That’s all right (mama o non mama)

Lo dico subito: il post di oggi non ha senso. Non parte da niente in particolare se non dalla constatazione che la sezione “Pillole di musica” era praticamente morta e non rianimabile nemmeno dal defibrillatore che ho scoperto essere presente all’università da una settimana (probabilmente è lì da mesi, dal che si arguisce (ma che termini uso oggi?) il mio straordinario spirito di osservazione che ovviamente mi sarà molto utile nella mia futura professione (cioè la barbona: dovrò osservare molto i passanti per capire chi tirerà dritto senza calcolarmi e chi invece mi tirerà un calcio sugli stinchi)).

Non posso di certo definirmi un’esperta di musica, nemmeno gli esperti di musica si definiscono esperti, ma detto da una che in seconda superiore voleva fuggire di casa per andare a vedere i Backstreet Boys a Sanremo, potete stare sicuri che è la verità. Che poi ci andrei anche oggi a vedere i Backstreet Boys (porca miseria, me li sono persi quando sono venuti l’anno scorso, non me lo potrò MAI perdonare) è un’altra storia, di cui preferirei non parlare e per la quale so che dovrei sotterrarmi e arrivare al centro della Terra.

Ecco, con questa premessa potete stare sicuri che tutto quello che scriverò riguardo “argomento musica” è sbagliato. Quindi prendete quello che scrivo, giratelo al contrario ed avrete la verità suprema. Una volta capito questo possiamo proseguire.
Con un video, che video non è perché è la canzone dove passano immagini.

E adesso ditemi che non l’avete mai sentita, così posso tranquillamente cancellarvi dagli amici su Facebook. Abbiamo una punizione ancora maggiore nel caso non l’aveste mai sentita neppure in questa versione. Ecco, se non la riconoscete nemmeno adesso vi siete aggiudicati un fine settimana con me dove vi illustro “Le 100 canzoni che si DEVONO conoscere”. Che poi io di queste 100 ne conosca solo 4 è un problema del tutto insignificante, ma passeremo un pomeriggio interessante all’insegna di Britney Spears, Backstreet Boys e Cristina D’Avena. I Take That no però, per favore. Che io a 13 anni ero alternativa e mentre tutti impazzivano con il gruppo per adolescenti del momento, io mi rinchiudevo a casa a scrivere nel mio diario segreto. Non so cosa. Probabilmente le stesse cose che scrivo nel blog adesso.

Ma mi sto perdendo, parlavamo della canzone, che si intitola That’s all right o That’s all right mama, non penso che cambi molto (eh bè, blatera mezzora su una canzone e non sa nemmeno il titolo esatto. Ci sta). Non ricordo se ho sentito prima la versione di Arthur o quella di Elvis (si, li chiamo per nome perché eravamo grandi amici, nei miei sogni) che comunque meritano tutte e due. Se proprio volete sapere come la penso (non credo, ma ve lo dico lo stesso) mi piace la musica della versione Arthuriana e la voce Elvisesca. Elvisesca come parola devo dire poi che mi piace parecchio, mi sembra la fusione di Elvis e Francesca, manco a farci apposta. La parte strumentale Arthuriana ha quel suono stridulo (una chitarra? L’avevo detto che di musica non ci capisco niente. Il massimo poi è quando dici a un bassista “Ho capito perché suoni il basso, perché pure se sbagli non si capisce, tanto chi lo sente il basso in un canzone” e lui ti guarda con accondiscendenza. Si, mi è successo una volta. E ovviamente non facevo la parte del bassista, io ero la scema che diceva cretinate), insomma, dicevo che c’è quel suono stridulo che mi piace di più, la versione di Elvis mi sembra troppo morbida. Però la voce Elvinesca mi è sempre piaciuta, quindi stellina per lui per la parte cantata!

Una curiosità su Arthur Crudup però la devo scrivere. Più che curiosità è una cosa che non ho ben capito nemmeno io. Non so voi, ma io ho la pessima abitudine di cercare le cose che non so su Wikipedia (Santa Wikipedia. Ripetiamo insieme: Santa Wikipedia) e, non felice di ammorbare tutti con aneddoti di cose che ci trovo scritte, guardo anche la versione inglese, dove c’è sempre il triplo della roba (cosa che trovo incomprensibile: devi tradurre? Traduci tutto, che fai, dopo un po’ ti stufi e lasci perdere?). Però ecco, com’è che nella versione inglese Arthur ha 3 figli e in quella italiana magicamente diventano 9? Moltiplicazione dei pani e dei pesci? Ho pure cercato in giro (si, oggi dopo la spesa non avevo proprio niente da fare) e mi confermano (altri siti, non i miei amici immaginari) che i figli erano 3. Quindi chi è il genio che alla lezione di inglese ha capito che i numeri erano: one, two, nine, four, five, six, seven, eight, three, ten?

Ps: ho intenzione di curarla di iù questa sezione, quindi preparatevi a leggere altre assurdità. Che poi questa di oggi era abbastanza seria, That’s All Right è davvero una canzone stupenda e che fa parte della storia della musica!

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Post musicale: Babymetal e assurdità

Per il mio primo post musicale non potevo scegliere meglio di questo, un gruppo giappico assurdo e senza senso. Si vede che mi ricorda me stessa.
Comunque, ho scoperto le Babymetal per caso, da un link di una ragazza su fb. Non vi racconterò notizie su di loro, tanto basta cercarle su Google e di sicuro vi verranno giù articoli di gente che sa scrivere molto meglio di me [non è che ci voglia molto, pure un bambino delle elementari è più bravo di te].
Ma ci tenevo a farvele ascoltare perché considero i miei lettori [Ma quanti lettori credi di avere? Sarà meglio dire “iL miO lettorE” e aggiungere “immaginario”], ok Adolfa, dicevo che considero il mio lettore come uno di famiglia, uno che potrei invitare a casa mia, offrirgli l’unico crostino caramandorloso avanzato e riservargli lo stesso trattamento che riservo alle persone che varcano la porta di casa. I poveri malcapitati di solito vengono assaliti da varie tipologie di gatti e soprattutto dai loro peli sparpagliati per casa, dopodiché vengono incatenati al divano, i loro occhi vengono tenuti aperti da nastro adesivo e stecchini e da qui inizia la tortura, che può essere diversa da caso a caso. Qualcuno viene sottoposto alla visione di ore consecutive di serie tv tipo Grey’s anatomy o Una mamma per amica, altri vengono ingozzati di cibo fino a che lo stomaco non gli esplode e servono i medici di Grey’s anatomy per rimettere insieme i pezzi, altri vengono messi a lavoro per fare migliaia di rotoli di sushi (e poi vengono costretti a guardare mentre me li mangio tutti io), altri sono costretti ad ascoltarmi mentre straparlo di qualsiasi cosa mi passi per la testa, altri invece subiscono la visione di milioni di foto dei miei gatti, tutte rigorosamente identiche ma con un piccolo particolare diverso di foto in foto, in stile “trova le differenze”.
I più fortunati si sorbiscono il sermone sulla musica [come se fossi un’esperta, parla al tuo lettore immaginario dei tuoi trascorsi come amante dei Backstreet Boys, o i tuoi famosi balletti sulle note di Ops I did it again]. Sempre simpatica come la sveglia il lunedi mattina, Adolfa…
Comunque, ottantalioni di righe di prefazione per arrivare a parlare delle Babymetal non è da tutti [Io non mi vanterei di questo…]
Dicevo, i fortunati a cui tocca il sermone sulla musica, negli ultimi giorni si sono sorbiti il video di queste 3 bambine giapponesi, che vorrebbero fare metal ma ovviamente non ci riescono. Per dirla tutta, queste tipe vorrebbero fare MUSICA ma non ci riescono. Come tutti i gruppi studiati a tavolino sono un insulto per la Musica con la M maiuscola, dato che sono gruppi fatti per far guadagnare e basta, non per passione. Ma vabbè, stiamo andando troppo sul filosofico e poi a dirla tutta io non mi faccio questi problemi (di solito), ascolto semplicemente quello che mi piace.
Torniamo al video e guardiamolo insieme. Parte: e già mette paura. Iniziano ad apparire conigli in stile Donnie Darko (uno dei film più assurdi della storia, secondo me). Già al minuto 0.15 si manifestano loro, le 3 bambine, che in teoria hanno 15-16 anni, ma ne dimostrano al massimo 9. E hanno quelle gambette da ragno che mettono paura. Il video continua e l’attenzione va alle gonne: da quand’è che “metal” fa rima con “gonne di tulle milaniste”? Verso il minuto 0.37 iniziano a notarsi tipi strani dietro le bambine: ma chi sono? Vestiti con tuniche bianche, con quei conigli Donniedarkosi e con dei capelli che andrebbero pure bene con lo stile metal, ma porca vacca, i metallari non li muovono così, quei capelli. Minuto 0.59: la cantante (perché mi pare che canta solo quella, le altre due non si capisce cosa fanno a parte zompettare qua e là alzando le loro zampe da ragno) sta seduta a guardarsi allo specchio. Bo. Io spero che la canzone c’entri qualcosa perché sennò non ha proprio senso. Purtroppo il mio giapponese non è agli alti livelli del mio tedesco, quindi ho capito una parola in tutta la canzone (rettifico, cavolo, ne ho capite ben 2! Cacchio, rettifico ancora, sono arrivata a ben 3 parole comprese!). E attenti che al minuto 1.09 appaiono i soliti conigli DD allo specchio! Doppio bo. Andando avanti continua la canzone con i balletti delle due piccoline che fanno gli stessi balletti che facevo io in quarto superiore sulle note di Britney Spears, fino ad arrivare al minuto 1.54, dove l’atmosfera si fa davvero dark. Del tipo che è ora di mandare a letto i bambini. Fino al minuto 2.25, dove tornano le bambine a saltellare pronunciando una parola incomprensibile, ripetutamente. Non so, secondo me stanno lì a urlare “dateci le nostre caramelline di Hello Kitty”. Verso il minuto 2.50 tra l’altro si mettono anche a giocare. Triplo bo.
Detto questo, purtroppo la canzone è orecchiabile, quindi è una settimana che ce l’ho in testa. Dhò!
Che dire, io ci andrei a vederle in concerto. Nello stesso modo in cui inizierei la dieta da lunedi.