Quando non c’è niente da dire

Eh vabbè. In realtà non so cosa scrivere.

Perchè non mi sento in diritto di scrivere niente.

Ma scrivo lo stesso, perché è l’unica cosa che so fare. Non so piangere o disperarmi, non so confortare chi mi sta vicino, semplicemente non so quale sia il modo giusto di affrontare le situazioni. Non so affrontare le situazioni in generale, con le persone che fanno parte della mia vita tutti i giorni o a giorni alterni, o a mesi o anni alterni. Semplicemente non sono una brava a gestire i rapporti. E, come dicevo, non sono brava nemmeno ad affrontare situazioni di qualsiasi genere. Figuriamoci questa.

Non ero la tua migliore amica, non ero tua madre o tuo padre. Non ero un tuo familiare. Non ero l’amica a cui confidavi i tuoi segreti. Non ero il ragazzo che ti piaceva. Non ero quella con cui avevi mille ricordi felici. Non ero l’amica con cui sei cresciuta. Non ero niente di tutto questo.

Ecco perché non mi sento in diritto di dire niente.

Non mi sento in diritto di parlare, di soffrire, non mi sento in diritto nemmeno di pensarti. Perché appena lo faccio, mi vengono in mente tutte le persone che hanno più diritto di me. Di parlare, di tacere, di soffrire, di piangere, di rimanere esterrefatti, di rimanere delusi, di biasimarti, di pensarti. Di ricordarti.

Ma se mi faccio forza e ti penso solo per un secondo, mi viene in mente Ameliè. Per questo avrei voluto fare una creme brulèe e dirti di prendere un cucchiaino per rompere la crosticina sopra.

Ma non mi sento in diritto nemmeno di fare questo.

E allora ho fatto una cosa che non c’entra niente.

Perché mi sembrava giusto così.

Perché ci saranno altre persone che ti ricorderanno in un modo molto migliore di come potrei fare io.

DOLCE BANANOSO

(Che poi la ricetta la metterò. Ma non oggi)

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Ciao, Cate.

Tokyo Treat August (part 1)

Adoro il Giappone. O meglio, adoro quello che ha a che fare con il Giappone. Sono sempre alla ricerca di prodotti giapponesi e appena posso spendo tutti i miei soldi per comprare giapponeserie.

Poi un giorno mi appare su fb uno di quegli annunci sponsorizzati: Tokyo Treat. Tempo 5 minuti per capire cos’era e avevo già la carta di credito in mano per abbonarmi al servizio. In pratica ti mandano delle box ogni mese con dentro cose da mangiare giapponesi (c’è una cosa simile anche con cose non da mangiare, peluche e gadget vari). Si può scegliere tra 3 diverse misure di box, Small a 14.99$, Regular a 24.99$ o Premium a 34.99$. Ovviamente io ho fatto la Premium, perché con il cambio dollaro sterlina mi viene circa 26 pound (in euro viene 31, una cifra che non mi pare alta) da spendere ogni mese. Ah, tra l’altro non ci sono spese di spedizione, altro punto a favore.

Ecco il loro sito: Tokyo Treat

Insomma, la prima box mi è arrivata il mese scorso. Ho fatto il video e l’ho splittato in 2 perché era troppo lungo. Per il momento eccovi la prima parte!

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FracooksJamie

Riesumare queste vecchie ricette e doverle in qualche modo descrivere mi mette sempre un’ansia pazzesca (io che sono la persona meno ansiosa del mondo mi faccio fregare da queste cavolate). Il problema è che è l’unica rubrica del blog che non ho diligentemente catalogato nel computer. Insomma, ho foto sparse qua e là nei vari mesi degli ultimi 10 anni e questo mi disturba alquanto (la mia mania di catalogare il mondo raggiunge picchi catastrofici ogni tanto).

Ma veniamo a noi, altre 10 idee Jamieose per smaltire un pò di foto e avvicinarsi sempre di più al 3078, anno in cui riuscirò a mettermi al pari.

48. Chocolate pudding

1. Chocolate pudding. Per mia fortuna (e probabilmente anche vostra), nel vecchio blog avevo già descritto questa cosa, quindi senza tante chiacchiere vi rimando lì, basta cliccare nel link all’inizio (dove c’è scritto “chocolate pudding) (potevo farla più difficile di così? Probabilmente no)

49. Pan-seared scallops with crispy bacon and sage, puy lentils and green salad

2. Pan-seared scallops with crispy bacon and sage, puy lentils and green salad. Un nome lungo un chilometro, cosa che mi ricorda (vabbè, mi ricordo solo perché sono andata a leggere nel blog vecchio) che questa ricetta è composta di 3 parti. Le Scallops with blablabla, le Puy lentils braised with rosemary and garlic e la Green Salad with Olive Oil and Lemon Juice Dressing. Come dicevo, cliccate nel link che vi spiega tutto.

50. Buttered mashed potatos

3. Buttered mashed potatoes. Ed eccomi arrivata al momento che speravo non arrivasse mai. Le ricette che avevo scritto nel vecchio blog sono finite, adesso è giusto il momento di scrivere davvero qualcosa. E non fraintendetemi, adoro blaterare sul cibo (o non avrei aperto un blog), ma questa roba l’ho cucinata quando andavo ancora in palestra a fare aerobica. E la mia memoria fa schifo. Ecco, quindi non è colpa mia se vi racconto cose a casaccio.

Per fortuna questa è semplice: lessate le patate, schiacciatele e aggiungeteci il burro. E via.

51. Vegetable stock

4. Vegetable stock. Bè, mi va bene anche questa a dre la verità. Il brodo di verdure non ha una vera e propria ricetta standard e quella di Jamie non ha niente di particolare. Fino a qualche anno fa preparavo sempre il brodo di verdure mettendo a bollire le verdure con l’acqua, poi ho cambiato metodo (forse è stato grazie a questa ricetta? Chi lo sa…), cioé prima metto un pò d’olio, faccio cuocere un pò le verdure, aggiungo l’acqua, porto a bollore e lascio andare un paio d’ore. Niente di che insomma, forse viene più saporito con questo secondo metodo, ma penso che alla fine uno vale l’altro.

52. Cottage bread

5. Cottage bread. E niente, io il pane non so proprio farlo. Dalla foto non sembra nemmeno malaccio, ma in realtà mi viene duro come la roccia e mangiabile solo appena sfornato. Dopo 5 minuti già potrei usarlo come mattone.

Quando ho provato a farlo, non capivo cosa avesse di particolare questo pane. Nel senso, si usa l’impasto normale e la ricetta non diceva niente di particolare. Dopo anni, scopro oggi che in realtà avrei dovuto dargli una forma particolare, tipo una pagnotta sopra un’altra pagnotta. Una ricetta riuscita, insomma.

53. Pease pudding

6. Pease pudding. Anche questa ricordo che è stata una ricetta riuscitissima. Soprattutto perché avrei dovuto usare dei piselli gialli che, dopo mille ricerche (una al supermercato dove vado sempre e una al mercato), non sono riuscita a trovare. Non che mi ricordi neanche lontanamente com’era questo purè di piselli, ma penso che non sia stato malaccio. Basta cuocere dei piselli con una patata, schiacciare tutto, aggiungere burro e siamo apposto (adesso che ci penso, ho tutto in frigo, potrei anche provare a rifarla… ah no! I piselli gialli, mannaggia!)

54. Buttered taglierini with seared scallops, white wine, chilli and parsley

7. Buttered taglierini with seared scallops, white wine, chilli and parsley. Questa deve essere stata davvero buona. Diciamo che mi faccio traviare dalla prima parola che vedo, cioè “buttered”, quindi mi immagino delle tagliatelle immerse nel burro prima di finire nel sugo, cosa che aggiungerebbe sicuramente parecchio sapore ma che toglierebbe sicuramente qualche decennio di vita. Ma vabbè. Idea veloce: Capesante, aglio, peperoncino, sfumare tutto con un pò di vino e via, il sugo è pronto. Mi pare un’ottima idea, da rifare.

55. Tagliatelle with peas, broad beans, cream and parmesan

8. Tagliatelle with peas, broad beans, cream and parmesan. Queste me le ricordo. Ricordo di aver aspettato un inverno per farle perché mi servivano le fave. Rettifico, ho aspettato mesi prima di rendermi conto che “broad beans” fossero le fave (infatti avevo letto “beans” e l’avevo fatte con i fagioli, triste ma vero) e poi era arrivato l’inverno e io volevo le fave fresche. No, non potevo prendere quelle surgelate (cosa che adesso faccio regolarmente, ma quella volta mi ero interstardita), quindi ho aspettato. Al primo avvistamento favesco al supermercato, ne ho comprate 20 chili e ho fatto questa pasta (che per la cronaca era buonissima anche nella versione fagiolosa). Insomma, prendete i beans che volete (fagioli, fave e non so se ce ne sono altri) e dei piselli, li cuocete e ne frullate una metà. Buttate tutto in una padella con la panna ed è fatta.

Adoro la semplicità delle ricette di Jamie, l’ho mai detto? Probabilmente si.

56. Figs and honey semifreddo

9. Figs and honey semifreddo. Anche in questo caso avevo dovuto aspettare un bel pò per trovare i fichi (del tipo che appena ho deciso di fare questa ricetta, hanno tolto tutti i fichi della stagione dagli scaffali dei supermercati e hanno lasciato un cartello con scritto “ci vediamo il prossimo anno”). La base per il semifreddo la trovate quiquiqui, a quella non resta che aggiungere dei fichi (sia freschi che secchi) tritati con del miele. Easy, as usual.

57. Potato salad with salsa verde

58. Salsa verde

10. Potato salad with salsa verde. Le patate bollite possono piacervi o no (io le adoro anche senza niente, con un pò d’olio e un pizzico di sale poi ne mangerei a quintalate), ma arricchite con questa salsa DEVONO piacervi per forza. Non è che avete scelta, è un obbligo. Io non so se questa salsa verde sia una cosa famosa o no (probabile che lo sia e io sia l’unica italiana scema che deve venirne a conoscenza grazie a un inglese), ma se non lo è, DOVREBBE. Dentro ci sono: aglio, capperi, cetriolini sottaceto, acciughe, prezzemolo, basilico, menta, senape, aceto, olio e pepe. Insomma, TUTTO. Basta prendere manciate di roba verde, lanciare tutto nel frullatore e via, ecco la salsa verde. Da mangiare con le patate bollite, ma scommetto che va bene con un sacco di cose, tipo carne, pesce, sopra il pane e nutella e in mezzo al tiramisù.

Devo provare il tiramisù alla salsa verde.

Bene, spero che queste 10 idee Jamieose vi siano piaciute, se si fatemelo sapere, se no fatemelo sapere lo stesso!

Serata diapositive

Non ricordo assolutamente dove ero arrivata l’ultima volta con la serata diapositive. niente, mi tocca andare a controllare (sono reduce da una giornata di shopping non programmata, potrei essere più sconclusionata del solito (è difficile, lo so, ma potrei riuscirci)).

Quindi, controllo dove ero arrivata.

Ok si, ricordo. Ero in vacanza in Italia, avevo mangiato un sacco di roba buona che non trovo in Scozia, dove evidentemente si fa la fame (si sa, come si mangia in Italia non si mangia in nessun altro posto del mondo).

Continuiamo.

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Queste prime diapositive (avete spento la luce? Avete trovato il posto più scomodo della casa dove gustarvi lo spettacolo? No perché quando guardavo le diapositive da piccola, non so perché ma dopo 5 minuti mi accorgevo di aver preso la sedia più scomoda del mondo/posto del divano peggiore/cuscino ripieno di aghi appuntiti) (forse era solo perché è una noia mortale guardare le diapositive. Per questo l’ho riproposto qui nel blog)… Mi sono persa tra le parentesi. Dicevo? Italia, diapositive, si. Queste sono due foto scattate dal balcone di casa (quella italiana, ovvio. Non avevo già detto che ero in Italia? Circa mille volte…)

Se c’è una differenza con la casa scozzese è: la calma. Qui quando mi affaccio dalla finestra ci sono macchine che passano, gente che parla, per non parlare degli ubriachi di notte (in pratica sto nel quartiere dei pub da ubriaconi, cosa che mi avrebbe reso enormemente felice qualche anno fa, adesso un pochino meno), mentre in Italia quando stavo nel balcone sentivo la calma. Devo ammettere che tante volte mi manca. E’ come se qui non riuscissi mai a staccare completamente il cervello, Edimburgo è una città decisamente caotica rispetto a Ancona.

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Altre diapositive che mi evocano la calma, che mi fanno ricordare della mia gioventù (ormai passata da qualche secolo) quando ehm ehm, si saltava la scuola e si andava al Passetto. A fare cosa? Bo, probabilmente niente. Come tutti i vecchiardi la mia memoria fa schifo, quindi non mi ricordo niente. Ma il Passetto mi è sempre piaciuto parecchio per quella sensazione che ti dà quando ti metti lì a guardare il mare e come si perde verso l’orizzonte. Un’altra vista che mi manca parecchio da quando sono in terra scozzese.

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Ma andiamo a immagini più familiari: il sushi. Se c’è una cosa che proprio non mi manca è il sushi. E certo, me lo vedo (e soprattutto, me lo mangio) tutti i santi giorni a lavoro. Mi chiedo sempre com’è possibile che non mi abbia ancora stancato, ma poi mi viene in mente che sarebbe come chiedere a un italiano perché continua a mangiare la pasta tutti i giorni. Ci sono cose evidentemente che non ti stancano mai. Per gli italiani normali sono la pasta e la pizza, per gli italiani rimbambiti come me sono il sushi e la pizza con pollo e peperoni.

Un motivo tra l’altro per cui non mi manca il sushi italiano è il salmone. Vabbé, detta così sembra che abbia detto una frase del tipo “Non mi piacciono le arance perché gelato”, cioè una cosa totalmente priva di senso (come quasi tutte le altre frasi che scrivo, insomma). Intendevo che da quando mi sono abituata a mangiare il salmone qui, quello che c’è in Italia mi è sembrato insapore. Ed è stranissimo perché in tutti gli anni che mi sono ingozzata di sushi in giro per le Marche, non me ne ero MAI resa conto!

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Questa doppia diapositiva è solo per vantarmi nella mia bravura a fare temaki (o come li chiamano in terra Scotlandese “handroll” perché, come mi è stato spiegato il secondo giorno di lavoro, “sono fatti a mano”. La sagra dell’ovvietà insomma), uno dei miei fiori all’occhiello (ma davvero, mi ci hanno fatto i complimenti i clienti e altri continuavano a ordinarmeli di continuo. Sono soddisfazioni). Quello a sinistra è quello che ho mangiato in Italia fatto da un povero chef sconosciuto, quello a destra è quello che ho mangiato nella mia pausa pranzo di un paio di mesi fa, confezionato appositamente dalla grande e apprezzata in tutto il mondo cheffa Fran.

Direi che le differenze sono notevoli.

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E qui siamo quasi in ripartenza. Come vedete 2 su 3 dei miei gufi si erano tranquillamente appollaiati nel letto giusto per dire “Noi da qui non ci muoviamo! O ci porti con il nostro trespolo o niente uuhh uhhhh” (Ma cosa sto dicendo?)

Insomma, mi sono dovuta arrampicare per tirarli giù e promettergli che nella loro casa scotlandese ci sarebbero stati trespoli più alti di quello (mentivo, e per questo ho passato momenti difficili. Il gufo nero ha cercato più volte di uccidermi nel sonno, facendo finta di dormire sopra la mia coscia mentre in realtà premeva nell’arteria femorale per bloccarmi la circolazione)

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Ed eccoci in viaggio (andata: treno, ritorno: ovviamente macchina. Potevamo farci sfuggire l’emozione di fare 2000 chilometri in macchina? Ma certo che no) con i nostri fidati amici, Cane e Scrat, che ci hanno guidato per ben 4 stati verso la nostra nuova patria.

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Abbiamo anche diapositive di divertenti momenti in macchina quando, presa da un raptus di pazzia, ho liberato il gufo nero dalla sua gabbietta dotata di trespolo (ovvio, sennò mica ci entrava dentro) per fargli vedere la strada. Il millisecondo impiegato per fare la foto è stato l’unico in cui quel gufaccio è rimasto lì carino e calmo. Appena schiacciato il tastino da selfie infatti ha iniziato ad arruffarsi le piume e a svolazzare per tutta la macchina (o almeno nel 10 cm cubi di spazio libero che erano rimasti in macchina). Un errore (quello di tirarlo fuori dalla sua gabbietta) che non ho più ripetuto.

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Come punizione divina infatti ci sono toccate le 11 piaghe d’Egitto: acqua che diventava vino (noooo, volevo la birra), rane, zanzare che succhiavano avidamente il mio dolce sangue, mosche, bestie morte, piogge di fuoco e ghiaccio, cavallette, notte fonda, morte di gufi primogeniti e bufere di neve (grazie a santa Wikipedia per le prime 10 piaghe d’Egitto. Capirai, io pensavo fossero 7). Un secondo prima c’era il sole cocente, quello dopo ci siamo ritrovati in Alaska il 15 di gennaio. E tutto questo per aver liberato 2 minuti il gufaccio nero. Mai più.

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Dopo aver rimesso il gufaccio nella sua gabbia con trespolo all’ultimo grido (è un trespolo della Apple, mica stiamo a fare le trecce alle bambole), il sole è tornato magicamente a splendere. E siamo giunti a Calais, paesello francese che probabilmente vive solo grazie al porto che la collega all’inghilterra e dove, per questo, il personale degli alberghi non spiccica una parola di inglese. Mi pare giusto.

La traversata e il ritorno a casa ve lo lascio per la prossima volta.

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Chiudo con questa diapositiva che mi fa pensare al fatto che piano piano mi viene da associare sempre più spesso la parola “casa” a Edimburgo, ma dentro di me so con certezza che “casa” sarà per sempre dove ci sono le persone che ti hanno fatto diventare la persona che sei.

FracooksJamie: a volte ritornano

E’ passato del lungo tempo (ma come scrivo?) dall’ultima volta che ho postato qualche ricetta Jamieosa. Devo rimettermi al pari (non ce la farò mai).

Molto velocemente (perché il tempo è quello che è) vi lascio 10 altre idee di molto facile realizzazione!

Number 1: Beetroot salad with Marjoram and balsamic vinegar dressing. Un semplice modo per mangiare rape e barbabietole, che di solito fanno schifo quasi a tutti, ma che in realtà non sono male per niente! Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

37. Beetroot salad with marjoram and balsamic vinegar dressing

E questo è il dressing!

38. Marjoram and balsamic vinegar dressing

Number 2: Chicken stock. La “particolarità) è che Jamie consiglia di farlo con le carcasse di pollo che avanzano quando si fa il pollo arrosto. Viene fuori un brodo non molto limpido, ma chi se ne frega, è buono e in pratica non costa niente! Altri sproloqui su questa idea li trovi qui.

39. Chicken stock

Number 3: Humous. Chi non conosce l’humous (che non so se si scrive proprio così o se è la versione inglese, ma avete capito, su)? Io pensavo fosse difficile da fare, invece basta frullare i ceci con altre spezie e il gioco è fatto! Easy! Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

40. Hummus

Number 4: Jam pudding. Penso di aver blaterato sul pudding un migliaio di volte sul vecchio post, lasciando anche la ricetta per intero, quindi vi rimando direttamente lì perché si. Ecco, perché si. L’unica cosa da dire è che, per quando io odi la marmellata, la versione marmellatosa del pudding è stata l’unica che mi è veramente piaciuta (la donna-coerenza. Giusto per dirne una: i dolci fritti non mi fanno impazzire, nemmeno la panna montata e, appunto, la marmellata. Uno dei miei dolci preferiti da quando sto in Scozia? Una specie di bombolone fritto con marmellata e panna montata. Ovvio). Quindi, altri sproloqui su questa ricetta li trovate qui.

41. Jam pudding

Number 5: Mussels and clams risotto with fennel and chilli. Semplice risotto con cozze e vongole (ma non è una cosa meravigliosa che in inglese “mussel” ricorda più “mosciolo” che “cozza”?) con l’unica particolarità (mi sembra di ricordare) che nel soffritto iniziale si usa il finocchio invece che la cipolla. Mooolto buono. Altri sproloqui su questa ricetta li trovate qui.

42. Mussels and clams risotto with fennel and chilli

Number 6: My perfect roast chicken. E se lo dice Jamie Oliver che è perfetto, non resta che credergli. Anche su questa ricetta ho blaterato abbastanza perché in pratica mi ha insegnato a cuocere un pollo arrosto. Si, Jamie mi ha insegnato a cuocere il pollo arrosto. Prima non sapevo fare, adesso si. Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

43. My perfect roast chicken

Number 7: Roast leg of lamb with apricot and thyme. Particolare ma buona. Più che altro il cosciotto di agnello costa una fortuna (almeno per le mie finanze), ma per una volta si può fare (vabbé, io per fare le altre versioni l’ho comprato circa 3-4 volte, e comunque ne è valsa la pena per tutte). Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

44. Roast leg of lamb with apricot and thyme

Number 8: North african lamb with chilli, ginger, chickpeas and couscous and Spicy couscous. Thò va, due in una. Allora, per quanto riguarda la parte del lamb in pratica dice già tutto il titolo, è agnello con peperoncino, ginger che non mi viene mai come si dice in italiano (come se fossi inglese di nascita), ah si, zenzero, e ceci. La vera scoperta in questo caso è stato il cuscus, perché mi sa che era una delle prime (se non la prima) volte che lo mangiavo. Ed è stato subito amore. Il segreto erano le spezie, in particolare il cumino, il coriandolo e i semi di finocchio. Ottimo, davvero ottimo. Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

45. North african lamb with chilli, ginger, chickpeas and couscous

Number 9: Almond tart. Per fortuna anche in questo caso mi viene in aiuto il vecchio blog dove avevo trascritto tutta la ricetta. Tralasciando quella per la pasta frolla, che tanto ognuno ha la sua preferita. Io ho usato la Short crust sweet pastry di Jamie, che uso tuttora ogni volta che devo fare una pasta frolla e voglio andare sul sicuro, non mi ha mai delusa! il dolce in se è buono, ma leggerissimamentissimamente pesante, ecco. Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

46. Almond tart

Number 10: Fish stock. Vebbè, che ve lo scrivo a fare? E’ il brodo di pesce, o fumetto. L’unica cosa che ho imparato è che, al contrario dei brodi normali deve cuocere solo una ventina di minuti. E che al contrario dei brodi normali non serve quasi a niente (fucilate da parte di tutti i cuochi del mondo, che diranno che è fondamentale nei risotti di pesce o in chissà quali altre diavolerie. La verità è che per me il brodo serve per i tortellini, quindi con quello di pesce ci faccio poco niente). Altri sproloqui su questa ricetta li trovate qui.

47. Fish stock (1)

47. Fish stock (2)

E via, anche questa carrellata è fatta.

E 3 aggiornamenti del blog in 3 giorni, un record (non aggiornerò per almeno 3 anni, giusto per pareggiare, evviva!)

Il grande ritorno (parte 1)

Sono mancata per quanto, 2 mesi?, e wordpress è cambiato e io non ci capisco più niente.

E ho pure iniziato con una frase sgrammaticata (cos’è quel punto di domanda seguito da una virgola? E perché inizio le frasi con delle congiunzioni quando non si potrebbe fare? E perché continuo a farlo? E perché lo faccio ancora? E? E? Ok basta, la smetto) (O forse no (cavolo, ci sono ricascata)) (la doppia parentesi ci mancava (ci? Sto usando il plurale maiestatis o sono improvvisamente diventata due persone?))

Ecco, ritorno in grande stile per la regina del nonsense.

Che poi in realtà il grande ritorno non è proprio adesso, questo è solo il blateramento post 11 ore di lavoro in un posto assurdamente meraviglioso, dove l’assurdamente non sta a significare “tantissimo”, ma proprio il fatto di essere un posto assurdo, con gente assurda (nel senso buono del termine, per fortuna), dove fare asperienze assurdamente meravigliose, appunto. Oggi per esempio siamo rimasti senza riso. E non siamo una bisteccheria (ma esiste la parola “bistecchieria”? E soprattutto perché continuo a parlare al plurale?), siamo una riseria.

Insomma, lasciatemi passare le frasi senza senso, almeno oggi. Poi per tutte le altre volte non so davvero che scuse usare, ma per oggi mi sento apposto.

(nel frattempo mi sto strozando con la mia stessa saliva perché scrivo sdraiata sul letto e non sono capace a inghiottire. Eh vabbé, tutte io le falle)

Come sempre sono riuscita a scrivere bel 242 words (mi dice il contatore di WordPress) di completo nonsense, stavolta poi sento di essermi proprio superata. Per chiudere in bellezza vi lascio il link al video che ho pubblicato su YouTube qualche giorno fa, della mia prima visita al mare edimburghese. Giusto perché se avevate avuto la fortuna di perdervelo, adesso avrete qualcosa di cui lamentarvi, del tipo “Che sfiga, me l’ero perso e invece adesso mi tocca guardarlo per forza”, ecco, cose del genere.

318 words mi sembrano anche troppe, quindi, senza ulteriori indugi annuncio ufficialmente il mio ritorno tra i blogger di WordPress (il che significa che (lavoro assurdamente assurdo permettendo) riprenderò a postare più assiduamente (yuppy! (esultate con me!)), quindi una matta in più nella blogsfera (che mi dà tanto l’idea di quelle palle natalizie con la neve e tanti blog dentro)! E per vedere il video (non sia mai che ve lo perdiate) cliccate nella foto (che ci vogliono le istruzioni, lo so).

A presto!

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Video del caldo mare edimburghese

FracooksJamie e altre comunicazioni inquietanti (non leggete il post fino alla fine se non volete avere incubi stanotte)

L’altra volta mi sembra di aver promesso di smetterla (momentaneamente) con i vari preparati e cose del genere. E’ ora di tornare a cucinare e dare qualche idea su cosa fare per pranzi-cene (ma anche no, che tanto ce ne sono milioni di blog fatti così, i miei due poveri lettori scommetto che passano di qui per farsi due risate alle mie spalle (e fanno bene, lo farei anche io al posto loro)).

Ma, ma, stavolta di idee su cosa fare per pranzi, cene, colazioni, merende e spuntini di mezzanotte, ve ne beccate ben 10. Senza ricetta perché sono quelle del mio amato Jamie Oliver e quindi DOVETE per forza comprarvi i suoi libri. Tutti, come ho fatto io.

La preparazione di questi piatti risale ormai a decenni fa, quando ancora ero giovane e bella (non sono mai stata né giovane né bella, quindi avrei fatto meglio a scrivere vecchia e brutta, ma allora la frase non avrebbe avuto senso dato che lo sono ancora oggi. Vecchia e brutta, intendo).

Ma bando alle ciancie, vi lascio, come le altre volte, le foto e il link al mio vecchio blog dove cianciavo sulle varie ricette, tanto è inutile fare dei doppioni di ciancie, che già sono inutili una volta, immaginatevi due.

  1. Beetroot tagliatelle with pesto, mussels and white wine2. Mascarpone cream3. Turrón nougat semifreddo4. Pork and crackling5. Slow-cooked artichokes, sweet cherry tomatoes, thyme and basil6. A spottier dick pudding7. Twister bread8. Chocolate, orange and nut pudding9. Marinated chickpeas with chilli, lemon and parsley10. Lobster, crab and prawns risotto with fennel and chilli

Ed eccole qua, 10 idee ricettose che di sicuro vi piaceranno. Io vi consiglio di provare soprattutto il Twister bread, facile da fare e buonissimo! Tra l’altro potete sempre renderle la preparazione supervelocissima se comprate quei rotoli di pasta per pane che dovrebbero trovarsi in tutti i supermercati!

A parte questo, oggi manca ufficialmente una settimana alla mia partenza verso lande straniere. Ieri ho anche fatto la mia prima telefonata nella lingua del posto dove andrò ed è stata abbastanza traumatica (quasi quanto la mia prima e unica telefonata in tedesco che ricordo ancora con terrore) (sembra che andrò in chissà quale paese con chissà quale lingua strana, invece no, molto semplicemente sono io che sono pessima).

E per concludere, tra poco tornerò con qualche altro video. Scommetto che il popolo di Youtube e di internet in generale sentiva la mia mancanza. Ho ricevuto richieste su richieste, video di ragazze che si strappavano i capelli all’idea che non avrei più allietato il mondo con i miei video, lettere di persone che minacciavano di tagliare la testa ai loro peluche se non fossi tornata su Youtube. Ecco, no, io questo non posso permetterlo. I peluche sono sacri per me, quindi presto avrete mie notizie in video (evviva!) (e adesso potete tutti (tutti chi??) andare a protestare nella sede suprema di Youtube per farlo chiudere in modo che io non possa caricare altri video, ecco)