Fra cooks Jamie e procioni

L’inverno prosegue indisturbato qui nella fredda e piovosa Scozia.

A dire la verità oggi c’è il sole, ma volevo aprire il post con una nota di malinconia, non so nemmeno io perché.

Vabbè, ormai il post è aperto, la cavolata del giorno è stata detta, posso passare velocemente all’illustrazione di due nuove idee ricettose Jamieose, anche perché ho esattamente 30 minuti per scrivere qualche altra cavolata, postare tutto, cambiarmi e uscire per andare a fare una supermegacolazione a base di french toast. Che poi con la fortuna che ho, sicuro nel posto dove devo andare si sarà abbattuta una qualche calamità naturale del tipo 30 procioni affamati che hanno divorato tutti i french toast, o tornado di nome Eolo che hanno distrutto tutti i french toast o una mandria di francesi è sbarcata a Edimburgo e si sono fatti fuori tutti i french toast (perché ovvio, si sa che lo straniero all’estero è un animale intelligente: mangia cose che potrebbe trovare nella sua patria, ma a un prezzo 3 volte superiore e a una qualità 3 volte inferiore (tipo l’italiano con la pizza)).

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E la prima idea ricettosa di oggi è un White fish risotto with fennel and chilli. Questo è l’ultimo della serie: risotti normalissimi con il pesce, dove basta aggiungere finocchio al soffritto iniziale e far sciogliere qualche acciuga per dare più sapore pescioso. Gli altri due potete trovarli qui: uno con lobster (pizzicottina!!), crab and prawns, e uno con mussels and clams. Sempre belle idee per fare un risotto di pesce un pò diverso (se come me all’idea di risotto di pesce vi viene in mente la versione rossa con un pò di pesce buttato giù a casaccio), ma niente si superparticolarissimo.

Ovviamente non ricordo assolutamente che tipo di white fish io avessi usato decenni fa, quando ho fatto questo risotto, ma non importa, potete usare quello che vi pare. Potete anche fare una versione al procione, così, giusto per vendicare il fatto che hanno mangiato tutti i miei french toast.

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E bene, mi sono rimasti 17 minuti per fare tutto quello che avevo detto prima e non ho la più pallida idea di quale sia la ricetta rappresentata in questa foto. Vado a cercare nella mia sacra bibbia Jamieosa.

Ok, si chiama Black-eyed beans with spinach and balsamic vinegar. Per fortuna il titolo dice tutto, dato che è di una semplicità assurda: cuocete i fagioli. In una padella buttate gli spinaci con olio e altre cose a piacere (non so, aglio? Pepe? Quello che volete, tipo i procioni) e anche i fagioli. Fate cuocere finché gli spinaci si appassiscono (ma non è triste? Poveri spinaci, perché devono appassire?) e una volta tirati via dalla pentola aggiungete l’aceto balsamico.

Non so, potrebbe essere un simpatico contorno o un triste piatto unico. No dai, anche come piatto unico diciamo che potrebbe essere abbastanza felice, magari in periodo dietetico.

E basta, è ora di andare. Perchè mi sono scordata che mi ci vuole di più per arrivare a mangiare i miei (forse) french toast. Ho Pokemon da catturare.

(tra l’altro, perché in tutto il tempo in cui ho aggiornato il blog non me ne è apparso nemmeno uno? Dove sono i miei Pokemon?)

Giornata diapositive: posti sconosciuti

Ecco (che mi pare appropriato iniziare un post con “ecco”), se l’altra volta avevo almeno una vaga idea di dov’ero finita mentre vagavo facendo foto come una pazza turista, stavolta non ne ho la più pallida idea.

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C’è un fiume, quindi probabilmente potrei risalire a dov’ero semplicemente prendendo una piantina di Edimburgo, in circa 2 secondi, dato che non penso che questa zona pulluli di fiumi (mi piace “pullulare“, penso che diventerà la mia parola della giornata (contenti di non aver a che fare con me a tutte le ore del giorno, vero?)) (chissà come si dice “pullulare in inglese… cerchiamo (perché ovviamente 2 secondi per aprire una mappa e vedere dove c’è l’unico fiume edimburghiano non ce li avevo, invece 2 minuti per cercare “pullulare in inglese si (e soprattutto 5 minuti per puntualizzare questa cosa ce li avevo…))): proliferate, crawl, abound. No, fa schifo. Nuovo verbo inglese: to pullulate. Dite che me lo accettano alla Oat Bran Academy?)

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Proseguendo lungo il bordo del fiume (ma si chiama “bordo”? Non penso), eccomi mentre cerco di fare foto artistiche. Non riuscendoci, ovviamente.

Che poi non sapete che tragedia è per me scrivere con la tastiera del computer oggi. Mi sono tagliata un’unghia a lavoro e ho un cerotto di Hello Kitty (mi pare giusto). Dato che sono incapace in tutto nella vita (tranne a lavorare da Yo Sushi, a quanto mi dicono, ma potrebbero mentire. Anzi, mentono sicuramente), non riesco nemmeno a mettermi un cerotto decentemente, quindi ho questo coso che mi sporge circa 2 cm dall’unghia vera. Potete immaginare che meraviglia pigiare su dei tasti con una specie di unghia finta cerottosa lunga 2 cm più del normale. In pratica devo cancellare e tornare indietro a riscrivere meglio circa 2 volte su 3.

Vi faccio vedere, le prossime righe le lascio come vengono.

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E qui possiamo vedfere un brel gabbaiano. Forse non sapete cdhe eEdimburgo pullula (evviva “puillula”) di gabbiani. Ma non quelli a cui siamo abituati in Italida, che cmq non ti vengono a rompere più di tenato… Ok, basta, non si capisce niente. Che è “Vedfere”?? O “puillula”? O soprattutto “tenato”??

Dicevo, gabbiani. Quelli che c’erano a Ancona se ne stavano là, vicino al mare. Quelli edimburghesi no. Loro sono cattivi. Vengono in città a fare le spese, i signorini. Te li vedi sfrecciare a mille all’ora sopra la tua testa, con fish and chips nel becco. E devi stare attento a non farti prendere, altrimenti si girano e ti insultano pure.

Ci sono leggende sui gabbiani. Gente che mangiava panini seduta su una panchina e, a quanto pare, il gabiano malefico si è avvicinato, ha rubato il panino e fatto una pernacchia.

O gente che ha gatti che stanno sul davanzale della finestra e ha visto gabbiani cercare di mangiare il gatto. Questo è capitato a me. Il gattaccio nero guardava la strada, un gabbiano è sfrecciato davanti alla finestra e il nerone ha fatto un salto che non vi dico. Per fortuna l’ha fatto nella direzione giusta (cioè verso casa e non verso la strada), altrimenti asrebbe finito direttamente nella bocca del gabbiano che, ovviamente, non aspettava altro.

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E vabbé, dovevo mostrarmi anche stavolta. Ma voi concentratevi sul fiume nello sfondo e su quella cosa strana (per la Scozia) che si chiama “sole”.

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Altre foto a paesaggi che non ritroverò più (ahhh, se solo aprissi google maps).

Ed eccomi come sempre in tutto il mio splendore mentre mi metto in posa vicino ad arpioni e a cannoni. Non so perché. Davvero, non lo so.

 

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E concludiamo con l’ennesima foto fiumosa.

Devo dire che non erano venute nemmeno così male queste foto, merito di una giornata particolarmente primaverile (rarità). Poi certo, si girava ancora con la giacca invernale, ma almeno c’erano dei raggi di sole.

Che poi a dirla tutta, la giacca invernale l’ho messa fino all’altro ieri (e non per modo di dire). Poi ieri di botto, l’estate. Ahhh, l’estate scozzese. Dicono che duri ancora per tutto oggi. Domani dovrebbe tornare l’inverno.

Una ricetta che non è una ricetta. Ma comunque è un pesto di crescione.

Ecco, appunto. Oggi c’è una ricetta, che però non è una vera ricetta. E’ più un prendere ingredienti a caso, buttarli in un contenitore e frullare tutto.

E poi non ho tempo da perdere, ho una vita da vivere. Ho installato The Sims e in mezza giornata ho fatto innamorare e sposare i miei personaggi, gli ho fatto adottare un figlio e fatto fare carriera nel mondo politico a lui, in un fast food a lei. Che poi io volevo diventare una cuoca famosa, invece a un certo punto mi arriva la promozione a waitress con tanto di scritta trionfante “non dovrai più cucinare un hamburger in vita tua, meraviglioso!“. E invece servire clienti piagnuccolanti dovrebbe essere meglio…

No, seriamente. Mi ritrovo in cucina/a parlare con clienti tutto il giorno (vabbé, “parlare” mi sembra un pò ottimistico come termine, diciamo che dico “avocado maki” e “you’re welcome” più spesso di quanto ho detto “ciao” in tutta la mia vita) e se potessi cancellerei dalle mie mansioni quella di parlare/interagire con i clienti, nel giro di mezzo secondo. E’ l’unica cosa che non mi piace del mio lavoro.

(la prossima volta, cucina chiusa, CHIUSA)

Come sono arrivata a parlare di questo? Non lo sapremo mai, come dicevo, non ho tempo e devo andare a giocare altre 10 ore con The Sims e cercare di farmi retrocedere di livello, da waitress a cucinatrice di hamburger.

Dovevo parlare di qualcosa in questo post, giusto? Stando al titolo, volevo postare una ricetta. Ok, mi serve il supporto fotografico.

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Ah ecco, ricordo che avevo preso spunto per questa ricetta da un giornale che danno ogni mese gratuitamente al Tesco (uno dei supermercati in UK) (giornale veramente bellissimo, con un sacco di ricette e tante altre cose). Poi però ho fatto un pò a caso ma non è che ci voglia tutta questa inventiva.

Non sto nemmeno a scrivere gli ingredienti e la preparazione perché in pratica basta fare un pesto con il crescione invece che con il basilico. E ho sostituito i pinoli con le noci, senza un motivo preciso, solo perché mi ritrovavo un sacchetto di noci aperto e non sapevo cosa farci.

(un attimo che mi è venuta voglia di uva, torno subito)

Che poi l’ho mai detto che da quando sono in uk ho scoperto di amare l’uva? Non perché sia particolarmente buona (ma cmq si, non è male), ma per il semplice fatto che non ci sono i semini dentro. Io li odiavo, i semini. Hanno un sapore amarognolo e se li vuoi togliere ti ci vogliono 20 minuti per mangiare 3 acini. Oltretutto devi sempre stare sull’attenti mentre la mangi, perché magari te ne sfugge uno e ecco che il saporaccio ritorna.  Poi vabbè, non posso far scoppiettare gli acini sotto ai denti, quindi che gusto c’è?

(5 righe per dire che l’uva mi piace senza semi, il dono della sinteticità non mi è stato dato alla nascita (e nemmeno dopo))

IMG_0905Il pesto di crescione. Si, ce la farò. Non demordete. Non abbandonate la speranza. Abbiate fede.

A parte il fatto che io il crescione in Italia non lo trovavo (ormai ogni volta che vedevo una ricetta con scritto “crescione” mi si rempivano gli occhi di lacrime) (ma magari sono io che sono incapace. Probabilmente è la verdura più comune del mondo)… questa frase non ha senso. A parte il fatto che blabla, cosa?? Niente, ricominciamo.

(fede, amici lettori, si deve avere fede)

Io il crescione in Italia non lo trovavo, ma magari voi sarete più fortunati di me e lo troverete.

La ricetta è molto semplice. Prendete manciate di crescione e mettetele in un contenitore dove poi potrete frullare tutto. Aggiungete olio a casaccio, parmigiano grattugiato o spezzettato (tanto poi si frulla tutto), aglio (la quantità dipende da quanti vampiri dovete scacciare, da me se ne aggirano sempre parecchi, quindi abbondo) e noci in quantità a piacere.

IMG_0907 - Copia

Frullate.

Conditeci la pasta.

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Questa va dritta dritta sulla rubrica “cucina per svogliati“. In pratica non c’è da fare niente se non frullare tutto quello che vi capita a tiro.

Ok, per quanto riguarda il sapore (nel frattempo la tastiera mi si sta sporcando di succo di uva e sta diventando appiccicaticcia) a me è piaciuto parecchio. Non avendo mai provato il crescione, ho trovato che avesse un sapore un pò tipo pungente. Totalmente diverso dal basilico, ovviamente. Ma vale la pena provarlo, è un ottimo sostituto e fa anche figo dire “ho fatto il pesto di crescione“! (eh già)

Ma poi, cosa dico, il crescione l’avevo provato in una zuppa. Però ero mischiato con altra roba, non avevo afferrato quella punta di pungente! Insomma dai, provatelo!

(un chilo di una in mezzora sarà troppo?)

(oddio, l’uva è finita)


Un’altra ricetta con il crescione? Porvate la zuppa di pollo!

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Giornata diapositive

Rieccomi con altre diapositive (si, la vita è ingiusta, nessuno le voleva e il mondo poteva farne tranquillamente a meno. Ma io sto aspettando che la lavatrice finisca di lavare e che la mia banana raggiunga un livello di nerezza talmente nero che solo io potrò mangiarla, quindi ho ancora 10 minuti di tempo).IMG_0795

Ed eccomi qui, intenta a impastare qualcosa nel pentolone, in perfetto stile “strega con calderone” (la prossima volta devo comprarne uno nero, più grande e con il fumo che esce).

In realtà stavo facendo le tablet scozzesi, un coso dolce di cui nessuno a parte gli scozzesi conosce l’esistenza. Non è che non siano buoni, anzi, a chi non piace una cosa fatta di zucchero con altro zucchero ricoperto di zucchero e ripieno di zucchero.

(neolaureati dentisti, venite presto in Scozia, di lavoro ne avrete in abbondanza!)

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Queste sono le famose Jelly Belly (talmente famose che per scrivere come si chiamavano sono dovuta andare a controllare nella foto, perché ovviamente non me lo ricordavo). Ma davvero, ho visto un sacco (cioè uno) di video dove gente a caso mangiava queste caramelle con facce disgustate. Perché in pratica il giochino consiste in questo: ci sono caramelline di vari colori nel pacchetto; prendi quelle bianche e ne mangi una. Puoi essere fortunato e ti capita quella al gusto di cocco, o sfigato e ti capita quella al gusto di pannolini. Le peggiori sono state quelle alle uova marce e soprattutto quelle al cibo da cani, bleah! Invece quelle celesti sono state una fregatura, quelle al dentifricio erano più buone di quelle al berry blue!

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Continuiamo con questi gattacci orribili. Sembrano pazzi, con il loro sguardo che sembra dire “ma che cavolo fai? sei scema?”. E no, non sono pazzi. In quel momento mi stavano guardando mentre ero sotto la doccia cantando e ballando. Ecco, a tutto c’è una spiegazione. Guardate lo sguardo di disapprovazione nei loro occhi. Lo vedete vero?

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Qui invece abbiamo uno sguardo di felicità (lo so, è difficile da capire. Sembro mezza strabica e con una faccia da ebete). La felicità era dovuta al fatto di aver trovato il mio supermercato preferito (il Tesco) di dimensioni ben più grandi a quelle a cui sono abituata di solito. Ben due piani di tutto. TUTTO. Non ricordo altro, ero andata completamente in estasi. E’ plausibile che abbia speso tutti i miei soldi quel giorno.

(ops scusate, la mia banana nera è pronta)

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Questa è la foto a un mio spuntino. Dite che esagero? Bè no, mi sono fatta davvero fuori tutto nel giro di mezzora, giusto le patatine ne ho finite solo mezzo pacchetto. E’ che, come si può scegliere tra pane alle olive, patatine al lime, patatine roulette piccanti, piadine arrotolate a vari gusti e mini raspberry roll? No, non si può. E quindi si inizia dal primo e si mangia tutto. TUUUUTTO.

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Un altro motivo per cui dovevo mangiarmi tutto, è che non avevo più lo spazio dentro casa. Certo che potevo semplicemente non comprare quelle cose, ma ormai il danno era fatto, come rimediare? Come vedete mi era arrivato un pacco pieno di cose molto utili che avevo in Italia e che dovevo sistemare nello spazio limitato che ho dentro casa. Cose utilissime appunto, come le formine halloweenose e miliardi di stampini da cupcake e tagliabiscotti di tutte le forme. Volete dirmi che non avete il tagliabiscotti a forma di geko? O quello a forma di boccale di birra?? Male, molto male. Sono tutte cose indispensabili nella vita.

(mai fatto un biscotto a forma di geko o di boccale di birra. Ma è fondamentale avere i tagliabiscotti. Non si sa mai che tornino utili. Un giorno)

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Classica foto da intermezzo. Non so cosa sia. Non la ricordo per niente. Sembra una zuppetta con dentro della carne, forse delle patate. Probabilmente preparata con quella busta che ho fotografato dietro al piatto.

Non so nemmeno perché la sto pubblicando. Sarà una di quelle cose che catalogheremo come “i misteri della vita”.

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E i misteri della vita continuano perché non ho la più pallida idea nemmeno del perché io abbia caricato questa, di foto. Per farvi vedere la mia faccia a qualcosa come le 2 di notte? O per farvi vedere il vasetto di nutella? Forse era solo per ricordarmi di ricordarmi di tagliare l’etichetta a quella sciarpa che sennò si vede ed è brutta. O forse era per ricordarmi di ricordarmi di pettinarmi i capelli prima di fare le foto. O forse per ricordarmi di ricordarmi di ricordarmi di mangiare la nutella invece di farmi foto orribili e pubblicarle su un blog.

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L’apoteosi dell’inutilità di queste foto sta volgendo al termine, con l’inutilità più inutile di tutte le inutilità del mondo. Io che faccio delle facce mentre ho uno strato di roba bianca addosso e la retina del lavoro sui capelli possiamo tranquillamente metterlo nella categoria “foto che il mondo intero non avrebbe mai dovuto vedere ma sono talmente idiota che le pubblico volontariamente in un blog, anch’esso inutile, che quindi alla fine tutto torna, l’inutilità nell’inutilità“.

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Concludiamo in bellezza va. Questa è Edimburgo, o meglio, il panorama che mi vedo tutti i giorni tornando a casa. Tiè!

Giornata diapositive: Newheaven (? forse)

Un giorno, tanto tempo fa, sono andata a fare una passeggiata. Questa cosa non capitava spesso mentre stavo in Italia, mentre capita parecchie volte da quando sono in Scozia.

Forse è per questo che ho perso 20 chili.

Forse.IMG_0875

La stupidità ovviamente non se n’è andata con i chili di troppo e quindi eccomi qui, mentre mi faccio un selfie e cerco di tenere gli occhi aperti. Evidentemente fare 2 cose contemporaneamente è troppo per me, quindi non sono riuscita a tenere gli occhi aperti. A dire la verità non sono riuscita nemmeno a fare il selfie.

Evidentemente fare anche solo UNA cosa alla volta è troppo per me.

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E si, il mare c’è anche in Scozia. Una scoperta sbalorditiva insomma, dato che l’uk è un’isola…

Durante la passeggiata sono giunta in un bellissimo posticino che si trova proprio in cima al mare (in cima al mare?? vabbè, diciamo sulla riva del mare), con queste belle vetrate con una vista spettacolare. Bè, una delle foto la vista è stata rovinata, indovinate quale.

In questo posticino (di cui ovviamente non ricordo il nome, anzi, a dirla tutta non mi ricordo nemmeno come ci sono arrivata e non riuscirei mai a ritrovarlo (davvero, non capisco come faccio tutti i giorni ad andare a lavoro, a trovare il posto dove lavoro e a ricordarmi come tornare a csa)) c’erano, oltre alla vista spettacolare, anche dei dolcetti niente male. Io ho preso questa specie di cheesecake al pistacchio e fichi, decorata con dei fiorellini. Dico “IO ho preso” non perché gli altri che erano con me abbiano preso a loro volta qualcos’altro. Devo sempre passare come il maiale di turno e essere l’unica che mangia vagonate di cheesecake o, per dirne una, che finisce Trifle da 1 kg dopo che il suo ragazzo ne ha mangiato solo 2 cucchiaiate dicendo “Amore, io sono pieno”.

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Ed eccoci arrivati al famoso faro. No, non so se è famoso. E non so nemmeno se è un faro. Probabilmente si. Ma potrebbe essere anche una casetta di qualche armadillo, con annesso un fossato pieno di barche con cui i piccoli armadilli giocano quando tornano a casa dalla scuoladilla e dopo aver fatto i loro compitilli (cosa sto dicendo??).

Ed ecco uno sguardo più ravvicinato alla casa dell’allegra famiglia armadillosa! Come prima, una delle due foto è anche carina, l’altra è stata rovinata dalla faccia di una pazza che sbuca da sotto. Infatti, come potete vedere, il cielo si è rannuvolato.

Ed ecco altre foto del mare che, non lo nascondo, mi manca parecchio da quando sono qui. Ok, non è che sia distantissimo, ma ero abituata a vedermelo dalla finestradellacamera/balcone. Per ben 31 anni. E’ uno di quei cambiamenti a cui si deve fare l’abitudine.

Comunque davvero, mi piacerebbe dire dov’ero di preciso. Newheaven? Ma probabilmente solo perché il nome mi pare appropriato (vabbé, non per quella chiazza di sporco/alghe).

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Ah si, mi ero dimenticata di farvi vedere le persone orribili al mio seguito che, se non fosse stato per me che voglio fermarmi in tutti i bar e assaggiare tutto quello che vedo (anche le alghe nel mare), non avrebbero mai scoperto quel posticino incantevole che tanto non ritroveremo mai perché non mi ricordo dov’era.

Rimontati in sella al nostro destriero bianco (la macchina), siamo andati a vedere i ponti che uniscono Edimburgo con… bo, non so, con un altro pezzo di terra che sta un pò più in su (le mie descrizioni sono sempre molto dettagliate). Da quello che mi ricordo (quindi è probabile che sia falso), uno dei ponti è per il treno, l’altro è per le macchine. E se non ricordo male, dietro a quello per le macchine ne stanno costruendo uno nuovo (quindi si, probabile che li stiano buttando giù tutti e stiano costruendo uno scalo per gli aerei).

Quello rosso è per il treno e l’altro per le macchine (si, probabile quindi che quello rosso sia per le macchine e l’altro per i calessi).

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Concordo con voi, troppe foto alla natura in questo post. Torniamo un attimo alla normalità con questa ricca selezione di prodotti tipicamente scozzesi.

Partendo da destra abbiamo delle banconote di euro, molto tipiche scozzesi. Poi abbiamo un gelato, una specie di Solero ma all’Irn Bru (che io continuo appunto a chiamare “irn bru” anche se la pronuncia dovrebbe essere “airn bru”. Valli a capire sti inglesi) che è davvero la bevanda nazionale scozzese, insieme al whiskey e alla birra, ovvio. Poi abbiamo un Calippo al bubble gum. Perché noi abbiamo solo quello giallino e quello marrone, ma qui lo volevano di un colore un pochino più realistico.

Evviva gli scozzesi!