Giornata diapositive (si, un’altra)

Ed ecco che tanto per cambiare mi ritrovo a scrivere un altro post con foto.

Una volta questo era un blog di cucina e ricette, adesso blatero solo su cavolate.

(lo dico come se invece prima parlassi di cose serie)

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Tempo fa ho comprato uno di quei giornali per ragazzine. Il nostro Cioè, in pratica. Non mi vergogno per niente ad ammettere che li compro spesso questi giornali cretini, per due motivi: 1. danno sempre dei regalini, 2. sono una fonte insauribile di risate. Prendete questa pagina, per esempio.

I problemi delle adolescenti.

Tu e la tua migliore amica avete lo stesso lato migliore? E adesso? Come fate a farvi i selfie insieme? Nessuno mette un mi piace sulla tua foto di instagram? Il modo sta per finire, ti conviene rinchiuderti in casa. Il ragazzo che ti piace si taglia i capelli? corri a gettarti da un ponte, perché probabilmente la tua vita sentimentale si è appena conclusa per il resto della tua vita.

Ribadisco, i problemi delle adolescenti.

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I miei di problemi invece sono di gran lunga più problematici. Uno per esempio è stato: riuscirò a trovare il gadget di Nessie più bello in tutta la Scozia?

Fortunatamente dopo qualche mese la mia domanda ha avuto risposta: si.

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Questa foto è la testimonianza delle varie prelibatezze che si possono trovare in questo magnifico paese: ciambelle agli Oreo.

Devo dirvi quanto sono buone? Devo dirvelo davvero?

Sono meravigliose.

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E la cosa bella è che qui trovo anche queste cosine giappiche che in Italia faticavo parecchio a trovare. Sarà che Ancona è sfornita di giapposicherie, sarà che non sono capace io di trovarle, fatto sta che qui nella gloriosa Edimburgo mi si è aperto un mondo. Queste sono delle caramelle giapponesi, si possono trovare in tanti gusti。Vi lascio pure il sito, così potete pure guardarvi l’immagine dei giapponesini che pubbliciazzano queste hi chew! (a me piace il secondo in basso da sinistra, sembra che abbia una parrucca)

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Questa doveva essere una foto alla sedia. La sedia che orgogliosamente avevo comprato il giorno dopo aver firmato il contratto per la casa. Ero andata all’ikea per comprare un piumone nuovo e lei (la sedia) era lì, bella, comoda, colorata e costava pure poco. Mi sono detta: “La compro. Starò sempre lì sopra, diventerà la mia seconda pelle, non mi alzerò mai più da lì”. Poi l’ho portata a casa e i gatti l’hanno vista.

Fine della storia.

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L’intermezzo senza senso ormai è immancabile.

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In questa foto non c’è da notare la faccia della pazza nella parte alta. C’è da notare i denti da vampiro del gatto nero nella parte bassa.

Poi mi chiedo perché mi trovo segni strani nelle braccia e nelle gambe, quando mi sveglio alla mattina.

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E questa è una foto risalente a quando lavoravo ancora da Yo Sushi (in pratica significa che sono un pò indietro con gli aggiornamenti, dato che ho cambiato lavoro da quasi 3 mesi). Insomma, c’è stato il periodo del “proviamo a friggere tutto quello che ci capita sotto tiro“. E dopo aver fritto un mochi al cioccolato (buonissimo”, un dorayaki e svariati roll, abbiamo provato a friggere questo, con il salmone e il cream cheese. Ci è voluto un pò ad azzeccare la cottura giusta ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Era buonissimo!

Ahhh, mi manca Yo (lo dico quasi in ogni post…)

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E giusto parlando di sushi… a un certo punto da Yo abbiamo cambiato menù e sono arrivati questi dynamite roll. I preferiti di tutti. Io ne avrei mangiati a quintalate.

ne avrei“, come se poi non l’avessi fatto davvero.

Ho cercato di resistere un pò, poi un giorno ho comprato riso e salmone e via. Me ne sono fatta 10, per cena.picmonkey-collage1

Ma giusto per rassicurare la genitrice, che ha paura che qui mi riempio solo di schifezze (che poi il sushi è più salutare di tante altre cose, ma vabbé).

Mangio anche italiano. Che pare come parlare con la nonna: se ti fai un piatto di ramen pare che ti sei mangiato un piatto di vermi, se invece ti fai fuori 4 scacchi di lasagne, un paio di cosce di pollo e mezza crostata con la marmellata, allora si che hai fatto un pasto adeguato.

Verdure arrosto, spianata, polpettone e tiramisù.

E Brioschi.

Giornata diapositive varie e inutili

Ormai questo blog sta diventan do un blog di foto e deliri, ma conoscendo chi lo scrive non c’è da stupirsi.

(nuove ricette arriveranno presto, e ho in mente di tornare anche a fare video. Purtroppo per i pochi eletti che li guardano, si)

Oggi sono un pò di fretta, primo perché devo fare l’albero di Natale e mettere decorazioni varie per casa, secondo e più importante, perché ho un gatto che mi impedisce di scrivere, quindi mi limiterò allo stretto indispensabile (potete ringraziarlo nei commenti).

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Iniziamo con la prima foto del tutto inutile, che mi ritrae mentre mostro trionfante la macchina fotografica sottratta con l’inganno al genitore. In realtà mi è stata regalata così che il genitore potesse comprarsi una macchina fotografica più nuova, più costosa e più migliore senza sentirsi troppo in colpa. Ma il succo è che ho finalmente ottenuto quello che volevo (amo questa macchina fotografica).

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Questa foto è un rimasuglio delle foto del viaggio a Londra. Penso di aver comprato questi dorayaki nel negozio giappico che stava in stazione (devo tornarci assolutamente, era fantastico). I dorayaki sono praticamente dei pancake ripieni, in questa foto potete ammirarne uno ripieno al matcha (tè giappico) e uno ripieno agli azuki (fagioli, che detto così fa tanto schifo, ma sono una delle cose più buone sulla faccia della terra).

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Questa è una foto fatta al computer mentre guardavo un film, precisamente Il gabinetto del dottor Caligari. E’ un film vecchio, vecchissimo, di quelli muti. Ma bello. Bello. Sia la storia, con il colpo di scena finale, che soprattutto le ambientazioni, in stile espressionista e mezzo onirico. Una specie di Tim Burton degli anni 20. Insomma, merita di essere visto.

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Questa è la foto del parco giochi dei miei gatti. Erano arrivati dei pacchi dall’Italia. I gatti ci hanno aiutati ad aprirli.

Ok, loro volevano aprirli per stendersi sopra e spargere il loro pelo in tutti i vestiti, ma comunque sono stati di aiuto.

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Foto inutili di colazioni scozzesi: porridge e yogurt.

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E poi vabbé, vai al supermercato e ti trovi il cornetto al peanut butter. Che fai, lo lasci lì?

(il gatto si sta alterando, dice che ticchetto troppo. Devo sbrigarmi a finire o stanotte mi uccide mentre dormo)

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Mi capita di parlare sempre di cose da mangiare e mai di cose da bere (vabbé, a parte la birra). Il fatto è che i cocktail qua non vanno granché e solitamente non sono all’altezza di quello che ero abituata in Italia. Dopotutto, in Scozia bevono roba semplice: birra, whiskey, vino, Irn Bru e birra. Birra l’ho detto?

Però, però. Però ti capita di imbatterti in qualche localino carino dove i cocktail li fanno e pure buoni. E pure belli. Questo per esempio era un qualcosa che non ricordo. Ma c’era il lichi (che non si scrive così sicuro, adesso cerco il nome giusto. Ok, ne ha mille. In inglese è lychee) e sopra una fetta di frutto della passione. Non è stupendo?

(era pure buono)

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Giusto per ricordarci che siamo sempre in Scozia non potevo non mettere una birra. Questa l’ho trovata al supermercato. Bread beer. Sapeva di banana. In effetti si chiama Banana Bread Beer, ma davvero non capisco cosa c’entri il pane. Sapeva di banana.

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Questa è una foto fatta quando ancora lavoravo da Yo Sushi. Edamame-inari-salad-kaiso-tomato-man, lo chiameremo. Ricordo che alla fine lo avevo ucciso. Pugnalandolo al petto e facendogli uscire un raspberry-sauce-blood.

Ah, mi manca Yo Sushi.

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E per finire una foto per far vedere che il mare c’è anche qui, nella nordica Edimburgo. Sciarpe e giacche a giugno, per carità, ma abbiamo sabbia e acqua salata.

E amici. Che senza di loro stare all’estero sarebbe molto più difficile.

(il gatto mi ha ufficialmente minacciata: o mi fai da cuscino, quindi resti immobile per le prossime 10 ore mentre io riposo le mie stanche membra, o stanotte ti trovo la carotide e ti cin infilzo un’unghia. Alla prossima)

Giornata diapoditive a Londra

Quando vivi a Edimburgo, dove vai in vacanza? Ma a Londra, ovviamente. Che poi è meglio non dirlo agli scozzesi. che ti piace Londra. Che per la mia esperienza, la risposta è: “London? They can suck my cock!”. Insomma, esplicativo come commento.

Dopo aver vissuto un anno a Edimburgo posso dire che non la scambierei mai con Londra, per viverci. Ma una vacanzina una volta ogni tanto nella capitale è d’obbligo.

Ma che c’è a Londra di così bello da vedere? Io non sono una turista normale, nel senso che solitamente la gente va a vedere musei e/o altre attrazioni. Io vado a vedere i supermercati.

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Eccovi qui sopra una rassegna di foto inutili. Piccadilly, il negozio delle M&Ms, la porta di un Sainsbury e una strada che si chiama Sicilian Avenue.

Come dicevo, foto inutili.

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E continuiamo con l’inutilità: laghetto di Hyde Park, case senza senso, viuzza sconosciuta, Buckingham Palace, strada con bandiere inglesi e il top dell’inutilità, io davanti a una vetrina di salumi.

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Che poi è inutile girarci intorno, chi viene in UK ci viene solo per vedere gli scoiattoli. Non so che nesso strano c’è tra gli UK e gli scoiattoli, forse i prati sono fatti di nocciole (gli scoiattoli mangiano nocciole? Non lo so, ho tirato a indovinare), ma ce ne sono un’enormità.

E volpi. Che girano per strada.

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Al contrario, il popolatore di tutte le piazze italiane per eccellenza, quello che tutti odiano, quello che tutti vorrebbero usare un lanciafiamme per ripulire le città italiche, il piccione, qui è praticamente un animale raro.

Sono riuscita ad immortalarne uno prima che venisse divorato da una mandria di scoiattoli.

E volpi.

 

 

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Passando a cose serie, questo è il motivo vero per cui sono andata a Londra. Il Japan Centre. Un negozio giapponese (come dice il nome).

Una meraviglia. Sushi e altre prelibatezze giappiche di ogni genere. Giornali, ceramiche, cibo, salse, caramelle, dolcetti, gadget. Sono stata a Londra 2 giorni e penso di aver passato almeno 3-4 ore dentro a questo negozio. Che non è così grande, solo che mi sono fermata letteralmente ogni passo, guardando estasiata gli scaffali e salutando con la manina i miei poveri soldini guadagnati con tanto sudore (ma ecco, visto che le mie buste paga le pagava il signor Yo Sushi, immagino che ci sia un certo karma in tutto questo. Vuoi o non vuoi torna sempre tutto in Giappone).

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Questa è China Town. Mi sono innamorata di China Town. Negozietti cinesi con una varietà di cose da comprare che la mia carta di credito iniziava a piangere ogni volta che passavo davanti a una vetrina. Bancarelle per strada con frutti e verdure mai visti. Ristoranti con anatre appese che se solo le guardavi potevi sentirle mentre ti invitavano a entrare e a mangiarle.

Decisamente è stata la zona che ho preferito di tutta Londra.

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Presa dalla frenesia dello shopping non potevo farmi mancare Harrods. Ho comprato qualcosa solo perché volevo la busta, devo ammetterlo. Perché in generale odio pagare di più solo per un marchio (disse mentre rispondeva al telefono parlando nel suo iPhone).

Insomma, ho comprato un tè. Da 20 sterline.

(per avere la busta con scirtto Harrods, gratis)

(non fa una piega)

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La pazzia alla fine si è impossessata di me. Ho detto “Inizia a piovere, faccio il biglietto della metropolitana per tornare in albergo”. Pago nonmiricordoquanto poi mi dico “Ma perché pagare solo una corsa quando posso fare il biglietto giornaliero (alle 4 di pomeriggio) e girare per Londra?”. Così ho fatto un biglietto singolo e dopo 10 secondi ne ho fatto un altro, giornaliero.

Al che penso “E adesso? Dove vado?”. Ho preso una mappa, ho iniziato a leggere i nomi delle fermate e sono andata a casaccio. Eh che, non vuoi andare a vedere il ponte con la torre? Non vuoi andare a vedere il negozio di Harry Potter? Noi vuoi scendere a Elephant and Castle solo perché ti piace il nome?

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Alla fine in questa vacanza ho mangiato. Tutta roba estremamente british, si capisce dalle foto. Che se ero andata a fare un viaggio in Giappone/Cina probabile che avrei mangiato fish and chips, ma ero a Londra. Quindi via di ramen e pollo al curry.

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E poi si torna a casa. Leggendo Twilight e mangiando un onigiri al salmone.

Con gli occhiali da sole, perché in UK servono.

Giornata diapositive alla scoperta di Lochness

Mesi e mesi fa, i miei genitori sono venuti a trovarmi. Sono andati in giro per Edimburgo, alla scoperta delle meraviglie che questa città ha da offrire (meraviglie che personalmente non conosco perchè non l’ho mai visitata da turista, quindi i miei genitori ne sapevano più di me).

E poi sono venuti fuori con questa idea pazza di prendere la macchina e andare a vedere il lago di Lochness. Non che io non sia affascianata da Nessie (che ESISTE, capito? Come Babbo Natale, il Coniglio Pasquale, il Conte Dracula, Topolino e Paparino) ma ecco, farci tutta la Scozia in un giorno mi sembrava una faticaccia. Ma tanto mica dovevo guidare io. Quindi siamo partiti.

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Questa è la foto che ritrae la nostra partenza: peluche di Scrat in primo piano (perché è più importante) e il Forth Road Bridge sullo sfondo (perché ovviamente è meno importante dello scoiattolo dell’Era Glaciale).

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La prima tappa è stata Inverness, una città nel nord nord nord della Scozia. Che poi, ogni volta che penso a Inverness mi viene in mente Inverno e Neve, cosa del tutto fuori luogo dato che l’unica volta che ci sono stata era quasi estate e splendeva il sole (che poi facessero 5 gradi questo è un altro discorso).

Anyway, a parte un centro commerciale di discrete dimensioni e il fiume, non è che ci fosse molto da vedere. E poi eravamo in ritardo per Nessie!

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Ci siamo rimessi in viaggio costeggiando tutto il lago. TUTTO. Ovviamente la strada pullula di negozietti che usano il povero Nessie per fare dei bei soldoni (inutile precisare che io ho contribuito comprando peluche e cartoline, del resto qualcuno dovrà pur finanziare il cibo di questo bel mostriciattolo).

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Ed eccovi altre immagini della casa di Nessie. Probabilmente quel giorno era andato a far visita a degli amici, o aveva troppo freddo per venire in superficie. Fatto sta che ho cercato di intravederlo per ore, ma questo mascalzone non si è fatto vedere. Sono molto disappointed.

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A parte il lago, devo dire che il tipico paesaggio scozzese non mi entusiasma per niente. Voglio dire, chilometri di nulla più assoluto, pecore e campi. E dopo un pò non c’erano più nemmeno le pecore. Solo campi e nulla. NULLA.

Cioè, non prendeva internet.

Sono stata nel panico per ore.

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Possiamo concludere con una foto dei miei genitori che fanno foto a qualcosa.

Del resto, fare le foto è inquadrare qualcosa di importante e scattare.

Giornata diapositiva e Pizdrubali

Non vi mancavano le mie giornate diapositive? Certo che no, ovviamente. Ma eccole tornate, anyway.

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Questo è stato un picnic primaverile. Che poi vabbé, non ero all’aperto, non ero in un prato, non avevo il cestino da picnic, non c’erano estranei seduti vicino a me. Insomma, questo è stato un non-picnic primaverile. Perché è vero che siamo a novembre, ma queste foto sono di maggio. E’ vero che il picnic di solito è fatto di cibi freddi e qui l’unica cosa fredda era la mega bowl di cocktail. E’ vero che avrei dovuto stendere una coperta sul prato e poi sedermici sopra e invece ho steso la tovaglia sul tavolo ikea. Ma. Non ho avuto tempo di aggiornare perché sono sempre in ritardo. Non mi piacciono le cose fredde e umide (e mi sembra di fare una citazione di Twilight (e quello che mi spaventa di più è che sono consapevole del fatto di star citando Twilight e questo significa che so delle battute a memoria e questo mi terrorizza non poco)) ma preferisco quelle calde. Non mi piace sedermi sull’erba perché (ricitando Twilight (oddio, fermatemi)) non mi piacciono le cose fredde e umide e ho paura che possa saltar fuori qualche animalaccio all’improvviso (intendo ragni, lucertole, formiche e altri animali spaventosi tipo questi).

Che ecco, come idea era pure carina, non fosse stato per quella bowl di (chiamiamolo) succo di frutta. Dalla foto non sembra esageratamente grossa e, a dire la verità, non sembrava enorme nemmeno nella realtà. Al che la mia alzata di genio: facciamo un bel cocktail con rum e qualcos’altro (notare come abbia scelto accuratamente l’alcolico e lasciato al caso l’analcolico, nella vita bisogna sempre dare delle priorità). Dentro ci sarà stata quasi una bottiglia di rum. E ce la siamo bevuta in 2.

Se avete lo sguardo del gatto nero che passeggia ALLEGRAMENTE dietro la bowl, posso dirvi che vi comprendo.

(di solito è lo sguardo che mi rivolgono le persone quando si rendono conto che conosco delle battute di Twilight a memoria)

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Ma andiamo avanti con cose più allegre (che sta storia di Twilight mi ha messo un pò di tristezza). Ecco un bell’arcobaleno. Dato che in Scozia possiamo dire che piove abbastanza spesso (non così spesso come mi aspettavo, ma quando piove, piove (oggi mi escono delle vere e proprie perle: prima una citazione di Twilight e adesso questo: quando piove, piove. Mi sa che dovevo fare la poetessa nella vita)) c’era da aspettarselo che spuntassero arcobaleni qua e là. Eccovene uno, anzi, se guardate bene ce ne sono due!

Giusto per dare qualche informazione (in)utile, TK Max è una catena di negozi che vende di tutto. Di tutto. Di quei negozi che quando ci entri devi per forza comprare qualcosa (ditemi che è così per tutti e non solo per me, vi prego).

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Questa è la classica foto della giornata diapositive che potevamo risparmiarci, ma era collegata a quella di prima. Si, insomma, a “quando piove, piove”. Eccomi in versione “completamente zuppa dopo aver camminato 5 secondi sotto la pioggia“. No davvero, dalla foto non si capisce, ma era come se fossi entrata in una piscina con scarpe e vestiti. Uguale.

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Avevo mai parlato della pizza di Dominos? Probabilmente si, ma mi piace ripetermi, soprattutto de devo dire qualche futilità (cioè sempre). Insomma, c’è questa catena che vende pizza, che poi ovviamente ogni volta che qualcuno la chiama davvero “pizza” un italiano nel mondo muore. La chiameremo pizdrubale. Dicevo, Dominos è una catena che vende pizdrubali e potete sceglierli anche con la crosta ripiena di wurstel o wurstel e senape. Questa è una rara foto di pizdrubale con crosta ripiena di wurstel e senape.

Che poi a me i pizdrubali piacciono, e parecchio. Quasi quasi rimando a domani la cena di oggi (un salutare pesce in padella) e mi prendo un bel pizdrubale direttamente a casa. Cosa molto allettante, tra l’altro oggi mi è proprio arrivato il volantino dei pizdrubali di Dominos…

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Questa è una cheesecake. No davvero. E’ una cheesecake. Al burro di arachidi e cioccolato. Vi dico solo che era buonissima, ma con quella fetta si potrebbe in pratica risolvere il problema della fame nel mondo. Con tutta la cheesecake potrebbe sopravvivere tutta la popolazione mondiale dopo un attacco nucleare per circa 10 anni.

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E giusto per andare avanti a parlare di cibo salutare (nel senso che la salute la saluti proprio) (battute tristi, lo so, ma mi sono svegliata troppo presto stamattina (tipo le 8) e il mio cervello è andato completamente in tilt).

Dicevo? Ah si, vedo una foto con paninozzi qui sopra, probabilmente parlavo di questo (rileggere le 3 righe sopra è troppo difficile). Questa foto è di un pranzo in uno dei miei posti preferiti di Edinburgo, The Boozy Cow (forse perché fanno panini buonissimi? Forse perché fanno milkshake buonissimi? O forse perché mi ricorda il mio primo staffparty-leggerissimamente-alcolico che ho avuto qui in Scozia?). A parte gli hamburger, la cosa che mi piace di più sono le patatine fritte. Ora, io non sono per niente un’amante del fritto e delle patatine fritte in generale, ma qui la concezione delle “patatine fritte” è un pò diversa. In pratica vi schiaffano una manciata di patatine e poi ve le ricoprono a vostro piacimento di: formaggio, chilli con carne, jalapenos. Queste della foto sono la versione light, cioè con solo formaggio. Quelle con tutto sopra avranno più o meno le calorie che servono a una persona normale per vivere dignitosamente per una settimana. Ma ne vale la pena.

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Qui tentavo di riprodurre la faccia del demonio del mio gattaccio nero.

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E giusto per chiudere in bellezza, eccovi delle foto di cibo che ovviamente non ho fatto io, ma che ho mangiato con molto gusto in un ristorantino francese che si chiama Café Marlayne (mi pare). Lunch menù dove potevi scegliere 3 portate a testa per la modica cifra di non mi ricordo assolutamente. Ma ricordo che ero uscita parecchio soddisfatta e avevo pure lasciato una bella mancia, quindi pollice in su per Café Marlayne (sempre che si chiami davvero così).

Alla faccia dell’italiana all’estero che mangia sempre italiano. Qui vi ho elogiato pizdrubali con croste farcite di wurstel, patatine fritte ricoperte da una colata di formaggio e un ristorante francese. In Italia non c’è niente che regga il confronto (disse la pazza sgranocchiando quintali di Gocciole che si fa portare apposta in quantità industriali da chiunque prenda un aereo Italia-Edimburgo).

 

 

Mattinata diapositive

Giusto altre foto prese senza senso tra quelle che scatto (o meglio, che ho scattato mesi fa) con il cel.

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Qui ero in uno di quei negozi che vengono le cose a poco (ovviamente non ricordo il nome, data la vecchiarda età). Mostro con orgoglio una valigia che volevo comprare. Sono stata portata via dal negozio a forza, con le lacrime agli occhi, mentre urlavo “Datemi la mia valigia muccaaaa“. Senza valigia mucca. La vita è ingiusta.

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Qui sfoggio i miei occhiali da sole nuovi (3 mesi fa erano nuovi), con lo sfondo del mio negozio preferito in assoluto tra tutti i negozi del mondo: Primark. Gli occhiali da sole li ho messi tutti i giorni in cui c’è stato il sole nell’assolatissima Scozia: il giorno della foto e una domenica qualche settimana fa. In pratica potrei rivenderli come nuovi a prezzo pieno (2 sterline).

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Ed eccomi mentre mostro la mia ingordigia. Chi vuole solo un hamburger quando può rubarne un altro alla persona che è a tavola con te? Chi vuole una sola coca cola quando può avere quella del povero malcapitato che pensava di abbeverarsi dopo l’unica giornata di sole a Edimburgo? (che poi, che ci fai della coca cola se l’hamburger non lo mangi perché ti è stato sottratto con l’inganno?)

Le patatine erano già tutte mie, ne avevo promesse la metà al mio compagno di mangiata ma avevo mentito.

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Questa è per mostrare a cosa sono veramente serviti gli occhiali da sole: a far arrabbiare il gatto nero. A dargli fastidio. Che è esattamente quello che mi riesce meglio nella vita (posso cambiare lavoro e fare la infastidiatrice di gatti neri?)

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Parlavo di Primark prima (vero? non me lo sono sognata, giusto?). Ecco, si narra da antiche leggente che spendere più di 100 sterline in questo fantomatico negozio sia praticamente impossibile, a meno di non portarsi a casa tutto il reparto casalinghi compresi gli scaffali, la commessa alla cassa, la cassa e il buttafuori all’uscita. Bè, io ci sono riuscita, superando pure la cifra leggendaria.

Il gatto nero me lo hanno dato gratis (se superavi una certa soglia di pazzia era in regalo).

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Intermezzo per mostrare come passo le mie ore di libertà (in pratica, perdendo tempo, si)

Tanto per sottolineare il fatto che sto sempre a mangiare (non c’era bisogno di sottolinearlo, ma io lo sottolineo lo stesso). Questo è stato un pranzetto nel ristorante dove lavorava Mr Geom (che adesso che ci penso dovrei cambiargli nome perché non è più un geom ma è lanciato verso la carriera di chef). Zuppe di miso, sushi, brodi in cui affogare carne, verdure e altre cose non ben identificate ma buonissime. Tutta questa roba non è per una tavolta da 15 persone. Ce la siamo fatti fuori in 2.

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Ancora un’altra foto del gatto nero, che cerca di entrare in un cubicolo della mia libreria. Quando si dice che i gatti sono come i padroni, evidentemente non si dice una cavolata.

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Questo è uno degli acquisti di cui vado più fiera in assoluto. Ovviamente fatto da Primark (in che altro posto puoi trovare un copriqualcosa (come si chiama? piumino? piumone? bo, in Italia non lo usavo mai, quindi non so nemmeno come di chiama. Insomma un duvet cover) pieno di donuts?). Non ci sono parole per descrivere la sua bellezza e colorosità.

Unico effetto collaterale: ogni volta che passo per la camera mi viene fame.

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Eh vabbè, per finire vi mostro il primo libro in assoluto che sono riuscita a finire di leggere in inglese: la fabbrica di cioccolato. Sono ancora ferma a quota uno perché, invece di provare a leggere un altro libro per bambini, mi sono detta: perché non passo a uno per adolescenti? E via con Twilight. Ma evidentemente le letture per adolescenti inglesi sono ancora troppo complesse per me, per cui vado alla velocità di 2 pagine al giorno. Di questo passo lo finirò in 36 anni. Per non parlare del fatto che, poco dopo essere arrivata a Edimburgo, mi sono imbattuta nelle librerie di seconda mano locali, dove ti vendono (o meglio, dove ti tirano dietro) libri a 1 sterlina. Presa da un raptus vampiresco mi sono comprata TUTTI i libri della serie di Twilight. Ecco, penso che la loro lettura mi terrà compagnia fino alla veneranda età di 90 anni.

 

 

 

Giornata diapositive

E’ da così tanto tempo che non aggiorno il blog che, quando ho cliccato il pulsantino con la matita (quello per iniziare a scrivere idiozie e poi postarle), il computer si è come risvegliato dopo un lungo sonno farfugliando qualcosa come: “Si, ecco, come, cosa, chi è, siamo ancora nel 2016? Sono pronto, dammi qualche ora per capire cosa devo fare“.

Vorrei poter dire che non ho aggiornato perché agosto è un mese di vacanza e quindi sono andata in qualche bella città a fare shoppping. La triste verità è che ho lavorato sempre e la ancora più triste verità è che è solo un caso se riesco ad aggiornare oggi. Il tempo che sto usando per stare al computer infatti era destinato a passare l’aspirapolvere, così che io non venissi sommersa dai peli di gatto che ormai viaggiano in palle giganti per casa facendo trenini e festeggiando con trombette, coriandoli e stelle filanti. (S)fortuna vuole che io abbia comprato un nuovo aspirapolvere (rosa) che aspira millemila volte meglio di quello che avevo, quindi ho finito mezzora prima del previsto.

Quindi vi beccate una giornata diapositive.

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Iniziamo con un bel gelato. Che si, chiamare gelato certe schifezze che si trovano qui è da denuncia, e lo dice una che non fa certo la schizzinosa (penso di aver detto più volte di amare la pizza di Dominos, affermazione per la quale ogni italiano in terra UKosa vorrebbe ripristinare l’uso della ghigliottina e provarla su di me). Questo è di una catena che fa prevalentemente milkshake, con tutto. Nel senso, CON TUTTO. C’è pure il milk shake alla coca cola, per intenderci (no, non l’ho provato ma rimedierò al più presto (tipo domani)). E poi fanno le granite, altri milkshake buonissimissimi e i gelati, dove sopra ti ci mettono tutto. Questo aveva i marsh mallow e delle palline di cioccolato che si chiamano Maltesers (ci sono in Italia? la mia memoria da vecchiarda mi rende impossibile ricordare) (cosa stavo dicendo? ah si, il gelato, con TUTTO sopra, è buonissimo)

Queste foto erano solo per avere una prova che a aprile nevicava. Vedete quel gigante fiocco di neve nella manica della mia giacca? Sembra piccolo, ma contate che il mio braccio ha un diametro di 1 metro, quel fiocco di neve in realtà è grosso 5 centimetri.

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Questa non so proprio perché l’ho messa. Per farvi vedere il sedere di un pollo dentro una busta di plastica? Per farvi vedere che anche in Scozia mangio Pollo al forno alla Mediterranea? Domande che non troveranno mai una risposta.

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Questa invece è una foto fatta a lavoro. Dopo mesi che portavo dolci ogni domenica, hanno avuto la bella idea di fare una specie di Bake Off Yo Sushi: in pratica abbiamo portato dolci da papparci finito di lavorare. Pensando che a oggi, metà del team di allora se n’è andato, mi viene un pochino di nostalgia, quindi passerei avanti.

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Questa è stata una bella merendina. Chi mi conosce, sa quanto mi piaccia cucinare partendo da zero (nel senso, certo che non vado a macinare il grano per farmi la farina da sola e non vado a spremere le olive per avere l’olio, ma se mi serve il caramello è difficile che lo compro già fatto) e allo stesso tempo quanto adoro le cose già pronte. Chiamatemi la regina degli estremi, perché in realtà è quello che sono. Insomma, al supermercato c’era questa confezione con le cosine per fare una specie di involtino ripieno. In pratica: piadina, piccoli salsicciotti di formaggio (molto popolari qui), piccole fette di prosciutto cotto e una bustina con del ketchup. Come potete vedere dallo sfondo, non sono nemmeno riuscita ad aspettare di arrivare a casa, appena montata in macchina ho dovuto fare l’involtino. E non era nemmeno malaccio! La prossima volta però devo resistere fino a casa, così posso scaldarlo e avere il formaggio filante.

Queste foto ritraggono una confezione di mochi e una confezione di gatti, intenti a capire che cosa fossero quelle palle verdine. Notare lo sguardo allucinato del gatto nero nell’ultima foto.

Altre foto inutili, solo per farvi vedere una colazione e una merenda. Ma ricordo ancora quello splendido kitkat al tè verde, comprato allo shop dell’Harvey Nichols per qualcosa come tipo 8 £ (era una confezione con circa 8 kitkat piccolini, quindi direi prezzo leggermente esagerato, ma vabbè, li valevano tutti). Insomma, kit kat al matcha, buonissimo.

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Questo è uno dei miei pranzi/cene preferiti. Ramen con aggiunta di linguine, con aggiunta di gyoza, con aggiunta di quella specie di quadratini di tofu e pesce. Tra le varie (innumerevoli) cose che adoro della Scozia, è la possibilità di trovare cibi di ogni genere, sia nei ristoranti che nei vari negozietti in giro per la città. Vi ho mai parlato dei negozietti polacchi? Non ricordo, ma devo farlo al più presto.

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Non che mangi sempre cose del tutto strane, ecco. E questa è la prova. Una specie di scrambled eggs con il guanciale che mi ero portata dall’Italia. Possiamo chiamarla una carbonara senza pasta? Una carbonara rivisitata? Posso chiamarla come mi pare, tanto qui pensano che la carbonara sia una specie di salsa giallo pallido fatta con panna e bacon. Fa quasi inorridire pure me (ma non l’ho ancora provata, quindi non posso esprimermi).

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E concludiamo con una bella foto di un gatto con la testa strana. Di solito non è così, non so cosa aveva qual giorno, ma ha uno sguardo che sembra dire: “Cosa vuoi? Vuoi che ti uccido? Vattene“.

Ecco, poi venitemi a dire che i gatti non sono intelligenti.