Quando non c’è niente da dire

Eh vabbè. In realtà non so cosa scrivere.

Perchè non mi sento in diritto di scrivere niente.

Ma scrivo lo stesso, perché è l’unica cosa che so fare. Non so piangere o disperarmi, non so confortare chi mi sta vicino, semplicemente non so quale sia il modo giusto di affrontare le situazioni. Non so affrontare le situazioni in generale, con le persone che fanno parte della mia vita tutti i giorni o a giorni alterni, o a mesi o anni alterni. Semplicemente non sono una brava a gestire i rapporti. E, come dicevo, non sono brava nemmeno ad affrontare situazioni di qualsiasi genere. Figuriamoci questa.

Non ero la tua migliore amica, non ero tua madre o tuo padre. Non ero un tuo familiare. Non ero l’amica a cui confidavi i tuoi segreti. Non ero il ragazzo che ti piaceva. Non ero quella con cui avevi mille ricordi felici. Non ero l’amica con cui sei cresciuta. Non ero niente di tutto questo.

Ecco perché non mi sento in diritto di dire niente.

Non mi sento in diritto di parlare, di soffrire, non mi sento in diritto nemmeno di pensarti. Perché appena lo faccio, mi vengono in mente tutte le persone che hanno più diritto di me. Di parlare, di tacere, di soffrire, di piangere, di rimanere esterrefatti, di rimanere delusi, di biasimarti, di pensarti. Di ricordarti.

Ma se mi faccio forza e ti penso solo per un secondo, mi viene in mente Ameliè. Per questo avrei voluto fare una creme brulèe e dirti di prendere un cucchiaino per rompere la crosticina sopra.

Ma non mi sento in diritto nemmeno di fare questo.

E allora ho fatto una cosa che non c’entra niente.

Perché mi sembrava giusto così.

Perché ci saranno altre persone che ti ricorderanno in un modo molto migliore di come potrei fare io.

DOLCE BANANOSO

(Che poi la ricetta la metterò. Ma non oggi)

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Ciao, Cate.