Forno mon amour

Non so come sia possibile, ma sono sempre indietro nell’aggiornamento del blog. O meglio, lo so come è possibile. E’ che anche se di cavolate ne sparo tante, non riesco comunque a stare dietro alla mia voglia di assaggiare di tutto. Ed è per questo che poi mi si accumulano foto di ricette, prova prodotti o altre cose varie.

Poi ovvio, nessuno reclama a gran voce la possibilità di leggere idiozie scritte da me quindi, anche se avrei da spararne in quantità a ogni ora del giorno, quando posso evito. Purtroppo però oggi vi va male a causa di un grosso problema che mi affligge ormai da quasi un mese.

Sono senza forno.

Sono senza forno.

SONO SENZA FORNO.

Una frase che mi suona terribile. Un pò come suonerebbe terribile a una donna normale la frase “Il parrucchiere è chiuso” o “Non abbiamo le scarpe che voleva con il suo numero” o “Ti sei ingrassata, vero?”. No, per me tutto questo non sarebbe per niente un problema. Ma “Ci vorranno 7-10 giorni per riavere la porta del suo forno”, ecco, è come un macigno sopra la testa. Che già sarebbe stato un problema anche se fossimo stati ad agosto dato che io sforno polente ai formaggi superbollenti anche con 50 gradi, immaginatevi adesso.

Ha fatto in tempo a passare il periodo feste, tra cui c’era anche il mio compleanno. Tragico, traagico! Cucinare con il forno di mia madre invece che con il mio è stato tragico. Avete presente quando passate mesi, anni, a parlare con il vostro forno? A sussurrargli cose del tipo “Per favore, non bruciarmi i cupcake” o “Se mi fai venire il pandispagna alto e gonfio ti pulisco con il prodotto di marca invece di quello del meno caro” o “Solo tu sai arrostirmi il pollo in modo perfetto”. O che so, quando vi avvicinate a lui per chiedergli “Va bene la quantità di impasto che ho messo nei pirottini o mi esce di fuori mentre cuociono?” o “Oggi se imposto 180° sono davvero 180° o ti senti stanco e arrivi solo a 170°?”. Ecco, avete presente? O sono l’unica a parlarci e a stare con il naso appiccicato al vetro finché non suona il timer?

Comunque, con il mio forno avevo ormai instaurato un buon rapporto anche se lo conosco solo da poco più di un anno. Ma avevamo iniziato a fare amicizia. Come me è un pò pigro, infatti i suoi 180° sono 170°, e abbiamo deciso insieme che non posso infornare una teglia di cupcake e lasciarli lì per 20 minuti. Dopo 15 devo girarli perché lui si rifiuta di cucinare in modo uniforme.

Come in ogni rapporto insomma bisogna venirsi incontro.

E poi un bel giorno ho gentilmente chiesto (leggi: costretto con la forza e il ricatto) a Mr Geom di pulire il forno. Lui, preso da non so quale mania di uomo di casa, ha detto “Adesso tolgo anche il vetro termico, così lo pulisco bene bene!”, appoggia il vetro sopra i fornelli, pulisce, pulisce, poi a un certo punto il vetro esplode.

In mille pezzi. Sopra i fornelli. A parte lo spavento devo ammettere che pulire tutto è stato simpatico come uscire fuori a gennaio nudi qui in Ancona, con la nebbia che ti alza l’umidità al 110%.

E adesso, breve intermezzo pubblicitario dato che è arrivata la mia merenda-pizza!

Mentre io mangio potete andare qua >> Intermezzo

Rieccomi, per parlarvi di altre amenità. Allora, ormai più di un anno fa, per i miei 30 anni, mi è stato fatto un regalo adeguato alla mia età. Eccolo qui sotto, lo vediamo in tutto il suo splendore mentre viene tenuto in mano da Mr Geom che si gratta un’orecchio facendo finta di niente.

In pratica c’è un libricino dove ti vengono spiegati degli “esperimenti” da fare in cucina. Il primo da fare era lo yogurt: dentro la scatola ti danno la bustina con i fermenti e via, un litro di latte, un forno che funziona e nel giro di una notte lo yogurt è pronto. E pure buono. Io ovviamente non ci avevo capito niente, cioè, nel libretto diceva di tenerlo a 50 gradi ma io mi sono detta “eh vabbè, lo tengo nel forno con la luce accesa, sarà uguale”. No. Infatti è rimasto liquido finché non ho acceso tutto a 50°.

Però alla fine è rimasto comunque non molto sodo. Eh vabbè. In compenso il sapore era OTTIMO, quindi consiglio vivamente di provare a farlo almeno una volta nella vita, giusto per poter dire “Io loyogurt me lo sono fatta da sola” e vantarsi con le persone normali che non vogliono spendere 10 euro di elettricità in un giorno per tenere acceso il forno 8 ore. Poi ecco, una volta provato si torna allegramente a comprare lo yogurt al supermercato.

La cosa bella è il fatto di potersi sbizzarrire con i gusti. Che però, mentre scrivo, mi viene in mente che uno potrebbe fare la stessa cosa comprando lo yogurt bianco al supermercato, ma come dicevo, non fa abbastanza figo. Meglio dire “Ho fatto lo yogurt in casa e ci ho aggiunto semi di papavero e fette di banana caramellata” più che la stessa frase ma che inizia con “Ho comprato lo yogurt all’Auchan”.

Io avevo un pò di banane a casa quasi pronte per il secchio dell’umido. E quando sono pronte per l’immondizia significa che è il momento giusto di mangiarle, per me. Quando la buccia è diventata quasi nera e hanno preso quel bel sapore zuccherino. Ed ecco che nasce lo yogurt fatto in casa con le banane. O la variante cannellosa.

Oppure la variante After Eight, con menta e pezzetti di cioccolato. Di gran lunga il mio preferito.

Insomma, fare lo yogurt è stato molto stancante (per il forno in realtà, mica per me) (sarà per quello che poco dopo si è rotto) ma ha dato delle belle soddisfazioni, dato che 2 giorni dopo era già finito.

E’ anche vero che ho comprato delle bustine di fermenti lattici per farlo ancora, presa dalla smania “Da adesso in poi farò sempre lo yogurt a casa”, smania simile a cose del genere “Pianterò degli ulivi per fare l’olio e destinerò metà giardino alle piantagioni di grano per avere la mia farina”. Infatti le bustine di fermenti giacciono da qualche parte in frigo. Probabilmente scadute.

E’ che probabilmente non era il mio destino quello di fare la yogurtaia. Il mio è quello di fare la donna baffuta.

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