Cupmeat with mashed potatoes e Entropia casalinga

Non so bene di cosa parlare oggi, a parte mettere foto e ricetta annessa, intendo.

Potrei quindi fare un post con solo ricetta e via, evitando per una volta di tediare il mio unico lettore con discorsi sconnessi.

Ma si sa, la vita è difficile e ingiusta, quindi no, discorso sconnesso sia.

Anzi no, ho fretta, devo sistemare casa che giorno dopo giorno diventa sempre di più un casino immenso, come se tutta l’entropia dell’universo si fosse concentrata in 50 metri quadri a Edimburgo. E per me che adoro le cose catalogate e tutte al loro posto, ogni giorno è disperante (esiste disperante? Devo chiamare l’accademia della Crusca e farlo mettere vicino a petaloso? (che la storia di petaloso andava di moda mesi fa ormai, io arrivo sempre tardi)). In pratica, o aggiorno il blog, mangio, faccio lavatrici e cerco di imparare un pò di inglese, o metto apposto. Una volta a settimana di solito mi faccio forza, abbandono blog, cibo, lavatrici e inglese e metto apposto.

Quel giorno è arrivato. Oggi.

Facciamoci forza.

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CUPMEAT AND MASHED POTATOES

Io potrei anche stare qui a scrivervi la ricetta, ma la verità è che l’ho presa da un blog, quindi perché perdere tempo e non rimandarvi direttamente lì?

La risposta è: perché non ho voglia di mettermi a pulire, quindi con la scusa del “devo aggiornare il blog” faccio iniziare le pulizie a Mr Geom che, ignaro di tutto, sta facendo lavatrici e pulendo bagni (come se ne avessi 4-5) (e se mi scopre mi tocca pulire casa da sola da adesso a tutta l’eternità).

Dicevo, dato che sono una persona gentile e carina (solo per questo, ovvio) mi prenderò quella mezzora di tempo per lasciarvi la traduzione (con il poco riarrangiamento) della ricetta che potete trovare cliccando nel link sopra.

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Ingredienti (per 12 cupmeat): 500 g di carne macinata (scegliete pure quella che preferite), 1 carota tritata, mezza cipolla tritata, 2 gambi di sedano tritati, un pò meno di 1 cup di mollica di pane sbriciolata, qualche cucchiaio di latte, prezzemolo, parmigiano, 2 uova, sale e pepe. Ingredienti (per il “frosting” patatoso): purè di patate

Per prima cosa mettete le molliche di pane in ammollo con il latte (ovviamente il pane dovrà risultare tutto umidiccio). In una padella scaldare un pò d’olio e cuocere carota, cipolla e sedano finché non sono diventati morbidi, trasferire su un tagliere e tritare ancora più finemente (in alternativa, usare un tritatutto).

Mettere le verdure in una ciotola con la carne, le uova, le molliche di pane, parmigiano a volontà, prezzemolo tritato, sale e pepe e mescolare tutto insieme. Mettere una pallina di questo mix nello stampo da cupcake e cuocere a 180°C per 20 minuti.

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Per il “frosting” sopra, niente di più facile: o fate il puré come preferite usando le patate e blablabla (e metto il blablabla perché non so di preciso cosa ci voglia per fare il puré, non per altro), oppure (come ho fatto io, la laziness in persona), prendete le buste di puré pronte, aggiungete acqua calda e via, tutto nella sac a poche! Poi potete decorare a piacere con chilli flakes o con la shiracha (che non si scrive shiracha ma io lo scrivo shiracha (un giorno spiegherò il motivo, ma non oggi, non mi sento ancora pronta per questo coming out).IMG_0786

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E per contorno?

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Cardi gratinati al forno

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Zuppa di pollo e Non parlo di Brexit

E mentre tutti parlano di Brexit, io mi rendo ancora una volta inutile nella storia dell’umanità parlando di zuppa di pollo.

Che tanto a me sta cosa del Brexit non interessa, perché non vivo in uk… (cioè, si, ma vabbé) (e comunque sono orgogliosa di vivere in un posto dove la maggioranza ha votato di rimanere)

Ma dicevo che non avrei parlato di politica, che tanto non ci capisco niente e finirei per parlare a frasi fatte e a casaccio, un pò come fanno tutti oggi.

Parlerò invece di una cosa che conosco bene: il pollo. Non è che parlerò di pollo pollo, ma di zuppa di pollo. Non è che parlerò proprio di zuppa di pollo, diciamo che vi lascerò la ricetta e basta.

Perché sapete, devo correre a fare il passaporto, pagare il visto, assicurarmi che la sterlina non si faccia male cadendo dal tavolo e devo far uscire tutti gli immigrati cattivi dal mio paese in modo da poter finalmente prendere il volo senza che la zavorra europea mi tarpi le ali.

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ZUPPA DI POLLO

IMG_0736Ingredienti (per 2-3 persone): 1 pollo intero, 1 carota, 2-3 patate piccole (o 1 grande), 1 cipolla, un paio di gambi di sedano, prezzemolo, timo, 1 foglia di alloro secca, pepe nero in grani, sale grosso, 50 g di fagiolini, 50 g di piselli e un paio di manciate di crescione

Tagliare il pollo in 8 pezzi, come da foto (è stata la mia prima volta, ho quasi sofferto per il povero pollo (non è vero, mi è piaciuto tantissimo muahahahhah)).

Mettere il pollo, la carota (tagliata a pezzettoni), le patate (tagliate a pezzettoni), la cipolla (sbucciata e tagliata a pezzettoni), i gambi di sedano (tagliati a pezzettoni), il prezzemolo (indovinate? tagliato a pezzettoni (no, intero)), il timo, l’alloro, il pepe e il sale (insomma, quasi tutto) in una pentola capiente. Aggiungere acqua in modo da coprire tutto.

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Portare a ebollizione e lasciar sobbollire fino a che il pollo non sia cotto (in particolare, una decina di minuti per il petto e 15 per le cosce e il resto) (quindi dopo 10 minuti tirate via il petto e dopo 15 il resto). Togliere la carne dalle ossa del pollo: la carne va poi tagliata a pezzetti, le ossa vanno ributtate nel brodo, che va fatto sobbollire un’altra ora.

Alla fine filtrare il brodo, rimetterlo nella pentola con i fagiolini tagliati a pezzetti e i piselli, far sobbollire finché le verdure non saranno cotte (circa 5-10 minuti), aggiungere il crescione e continuare la cottura un altro minuto.

Salare e pepare a piacere e mangiare!

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E’ davvero un’ottima zuppa, straconsigliata! E le verdure che aggiungete alla fine potete sceglierle voi (ovviamente). Ci vedo bene una versione patatosa, o con qualche carota giusto per dare un pò di colore. Anche una versione broccolosa potrebbe essere un’idea. Adesso che ci penso gli asparagi ci starebbero benissimo.

Ok, devo rifarla.

(ricetta presa e riarrangiata pochissimo da “Scuola di cucina” di Martha Stewart)


Altre idee zuppose?

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Zuppa finocchiosa e salmonosa

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Un’altra versione pollosa ma speziata

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Senza pollo ma zuccosa

Giornata diapositive

Mettetevi comodi comodi che ho altre diapositive-foto da farvi vedere, sulle quali sproloquierò con idiozie varie.

Iniziamo!

Questa foto risale ancora a marzo (mesi fa insomma), al periodo di Pasqua. (Pasqua è stata a marzo o a aprile? Non lo so, ma la foto è di marzo)

Allora, dovete sapere che qui a Edimburgo non esistono le uova di Pasqua, o almeno non come le intendiamo noi italiani. Questo per me è stato uno schock culturale enorme, quasi pari al fatto di non trovare presepi a Natale e capire che qui è tutto incentrato su Babbo Natale (dubito che sappiano chi è Gesù e sicuramente i bambini vengono cresciuti non tanto con la frase “a Natale siamo tutti più buoni” quanto con un bel “a Natale andiamo tutti a fare shopping“).

Insomma, qui si trovano queste confezioni, molto carine per carità, ma con un uovo delle dimensioni di un ovetto Kinder. Ci sono anche quelli un pò più grandicelli (come 2 ovetti Kinder), ma scordatevi gli scaffali strapieni di ogni uovo con mille tipi di cioccolato diverso, con sorpresine dentro e fuori dall’uovo, con confezioni colorate, ecc. Per dire, all’Auchan di Ancona (Ancona, ecco, mica Milano) c’era un varietà mille volte superiore al supermercato più fornito di Edimburgo. Qui il massimo che si trova sono le confezioni di uova della Lindt, quelle con la cioccolata con le nocciole (solo al latte, la versione bianca o fondente nocciolosa non è stata avvistata).

Una tristezza, ecco.

Si cerca di rimediare a questa mancanza comprando 20 tipi di uova diverse (tanto non è che costino così tanto), ma ci si ritrova solo con 20 chili di cioccolata dentro casa da smaltire al più presto che sennò va a male (scuse per mangiare cioccolata senza sentirsi in colpa).

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Salatando di palo in frasca (come sempre) ma restando a parlare di cibo (come sempre), eccovi un esempio di “come ti concio il pranzo facendoti una faccina felice spargendo maionese al wasabi sopra tutte le due crocchette di tonno“, non sapenso che la maionese con il wasabi è uno dei pochi modi in cui non mi piace né la maionese, né il wasabi (non si capisce probabilente, ma intendevo che la maionese mi piace, il wasabi lo adoro, messi insieme mi fanno schifo). Eh vabbé, era il capo che me l’ha fatto, m’ha toccato mangiarli (solo perché era ancora marzo e non ci avevo preso la confidenza di adesso. Adesso glieli tirerei dietro) (no, non è vero, povero)

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Altra foto di cibo, stavolta per farvi vedere la varietà immensa di cibi pronti che si trovano qui. Si, perché se con le uova di Pasqua non ci sanno proprio fare, si rifanno alla grande con le cose che vanno fatte al microonde, o surgelate (milioni, miliardi di negozi che vendono solo cibo surgelato, ovunque), o comunque quelle cose che devi solo:

  • premere un pulsante, o
  • aggiungere acqua, o
  • mescolare, o
  • versare in un piatto, o
  • mangiare direttamente dalla confezione

per avere il tuo pranzo o cena pronti in 2 secondi netti. Quelle della foto erano tagliatelle con verdure e salmone. Sembrano un tantino messy ma erano buone (vabbé, io non faccio mai testo, mi piacciono sempre le schifezze). E noto che sopra ci sono dei rotolini di prosciutto, probabilmente (ma che dico, SICURAMENTE) quello che avevo portato sottovuoto dall’Italia. Mi sa che lo avevo usato per fare degli involtini con il cheddar (in pratica, come rovinare dell’ottimo prosciutto italiano mettendoci dentro del formaggio che non sa di niente. Si, è il mio stile)

Altre cose da mangiare, stavolta direttamente dall’Austria. Non ho messo la stessa foto due volte, se guardate bene una si chiama Sport Suppe, l’altra Feuerqualcosa Suppe. Insomma, in una c’erano le racchette da tennis e gli uomini forzuti che sollevano pesi, nell’altra gli estintori e le camionette dei vigili del fuoco. Ne parlavo poco tempo fa con qualcuno (la senilità avanza insorabile e non ricordo assolutamente con chi), ma se Edimburgo (la Scozia? l’UK? Non voglio allargarmi troppo, quindi parlo solo di quello che vedo) è la patria dei cibi pronti surgelati e/o da fare al microonde, l’Austria era la patria dei cibi pronti in busta.

Non fraintendetemi, a Edimburgo si mangiano un sacco di cose buone, verrò ripudiata dall’Italia a breve (appena finirò di formulare questa frase (quindi ci sono parecchie probabilità che questo non accada mai)), ma ogni giorno mi chiedo per quale motivo io non sia nata qui, dove avrei potuto avere la fortuna di essere cresciuta a hamburger e cupacake invece di pasta e tiramisù.

Sono una vergogna per l’Italia, ne sono cosciente.

Ah si, anche l’Austria ha un sacco di cose buone, Avrei preferito crescere a canederli e Sacher piuttosto che di pasta e tiramisù.

(ok, toglietemi la nazionalità italiana)

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E ecco, giusto to make my point: chi ha bisogno di cannoli siciliani quando puoi avere queste cheesecake meravigliose?

(vorrei che fosse ironia, la mia, ma il brutto è che lo penso davvero)

A dire la verità la cosa bella di vivere qui è che non devi esattamente rinunciare a questo o a quello: puoi avere tutto quello che vuoi. Vuoi una cheesecake al cioccolato bianco, fragola e marshmallow? Eccola! Vuoi un tiramisù? Puoi fartelo, gli ingredienti non sono difficili da trovare. Tra l’altro si trova a anche nei supermercati. Vuoi un cannolo siciliano? Sono sicura che da qualche parte in questa città qualcuno te lo vende. Poi i gusti sono gusti, in 7 mesi il cannolo non l’ho mai cercato, la cheesecake si (e ho trovato questo posto supendissimo che, per chi vive nei paraggi, merita non una visita, ma merita di piantare una tenda direttamente dentro al (purtroppo) piccolo locale e vivere lì dentro per sempre. PER SEMPRE)

(ah si, si chiama Artisan Cheesecakes, 104 Bruntsfield Place) (segnatevi l’indirizzo, probabilente a breve sarà il mio nuovo indirizzo di casa)

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Mi sono resa conto di aver blaterato più del solito e sono ancora a metà foto, quindi vado veloce. Questa è una colazione che mi ero fatta tempo fa, con il porridge che AMO. Le altre cose sono un biscotto brownieoso e il “caffè” con il latte (sembra il tè della regina, ma è un caffè). Il porridge è una di quelle cose che ami o odi, io lo amo (e ti pareva). Un giorno dovrò mettere qualche foto dei reparti dei supermercati sove ci sono tutti i tipi di porridge, io li trovo fantastici.

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Questo è un simpatico intermezzo gattoso, giusto per vantarmi del fatto che io ho un gatto nero bellissimissimo e voi no.

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Questa è una abbastanza recente scoperta. Non sapevo nemmeno che esistessero, ma qui le Tablet scozzesi sono una delle cose più tipiche scozzesi. In pratica il pasto tradizionale scozzese è composto da haggis con contorno di purè di patate e di rapa, tablet come dolce, il tutto annaffaito da Irn Bru.

Le tablet sono… zucchero. Hanno quel sapore caramelloso che, dopo il primo pezzetto che mangi ti fanno dire “mmm buonissimo, ne mangerei a quintalate!“. Ne mangi un altro pezzetto e dici “ma si dai, ancora un altro“, al terzo inizi a pensare “forse basta“. Se arrivi al quarto inizia ad avere le allucinazioni con dentisti che vorticano sopra di te vestiti da angelo, con mazzette di banconote in mano, sorrisi sgargianti e collane dorate tipo rapper neri. Se per caso arrivi al quinto pezzetto c’è direttamente la dialisi a vita.

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Siamo quasi giunti alla fine. E se sono sempre così entusiasta del cibo scozzese, questo è stato invece un epic fail. Non tanto il pane all’aglio, i nachos e le patate con formaggio e bacon, che erano buonissimi, quanto per la pizza. Io, grande sostenitrice della pizza scozzese (tanto che anche gli scozzesi mi prendono in giro), devo fare un bel dietrofront davanti a Pizza Hut. Fa schifo. Non che non l’abbia finita tutta, ovvio, ma non la ricomprerò mai più lì. E’ orribile.

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E chiudiamo in bellezza (si, togliendo quella sagoma nera al quasi centro, la foto non è così male)! Non potevo non apparire in un post, quindi eccomi qui, in versione lavorativa, mentre aspetto che il riso da sushi si seasoninghi (conio parole nuove che capisco solo io). Foto fatta da colleghi pazzi che non hanno niente di meglio da fare nella loro pausa che fotografare cose a caso.

Farebbero meglio a fare qualcosa di più utile, che so, imparare a giocare a polo. O tagliare le unghie ai miei gatti. Uhm, è vero, devo fare la manicure al gatto nero, altrimenti dice che non apparirà più nelle mie foto. Vado. Alla prossima!

Fran in Scotland: George Street and Cafè Marlayne

Giusto perché mi sembrava un pò troppo che non postavo un video, ho pensato “perché non postarne uno nuovo?”.

Questa frase non ha senso (come il video. Come il post. Come tutto il blog)

Ok, ho sonno, perché anche se questo post verrà pubblicato domani mattina in realtà lo sto scrivendo stasera (cioè la sera prima di quando sarà pubblicato, che è la sera prima in cui state leggendo, sempre che lo leggiate domani, che è il giorno dopo del giorno in cui sto scrivendo)

Il sushi mi ha dato alla testa. Forse per la prima volta il video è più sensato rispetto al post.

Per vedere il video potete cliccare sulla foto, o anche QUI.

Untitled-1E giusto per ricordare le puntate precedenti di pazzia, ecco un riassunto.

Per la serie Fran eats Scotland abbiamo l’EP1 e l’EP2.

Per la serie Cooking with Fran abbiamo solo l’EP1 (per fortuna).

E niente, la serie Fran in Scotland è appena iniziata con il video sopra.

Se volete iscrivervi al canale potete cliccare QUI.

Basta, vado a far riposare gli unici 2 neuroni che mi sono rimasti, che se ne muore uno dalla stanchezza l’altro rimane solo e si suicida.

FracooksJamie

Riesumare queste vecchie ricette e doverle in qualche modo descrivere mi mette sempre un’ansia pazzesca (io che sono la persona meno ansiosa del mondo mi faccio fregare da queste cavolate). Il problema è che è l’unica rubrica del blog che non ho diligentemente catalogato nel computer. Insomma, ho foto sparse qua e là nei vari mesi degli ultimi 10 anni e questo mi disturba alquanto (la mia mania di catalogare il mondo raggiunge picchi catastrofici ogni tanto).

Ma veniamo a noi, altre 10 idee Jamieose per smaltire un pò di foto e avvicinarsi sempre di più al 3078, anno in cui riuscirò a mettermi al pari.

48. Chocolate pudding

1. Chocolate pudding. Per mia fortuna (e probabilmente anche vostra), nel vecchio blog avevo già descritto questa cosa, quindi senza tante chiacchiere vi rimando lì, basta cliccare nel link all’inizio (dove c’è scritto “chocolate pudding) (potevo farla più difficile di così? Probabilmente no)

49. Pan-seared scallops with crispy bacon and sage, puy lentils and green salad

2. Pan-seared scallops with crispy bacon and sage, puy lentils and green salad. Un nome lungo un chilometro, cosa che mi ricorda (vabbè, mi ricordo solo perché sono andata a leggere nel blog vecchio) che questa ricetta è composta di 3 parti. Le Scallops with blablabla, le Puy lentils braised with rosemary and garlic e la Green Salad with Olive Oil and Lemon Juice Dressing. Come dicevo, cliccate nel link che vi spiega tutto.

50. Buttered mashed potatos

3. Buttered mashed potatoes. Ed eccomi arrivata al momento che speravo non arrivasse mai. Le ricette che avevo scritto nel vecchio blog sono finite, adesso è giusto il momento di scrivere davvero qualcosa. E non fraintendetemi, adoro blaterare sul cibo (o non avrei aperto un blog), ma questa roba l’ho cucinata quando andavo ancora in palestra a fare aerobica. E la mia memoria fa schifo. Ecco, quindi non è colpa mia se vi racconto cose a casaccio.

Per fortuna questa è semplice: lessate le patate, schiacciatele e aggiungeteci il burro. E via.

51. Vegetable stock

4. Vegetable stock. Bè, mi va bene anche questa a dre la verità. Il brodo di verdure non ha una vera e propria ricetta standard e quella di Jamie non ha niente di particolare. Fino a qualche anno fa preparavo sempre il brodo di verdure mettendo a bollire le verdure con l’acqua, poi ho cambiato metodo (forse è stato grazie a questa ricetta? Chi lo sa…), cioé prima metto un pò d’olio, faccio cuocere un pò le verdure, aggiungo l’acqua, porto a bollore e lascio andare un paio d’ore. Niente di che insomma, forse viene più saporito con questo secondo metodo, ma penso che alla fine uno vale l’altro.

52. Cottage bread

5. Cottage bread. E niente, io il pane non so proprio farlo. Dalla foto non sembra nemmeno malaccio, ma in realtà mi viene duro come la roccia e mangiabile solo appena sfornato. Dopo 5 minuti già potrei usarlo come mattone.

Quando ho provato a farlo, non capivo cosa avesse di particolare questo pane. Nel senso, si usa l’impasto normale e la ricetta non diceva niente di particolare. Dopo anni, scopro oggi che in realtà avrei dovuto dargli una forma particolare, tipo una pagnotta sopra un’altra pagnotta. Una ricetta riuscita, insomma.

53. Pease pudding

6. Pease pudding. Anche questa ricordo che è stata una ricetta riuscitissima. Soprattutto perché avrei dovuto usare dei piselli gialli che, dopo mille ricerche (una al supermercato dove vado sempre e una al mercato), non sono riuscita a trovare. Non che mi ricordi neanche lontanamente com’era questo purè di piselli, ma penso che non sia stato malaccio. Basta cuocere dei piselli con una patata, schiacciare tutto, aggiungere burro e siamo apposto (adesso che ci penso, ho tutto in frigo, potrei anche provare a rifarla… ah no! I piselli gialli, mannaggia!)

54. Buttered taglierini with seared scallops, white wine, chilli and parsley

7. Buttered taglierini with seared scallops, white wine, chilli and parsley. Questa deve essere stata davvero buona. Diciamo che mi faccio traviare dalla prima parola che vedo, cioè “buttered”, quindi mi immagino delle tagliatelle immerse nel burro prima di finire nel sugo, cosa che aggiungerebbe sicuramente parecchio sapore ma che toglierebbe sicuramente qualche decennio di vita. Ma vabbè. Idea veloce: Capesante, aglio, peperoncino, sfumare tutto con un pò di vino e via, il sugo è pronto. Mi pare un’ottima idea, da rifare.

55. Tagliatelle with peas, broad beans, cream and parmesan

8. Tagliatelle with peas, broad beans, cream and parmesan. Queste me le ricordo. Ricordo di aver aspettato un inverno per farle perché mi servivano le fave. Rettifico, ho aspettato mesi prima di rendermi conto che “broad beans” fossero le fave (infatti avevo letto “beans” e l’avevo fatte con i fagioli, triste ma vero) e poi era arrivato l’inverno e io volevo le fave fresche. No, non potevo prendere quelle surgelate (cosa che adesso faccio regolarmente, ma quella volta mi ero interstardita), quindi ho aspettato. Al primo avvistamento favesco al supermercato, ne ho comprate 20 chili e ho fatto questa pasta (che per la cronaca era buonissima anche nella versione fagiolosa). Insomma, prendete i beans che volete (fagioli, fave e non so se ce ne sono altri) e dei piselli, li cuocete e ne frullate una metà. Buttate tutto in una padella con la panna ed è fatta.

Adoro la semplicità delle ricette di Jamie, l’ho mai detto? Probabilmente si.

56. Figs and honey semifreddo

9. Figs and honey semifreddo. Anche in questo caso avevo dovuto aspettare un bel pò per trovare i fichi (del tipo che appena ho deciso di fare questa ricetta, hanno tolto tutti i fichi della stagione dagli scaffali dei supermercati e hanno lasciato un cartello con scritto “ci vediamo il prossimo anno”). La base per il semifreddo la trovate quiquiqui, a quella non resta che aggiungere dei fichi (sia freschi che secchi) tritati con del miele. Easy, as usual.

57. Potato salad with salsa verde

58. Salsa verde

10. Potato salad with salsa verde. Le patate bollite possono piacervi o no (io le adoro anche senza niente, con un pò d’olio e un pizzico di sale poi ne mangerei a quintalate), ma arricchite con questa salsa DEVONO piacervi per forza. Non è che avete scelta, è un obbligo. Io non so se questa salsa verde sia una cosa famosa o no (probabile che lo sia e io sia l’unica italiana scema che deve venirne a conoscenza grazie a un inglese), ma se non lo è, DOVREBBE. Dentro ci sono: aglio, capperi, cetriolini sottaceto, acciughe, prezzemolo, basilico, menta, senape, aceto, olio e pepe. Insomma, TUTTO. Basta prendere manciate di roba verde, lanciare tutto nel frullatore e via, ecco la salsa verde. Da mangiare con le patate bollite, ma scommetto che va bene con un sacco di cose, tipo carne, pesce, sopra il pane e nutella e in mezzo al tiramisù.

Devo provare il tiramisù alla salsa verde.

Bene, spero che queste 10 idee Jamieose vi siano piaciute, se si fatemelo sapere, se no fatemelo sapere lo stesso!

Giornata diapositive!

Perché non ho più aggiornato? La risposta che sento urlare in coro (da persone immaginarie, ovvio) è: per risparmiare al mondo una marea di inutilità!

E invece no!

Semplicemente non ho avuto tempo. Mi si sono accumulate un sacco di foto però, contando che stavo ancora mettendo quelle del viaggio in Italia fatto a marzo, suppongo che ho materiale da adesso fino al 3027 (vedo persone (sempre immaginarie) che rantolano in terra in preda a spasmi di dolore).

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Ma suvvia, iniziamo! Ero arrivata al fatto che sono tornata in italia, rivisto gente, mangiato porchette e tortellini, ecc. Poi sono ripartita. E se il viaggio all’andata era consistito (che parole uso? Cosa volevo dire? Solo il cielo lo sa)… dicevo, il viaggio all’andata era consistito… cavolo, di nuovo! Aspettate, provo a riformulare la frase in qualcosa di comprensibile (ahahahaha). Allora, all’andata avevo preso il treno che ci aveva messo la bellezza di 24-25 ore. Fino a qui ci siamo. Al ritorno mi sembrava doveroso fare qualcosa di ancora più insensato: fare Ancona-Edimburgo (circa 2000 km) in macchina, mettendoci 3 giorni. La prossima volta giuro che prendo un calesse.

In realtà il motivo per cui ho fatto questa pazzia è abbastanza semplice: dovevo portare i miei 3 animali da caccia, cosa che mi è stata anche ricordata da un simpatico omino inglese alla frontiera. Nel senso: passo la frontiera francese, omino francese che nemmeno ti si fila, ti chiede il documento (in francese) e via. Passo la parte inglese e l’omino inglese, alla mia dichiarazione “abbiamo 3 gatti” sfodera tutto il suo umorismo inglese dicendo “Do you have a lot of mice in Edinburgh??“. Ovviamente con il mio inglese forbito, lì per lì non avevo capito niente. O meglio, ho associato la parola “mice” a “micio”, e mi chiedevo “ma che cavolo sta dicendo questo? Mi chiede se ci sono tanti gatti a Edimburgo? Boh…” Quindi rispondo con un vago “No, well, I don’t know…” per poi rendermi conto, 5 metri dopo, che “mice” è il plurale di “mouse”. Vi giuro, volevo tornare indietro, abbracciare l’omino e dirgli “sisi, abbiamo tanti mice a Edinburgh, sorry che non ho capito il tuo umorismo inglese!”. Per fortuna un inaspettato senso del pudore mi ha tenuto dal tornare indietro davvero.

La foto comunque fa vedere la sponda francese, che (fortunatamente) stavamo lasciando.

Una foto basta e avanza per la sponda francese, ma ne servono ben 5 per far vedere come si avvicinava quella inglese. Anche perché dopo 2 giorni di viaggio non vedevamo davvero l’ora di tornare a casa. Non avevo mai visto la sponda inglese, devo dire che è parecchio bella!

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Arrivati in autostrada, una delle prime cose che abbiamo fatto è stata concederci un tipico pranzo in stile inglese: Burger King.

Prendetevela come vi pare, sarà uno stereotipo, non è vero che tutti gli inglese mangiano nei fast food, blablablabla, tutte chiacchiere. Ci mangiano eccome. Poi mangeranno anche cose fatte in casa, ma la concentrazione di fast food che c’è qui non è lontanamente paragonabile a quella che c’è in Italia, la coda per mangiare da Mc Donald fino a fuori la porta l’ho vista raramente in Italia (contando poi che qui le code scorrono veloci, significa che c’è un sacco di gente), un motivo ci sarà.

Non è che giudico eh, dato che sono la prima che mangia nei fast food con una media di una volta a settimana, e non è che nel resto dei giorni mi mangio la verdura dell’orto, ecco. Dovevo nascere scozzese (no, dovevo nascere giapponese, ma questa è un’altra storia).

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Ed eccoci finalmente a casa! A parte la foto della bandiera scozzese, c’è una coincidenza nel sentirsi a casa quando arrivi a Edimburgo o in Ancona. Quando vai in vacanza e torni a Ancona (a Ancona? in Ancona? Boh, non l’ho mai capito) in macchina, ti senti a casa quando vedi il monte Conero. Penso che sia universale per gli abitanti anconetani: da lontano lo vedi e pensi “Sono a casa”. A Edimburgo c’è la Arthur’s Seat, una montagnetta che sorge in mezzo alla città e che dovrebbe pure essere un vulcano estinto (mi pare eh. Faccio schifo a spiegare le cose storiche/geologiche/altro). Insomma, quando vedi la Arthur’s Seat ti senti a casa.

E niente, penso sia una strana coincidenza quella di aver vissuto in due città che hanno come segno casereccio una montagnetta!

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In questa foto potete vedere un bel gatto nero appena arrivato nella nuova casa e la faccia di una persone stanca dopo 3 giorni di viaggio. Ma è la prima foto del gattaccio nero in Scozia! Yuppy!

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Questi invece sono i gattacci dopo qualche giorni di residenza nella nuova patria. Come potete vedere (lo faccio anche per tranquillizzare parenti e amici che più volte mi chiedevano “Come stanno i gatti? Si sono ambientati?” anche prima di dirmi “ehy ciao”) i gattacci stanno bene. Dormono, mangiano, distruggono cose, assaggiano fiori e provano (a volte con successo) a distruggere casa. Il solito, insomma.

Questo è un semplice intermezzo, perché mi sembrava che in questo blog iniziasse ad esserci un pò troppo poco cibo! E allora ho messo due foto a caso di cose sane e genuine che mangio quando non vado da Mc Donald. Tutta salute, la mia.

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E a proposito di code (ne parlavo prima di code, vero? Non me lo sono sognata, giusto? Sisi, ne parlavo quando parlavo dei fast food) ecco un’altra cosa che per me ha veramente dell’incredibile: code per entrare nei pub. CODE PER ENTRARE NEI PUB!! Ma questi scozzesi, non sono un popolo meraviglioso?? Ore di coda per andare a bere una birra!

(ok, ho detto una? Intendevo 10)

E come ogni coda qua, non provate a passare davanti a qualcuno, potreste venir linciati. Comunque, mi sembra che questa fosse un’occasione particolare… è anche vero che qui prendono ogni cavolata come scusa per andare a bere e festeggiare (dovevo nascere scozzese, si) del tipo “abbiamo vinto il torneo di calcio che si gioca in parrocchia, festa nazionale!” E in pratica è quello che è successo qualche tempo fa. Hanno vinto una partita (era un torneo? Boh, chi lo sa) e hanno bloccato completamente la città. Gli autobus non passavano più, c’era gente ubriaca per strada (vabbè, questo è normale) alle 10.30 di mattina (e questo già è più difficile normalmente dato che non si può comprare alcol prima delle 10. Non so come hanno avuto il tempo materiale di ubriacarsi in mezzora), file chilometriche nei pub, gente che ti fermava per strada cantandoti non so quale inno, bar pieni di ubriachi che continuavano a cantare canzoni (che vabbé, dicevano “thank you” e io mi guardavo intorno con fare accigliato perché mi pareva che dicevano “fuck you”… ahhhh, l’accento scozzese, che meraviglia (diamo la colpa a quello va, non al fatto che dopo 7 mesi non so distinguere grazie da vaiaquelpaese)), insomma, un delirio.

(li amo)

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Ah si, la foto della coda comunque non si riferiva al giorno della vittoria della partita di ping pong, ma alla festa di San Patrizio (eh cavolo, vuoi non festeggiare una festa irlandese a Edimburgo? E da noi che ancora ci si chiede “ma sarà giusto festeggiare Halloween? Non è una nostra tradizione”. Quello che adoro degli scozzesi è che non si fanno queste domande stupide. C’è una festa? Si festeggia, punto). Insomma, mi hanno regalato il cappello della Guinness.

(li amo sempre di più)

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Per l’ultima foto mi sembrava doveroso mettere qualcos’altro da mangiare. Questo è un ristorante che si chiama Cosmo, dove per meno di 20£ ti puoi mangiare tutto. Ci sono un sacco di cucine diverse, italiana, scozzese, cinese, indiana, cinese e non ricordo che altro, ma tutto. Più il reparto dolci, con gelato, dolci, frutta, dolci, fontane di cioccolato, dolci e ancora dolci.

La foto mostra penso solo un decimo della cena che di solito mi faccio in questo posto, da dove esci rotolando e giurando a te stesso che non ci tornerai mai più, che è ora di metterti a dieta, che mangerai solo verdura bollita per i seguenti 10 giorni. Per poi ritrovarti seduto allo stesso tavolo il giorno dopo (true story).

(li amo ancora e ancora di più)