Horror movie

Giusto per ricordarlo anche nel blog, sono costretta (si, il mio secondo neurone sta puntanto una pistola al nucleo del mio primo neurone per costringerlo a fare ciò) a fare un post in cui vi lascio il link al mio ultimo video.

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Potete cliccare sulla foto (selvaggiamente, sopra la mia faccia) o QUI. In entrambi i casi vi siete fregati da soli e dovrete sorbirvi 5 minuti di video inutili.

E giusto per riepilogare, per adesso ho deciso di fare due categorie di video (ma presto ne arriverà una terza (eh si, ci mancava la terza)).

La prima si chiama Fra eats Scotland, ed è quella dove provo prodotti a caso (non proprio a caso, ho un mio sistema, ma i miei problemi mentali lasciamoli a me stessa). Per questa serie ho già pubblicato (purtroppo):

  1. Ep. 1: Smoothies
  2. Ep. 2: Eatme bananas

La seconda serie è appena iniziata con quest’horror movie, serie che non si chiama horror movie, ma Cooking with Fran, dove cucineremo insieme cose che… cucineremo inseme cose, punto. Di questa serie per ora abbiamo solo la prima puntata, quella di oggi (per fortuna):

  1. Ep. 1: Knödel

E niente, se vi capita, iscrivetevi al canale, mettete un mi piace al video, lasciate un commento oppure no (sono convincente, si).

Alla prossima (purtroppo)!

 

Video bananosi, gattosi, soiosi e polaccosi

Un altro video che ho pubblicato ormai una settimana fa, ma trovo solo ora il tempo di postarlo nel blog (potevo anche risparmiarmelo ma vabbé, ormai ho iniziato il post, non ho voglia di cancellarlo (è più facile continuare a scrivere idiozie dentro parentesi dentro altre parentesi (dentro altre parentesi) dentro altre parentesi)).

Video su cosa?

Su una pazza che prova banane che vogliono essere mangiate e banane che non vogliono essere mangiate, ma siccome è cattiva mangia quelle che non vogliono essere mangiate; su una pazza che prova a togliersi peli di gatto dal naso; su una pazza che prova bevande alla soia dal sapore nauseante e non contenta la prova anche in vari modi per essere ancora più nauseata; su una pazza che prova caramelle che non sa nemmeno cosa sono perché sono polacche e lei non capisce il polacco e allora prova a cercare cosa vuol dire la scritta nel pacchetto e comunque non riesce a capire lo stesso che forse Roze significa Rosa.

Ecco, questo è il riassunto. Adesso beccatevi il video cliccando qui)

(o forse potete cliccare anche nella foto, non so se ci sono riuscita a metterci il link…)

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Noodles tagliatella, ah no, pappardella tagliata con la sciabola

Dopo 3 mesi e mezzo di duro lavoro finalmente ho quasi due settimane di vacanza, evviva! Che poi, “duro lavoro” mi sembra un pò esagerato, sinceramente stare dalla mattina alla sera a rollare sushi mi sembra ancora un hobby più che altro… ma almeno un hobby pagato bene!

Prima di tornare nella mia (non) amata Italia (dove rollare il sushi era veramente un hobby per cui dovevo pagare pure bei soldini) ho un altro aggiornamento per una delle categorie del blog che amo di più, Eating Scotland. Provare l’infinita varietà di cose da mangiare (e non) che si trovano qui è una delle cose in assoluto che mi mettono di buonumore!

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Questi strani noodles li ho comprati nel mio negozietto cinese di fiducia, attirata dalla dimensione extralarge della pasta (che non avevo mai visto, a parte nelle pappardelle). Insieme ci sono quei 3 pacchettini, in uno c’è la salsa di soia, in uno quella cosa rossa piccante con i semini di sesamo e nella terza qualcos’altro che non ricordo (li avrò mangiati nemmeno una settimana fa, ma la vecchiaia fa sempre brutti scherzi).

IMG_0385Di solito questi ramen pronti io me li faccio sempre, appunto, a “ramen”, nel senso, in brodo. Anche quando c’è scritto chiaramente che c’è da cuocere la pasta a parte, scolarla e metterla con i vari condimenti in una padella. In questo caso però non c’era niente che potesse fare da brodo, quindi mi sono dovuta piegare al volere supremo del dio ramenoso (eh va che tutti con questo petaloso, io è una vita che trasformo tutte le parole con “oso” alla fine e nessuno mi ha accreditato l’invenzione di nessuna parola, quasi che mi sento offesa) e insomma, li ho fatti asciutti. Poi proprio asciutti asciutti no, è stato più forte di me e ho lasciato un pò di acqua che si è amalgamata con quella cosina rossa, come potete ben vedere dalla IMG_0388foto orribile che ho fatto apposta per mostrare questo particolare brodoso.

(tra l’altro la foto è pure sfuocata, ridatemi una reflex!)

Riprendiamoci. Allora, giudizio finale: erano buoni. Piccanti al punto giusto, e i semini di sesamo ci stavano benissimo. La pasta ha tenuto bene la cottura, anzi è rimasta piuttosto al dente (ok, c’è da dire che io cuocio la pasta per la metà del tempo indicata nella confezione, di solito va bene (con i ramen, perché tendono a diventare gommosetti per i miei gusti) ma stavolta un minutino in più forse era da farglielo fare) e come dicevo il condimento era proprio buono.

Tra l’altro quando avevo visto la quantità di pasta (non so se chiamarli noodles? Tagliatelle? Pappardelle? Pasta tagliata con una sciabola?) avevo pensato “eh che è, 10 g di pasta?” e invece no! Era una porzione giusta (non so come faceva a stare dentro quel pacchettino miniscolo).

Insomma, un’altra leccornia acquistabile solo in territorio scozzese che sicuramente ricomprerò. Alla prossima!

Mild and hot tomato salsa

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Sembra che io sia venuta in Scozia per fare razzia di salse pomodorose, ma lo prometto, la prossima cosa che proverò non sarà a base di pomodoro (disse andando a comprare uno scatolone di passata di pomodoro e 9 chili di pomodorini freschi (che per inciso qui non sanno di pomodoro)).

Comunque, oggi ho poco tempo per delirare su salse al pomodoro che potete trovare tranquillamente anche in Italia, quindi siete (quasi) salvi. Ho dolci da sfornare. Libri da leggere. Macchinari da sushi da pulire.

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Per essere brevi, queste sono salsette che ho comprato per il modico prezzo di 1 pound l’una. A dire il vero quella Hot l’ho dovuta comprare due volte, perché la prima volta me la sono fatta fuori con un pacco di nachos presa da un raptus serale di fame post-lavoro. Ho iniziato pensando “Bè dai, la provo, giusto un pochino, con un paio di nachos. Lascio la carta intatta così poi faccio le foto per il blog e nessuno si accorgerà mai della salsetta mancante“. Dopo 5 minuti abbasso lo sguardo e la salsetta era finita (e anche il pacco di nachos).

Questo per dire che era buona.

No, ottima.

In pratica sono fatte di pomodoro (inaspettato, vero?), cipolla e altri sapori che ovviamente non riconosco (ma mi viene in aiuto la lista degli ingredienti. La roba verdina che si vede è coriandolo). La differenza tra le due è abbastanza palese: una è piccante, l’altra no. Se fossi in dubbio su quale comprare andrei a colpo sicuro con quella Hot, che non è eccessivamente piccante, mentre la Mild è un pò troppo mild (oggi è la giornata dell’ovvietà).

A me non bastava mangiarmele a cucchiaiate, no. Per essere una brava scozzese, c’era bisogno di un altro ingrediente fondamentale: il pane all’aglio.

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Pensavo che sarebbero venute fuori tipo bruschette, ma qui le cose mollicce vanno per la maggiore, quindi: pane mezzo sfranto con salse pomodorose!

E diamo il via alla sfilza di foto imbarazzanti (rivoglio la MIA Refleeeexx (ok, quella di mio padre)!!).

(almeno ho avuto il buon gusto di metterle piccole e due in una volta (il buon gusto sarebbe stato non pubblicarle per niente, ma vabbè))

(oggi con le doppie parentesi vado forte)

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Un primo piano però non ve lo toglie nessuno, mi piace essere cattiva.

Eating Scotland (1)

Eh si, dal titolo non si presagisce niente di buono. Sembra che sia diventata un orco famelico che si pappa in un sol boccone un’intera nazione (o parte di nazione, ma tanto gli scozzesi non si sentono così inglesi). Cosa non molto distante dalla realtà veramente.

Ma dicevo, dato che da ieri sera sono tornata ufficialmente in possesso di una connessione internet veloce e soprattutto MIA, posso tornare a tediare i miei due lettori (il mio gatto e il ragno che ho lasciato in Italia) con più assiduità. Che l’avevo già detto l’altra volta ma poi non l’avevo fatto, ecco, ma stavolta sarà diverso. Devo solo aspettare di tornare in possesso del MIO computer e della MIA attrezzatura da cucina per essere di nuovo me stessa (una scema, insomma). Nel frattempo, dato che sono privata di strumenti essenziali nella vita di tutti i giorni, come uno scolapasta (perché nelle case scozzesi ti danno in dotazione il microonde, un boiler e un tostapane, ma non uno scolapasta), una bilancia da cucina, un mixer, delle teglie da cupcake e i miei preziosissimi ottocentomilamiliardi libri di cucina, mi tocca inventarmi altro.

(che poi uno potrebbe dirmi: “ma comprati un cavolo di scolapasta e una bilancia!”. Ehh no! Tutte queste cose le ho già, perché comprarle due volte? Odio gli sprechi! (momento serietà, attenzione))

Dicevo? Mi sono persa come sempre (momento serietà finito, non si è nemmeno capito qual’era…)

Dopo aver fissato 5 minuti il vuoto tentando di ricordare cosa dovessi dire, rieccomi qua. Allora, dicevo, facendola breve (ahahahah!), non ho niente di essenziale qui, odio gli sprechi, non posso cucinare millemile cupcake, nuova rubrica: Eating Scotland.

In realtà avevo fatto pure un video, ma poi ho pensato: ma tanto chi li guarda i video? Gente che non ha voglia di leggere (cioè gente che odio). Non contando che io adoro scrivere (cose insensate, si intende) e soprattutto che non ho la minima voglia di rendermi presentabile ogni volta che devo provare una schifezza da mangiare (che poi vabbé, potremmo disquisire per giorni sul termine “presentabile”, ma evito di fare video così non c’è bisogno di perdere altro tempo).

(nel frattempo ho anche fatto una pausa cioccolatacaldaconminimarshmallows, adoro questo paese!)

Ok, ci sono.

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Prima puntata di questa nuova rubrica, Eating Scotland.

Penso che in uno dei primi post su questo blog (se non addirittura nel primo) avessi scritto che ADORO provare cose nuove. Ma veramente. No, ma davvero eh. Andare a vivere in un paese straniero ti apre un mondo di cose nuove. E così è per me. In questo momento mi sento come Alice nel paese delle meraviglie: entro in tutti i supermercati che incontro solo per vedere prodotti che non ho mai visto, pregustando il momento in cui li assaggerò.

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Ed ecco allora che il primo prodotto di cui vi parlo è Arrabbiata Pasta Sauce. Ecco, un prodotto veramente esotico e introvabile in Italia. E’ che dopo qualche mese ti prende quella voglia irrefrenabile di pasta. A quel punto cosa devi fare? Andare alla Lidl e comprare il primo sugo schifezza che vedi.IMG_0232

Devo ammettere che non nutrivo particolari aspettative da un sugo comprato per 99p alla Lidl in Scozia.

E invece. E invece.

E invece (per la terza volta) era buono! Sarà che a forza di mangiare qui le mie papille gustative se ne sono definitivamente andate (oh, io la pizza con il pollo sopra la adoro. E in generale la pizza qui mi piace. Roba che se qualcuno dei piani alti legge (ma cosa sto dicendo??) mi toglie immediatamente la cittadinanza italiana), ma non era peggio di tanti sughi confezionati mangiati in Italia. L’unica cosa che mi ha convinto poco è che si sente un retrogusto dolciastro, ma adesso che ci penso mi sembra che, per quanto mi riguarda, sia un problema parecchio comune nei sughi pronti.

In quanto a piccantezza non era molto “arrabbiato”, cosa strana per qui dato che di solito quando dicono che una cosa è spicy, puoi star sicuro che tornerai a casa lacrimando e singhiozzando.

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Ci ho dovuto mettere qualche goccia di Tabasco, ma alla fine il risultato non era per niente male. Pezzetti di pomodoro, altri pezzetti verdi che (deduco dalla spiegazione nella scatola) dovrebbero essere basilico e un vago sentore di aglio (altra cosa strana dato che di solito se sul pane non ci spalmi almeno 5 teste d’aglio vengono i vampiri a ucciderti di notte).

Insomma, anche se sembra che non ho fatto altro che lamentarmi (sembro una zitella acida “poco piccante!”, “poco aglio” (e ci credo poi che una è zitella)) in realtà era buono, soprattutto perché sapeva davvero di pomodoro e penso che questa sia la cosa importante in un sugo di pomodoro (evviva l’ovvietà).

99p spesi bene. Giudizio finale: lo ricomprerò sicuro quando avrò voglia di pasta.

Queste ultime due foto le metto solo perché voglio vincere il primo premio come “Peggior foto di cibo mai pubblicata nella storia delle storie“, dato che una nemmeno ha il cibo dentro direi che sono sulla buona strada per stracciare tutti gli altri possibili concorrenti.

Bene, per oggi potrei anche fermarmi qui, mi dispiace se per un pò non pubblicherò ricette ma come dicevo… blablabla, è tutto scritto all’inizio, e comunque se volete fatemi sapere se a qualcuno interessa questa rubrica (la risposta più sensata è NO, ma io continuerò a farla lo stesso, ecco)

Macaron e animali scintillanti che saltellano allegramente

E’ un altro post su cose confezionate che ho provato, lo so. Prometto che il prossimo sarà qualche ricetta (almeno spero, di solito vado in ordine per come mi ritrovo le foto, quindi tutto è possibile).

Macaron. Ne abbiamo sentito parlare fino allo sfinimento e io ve ne parlo quando in pratica sono ormai passati di moda (quando mai parlo di cose che vanno di moda al momento? Giusto l’anno scorso ero riuscita a fare il calendario dell’Hallowento, quest’anno non ho ancora fatto nemmeno mezzo acquisto in tema Halloween. Se va bene a Natale vi parlerò di quello che ho fatto il 15 di agosto (che comunque potrebbe essere in tema dato che cucino zuppe fumanti e sformati bollenti per tutta l’estate (sarà per quello che il forno continua a rompersi? L’omino del forno ha detto che lo uso troppo, e ti pareva!) aiuto, ho perso il conto delle parentesi, un attimo che controllo quante ne devo chiudere) ecco, manca l’ultima e sono apposto) (Fiùù, ancora una volta ce l’ho fatta ad uscire dal vorticoso mondo delle parentesi)

Macaron (perché ho leggermente perso il filo del discorso). Potevo farli io, ma non mi sentivo ancora pronta (poi li ho fatti, ma non so se ho delle foto che lo testimoniano). E’ che mi succede sempre così, quando una cosa mi piace troppo, sento sempre una certa paura a farla. Come la Sacher, che è il dolce di cui ho più paura in assoluto. E non mi dite che basta fare un pan di spagna al cioccolato, farcire con marmellata e coprire con il cioccolato fuso, sennò vengo a casa vostra con un martello di gommapiuma e ve lo spiaccico in testa tante, tante e tante volte. La mia maniacalità qualche volta mi frena parecchio e così, invece di provare a fare questa benedetta Sacher più e più volte per vedere se alla fine mi riesce, penso che non proverò a farla finché non troverò una ricetta che mi soddisfi in pieno e soprattutto solo dopo che avrò imparato a temperare il cioccolato (quindi mai, ecco. Andrò ogni anno nella mia pasticceria trentina di fiducia a mangiarne a quintali (anzi, a rubare quella che prende Mr Geom perché io prendo sempre il dolce alla ricotta (che potete vedere in tutta la sua sofficità qui di fianco), una bontà infinita che mi ripropongo tutti gli anni di finire, ma la fetta è talmente grande che, GIURO, è IMPOSSIBILE. E io non sono una di quelle che mangia poco, ma gli zuccheri dopo un pò ti vanno alla testa e si incomincia a vaneggiare e a vedere fuori della finestra mucche che volano felici con fiorellini in bocca e trote con gli occhi scintillanti che saltellano allegre mentre cercano di prendere pagnotte di pane) Cosa sto dicendo? Bo…)

Macaron (ho riperso il filo del discorso). Perché fare la meringa, unirla alla farina di mandorle e fare altri passaggi complicatissimi, quando puoi comprarli per meno di 4 euro già fatti alla Lidl? (la risposta ovvia è che quelli fatti in casa sono più buoni, ma solo se uno li sa fare bene)

Io i macaron li avevo assaggiati solo una volta, quando mia madre è andata a Parigi e mi ha portato una scatolina presa non mi ricordo dove. Erano buonissimi. A onor del vero, quelli della Lidl non si possono minimamente paragonare a quelli che avevo già mangiato, ma non è che uno può andare tutti i giorni a Parigi con un volo di andata e ritorno solo per comprare i macaron, ecco. Quindi direi che sono un buon compromesso.

Si trovano tra i surgelati, quindi prima di gustarli si dovranno lasciare un pò a scongelare, ma comunque non ci vuole molto (io avevo talmente tanta voglia di provarli che non ho aspettato nemmeno 5 minuti e erano già pronti). Per quanto riguarda i gusti, erano cioccolato, fragola, pistacchio e caffé. Quelli al cioccolato erano molto cioccolatosi, cosa che non incontra molto i miei gusti, ma agli amanti del cioccolato piaceranno sicuramente. Quelli alla fragola erano buoni, ma niente di sorprendente. Quelli al pistacchio mi sono piaciuti parecchio, il pistacchio si sentiva bene (ovviamente sarà stato sapore artificiale di pistacchio, dubito che ci fosse del vero pistacchio dentro). I dolci al caffè solitamente non mi piacciono molto, quindi avevo riposto pochissime speranze negli ultimi macaron. E invece si sono rivelati i migliori! Buonissimi, non erano né troppo dolci né troppo poco, il caffè si sentiva e il sapore era eccellente (questo va pronunciato alla Mr Burns, come nell’immagine qui a lato).

Insomma si, come quasi tutte le cose che provo alla Lidl anche questi mi sento di consigliarveli. Certo, sempre a patto che non ci si aspetti di mangiare i macaron come quelli di Hermé, per quelli vi ricordo la possibilità del volo per Parigi alla modica cifra di 17,99 euro, solo andata, se lo prenotate su Ryanair per il prossimo mese, alla fine nemmeno tanto) (ecco, 36 euro l’aereo andata e ritorno e una ventina di euro per 7 macaron) (e ho appena scoperto che mia madre mi aveva comprato i macaron da Hermé, perché nello shop online c’è proprio la mia scatolina! Ecco perché mi erano piaciuti tanto!)

Come al solito vi lascio con un’ultima foto completamente slegata dal resto (come se ci fosse un filo conduttore nel resto del post), una foto abbastanza inquietante del mio gattaccio nero che guarda qualcosa di non bene identificato. Magari era la trota che saltellava allegramente cercando di afferrare al volo le pagnotte di pane…

Black Forest gateau e infinocchiamenti pubblicitari

Ultimamente sembra che questo blog si sia trasformato in un blog di schifoso cibo pronto. Non che questo non rispecchi quello che faccio a casa. Cioè, sono sempre la donna degli estremi. Potete trovarmi indaffarata a tirare la pasta per fare i tortellini e mezz’ora dopo potrei scaldare mezzo litro d’acqua per buttarci dentro una minestra pronta (un vantaggio veramente vantaggioso rispetto alla minestra normale. Volete mettere la praticità di non dover aprire un dado e pesare la minestra? Con le buste pronte dovete solo buttare tutto nell’acqua e via. Un risparmio di tempo notevole).

Ma comunque i preparati più imbarazzanti sono quelli per i dolci. Quella busta a cui aggiungere un uovo e un po’ d’olio ti danno l’impressione di aver risparmiato ore e ore di tempo, quando invece ti hanno fatto risparmiare quei 2 minuti in cui avresti semplicemente pesato farina e zucchero (quello che appunto c’è dentro la busta pronta). Due minuti risparmiati che la sottoscritta utilizza molto proficuamente andando dal gattaccio nero e cercando di convincerlo a darle dei bacini (cosa che puntualmente non avviene).

Introduzione sui preparati che farebbe ipotizzare il fatto che io abbia rinunciato finalmente a loro. E invece no! La tentazione di comprare a 3 euro quello che potrei tranquillamente trovare a 50 centesimi (farina + zucchero) è più forte di me. Del resto io mi faccio infinocchiare così bene dalle pubblicità che è impensabile che possa resistere alla tentazione di comprare quelle confezioni così carine, anche sapendo che sono una perdita di soldi inutile.

Il preparato che ho usato questa volta serviva per fare una specie di foresta nera. “Una specie” perché nella foresta nera mi sembra che ci vadano le ciliegie, ma io ho usato i lamponi, non ricordo il motivo. Nel senso, non ricordo se nella confezione ci fosse scritto di usare i lamponi o se invece è stata una mia idea (non vado matta per le ciliegie a dire la verità. Poi snocciolarle tutte mi toglie ancora di più la voglia, che già non ho).

Per la ricetta, dato che è un preparato, non ho delle dosi precise, ma direi che è molto facilmente replicabile. Basterà fare una base di pan di spagna al cioccolato (o qualsiasi altro dolce cioccolatoso), tagliarla a metà, spalmare su una delle metà uno strato di marmellata di lamponi e mettere anche qualche altro lampone intero. Finire la farcitura con un bello strato di panna montata e poi appoggiare l’altra metà del dolce. Coprire tutto di panna montata e decorare a piacere con altri lamponi e scagliette di cioccolato (che fino a poco tempo fa non si trovavano facilmente già tagliate (o almeno io non le trovavo) ma adesso si vedono spesso in giro).

La foresta nera in versione lamponosa io la preferisco di gran lunga, perché le ciliegie sono troppo dolci, invece i lamponi danno quella nota di acidulo che rende il dolce un po’ più equilibrato (certo che con un chilo di panna montata devo dire che è lo stesso leggermente sbilanciato verso il dolcissimo, ma vabbè, illudiamoci pure che mangiando salami interi con una tazza di tè verde saremo tutte più magre e più antiossidate).

A parte questo, passo le giornate facendo il conto alla rovescia per la mia partenza verso mete non molto lontane (diciamocelo, avrei preferito di gran lunga annunciare un mio viaggio di lavoro in Giappone, ma mi sa che dovrò aspettare ancora per quello) ma comunque più lontane di quanto io sia mai stata in vita mia.

E l’ultima foto come sempre non c’entra assolutamente nulla con il resto, ma dovevo farvi vedere una merendina-aperitivo che mi aveva preparato Mr Geom, soprattutto perché si può notare un gatto immortalato nello sfondo, ma ancora di più perché si può notare il mio tavolinetto nero con le varie ditate. Meraviglioso.