Giornata diapositive!

Perché non ho più aggiornato? La risposta che sento urlare in coro (da persone immaginarie, ovvio) è: per risparmiare al mondo una marea di inutilità!

E invece no!

Semplicemente non ho avuto tempo. Mi si sono accumulate un sacco di foto però, contando che stavo ancora mettendo quelle del viaggio in Italia fatto a marzo, suppongo che ho materiale da adesso fino al 3027 (vedo persone (sempre immaginarie) che rantolano in terra in preda a spasmi di dolore).

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Ma suvvia, iniziamo! Ero arrivata al fatto che sono tornata in italia, rivisto gente, mangiato porchette e tortellini, ecc. Poi sono ripartita. E se il viaggio all’andata era consistito (che parole uso? Cosa volevo dire? Solo il cielo lo sa)… dicevo, il viaggio all’andata era consistito… cavolo, di nuovo! Aspettate, provo a riformulare la frase in qualcosa di comprensibile (ahahahaha). Allora, all’andata avevo preso il treno che ci aveva messo la bellezza di 24-25 ore. Fino a qui ci siamo. Al ritorno mi sembrava doveroso fare qualcosa di ancora più insensato: fare Ancona-Edimburgo (circa 2000 km) in macchina, mettendoci 3 giorni. La prossima volta giuro che prendo un calesse.

In realtà il motivo per cui ho fatto questa pazzia è abbastanza semplice: dovevo portare i miei 3 animali da caccia, cosa che mi è stata anche ricordata da un simpatico omino inglese alla frontiera. Nel senso: passo la frontiera francese, omino francese che nemmeno ti si fila, ti chiede il documento (in francese) e via. Passo la parte inglese e l’omino inglese, alla mia dichiarazione “abbiamo 3 gatti” sfodera tutto il suo umorismo inglese dicendo “Do you have a lot of mice in Edinburgh??“. Ovviamente con il mio inglese forbito, lì per lì non avevo capito niente. O meglio, ho associato la parola “mice” a “micio”, e mi chiedevo “ma che cavolo sta dicendo questo? Mi chiede se ci sono tanti gatti a Edimburgo? Boh…” Quindi rispondo con un vago “No, well, I don’t know…” per poi rendermi conto, 5 metri dopo, che “mice” è il plurale di “mouse”. Vi giuro, volevo tornare indietro, abbracciare l’omino e dirgli “sisi, abbiamo tanti mice a Edinburgh, sorry che non ho capito il tuo umorismo inglese!”. Per fortuna un inaspettato senso del pudore mi ha tenuto dal tornare indietro davvero.

La foto comunque fa vedere la sponda francese, che (fortunatamente) stavamo lasciando.

Una foto basta e avanza per la sponda francese, ma ne servono ben 5 per far vedere come si avvicinava quella inglese. Anche perché dopo 2 giorni di viaggio non vedevamo davvero l’ora di tornare a casa. Non avevo mai visto la sponda inglese, devo dire che è parecchio bella!

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Arrivati in autostrada, una delle prime cose che abbiamo fatto è stata concederci un tipico pranzo in stile inglese: Burger King.

Prendetevela come vi pare, sarà uno stereotipo, non è vero che tutti gli inglese mangiano nei fast food, blablablabla, tutte chiacchiere. Ci mangiano eccome. Poi mangeranno anche cose fatte in casa, ma la concentrazione di fast food che c’è qui non è lontanamente paragonabile a quella che c’è in Italia, la coda per mangiare da Mc Donald fino a fuori la porta l’ho vista raramente in Italia (contando poi che qui le code scorrono veloci, significa che c’è un sacco di gente), un motivo ci sarà.

Non è che giudico eh, dato che sono la prima che mangia nei fast food con una media di una volta a settimana, e non è che nel resto dei giorni mi mangio la verdura dell’orto, ecco. Dovevo nascere scozzese (no, dovevo nascere giapponese, ma questa è un’altra storia).

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Ed eccoci finalmente a casa! A parte la foto della bandiera scozzese, c’è una coincidenza nel sentirsi a casa quando arrivi a Edimburgo o in Ancona. Quando vai in vacanza e torni a Ancona (a Ancona? in Ancona? Boh, non l’ho mai capito) in macchina, ti senti a casa quando vedi il monte Conero. Penso che sia universale per gli abitanti anconetani: da lontano lo vedi e pensi “Sono a casa”. A Edimburgo c’è la Arthur’s Seat, una montagnetta che sorge in mezzo alla città e che dovrebbe pure essere un vulcano estinto (mi pare eh. Faccio schifo a spiegare le cose storiche/geologiche/altro). Insomma, quando vedi la Arthur’s Seat ti senti a casa.

E niente, penso sia una strana coincidenza quella di aver vissuto in due città che hanno come segno casereccio una montagnetta!

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In questa foto potete vedere un bel gatto nero appena arrivato nella nuova casa e la faccia di una persone stanca dopo 3 giorni di viaggio. Ma è la prima foto del gattaccio nero in Scozia! Yuppy!

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Questi invece sono i gattacci dopo qualche giorni di residenza nella nuova patria. Come potete vedere (lo faccio anche per tranquillizzare parenti e amici che più volte mi chiedevano “Come stanno i gatti? Si sono ambientati?” anche prima di dirmi “ehy ciao”) i gattacci stanno bene. Dormono, mangiano, distruggono cose, assaggiano fiori e provano (a volte con successo) a distruggere casa. Il solito, insomma.

Questo è un semplice intermezzo, perché mi sembrava che in questo blog iniziasse ad esserci un pò troppo poco cibo! E allora ho messo due foto a caso di cose sane e genuine che mangio quando non vado da Mc Donald. Tutta salute, la mia.

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E a proposito di code (ne parlavo prima di code, vero? Non me lo sono sognata, giusto? Sisi, ne parlavo quando parlavo dei fast food) ecco un’altra cosa che per me ha veramente dell’incredibile: code per entrare nei pub. CODE PER ENTRARE NEI PUB!! Ma questi scozzesi, non sono un popolo meraviglioso?? Ore di coda per andare a bere una birra!

(ok, ho detto una? Intendevo 10)

E come ogni coda qua, non provate a passare davanti a qualcuno, potreste venir linciati. Comunque, mi sembra che questa fosse un’occasione particolare… è anche vero che qui prendono ogni cavolata come scusa per andare a bere e festeggiare (dovevo nascere scozzese, si) del tipo “abbiamo vinto il torneo di calcio che si gioca in parrocchia, festa nazionale!” E in pratica è quello che è successo qualche tempo fa. Hanno vinto una partita (era un torneo? Boh, chi lo sa) e hanno bloccato completamente la città. Gli autobus non passavano più, c’era gente ubriaca per strada (vabbè, questo è normale) alle 10.30 di mattina (e questo già è più difficile normalmente dato che non si può comprare alcol prima delle 10. Non so come hanno avuto il tempo materiale di ubriacarsi in mezzora), file chilometriche nei pub, gente che ti fermava per strada cantandoti non so quale inno, bar pieni di ubriachi che continuavano a cantare canzoni (che vabbé, dicevano “thank you” e io mi guardavo intorno con fare accigliato perché mi pareva che dicevano “fuck you”… ahhhh, l’accento scozzese, che meraviglia (diamo la colpa a quello va, non al fatto che dopo 7 mesi non so distinguere grazie da vaiaquelpaese)), insomma, un delirio.

(li amo)

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Ah si, la foto della coda comunque non si riferiva al giorno della vittoria della partita di ping pong, ma alla festa di San Patrizio (eh cavolo, vuoi non festeggiare una festa irlandese a Edimburgo? E da noi che ancora ci si chiede “ma sarà giusto festeggiare Halloween? Non è una nostra tradizione”. Quello che adoro degli scozzesi è che non si fanno queste domande stupide. C’è una festa? Si festeggia, punto). Insomma, mi hanno regalato il cappello della Guinness.

(li amo sempre di più)

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Per l’ultima foto mi sembrava doveroso mettere qualcos’altro da mangiare. Questo è un ristorante che si chiama Cosmo, dove per meno di 20£ ti puoi mangiare tutto. Ci sono un sacco di cucine diverse, italiana, scozzese, cinese, indiana, cinese e non ricordo che altro, ma tutto. Più il reparto dolci, con gelato, dolci, frutta, dolci, fontane di cioccolato, dolci e ancora dolci.

La foto mostra penso solo un decimo della cena che di solito mi faccio in questo posto, da dove esci rotolando e giurando a te stesso che non ci tornerai mai più, che è ora di metterti a dieta, che mangerai solo verdura bollita per i seguenti 10 giorni. Per poi ritrovarti seduto allo stesso tavolo il giorno dopo (true story).

(li amo ancora e ancora di più)

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