Sachiko e il vortice di musica (Introduzione)

Sachiko era una bambina. Bè, a dire il vero non era proprio una bambina, ma lei pensava a se stessa ancora in quel modo ed era sicura che tanti intorno a lei pensassero la stessa cosa. In realtà era un po’ cresciutella perché aveva 30 anni, compiuti poco poco fa. 

Non era una bambina prodigio, non era una bambina speciale, non era nè alta nè bassa, nè grassa nè magra, nè mora nè bionda, nè stupida nè intelligente, nè brava nè cattiva. Era una bambina normale. Viveva una vita tranquilla, ma nè troppo tranquilla nè troppo poco tranquilla, il giusto. Aveva avuto un’infanzia normale, ma nè troppo normale nè troppo poco normale, il giusto. 

Però era sempre stata una bambina solitaria, forse perché viveva in Italia e si chiamava Sachiko, un nome giapponese che nessuno sapeva mai come scrivere e tutti le chiedevano sempre: “Si scrive sacico?” e lei a correggere: “No, SACHIKO”. La madre era una pazza fissata con il Giappone e purtroppo uno dei personaggi del suo secondo manga preferito si chiamava proprio Sachiko. Per fortuna non l’aveva chiamata con il nome del personaggio manga che amava di più al mondo, Mikako. In Italia avrebbe avuto una vita alquanto dura.

Insomma, da piccola Sachiko era una bambina solitaria. Mentre i suoi coetanei uscivano e si divertivano fuori casa, lei rimaneva chiusa nella sua cameretta, immersa tra i suoi peluche, ad ascoltare musica ore e ore, a imparare a memoria le canzoni che le piacevano e a tradurre i testi. Si concedeva una sola uscita a settimana, con la sua amica Cristina, per la quale nutriva una segreta invidia per via del suo nome così normale. Anche Cristina era appassionata di musica, così stavano ore a parlare delle loro scoperte musicali e a cercare di capire il significato di Smells Like Teen Spirit.

Gli anni passarono e la bambina Sachiko inizió a crescere, rimanendo sempre una bambina. Cristina era sempre lì ma come accade spesso, le loro vite si divisero, anche se di tanto in tanto si vedevano ancora per parlare di musica.

La vita andava avanti monotona, ma nè troppo monotona nè troppo poco monotona, il giusto. Sachiko si fece inghiottire dallo studio, voleva diventare un medico. Le giornate passate nella sua cameretta si trasformarono in giornate passate sopra i libri e la sua musica piano piano passó dall’essere la sua passione principale ad un semplice sottofondo, per poi sparire quasi del tutto. 

Arrivó il trentesimo compleanno di Sachiko, che ormai aveva dimenticato quei suoni che le avevano tenuto compagnia per tanti anni. Ormai nemmeno ci pensava più alla musica! Ma tra i vari regali che scartó, ce ne fu uno che le cambió la vita.

(continua…)