Agnellini neri e ritardi (mentali, come sempre)

Non so come ci riesco ma sto diventando una maga del ritardo. E pensare che nella vita sono sempre puntuale. E no, non sto lì a guardare l’orologio sul cellulare pronta a saltare alla gola del povero malcapitato di turno che arriva con 3 minuti di ritardo. No. Che anche se sono una persona asociale io le conosco le regole della convivenza civile, quindi faccio finta di niente e alla frase “Oh scusa, sono in ritardo di 45 minuti” io sorrido e rispondo “Ma no, non fa niente, sono arrivata 5 minuti fa”. Ovviamente ero arrivata 55 minuti prima. La serata con il malcapitato di turno passa tranquillamente, poi arrivo a casa da Mr Geom, che si becca tutte le mie paranoie mentali (del resto mi ha scelta, quindi ormai mi tiene, la garanzia è scaduta ormai quasi 5 anni fa e non può più sostituirmi).

Ecco, sono come questa simpatica tipa qui di fianco, identica identica. E molto simpaticamente inizio ad inveire contro il signor PoveroMalcapitato con espressioni molto gentili che comprendono “lo accetterò al più presto”, “ho aspettato al freddo e al gelo per 2 ore e mezzo” (anche se erano 5 minuti in pieno agosto), “la gente non sa stare al mondo”, “la prossima volta gli regalo l’orologio del cappellaio matto, ma il burro, la marmellata, la senape, il succo di limone e la martellata glieli do tutti insieme in testa”. Proseguo in questo modo per circa mezzora, ritirando fuori episodi di vita vissuta che risalgono al cretacico superiore, di quando avevo “quell’appuntamento con T-Rex, ti ricordi, vero, ci eravamo dati appuntamento in quel ristorantino che avevano aperto da poco dove servivano carogne al sangue, e quel dinosauro dalle braccia corte è arrivato con bel 7 minuti di ritardo. Ma come ha osato?? Manco fosse un dinosauro estinto!” (come se ci fossero dinosauri non estinti).

Il punto é: come sono arrivata a cercare “T-Rex” su Wikipedia per sapere in che era geologica fosse vissuto? Non lo sapremo mai.

Sarà la polvere che ho avuto dentro casa questi giorni che mi dà alla testa (della serie: come trovare scuse per giustificare la propria idiozia, sono sempre molto creativa in questo tipo di arte). Ma torniamo a noi. Mi sono messa a scrivere il post con l’idea di parlarvi di un dolcetto che ho fatto nel periodo di Pasqua… ahhhh si, ora ricordo tutto. Volevo dire che sono in ritardo con i post! Ma davvero ho scritto una ventina di righe solo per esprimere il concetto del ritardo? Evidentemente si, sono irrecuperabile.

Dolce, Pasqua, agnellini. Sono tutti bianchi gli agnellini e allora io l’ho fatto nero. In realtà non posso nemmeno lasciarvi la ricetta, perché era un preparato che avevo comprato in quel magnifico paese che è l’Austria (ogni volta che ci ripenso sbatto la testa al muro e mi chiedo “Perché sei tornata in Italia, stupida di una frau Fra?”). Però l’idea è abbastanza semplice.

Si tratta di fare una qualsiasi torta al cioccolato e poi scavarla in modo da avere il posto per adagiarci delle banane tagliate a metà nel senso della lunghezza (quindi si devono anche lasciare dei bordi più alti). Poi si ricopre tutto con della panna (volendo si possono aggiungere dei pezzetti di cioccolata) facendo una cupoletta e si ricopre la cupoletta con le briciole del pezzo della torta al cioccolato che avete ovviamente tenuto da parte quando avete scavato il lettuccio per le banane. E via, è fatta. La faccia dell’agnellino l’ho fatta con del cioccolato (bianco, rosa e fondente) che ho sciolto e poi usato per disegnare sulla carta forno. Una volta indurito è pronto. Non vi sto tanto a spiegare perché è più semplice da fare che da dire, ma se potesse servire a qualcuno (ne dubito) non mi tirerò certo indietro e scriverò un post di ottomilamilioni di righe sulla preparazione della faccia-agnellinosa.

Ed ora, starei qui altre ore a sproloquiare su cose a caso, ma vi lascio con queste foto tratte dalla mia Pasqua (il panettone fa proprio Pasqua, sisi):

questa sono io che, con la mia forza sovraumana, non riesco a rompere un uovo di cioccolato…

Un’ultima immagine del dolce “Agnellino nero”

E per rovinarvi del tutto la giornata vi beccate anche una mia foto idiota. Adesso vado a cena che dopo mi aspetta del gelato gratis!

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