Giornata diapositiva e Pizdrubali

Non vi mancavano le mie giornate diapositive? Certo che no, ovviamente. Ma eccole tornate, anyway.

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Questo è stato un picnic primaverile. Che poi vabbé, non ero all’aperto, non ero in un prato, non avevo il cestino da picnic, non c’erano estranei seduti vicino a me. Insomma, questo è stato un non-picnic primaverile. Perché è vero che siamo a novembre, ma queste foto sono di maggio. E’ vero che il picnic di solito è fatto di cibi freddi e qui l’unica cosa fredda era la mega bowl di cocktail. E’ vero che avrei dovuto stendere una coperta sul prato e poi sedermici sopra e invece ho steso la tovaglia sul tavolo ikea. Ma. Non ho avuto tempo di aggiornare perché sono sempre in ritardo. Non mi piacciono le cose fredde e umide (e mi sembra di fare una citazione di Twilight (e quello che mi spaventa di più è che sono consapevole del fatto di star citando Twilight e questo significa che so delle battute a memoria e questo mi terrorizza non poco)) ma preferisco quelle calde. Non mi piace sedermi sull’erba perché (ricitando Twilight (oddio, fermatemi)) non mi piacciono le cose fredde e umide e ho paura che possa saltar fuori qualche animalaccio all’improvviso (intendo ragni, lucertole, formiche e altri animali spaventosi tipo questi).

Che ecco, come idea era pure carina, non fosse stato per quella bowl di (chiamiamolo) succo di frutta. Dalla foto non sembra esageratamente grossa e, a dire la verità, non sembrava enorme nemmeno nella realtà. Al che la mia alzata di genio: facciamo un bel cocktail con rum e qualcos’altro (notare come abbia scelto accuratamente l’alcolico e lasciato al caso l’analcolico, nella vita bisogna sempre dare delle priorità). Dentro ci sarà stata quasi una bottiglia di rum. E ce la siamo bevuta in 2.

Se avete lo sguardo del gatto nero che passeggia ALLEGRAMENTE dietro la bowl, posso dirvi che vi comprendo.

(di solito è lo sguardo che mi rivolgono le persone quando si rendono conto che conosco delle battute di Twilight a memoria)

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Ma andiamo avanti con cose più allegre (che sta storia di Twilight mi ha messo un pò di tristezza). Ecco un bell’arcobaleno. Dato che in Scozia possiamo dire che piove abbastanza spesso (non così spesso come mi aspettavo, ma quando piove, piove (oggi mi escono delle vere e proprie perle: prima una citazione di Twilight e adesso questo: quando piove, piove. Mi sa che dovevo fare la poetessa nella vita)) c’era da aspettarselo che spuntassero arcobaleni qua e là. Eccovene uno, anzi, se guardate bene ce ne sono due!

Giusto per dare qualche informazione (in)utile, TK Max è una catena di negozi che vende di tutto. Di tutto. Di quei negozi che quando ci entri devi per forza comprare qualcosa (ditemi che è così per tutti e non solo per me, vi prego).

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Questa è la classica foto della giornata diapositive che potevamo risparmiarci, ma era collegata a quella di prima. Si, insomma, a “quando piove, piove”. Eccomi in versione “completamente zuppa dopo aver camminato 5 secondi sotto la pioggia“. No davvero, dalla foto non si capisce, ma era come se fossi entrata in una piscina con scarpe e vestiti. Uguale.

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Avevo mai parlato della pizza di Dominos? Probabilmente si, ma mi piace ripetermi, soprattutto de devo dire qualche futilità (cioè sempre). Insomma, c’è questa catena che vende pizza, che poi ovviamente ogni volta che qualcuno la chiama davvero “pizza” un italiano nel mondo muore. La chiameremo pizdrubale. Dicevo, Dominos è una catena che vende pizdrubali e potete sceglierli anche con la crosta ripiena di wurstel o wurstel e senape. Questa è una rara foto di pizdrubale con crosta ripiena di wurstel e senape.

Che poi a me i pizdrubali piacciono, e parecchio. Quasi quasi rimando a domani la cena di oggi (un salutare pesce in padella) e mi prendo un bel pizdrubale direttamente a casa. Cosa molto allettante, tra l’altro oggi mi è proprio arrivato il volantino dei pizdrubali di Dominos…

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Questa è una cheesecake. No davvero. E’ una cheesecake. Al burro di arachidi e cioccolato. Vi dico solo che era buonissima, ma con quella fetta si potrebbe in pratica risolvere il problema della fame nel mondo. Con tutta la cheesecake potrebbe sopravvivere tutta la popolazione mondiale dopo un attacco nucleare per circa 10 anni.

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E giusto per andare avanti a parlare di cibo salutare (nel senso che la salute la saluti proprio) (battute tristi, lo so, ma mi sono svegliata troppo presto stamattina (tipo le 8) e il mio cervello è andato completamente in tilt).

Dicevo? Ah si, vedo una foto con paninozzi qui sopra, probabilmente parlavo di questo (rileggere le 3 righe sopra è troppo difficile). Questa foto è di un pranzo in uno dei miei posti preferiti di Edinburgo, The Boozy Cow (forse perché fanno panini buonissimi? Forse perché fanno milkshake buonissimi? O forse perché mi ricorda il mio primo staffparty-leggerissimamente-alcolico che ho avuto qui in Scozia?). A parte gli hamburger, la cosa che mi piace di più sono le patatine fritte. Ora, io non sono per niente un’amante del fritto e delle patatine fritte in generale, ma qui la concezione delle “patatine fritte” è un pò diversa. In pratica vi schiaffano una manciata di patatine e poi ve le ricoprono a vostro piacimento di: formaggio, chilli con carne, jalapenos. Queste della foto sono la versione light, cioè con solo formaggio. Quelle con tutto sopra avranno più o meno le calorie che servono a una persona normale per vivere dignitosamente per una settimana. Ma ne vale la pena.

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Qui tentavo di riprodurre la faccia del demonio del mio gattaccio nero.

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E giusto per chiudere in bellezza, eccovi delle foto di cibo che ovviamente non ho fatto io, ma che ho mangiato con molto gusto in un ristorantino francese che si chiama Café Marlayne (mi pare). Lunch menù dove potevi scegliere 3 portate a testa per la modica cifra di non mi ricordo assolutamente. Ma ricordo che ero uscita parecchio soddisfatta e avevo pure lasciato una bella mancia, quindi pollice in su per Café Marlayne (sempre che si chiami davvero così).

Alla faccia dell’italiana all’estero che mangia sempre italiano. Qui vi ho elogiato pizdrubali con croste farcite di wurstel, patatine fritte ricoperte da una colata di formaggio e un ristorante francese. In Italia non c’è niente che regga il confronto (disse la pazza sgranocchiando quintali di Gocciole che si fa portare apposta in quantità industriali da chiunque prenda un aereo Italia-Edimburgo).

 

 

Rotolo cioccococco e ritorni in gatto stile

Ritorno in grande stile per “il blog più abbandonato dalla proprietaria di tutti i tempi“.

Che poi, mica è vero che è un ritorno in grande stile. Era solo per attirare l’attenzione. La realtà è che torno proprio adesso da 20 minuti di prigionia: ero andata a vedere che fine avessero fatto i miei gattacci (ovviamente dormivano nel letto) quando, attirata con l’inganno del loro pelo morbidoso, mi sono detta “mi stendo un attimo vicino a loro”. Mi hanno circondata e usata come cuscino/materasso/letto/coperta. Ho dovuto far ricorso a tutta la mia forza di volontà per scrollarmeli di dosso.

Ecco, appunto, parlare di come riesci a farti rigirare anche da dei gatti è proprio un ritorno in grande stile.

Non ricordo l’ultima volta che ho aggiornato il blog, non ricordo di cosa ho parlato, in pratica ho un vuoto di memoria di mesi di vita. La ragione per cui ho latitato così tanto è semplicemente perché ho cambiato lavoro e mi ci è voluto un pò di tempo per ambientarmi e organizzarmi con i nuovi ritmi/orari.

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E visto che era da tanto che non postavo una ricetta, beccatevela qui: un bel rotolo cioccolatoso e coccoso. Senza dilungarmi oltre, che sono iniziati i mercatini di Natale da due giorni e ancora non sono riuscita ad andarci, quasi un sacrilegio per me. Vado a vestirmi da Babbo Natale per punizione.

Ah si, il rotolo cioccococco è buono.

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ROTOLO CIOCCOCOCCO

img_1189Ingredienti: 85 g di zucchero, 5 uova, 50 g di cacao. Per il ripieno: 300 ml di panna, 45 ml di whisky, 50 g di cocco in polvere, 30 g di zucchero.

img_1188In una ciotola, montare i tuorli con lo zucchero. Incorporare al tutto il cacao setacciato. Sbattere gli albumi in una ciotola fino a che non saranno compatti. Aggiungere un cucchiaio degli albumi nella mistura di cioccolato per renderla più soffice, poi incorporare il resto. Spalmare il composto in uno stampo di circa 30×20 ricoperto da carta forno e infornare a 180 per 20-25 minuti. Una volta cotto, ribaltare il dolce su un canovaccio da cucina e staccare delicatamente la carta forno. Aiutandosi con il canovaccio, arrotolare il pan di spagna e lasciarlo raffreddare.

Preparare il ripieno: montare la panna, poi aggiungere il whisky, il cocco e lo zucchero. Srotolare delicatamente il pan di spagna e ricoprirlo di ripieno, lasciando liberi un paio di centimetri. Arrotolare partendo dal lato corto. Lasciare in frigo per un paio d’ore in modo da far rassodare il ripieno e poi tagliare a fette.

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Mattinata diapositive

Giusto altre foto prese senza senso tra quelle che scatto (o meglio, che ho scattato mesi fa) con il cel.

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Qui ero in uno di quei negozi che vengono le cose a poco (ovviamente non ricordo il nome, data la vecchiarda età). Mostro con orgoglio una valigia che volevo comprare. Sono stata portata via dal negozio a forza, con le lacrime agli occhi, mentre urlavo “Datemi la mia valigia muccaaaa“. Senza valigia mucca. La vita è ingiusta.

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Qui sfoggio i miei occhiali da sole nuovi (3 mesi fa erano nuovi), con lo sfondo del mio negozio preferito in assoluto tra tutti i negozi del mondo: Primark. Gli occhiali da sole li ho messi tutti i giorni in cui c’è stato il sole nell’assolatissima Scozia: il giorno della foto e una domenica qualche settimana fa. In pratica potrei rivenderli come nuovi a prezzo pieno (2 sterline).

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Ed eccomi mentre mostro la mia ingordigia. Chi vuole solo un hamburger quando può rubarne un altro alla persona che è a tavola con te? Chi vuole una sola coca cola quando può avere quella del povero malcapitato che pensava di abbeverarsi dopo l’unica giornata di sole a Edimburgo? (che poi, che ci fai della coca cola se l’hamburger non lo mangi perché ti è stato sottratto con l’inganno?)

Le patatine erano già tutte mie, ne avevo promesse la metà al mio compagno di mangiata ma avevo mentito.

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Questa è per mostrare a cosa sono veramente serviti gli occhiali da sole: a far arrabbiare il gatto nero. A dargli fastidio. Che è esattamente quello che mi riesce meglio nella vita (posso cambiare lavoro e fare la infastidiatrice di gatti neri?)

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Parlavo di Primark prima (vero? non me lo sono sognata, giusto?). Ecco, si narra da antiche leggente che spendere più di 100 sterline in questo fantomatico negozio sia praticamente impossibile, a meno di non portarsi a casa tutto il reparto casalinghi compresi gli scaffali, la commessa alla cassa, la cassa e il buttafuori all’uscita. Bè, io ci sono riuscita, superando pure la cifra leggendaria.

Il gatto nero me lo hanno dato gratis (se superavi una certa soglia di pazzia era in regalo).

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Intermezzo per mostrare come passo le mie ore di libertà (in pratica, perdendo tempo, si)

Tanto per sottolineare il fatto che sto sempre a mangiare (non c’era bisogno di sottolinearlo, ma io lo sottolineo lo stesso). Questo è stato un pranzetto nel ristorante dove lavorava Mr Geom (che adesso che ci penso dovrei cambiargli nome perché non è più un geom ma è lanciato verso la carriera di chef). Zuppe di miso, sushi, brodi in cui affogare carne, verdure e altre cose non ben identificate ma buonissime. Tutta questa roba non è per una tavolta da 15 persone. Ce la siamo fatti fuori in 2.

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Ancora un’altra foto del gatto nero, che cerca di entrare in un cubicolo della mia libreria. Quando si dice che i gatti sono come i padroni, evidentemente non si dice una cavolata.

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Questo è uno degli acquisti di cui vado più fiera in assoluto. Ovviamente fatto da Primark (in che altro posto puoi trovare un copriqualcosa (come si chiama? piumino? piumone? bo, in Italia non lo usavo mai, quindi non so nemmeno come di chiama. Insomma un duvet cover) pieno di donuts?). Non ci sono parole per descrivere la sua bellezza e colorosità.

Unico effetto collaterale: ogni volta che passo per la camera mi viene fame.

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Eh vabbè, per finire vi mostro il primo libro in assoluto che sono riuscita a finire di leggere in inglese: la fabbrica di cioccolato. Sono ancora ferma a quota uno perché, invece di provare a leggere un altro libro per bambini, mi sono detta: perché non passo a uno per adolescenti? E via con Twilight. Ma evidentemente le letture per adolescenti inglesi sono ancora troppo complesse per me, per cui vado alla velocità di 2 pagine al giorno. Di questo passo lo finirò in 36 anni. Per non parlare del fatto che, poco dopo essere arrivata a Edimburgo, mi sono imbattuta nelle librerie di seconda mano locali, dove ti vendono (o meglio, dove ti tirano dietro) libri a 1 sterlina. Presa da un raptus vampiresco mi sono comprata TUTTI i libri della serie di Twilight. Ecco, penso che la loro lettura mi terrà compagnia fino alla veneranda età di 90 anni.

 

 

 

Tokyo Treat August (part 1)

Adoro il Giappone. O meglio, adoro quello che ha a che fare con il Giappone. Sono sempre alla ricerca di prodotti giapponesi e appena posso spendo tutti i miei soldi per comprare giapponeserie.

Poi un giorno mi appare su fb uno di quegli annunci sponsorizzati: Tokyo Treat. Tempo 5 minuti per capire cos’era e avevo già la carta di credito in mano per abbonarmi al servizio. In pratica ti mandano delle box ogni mese con dentro cose da mangiare giapponesi (c’è una cosa simile anche con cose non da mangiare, peluche e gadget vari). Si può scegliere tra 3 diverse misure di box, Small a 14.99$, Regular a 24.99$ o Premium a 34.99$. Ovviamente io ho fatto la Premium, perché con il cambio dollaro sterlina mi viene circa 26 pound (in euro viene 31, una cifra che non mi pare alta) da spendere ogni mese. Ah, tra l’altro non ci sono spese di spedizione, altro punto a favore.

Ecco il loro sito: Tokyo Treat

Insomma, la prima box mi è arrivata il mese scorso. Ho fatto il video e l’ho splittato in 2 perché era troppo lungo. Per il momento eccovi la prima parte!

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Giornata diapositive

E’ da così tanto tempo che non aggiorno il blog che, quando ho cliccato il pulsantino con la matita (quello per iniziare a scrivere idiozie e poi postarle), il computer si è come risvegliato dopo un lungo sonno farfugliando qualcosa come: “Si, ecco, come, cosa, chi è, siamo ancora nel 2016? Sono pronto, dammi qualche ora per capire cosa devo fare“.

Vorrei poter dire che non ho aggiornato perché agosto è un mese di vacanza e quindi sono andata in qualche bella città a fare shoppping. La triste verità è che ho lavorato sempre e la ancora più triste verità è che è solo un caso se riesco ad aggiornare oggi. Il tempo che sto usando per stare al computer infatti era destinato a passare l’aspirapolvere, così che io non venissi sommersa dai peli di gatto che ormai viaggiano in palle giganti per casa facendo trenini e festeggiando con trombette, coriandoli e stelle filanti. (S)fortuna vuole che io abbia comprato un nuovo aspirapolvere (rosa) che aspira millemila volte meglio di quello che avevo, quindi ho finito mezzora prima del previsto.

Quindi vi beccate una giornata diapositive.

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Iniziamo con un bel gelato. Che si, chiamare gelato certe schifezze che si trovano qui è da denuncia, e lo dice una che non fa certo la schizzinosa (penso di aver detto più volte di amare la pizza di Dominos, affermazione per la quale ogni italiano in terra UKosa vorrebbe ripristinare l’uso della ghigliottina e provarla su di me). Questo è di una catena che fa prevalentemente milkshake, con tutto. Nel senso, CON TUTTO. C’è pure il milk shake alla coca cola, per intenderci (no, non l’ho provato ma rimedierò al più presto (tipo domani)). E poi fanno le granite, altri milkshake buonissimissimi e i gelati, dove sopra ti ci mettono tutto. Questo aveva i marsh mallow e delle palline di cioccolato che si chiamano Maltesers (ci sono in Italia? la mia memoria da vecchiarda mi rende impossibile ricordare) (cosa stavo dicendo? ah si, il gelato, con TUTTO sopra, è buonissimo)

Queste foto erano solo per avere una prova che a aprile nevicava. Vedete quel gigante fiocco di neve nella manica della mia giacca? Sembra piccolo, ma contate che il mio braccio ha un diametro di 1 metro, quel fiocco di neve in realtà è grosso 5 centimetri.

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Questa non so proprio perché l’ho messa. Per farvi vedere il sedere di un pollo dentro una busta di plastica? Per farvi vedere che anche in Scozia mangio Pollo al forno alla Mediterranea? Domande che non troveranno mai una risposta.

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Questa invece è una foto fatta a lavoro. Dopo mesi che portavo dolci ogni domenica, hanno avuto la bella idea di fare una specie di Bake Off Yo Sushi: in pratica abbiamo portato dolci da papparci finito di lavorare. Pensando che a oggi, metà del team di allora se n’è andato, mi viene un pochino di nostalgia, quindi passerei avanti.

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Questa è stata una bella merendina. Chi mi conosce, sa quanto mi piaccia cucinare partendo da zero (nel senso, certo che non vado a macinare il grano per farmi la farina da sola e non vado a spremere le olive per avere l’olio, ma se mi serve il caramello è difficile che lo compro già fatto) e allo stesso tempo quanto adoro le cose già pronte. Chiamatemi la regina degli estremi, perché in realtà è quello che sono. Insomma, al supermercato c’era questa confezione con le cosine per fare una specie di involtino ripieno. In pratica: piadina, piccoli salsicciotti di formaggio (molto popolari qui), piccole fette di prosciutto cotto e una bustina con del ketchup. Come potete vedere dallo sfondo, non sono nemmeno riuscita ad aspettare di arrivare a casa, appena montata in macchina ho dovuto fare l’involtino. E non era nemmeno malaccio! La prossima volta però devo resistere fino a casa, così posso scaldarlo e avere il formaggio filante.

Queste foto ritraggono una confezione di mochi e una confezione di gatti, intenti a capire che cosa fossero quelle palle verdine. Notare lo sguardo allucinato del gatto nero nell’ultima foto.

Altre foto inutili, solo per farvi vedere una colazione e una merenda. Ma ricordo ancora quello splendido kitkat al tè verde, comprato allo shop dell’Harvey Nichols per qualcosa come tipo 8 £ (era una confezione con circa 8 kitkat piccolini, quindi direi prezzo leggermente esagerato, ma vabbè, li valevano tutti). Insomma, kit kat al matcha, buonissimo.

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Questo è uno dei miei pranzi/cene preferiti. Ramen con aggiunta di linguine, con aggiunta di gyoza, con aggiunta di quella specie di quadratini di tofu e pesce. Tra le varie (innumerevoli) cose che adoro della Scozia, è la possibilità di trovare cibi di ogni genere, sia nei ristoranti che nei vari negozietti in giro per la città. Vi ho mai parlato dei negozietti polacchi? Non ricordo, ma devo farlo al più presto.

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Non che mangi sempre cose del tutto strane, ecco. E questa è la prova. Una specie di scrambled eggs con il guanciale che mi ero portata dall’Italia. Possiamo chiamarla una carbonara senza pasta? Una carbonara rivisitata? Posso chiamarla come mi pare, tanto qui pensano che la carbonara sia una specie di salsa giallo pallido fatta con panna e bacon. Fa quasi inorridire pure me (ma non l’ho ancora provata, quindi non posso esprimermi).

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E concludiamo con una bella foto di un gatto con la testa strana. Di solito non è così, non so cosa aveva qual giorno, ma ha uno sguardo che sembra dire: “Cosa vuoi? Vuoi che ti uccido? Vattene“.

Ecco, poi venitemi a dire che i gatti non sono intelligenti.

Fra cooks Jamie e procioni

L’inverno prosegue indisturbato qui nella fredda e piovosa Scozia.

A dire la verità oggi c’è il sole, ma volevo aprire il post con una nota di malinconia, non so nemmeno io perché.

Vabbè, ormai il post è aperto, la cavolata del giorno è stata detta, posso passare velocemente all’illustrazione di due nuove idee ricettose Jamieose, anche perché ho esattamente 30 minuti per scrivere qualche altra cavolata, postare tutto, cambiarmi e uscire per andare a fare una supermegacolazione a base di french toast. Che poi con la fortuna che ho, sicuro nel posto dove devo andare si sarà abbattuta una qualche calamità naturale del tipo 30 procioni affamati che hanno divorato tutti i french toast, o tornado di nome Eolo che hanno distrutto tutti i french toast o una mandria di francesi è sbarcata a Edimburgo e si sono fatti fuori tutti i french toast (perché ovvio, si sa che lo straniero all’estero è un animale intelligente: mangia cose che potrebbe trovare nella sua patria, ma a un prezzo 3 volte superiore e a una qualità 3 volte inferiore (tipo l’italiano con la pizza)).

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E la prima idea ricettosa di oggi è un White fish risotto with fennel and chilli. Questo è l’ultimo della serie: risotti normalissimi con il pesce, dove basta aggiungere finocchio al soffritto iniziale e far sciogliere qualche acciuga per dare più sapore pescioso. Gli altri due potete trovarli qui: uno con lobster (pizzicottina!!), crab and prawns, e uno con mussels and clams. Sempre belle idee per fare un risotto di pesce un pò diverso (se come me all’idea di risotto di pesce vi viene in mente la versione rossa con un pò di pesce buttato giù a casaccio), ma niente si superparticolarissimo.

Ovviamente non ricordo assolutamente che tipo di white fish io avessi usato decenni fa, quando ho fatto questo risotto, ma non importa, potete usare quello che vi pare. Potete anche fare una versione al procione, così, giusto per vendicare il fatto che hanno mangiato tutti i miei french toast.

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E bene, mi sono rimasti 17 minuti per fare tutto quello che avevo detto prima e non ho la più pallida idea di quale sia la ricetta rappresentata in questa foto. Vado a cercare nella mia sacra bibbia Jamieosa.

Ok, si chiama Black-eyed beans with spinach and balsamic vinegar. Per fortuna il titolo dice tutto, dato che è di una semplicità assurda: cuocete i fagioli. In una padella buttate gli spinaci con olio e altre cose a piacere (non so, aglio? Pepe? Quello che volete, tipo i procioni) e anche i fagioli. Fate cuocere finché gli spinaci si appassiscono (ma non è triste? Poveri spinaci, perché devono appassire?) e una volta tirati via dalla pentola aggiungete l’aceto balsamico.

Non so, potrebbe essere un simpatico contorno o un triste piatto unico. No dai, anche come piatto unico diciamo che potrebbe essere abbastanza felice, magari in periodo dietetico.

E basta, è ora di andare. Perchè mi sono scordata che mi ci vuole di più per arrivare a mangiare i miei (forse) french toast. Ho Pokemon da catturare.

(tra l’altro, perché in tutto il tempo in cui ho aggiornato il blog non me ne è apparso nemmeno uno? Dove sono i miei Pokemon?)

Giornata diapositive: posti sconosciuti

Ecco (che mi pare appropriato iniziare un post con “ecco”), se l’altra volta avevo almeno una vaga idea di dov’ero finita mentre vagavo facendo foto come una pazza turista, stavolta non ne ho la più pallida idea.

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C’è un fiume, quindi probabilmente potrei risalire a dov’ero semplicemente prendendo una piantina di Edimburgo, in circa 2 secondi, dato che non penso che questa zona pulluli di fiumi (mi piace “pullulare“, penso che diventerà la mia parola della giornata (contenti di non aver a che fare con me a tutte le ore del giorno, vero?)) (chissà come si dice “pullulare in inglese… cerchiamo (perché ovviamente 2 secondi per aprire una mappa e vedere dove c’è l’unico fiume edimburghiano non ce li avevo, invece 2 minuti per cercare “pullulare in inglese si (e soprattutto 5 minuti per puntualizzare questa cosa ce li avevo…))): proliferate, crawl, abound. No, fa schifo. Nuovo verbo inglese: to pullulate. Dite che me lo accettano alla Oat Bran Academy?)

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Proseguendo lungo il bordo del fiume (ma si chiama “bordo”? Non penso), eccomi mentre cerco di fare foto artistiche. Non riuscendoci, ovviamente.

Che poi non sapete che tragedia è per me scrivere con la tastiera del computer oggi. Mi sono tagliata un’unghia a lavoro e ho un cerotto di Hello Kitty (mi pare giusto). Dato che sono incapace in tutto nella vita (tranne a lavorare da Yo Sushi, a quanto mi dicono, ma potrebbero mentire. Anzi, mentono sicuramente), non riesco nemmeno a mettermi un cerotto decentemente, quindi ho questo coso che mi sporge circa 2 cm dall’unghia vera. Potete immaginare che meraviglia pigiare su dei tasti con una specie di unghia finta cerottosa lunga 2 cm più del normale. In pratica devo cancellare e tornare indietro a riscrivere meglio circa 2 volte su 3.

Vi faccio vedere, le prossime righe le lascio come vengono.

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E qui possiamo vedfere un brel gabbaiano. Forse non sapete cdhe eEdimburgo pullula (evviva “puillula”) di gabbiani. Ma non quelli a cui siamo abituati in Italida, che cmq non ti vengono a rompere più di tenato… Ok, basta, non si capisce niente. Che è “Vedfere”?? O “puillula”? O soprattutto “tenato”??

Dicevo, gabbiani. Quelli che c’erano a Ancona se ne stavano là, vicino al mare. Quelli edimburghesi no. Loro sono cattivi. Vengono in città a fare le spese, i signorini. Te li vedi sfrecciare a mille all’ora sopra la tua testa, con fish and chips nel becco. E devi stare attento a non farti prendere, altrimenti si girano e ti insultano pure.

Ci sono leggende sui gabbiani. Gente che mangiava panini seduta su una panchina e, a quanto pare, il gabiano malefico si è avvicinato, ha rubato il panino e fatto una pernacchia.

O gente che ha gatti che stanno sul davanzale della finestra e ha visto gabbiani cercare di mangiare il gatto. Questo è capitato a me. Il gattaccio nero guardava la strada, un gabbiano è sfrecciato davanti alla finestra e il nerone ha fatto un salto che non vi dico. Per fortuna l’ha fatto nella direzione giusta (cioè verso casa e non verso la strada), altrimenti asrebbe finito direttamente nella bocca del gabbiano che, ovviamente, non aspettava altro.

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E vabbé, dovevo mostrarmi anche stavolta. Ma voi concentratevi sul fiume nello sfondo e su quella cosa strana (per la Scozia) che si chiama “sole”.

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Altre foto a paesaggi che non ritroverò più (ahhh, se solo aprissi google maps).

Ed eccomi come sempre in tutto il mio splendore mentre mi metto in posa vicino ad arpioni e a cannoni. Non so perché. Davvero, non lo so.

 

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E concludiamo con l’ennesima foto fiumosa.

Devo dire che non erano venute nemmeno così male queste foto, merito di una giornata particolarmente primaverile (rarità). Poi certo, si girava ancora con la giacca invernale, ma almeno c’erano dei raggi di sole.

Che poi a dirla tutta, la giacca invernale l’ho messa fino all’altro ieri (e non per modo di dire). Poi ieri di botto, l’estate. Ahhh, l’estate scozzese. Dicono che duri ancora per tutto oggi. Domani dovrebbe tornare l’inverno.