mi piace di più. Non ho mai capito se nel mescolare gli albumi con la farina bisogna stare attenti a non far smontare l’impasto (come si vede nel video dei macaron di Hello Kitty) o se si può spiattellare tutto (come si vede nel secondo link), fatto sta che io ho spiattellato tutto senza ritegno e sono venuti bene, quindi, perché stare a preoccuparsi? Spiattellate tutto anche voi!

Ottenuta la giusta consistenza (se ne prendete un pò con la spatola e lo lasciate cadere vi deve formare una specie di nastro continuo), si mette nella tasca da pasticcere e si formano delle palline sopra la carta forno. Per farli a forma di Hello Kitty, io ho disegnato la sagoma  a matita (ovviamente nel lato opposto a dove ho messo l’impasto, macaron al gusto di matita non so se siano buoni…), ho sempre fatto dei cerchi con la tasca da pasticcere e poi ho aggiustato la forma con uno stecchino (armatevi di pazienza, si). Attenti che l’impasto tende ad allargarsi! Ah si, ne ho fatti metà con le orecchie e metà senza, dato che le orecchie ce le hanno solo quelli davanti!

La cottura. Ecco, lo so che dovevo appuntarmela. Lo so. E invece non l’ho fatto. Diciamo che vanno cotti a 150°C per circa 15 minuti. Io in realtà a un certo punto ho abbassato un pò la temperatura perché ho visto che mi si stavano alzando troppo, ma non ricordo né a quanto l’ho abbassata né dopo quanto tempo. Devo rifarli e provare, sisi. Una volta sfornati lasciateli raffreddare e staccateli dalla carta forno (processo che non so perché, ma io trovo sempre abbastanza complicato. Forse perché non resisto e provo a staccarli subito. Forse.)

Per il ripeno: si sbattono insieme il cream cheese e lo zucchero e poi si aggiunge la panna montata e la vaniglia. Si mescola con un cucchiaio di legno, una spatola, quello che volete e via, è fatto.

A questo punto non vi resta che mettere il ripieno tra due macaron e decorare! Io ho usato delle pennette da decoro, per i baffi e gli occhi erano pennette con il cioccolato, per il naso giallo era una pennetta con dentro una specie di glassa. Per i fiocchetti basta usare due cuoricini di zucchero!


 

Pink mini cakes e cuoricini

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Stavolta ero sicura di fare in tempo e riuscire a pubblicare una ricetta al momento giusto.

Ma ovviamente come al solito mi sopravvaluto.

San Valentino è passato da 3 giorni e io pubblico una ricetta rosa e cuoriciosa. Magari posso spacciarla per ricetta anticipata di Pasqua, ma non vedo pulcini e uova colorate nelle foto (potevo aggiungerle con Photoshop ma conoscendo i miei tempi mi conveniva mettere renne e babbi natali, che forse per Natale ce la potevo fare)

Non che io sia una grande amante di San Valentino a dire il vero, penso di averlo festeggiato 2 volte in vita mia a dire tanto (il primo anno con il mio primo ragazzo e il primo anno con il mio ultimo ragazzo) perché diciamocelo, è la festa più inutile che la mente umana abbia partorito (compresa la giornata dei pancake, che a mio parere è molto meglio).

Ma dato che essere coerente mi piace come sbattere continuamente il ginocchio sulla sponda del letto e lamentarmi poi degli ematomi che mi spuntano fuori, mi sembra più che lecito postare una ricetta sanvalentinosa. Soprattutto perché qui in Scozia sembra che sia una festa molto apprezzata (no surprises dato che qui il consumismo regna sovrano e ogni scusa è buona per festeggiare. Sono arrivata a Novembre e era già tutto in stile natalizio, passato Natale e Capodanno era già ora di San Valentino. Passato San Valentino se la giocano la festa della mamma e Pasqua. Non vedo l’ora di scoprire quale altra festa mi riserverà il futuro) (ah si, la frase “il consumismo qui regna sovrano” detta da me non ha un senso dispregiativo. Il mio secondo nome è “consumismo” e il terzo è “comproqualsiasicosainutilechecisiaingiroperilmondo”, un pò lungo ma tant’è)

IMG_0350Cosa dicevo? Ah si, San Valentino, festa inutile ma apprezzata in Scozia. Alla fine mi hanno fatto venire voglia di fare qualcosa a tema e tra l’altro ero talmente in Valentines mood che ho cucinato anche dei cupcake da portare a lavoro. Ecco, l’unico senso di questa festa forse è proprio quello di sbafarsi cioccolati e dolci come non ci fosse un domani, nascondendosi dietro al “Ehhhh, ma è San Valentino”.

Smettendo di delirare e passando a cose più serie, non è che sia proprio molto da dire su questi tortini diabetici, perché sono di una facilità imbarazzante. Hanno una base di Sponge Cake (ma si può usare qualsiasi tipo di base, il pan di spagna andrà benissimo anche se sicuramente sarà più leggero) e un ripieno a copertura di ganache al cioccolato bianco colorata di rosa. Adesso, io non ho ancora con me i miei miliardi di libri di ricette, quindi mi sono affidata al caso (nel senso che ho scritto su Google “sponge cake” e “ganache al cioccolato bianco” e ho preso ricette a casaccio).

Senza stare a riscrivere tutta la ricetta vi metto il link e via:

Ricetta per la Sponge cake

Ricetta per la ganache al cioccolato bianco

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Alcune precisazioni. Nella ricetta della sponge cake si parla di caster sugar, che qui si trova ma in Italia penso che non ci sia differenza tra caster e granulated o non ricordo quale altro nome usino. In poche parole, usate lo zucchero normale, è la stessa cosa. Per la farina io non ho usato la self-raising ma quella normale. Ho cotto il dolce in una teglia rettangolare (più o meno 23×30) e poi ho ricavato dei dischi con delle tazze di misure diverse (cosa non si fa quando non si hanno a disposizione i propri attrezzi cucineschi!)

Per la ricetta della ganache al cioccolato bianco seguite pari pari quella che vi ho linkato. L’unico passaggio che ho saltato è quello dove dice di montarla per qualche secondo con le fruste elettriche (perché non le ho qui e mi ero rifiutata di ricomprarle. Poi vabbé, ho capitolato il giorno dopo quando ho deciso di fare i cupcake da portare a lavoro, dato che la crema al burro senza fruste elettriche non si augura), ma è venuta veramente ottima!

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La realtà è che questi cosi sono mezzi sbilenchi, ma chi se ne frega, San Valentino è la festa dove chiunque può improvvisarsi pasticcere, tanto basta buttare sopra alla ganache chili di zuccherini rosa e cuoricini e tutto diventa magicamente bello!

Bilbolbul cake

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Giusto perché si sa che la coerenza è una cosa importante nella vita, dato che la volta scorsa avevo annunciato che per un pò non avrei pubblicato ricette, stavolta abbiamo un post con una ricetta. Per di più avevo detto che, se proprio avessi fatto una ricetta, non sarebbe stata una ricetta dolce, perché non avevo strumenti indispensabili e non volevo ricomprarli in attesa di tornare in Italia a prendere tutti i miei miliardi di attrezzi dolciari. Ecco, abbiamo un post con una ricetta dolce. Non ce l’ho fatta, ho comprato una bilancia da cucina per pesare tutto.

E’ che ultimamente ho un sacco di tempo libero (dovrei studiare meglio l’inglese prima che a lavoro si decidano a licenziarmi perché non capisco nemmeno le frasi di base del tipo “prepara un maki” o “spostati da lì”, ma continuo a dare la colpa ai miei vecchi insegnanti di inglese che dovevano fare il loro lavoro e non l’hanno fatto. E’ solo colpa loro se dopo 3 mesi qui le uniche parole che capisco sono “sorry” e “thanx”) e soprattutto sono in astinenza prolungata dal cucinare (ma è una frase corretta? Astinenza dal cucinare. Boh, non suona bene ma chissenefrega, avete capito). Adesso che ho a disposizione una casa intera per me e soprattutto una cucina, tornerò a cucinare pure gli sgabelli (mmmm, sgabello al forno con contorno di piumone al vapore, suona bene).

Evidentemente sto dando i numeri (come al solito), per cui passo subito al volo a parlarvi della ricetta che non so se classificare come win o fail.

E’ un dolce che si chiama Bilbolbul, viene da un fumetto a quanto pare e, dato che non ho voglia di cercare link o cose varie perché quando non ho niente da fare divento la persona più pigra del mondo, se volete saperne di più c’è il santo Google che vi dirà tutto al posto mio, sicuramente con un linguaggio più forbito e con meno presenza di parentesi quadre (ancora non ho fatto una doppia parentesi in questo post? Devo rimediare (eccola)).

Dicevo.

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E’ un dolce semplice, o almeno doveva essere semplice. Si dovrebbero mischiare tutti gli ingredienti secchi che vedete nella foto qui sopra e poi aggiungere il latte. Il fatto è che con la quantità di latte che c’era nella ricIMG_0243etta originale (che potete comodamente trovare qui (e per inciso, potete seguire quella invece della mia che di sicuro è più attendibile di quella di una pazza che non sa nemmeno mescolare senza buttarsi tutto addosso (e qui a destra abbiamo la foto del fattaccio) e sporcarsi tutta completamente))… mi sono persa. Ah si, il latte. Il latte per me era troppo poco, non è riuscito nemmeno a impastare tutti gli ingredienti, e quindi ne ho aggiunti altri 100 ml. Alla fine il dolce era buono di sapore, ma leggermente gommosetto. Non so se questa cosa è dovuta al fatto che nell’impasto non ci sono né uova né burro o se è perché ho aggiunto troppo latte o se è semplicemente perché sono incapace (forse l’ultima è la più probabile), fatto sta che non è esattamente il dolce più friabile e morbido che abbia mangiato in vita mia. Il gusto però si, è davvero ottimo. Cioccolato e arancia sono sempre un connubio perfetto (paroloni usati a casaccio, giusto per darmi un tono).

IMG_0244Tralasciando il fatto che in terra scozzese ho scoperto che il cacao in polvere costa un’enormità (2 pound per 250g è una cosa da andare dal primo scozzese, lanciargli un martello in testa e ricoprirlo di glassa al cioccolato), è un dolce davvero economico sia in fatto monetario che di tempo, perché ci vuole proprio poco (certo, sempre che non vi versiate metà impasto addosso). Ah, al contrario, qui lo zucchero a velo te lo tirano dietro. I misteri degli scozzesi.

La foto dell’impasto ve la metto giusto per farvi capire come è venuto alla fine (la foto è orribile, ma a me sarebbe servito avere un riferimento visivo per valutare la consistenza. In parole povere, se dopo aver mischiato tutto vi viene così, aspettatevi un dolce dal gusto ottimo ma un pò gommoso. In alternativa, mettete meno latte, vi verrà un impasto simile a quello dei biscotti ma forse sarà meno gommoso. Insomma, scegliete voi se volete il mattone o la gomma).

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Dopo tutte queste considerazioni gommose volete ancora provare questo dolce? Fate bene in realtà, perché, come penso di aver detto ormai 800 milioni di volte, il sapore merita davvero. Vi lascio la ricetta e non parliamone più.

(Foto orribili perché qui alle 3 di pomeriggio è già notte fonda, quindi non c’è un filo di luce. In compenso mi dicono dalla regia che d’estate sarà giorno fino all’una di notte)

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BILBOLBUL

Ingredienti (io ho usato una teglia rettangolare di circa 20×30, ma penso che con le forme possiate sbizzarrirvi come meglio credete): 250 g di farina, 200 g di zucchero,100 g di cacao amaro, 1 bustina di lievito in polvere (io ne ho usato un cucchiaio abbondante perché avevo quello sfuso), la scorza grattugiata di un’arancia, 350 ml di latte (ecco, la ricetta originale ne prevedeva 250, quindi vedete voi), zucchero a velo.

Si inizia mescolando il cacao, lo zucchero e la farina e poi si aggiunge il lievito e la scorza dell’arancia grattugiata. Poi il latte. Come dicevo, magari iniziate con 250 ml, se non si amalgama tutto aggiungetene un pò alla volta. Il tutto va amalgamato con una spatola (o un cucchiaio di legno, non so se faccia tutta questa differenza (oddio, forse dovevo usare un cucchiaio di legno, ecco perché non è venuto!).

Versare tutto l’impasto nella teglia che avete scelto, rivestita da carta da forno e cuocere a 180°C per 30 minuti. Alla fine cospargere di zucchero a velo.