Serata (mattinata) diapositive

Non so quante foto ho accumultato in questo periodo, provo a smaltirne un pò. Per fortuna sto lavorando 834579429 ore a settimana, così adesso non ho più tempo di passeggiare allegramente per le strade di Edimburgo a fotografare cose inutili. Purtroppo però continuo a fotografare cibo, perché si sa, NON SI PUO’ MANGIARE SE PRIMA NON HAI FOTOGRAFATO QUELLO CHE HAI NEL PIATTO, e questa è una massima che tutti dovrebbero tatuarsi addosso da qualche parte.

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Cominciamo con questo bel piatto di macaron Hellokittosi. Mi pare di aver pure messo la ricetta qui sul blog (infatti si, eccola qui, la mia vecchiosaggine mi fa dimenticare tutto, soprattutto le cose importantissime). Ma dicevo, sono dei macaron che ho fatto per portare a lavoro dato che ormai mi sono impappinata con questa cose del “di-domenica-Fran-porta-dolci-a-lavoro-facciamola-lavorare-sempre-tutte-le-domeniche-tutte-tutte“. Inizierò a farcire cupcake di veleno.

Queste sono 5 (5?? che cavolo dico? Non so più nemmeno contare, vabbé) foto fatte a Milano nel mio pazzo viaggio di vacanza in Italia quando, presa da un irrefrenabile impulso di pazzia (che tra l’altro probabilmente si ripeterà altre volte) ho deciso di allungare un comodo ma altamente pericolosissimo viaggio di 3 ore in aereo, in un lungo e congelante viaggio attraversando stazioni di mezza europa, mettendoci un giorno intero. Ma era una vita che non passavo per Milano, l’ultima volta che ci sono stata probabilmente facevo le superiori (o le medie? La vecchiosaggine colpisce ancora), quindi diciamo un secolo e mezzo fa.

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Questa documenta il mio arrivo a casa. Appena varcata la porta, dopo 4 mesi che non vedevo i miei gattacci, la mia prima esclamazione è stata “Oddio, ma sono vivi, cioè, sono creature vive, si muovono da soli!“. Non so perché ma me li immaginavo come peluche, invece cavolo, si muovevano davvero da soli! Un’impresa veramente eccezionale per dei gatti in carne e ossa, lo so. I miei gatti del resto non potevano che essere delle creature dall’intelligenza superiore. Come la padrona (ehm, no).

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Eh che, torni in Italia e la prima cosa che fai non è andare in una pizzeria a mangiare pizza (ma va)? Come se nel resto del mondo alla parola “pizza” tutti ti guardassero come un’aliena domandandoti “Pizza? What is pizza?“. Insomma, la pizza c’è. E pure buona, probabilmente l’ho blaterato già un milione di volte ma si, nel profondo Nord dei pascoli scozzesi (si, la descrizione di Edimburgo come terra pascolante mi sembra appropriata) la pizza c’è, ed è pure buona (sapete che ogni volta che un italiano espatriato dice che la pizza nel suo nuovo paese è buona, un italiano in italia muore di crepacuore? Bè, watch out guys, i prossimi potreste essere voi (già ne avrò fatti fuori un migliaio)).

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E qual è una delle gioie più grandi di un espatriato, se non quella di tornare a casa e scroccare cene dai vari membri della famiglia? Questa in particolare è stata scroccata alla sorella e consorte (ma si dice consorte se non sono sposati? E se la consorte non è LA consorte ma IL consorte? Bo, non c’ho mai capito niente con tutti i vari termini famiglieschi tipo suocera, cognata e via dicendo. Io arrivo a mamma, papà, sorella, nonna e zia). Non che la carne in Scozia non si trovi (popolo di vegetariani per eccellenza, gli scozzesi) ma di solito servita su un piatto, con vino e birra, ti tocca pagarla oro (mangiare fuori non è proprio la cosa più economica del mondo). Questa era gratis, buona e ovviamente un’occasione per stare con la sorella che non vedo mai quando fino a poco fa ero abituata ad averla porta a porta, e ancora prima ero abituata ad averla letto a letto. Che tristezza.

(Tac, vieni a trovarmi!)

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Un’altra cosa che mi mancano sono i cocktail. Si, ci sono pure qui, ma non è la stessa cosa. Ok, forse quello che mi manca sono i miei bar di fiducia, quelli che vai dal tuo barista e gli chiedi un gin tonic ma per favore me lo fai con la vodka al posto del gin e mi ci metti le scorzette di zenzero candite. Ecco, qui non saprei nemmeno come dirlo.

Ho imparato che la cosa più difficile è pronunciare le parole che anche in italiano sono in inglese. Si, non si capisce, vero? Insomma, tipo “rum”. Non ri pronuncia rum. “rock” non si pronuncia davvero rock. Una delle peggiori che ho trovato è stata “internet”. La prima volta che a lavoro uno dei ragazzi che lavora con me mi ha chiesto se avevo “internet“, vi giuro, sono rimasta a bocca aperta 10 secondi buoni cercando di capire cosa avesse detto dopo “Do you have….?”, dato che al posto dei puntini di sospensione aveva pronunciato una cosa tipo ENERNEEEE. Whaaat?? Quello avrà pensato che l’Italia è rimasta ai tempi della pietra e che per sentire la mia famiglia usassi ancora i piccioni viaggiatori.

(tra l’altro devo ammettere di averci messo solo 10 secondi a capire che avesse detto “internet” solo perché la domanda prima era stata “hai netflix?”, quindi ho collegato le due cose. Altrimenti sono sicura che sarei ancora qui a chiedermi che cavolo mi avesse chiesto quel giorno di 4 mesi fa)

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Questa è la foto dei tortellini in brodo che avevo ordinato con lauto anticipo alla genitrice quando le avevo confermato che sarei tornata in Italia. E di sicuro è la cosa da mangiare che mi manca di più in assoluto. Che potrei anche farmeli da sola, lo so, ma la verità è che non ho tempo. E qui ho imparato ad essere ancora più lazy di quello che ero in italia, con il cibo. Milioni di piatti pronti a prezzi assurdamente ridicoli, roba che ti chiedi come mai esista ancora la fame nel mondo se riescono a confezionare pollo al curry e riso pronto in 2 minuti e a venderlo a 69 centesimi.

Quindi ecco, farmi i tortellini da sola non mi passa per l’anticamera del cervello quando torno a casa alle 10 di sera, i gatti hanno deciso di vomitare sul tappeto per ribellarsi ai croccantini scozzesi che non gradiscono e il divano sembra così invitante.

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Che dire, ma vedete che amore che è questo cane stupendoso? Non è il cane più bello del mondo? E lo dice una che i cani li ha sempre odiati (evviva i gatti!) ma questo proprio no. Vederlo crescere da un fagottino che cercava di saltare 10 cm rimanendo incastrato in un muretto fino a un cagnolone pelosone che sicuramente farà stragi di cuore tra le cagnoline anconetane, mi fa proprio essere una zia orgogliosissima. Ma guardate che occhioni, che muso, che zampe pelose! Da sbaciucchiare dalla mattina alla sera, raccomandato come antistress!

(poi vabbè, il bagno sullo sfondo non è il massimo…) (ahhh, il bidet, che bei ricordi)

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E questa è Ancona. Rivederla dopo 4 mesi di assenza devo dire che mi aveva fatto un effetto proprio strano. Riguardando adesso la foto me ne fa ancora un altro: è piccola. Abituata a vedere, ormai tutti i giorni da quasi 6 mesi, gli spazi di Edimburgo, adesso Ancona mi sembra proprio una piccola cittadina. Sembra tutto così piccolino… e silenzioso. Si ecco, quando sono tornata ho notato questo: il silenzio. A Edimburgo è sempre tutto più frenetico, con gente che gira, parla, respira, vive. Bello eh, per carità. Ma a volte sarebbe bello sentire più silenzio (disse mentre sentiva ubriachi dalla finestra che urlavano) (uno di questi giorni butto della pece bollente dalla finestra) (dove la compro la pece) (e poi, cos’è la pece??) (ma come parole è carina. Pece. Sembra un cece.)

Mi manca.

Come posso non concludere con altre due cose da mangiare? Ecco a voi le signore spuntature e la signora porchetta. Non ancora avvistate in Scozia e per questo mi mancano da morire. Non posso pensare che quando sarà Agosto e tutta Ancona (o almeno, la gente di Ancona che ha buon gusto) si riverserà a Sappanico a ingozzarsi di spuntature, io sarò qui, probabilmente a lavorare e a mangiare il sushi.

(sushi, ti chiedo umilmente perdono. Ma la sagra della spuntatura c’è una volta all’anno e io me la perderò per mangiare salmone crudo che tra l’altro mangio quasi tutti i giorni da 6 mesi a questa parte)

Penso proprio che quel giorno sarò a lutto. Guarderò i costumers cercando di scovare quello più succulento, poi quando escono andrò a strappargli l’intestino tenue come una pazza (c’era bisogno di specificarlo eh) e lo metterò allegramente sopra una griglia, mentre con la bava alla bocca continuerò a dire “spuntatuuuure” e nessuno capirà quello che dico (bè, come sempre del resto).

Per la porchetta invece penso che ucciderò i negozianti che vendono il pulled pork. In pratica ci sono questi negozi con una vetrina dove potete vedere una cosa simile alla porchetta. Un italiano di sicuro si ferma lì e alla vista di quella cosa griderà estasiato “porchetta!” perché è presentata tale e quale, con la testa porchettata, la crosta, ecc. Poi avvicinandosi meglio, si capisce che non è porchetta: è solo carne di maiale sfilacciata. E allora ti verrebbe voglia di avere la forza dell’Orlando furioso che sradicava alberi interi e sradicare tutto il negozio del pulled pork con le fondamenta e tutto, al grido di “Ingannatore! Dov’è la mia porchetta??


In tutto questo, viene da chiedere: hai esaltato per ben 1492 (santo contatore di wordpress) l’Italia, che cavolo ci fai in Scozia?

 

Serata diapositive

Eeee rieccomi di nuovo con un’altra meravigliosa serata (pomeriggio?) diapositive! In realtà queste erano supposte (supposte??) essere pubblicate prima di quelle dell’altra volta…

Che cavolo ho scritto? Supposte essere pubblicate? Oltre a non saper parlare l’inglese venendo costantemente presa in giro perché la mia parola preferita sembra essere “whaat??“, sto anche perdendo la capacità di scrivere in italiano. Ottimo.

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Iniziamo subito a blaterare sul nulla più assoluto. Questa foto meravigliosissima me la sono scattata da sola (tenendo in bilico milioni di detersivi e il cel) appena trasferita a casa nuova. L’appartamento era in condizioni piuttosto disastrose e mi ci è voluto circa un mese per renderlo accettabile. La foto testimonia il fatto che sono una maniaca delle pulizie (per 2 giorni. Poi lascio che la natura segua il suo corso (che tradotto significa trovare palle di pelo di gatto che rotolano per casa tipo covoni di fieno nei film western) e poi mi riprende la pazzia-pulizie e ripulisco disinfettando pure i gatti).

(Tutte le spugne sono perite durante il mese di pulizia. Nessun superstite)

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Sistemata casa nuova non restava altro che guardare fuori della finestra e scoprire che a 2 metri di distanza avevo un ristorante italiano. Mi sono fatta forza e sono andata contro tutti i miei principi: mangiare in un ristorante italiano fuori dall’italia (ho dei principi molto profondi, io). Non che non abbia mai mangiato la pizza qui, ma solo quelle dei supermercati o comunque quelle in stile inglese. Mi mancava un pò il sapore italiano e devo dire che questa me lo ha fatto rivenire in mente. A parte i pomodorini, orribili.

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Questa in realtà è una foto inutile, ma come non lasciare una traccia della stupidità della gente (oltre alla mia, ma che cavolo, non sono l’unica pazza al mondo!)? Mai così tanto in vita mia mi è capitato di vedere gente che usa questo bastone da selfie. Ora, per quanto io ami profondamente Edimburgo, le cose sono 2: o a Ancona c’è una percentuale spropositata di persone con buon senso, o a Edimburgo arriva la feccia dei turisti con un quoziente intellettivo molto al di sotto della media.

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Foto di un cakepop. Poverino, nemmeno si distingue dallo sfondo (che è il mio copripiumone), ma era mooolto buono e carino. Tra le milioni di pasticcerie, bakery o come volete chiamarle, ce n’è una che vende dei cupcake a dir poco stupendi, con gusti ancora più stupendi (e tutti molto invoglianti (ma esiste la parola “invoglianti”? Non lo sapremo mai)), che vende anche questi cakepops. Troppo carini!

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Questa foto mi si riallaccia alla pizza “italiana”. Questa è stata una cena ordinata da Domino’s, una catena di pizzerie. A parte che fanno la pizza con il wurstel nella crosta che ancora devo provare (ma perché non l’ho ancora provata? Non lo so. Ho appena deciso quale sarà la mia cena stasera), la cosa più bella è il servizio da asporto. Intanto nel sito puoi ordinare tutto e pagare online (senza quei cavolo di spicci, resti, ornitorinchi e suricati che ci sono quando devi pagare al momento della consegna, rischiando che la pizza si congeli e così ti tocca riscaldarla al microonde), in più c’è un tracker che ti tiene aggiornato sui vari passaggi (ordine ricevuto, pizza in cottura, pizza in viaggio su un cammello (o dromedario, puoi scegliere quale dei due preferisci) verso la tua dimora). Una figata insomma. E la pizza con il pollo è ormai la mia preferita in assoluto.

(Se vuoi unirti anche tu al gruppo di italiani che vuole uccidermi perché preferisco la pizza uk rispetto a quella made in italy, c’è un gruppo su Amazon che sta raccogliendo i fondi per comprare una ghigliottina con una lama arrugginita)

Vabbè, questo è uno (s)piacevole intermezzo.

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Riprendiamo con foto a colazioni e manga. Allora, il manga è Nana in inglese (ho letto due pagine, un giorno riuscirò a finire qualcosa scritto in inglese, lo prometto) e nella tazza potrebbe esserci di tutto: tè con latte (in stile inglese), succo di budella di castoro, sangue di gufo reale, zuppa di fagioli o brodo di cervello di leopardo. E invece no. E’ caffè (cioè, caffè, caffè inglese) con latte. Insomma, l’unica cosa decente era il dolce.

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Questa sono (sempre) io mentre mi vanto di aver fatto una ganache al cioccolato bianco rosa, ed essere addirittura riuscita a fare la punta alla ganache. Un trionfo (di stupidità), insomma.

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Uno dei tanti pranzi. Noodles con… ehm, che cavolo è sta roba? Non lo so nemmeno io. C’erano gyoza (quei ravioli ripieni di carne e nonsochealtro), un’altra cosa che non so e un’altra cosa ancora che non so. Ma tutte cose buonissime, davvero! Sembra che eravamo in 3 a mangiare, invece no. Ero da sola.

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Altra foto di cui l’umanità poteva tranquillamente fare a meno. Tra l’altro ho anche cercato di eliminare le rughe con PicMonkey, ma purtroppo la funzione “togli le zampe di gallina dalla faccia di persone stupide che si fotografano alle 2 di notte struccate” era disponibile solo alla cifra di 60£ al mese. La foto in realtà era per far vedere la bellissima teiera. Avrei dovuto ritagliarla e togliere la pecora con le zampe di gallina. Ma ormai è troppo tardi.

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Concludiamo con i miei classici spuntini: i wrap. Ma quanto li adoro? E perché in Italia non li trovavo mai? Ma esistono? O sono io che ero completmante cieca?

Non so, ma fatto sta che qui ci sono ovunque, e sono ottimi per riempire quel vuoto che passa tra il pranzo e la prima merenda. Annaffiati di Sciracha (che non si scrive così di sicuro ma non mi va di stare a cercare il nome giusto) sono ancora più buoni (la Sciracia rende tutto più buono. Mangerei anche un sasso se fosse ricoperto di Shiracha (scritto in un altro modo ancora, devo decidermi a controllare come si chiama davvero questa Schiracccccia)).

 

FracooksJamie: a volte ritornano

E’ passato del lungo tempo (ma come scrivo?) dall’ultima volta che ho postato qualche ricetta Jamieosa. Devo rimettermi al pari (non ce la farò mai).

Molto velocemente (perché il tempo è quello che è) vi lascio 10 altre idee di molto facile realizzazione!

Number 1: Beetroot salad with Marjoram and balsamic vinegar dressing. Un semplice modo per mangiare rape e barbabietole, che di solito fanno schifo quasi a tutti, ma che in realtà non sono male per niente! Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

37. Beetroot salad with marjoram and balsamic vinegar dressing

E questo è il dressing!

38. Marjoram and balsamic vinegar dressing

Number 2: Chicken stock. La “particolarità) è che Jamie consiglia di farlo con le carcasse di pollo che avanzano quando si fa il pollo arrosto. Viene fuori un brodo non molto limpido, ma chi se ne frega, è buono e in pratica non costa niente! Altri sproloqui su questa idea li trovi qui.

39. Chicken stock

Number 3: Humous. Chi non conosce l’humous (che non so se si scrive proprio così o se è la versione inglese, ma avete capito, su)? Io pensavo fosse difficile da fare, invece basta frullare i ceci con altre spezie e il gioco è fatto! Easy! Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

40. Hummus

Number 4: Jam pudding. Penso di aver blaterato sul pudding un migliaio di volte sul vecchio post, lasciando anche la ricetta per intero, quindi vi rimando direttamente lì perché si. Ecco, perché si. L’unica cosa da dire è che, per quando io odi la marmellata, la versione marmellatosa del pudding è stata l’unica che mi è veramente piaciuta (la donna-coerenza. Giusto per dirne una: i dolci fritti non mi fanno impazzire, nemmeno la panna montata e, appunto, la marmellata. Uno dei miei dolci preferiti da quando sto in Scozia? Una specie di bombolone fritto con marmellata e panna montata. Ovvio). Quindi, altri sproloqui su questa ricetta li trovate qui.

41. Jam pudding

Number 5: Mussels and clams risotto with fennel and chilli. Semplice risotto con cozze e vongole (ma non è una cosa meravigliosa che in inglese “mussel” ricorda più “mosciolo” che “cozza”?) con l’unica particolarità (mi sembra di ricordare) che nel soffritto iniziale si usa il finocchio invece che la cipolla. Mooolto buono. Altri sproloqui su questa ricetta li trovate qui.

42. Mussels and clams risotto with fennel and chilli

Number 6: My perfect roast chicken. E se lo dice Jamie Oliver che è perfetto, non resta che credergli. Anche su questa ricetta ho blaterato abbastanza perché in pratica mi ha insegnato a cuocere un pollo arrosto. Si, Jamie mi ha insegnato a cuocere il pollo arrosto. Prima non sapevo fare, adesso si. Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

43. My perfect roast chicken

Number 7: Roast leg of lamb with apricot and thyme. Particolare ma buona. Più che altro il cosciotto di agnello costa una fortuna (almeno per le mie finanze), ma per una volta si può fare (vabbé, io per fare le altre versioni l’ho comprato circa 3-4 volte, e comunque ne è valsa la pena per tutte). Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

44. Roast leg of lamb with apricot and thyme

Number 8: North african lamb with chilli, ginger, chickpeas and couscous and Spicy couscous. Thò va, due in una. Allora, per quanto riguarda la parte del lamb in pratica dice già tutto il titolo, è agnello con peperoncino, ginger che non mi viene mai come si dice in italiano (come se fossi inglese di nascita), ah si, zenzero, e ceci. La vera scoperta in questo caso è stato il cuscus, perché mi sa che era una delle prime (se non la prima) volte che lo mangiavo. Ed è stato subito amore. Il segreto erano le spezie, in particolare il cumino, il coriandolo e i semi di finocchio. Ottimo, davvero ottimo. Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

45. North african lamb with chilli, ginger, chickpeas and couscous

Number 9: Almond tart. Per fortuna anche in questo caso mi viene in aiuto il vecchio blog dove avevo trascritto tutta la ricetta. Tralasciando quella per la pasta frolla, che tanto ognuno ha la sua preferita. Io ho usato la Short crust sweet pastry di Jamie, che uso tuttora ogni volta che devo fare una pasta frolla e voglio andare sul sicuro, non mi ha mai delusa! il dolce in se è buono, ma leggerissimamentissimamente pesante, ecco. Altri sproloqui su questa idea li trovate qui.

46. Almond tart

Number 10: Fish stock. Vebbè, che ve lo scrivo a fare? E’ il brodo di pesce, o fumetto. L’unica cosa che ho imparato è che, al contrario dei brodi normali deve cuocere solo una ventina di minuti. E che al contrario dei brodi normali non serve quasi a niente (fucilate da parte di tutti i cuochi del mondo, che diranno che è fondamentale nei risotti di pesce o in chissà quali altre diavolerie. La verità è che per me il brodo serve per i tortellini, quindi con quello di pesce ci faccio poco niente). Altri sproloqui su questa ricetta li trovate qui.

47. Fish stock (1)

47. Fish stock (2)

E via, anche questa carrellata è fatta.

E 3 aggiornamenti del blog in 3 giorni, un record (non aggiornerò per almeno 3 anni, giusto per pareggiare, evviva!)

Serata (o mattinata) diapositive

Questo è un grande giorno per me.

Questo è il mio primo post programmato (olè) (sempre che mi riesca di programmarlo).

Il fatto è che oggi (cioè ieri) ho un sacco di tempo libero, mentre domani (cioè oggi) ho un magnifico turno di 12 ore che mi aspetta e quindi no tempo at all per scrivere (cioè blaterare) sul blog.

Vi tocca la serata (cioè mattinata) diapositive. Che se già è insostenibile di sera perché quando guardi diapositive di cui non ti frega un bel nulla al calar del sole, l’unica cosa che vorresti è anticipare di un paio d’ore l’entrata sotto le coperte e l’agognato mondo dei sogni, è ancora più insostenibile di mattina perché quando guardi diapositive di cui non ti frega un bel nulla al sorger del sole, l’unica cosa che vorresti è decapitare chi ti ha propinato cotanta noia invece di portarti un caffè.

Ma tant’è, serattinata diapositive sia!

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Per iniziare eccovi dei cupcake! “Sempre la solita”, direte voi, “ci propina cose cucinate da lei, rosa tanto per cambiare”. Ehhh no! Questi non li ho fatti io, li ha fatti Mr Geom, facendomeli trovare pronti da mangiare tornata a casa da lavoro! Erano di una delizia inimmaginabile. Tutto merito del Golden Syrup, che non avevo mai assaggiato prima ma che da quel momento è entrato di diritto nella lista delle cose da avere sempre dentro casa (insieme a Ramen già pronti, Burro, Carne di ornitorinco e Candele profumate al gusto di elefante).

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Questo. Questo. In pratica è uno dei motivi per cui adoro vivere in Scozia. Qui le zuppe vanno alla grande, penso che non ci sia un ristorante che non ti propini almeno 7 zuppe diverse, di cui una almeno deve essere superpiccante. I ramen, che in Italia erano sinonimo di brodo in polvere con nooodles e surimi, qui li fanno in tutti i modi. Questi sono i migliori che ho provato fino ad ora. E arrivano dal mercatino che c’è sotto casa mia di sabato mattina, dove c’è uno stand di un ristorante giapponese che appunto vende questa meraviglia. Il brodo. Il brodo è una cosa indescrivibile.

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Non puoi vivere in Scozia per più di 2 giorni senza aver provato l’haggis (bé, c’è chi non lo prova, ma io ho una reputazione da difendere, devo provare TUTTO). Cos’è l’haggis? Non lo so. Vado a vedere su santa Wikipedia. Ecco, qui è spiegato tutto. E no, in realtà non volevo saperlo, perché mi piaceva. Invece è una cosa schifosa di interiora di pecora. Vabbè, ma che ci importa, è buono. C’è chi lo va a mangiare nei ristoranti e, chi come me, va alla Lidl e per 89p compra questa cosa pronta di haggis e 2 contorni non bene identificati, né alla vista né al sapore. Uno dovrebbe essere un purè di patate (tatties) e l’altro dovrebbero essere rape (neeps). Insieme dovrebbero essere una cosa proprio tipica. Il problema è che per 89p l’unica cosa buona era l’haggis, il resto non aveva un sapore che fosse uno, quindi ho inondato tutto di Sriracha (scoperta dell’anno per me) e in pratica è diventato Haggis & Purè di Sriracha. Ottimo.

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Questa è sempre una vista dalla finestra di casa (adesso che la vedo mi sovviene (ottima parola, brava Fra (mi faccio i complimenti da sola, sono messa bene)) che mi sono dimenticata di postare altre foto che venivano prima di queste, giusto per ribadire che sono mezza rimbambita), foto scattata in un raro momento di non-pioggia (dire “sole” mi sembra eccessivo parlando di Scozia).

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Bè, la foto inutile poteva mancare? Ma certo che no!

(come se le altre foto pullulassero dibeltà e utilità)

Vabbè, è un tè alla menta e liquirizia (lo scrivo nel caso qualcuno non fosse in grado di leggere, ma in quel caso non saprebbe leggere nemmeno quello che scrivo io (beato lui) e quindi tutto ciò non ha senso (come se il resto avesse senso…)) con un mochi buonissimo al tè verde con un ripieno di qualcosa di latte (come spiego io le cose nessuno mai).

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Dopo le altre foto (o meglio, dopo tutto il blog) (o meglio, dopo tutta la mia vita) non c’era bisogno di ribadirlo nuovamente, ma questa foto mi sembrava abbastanza esplicativa: sono stupida. Stazione di King’s Cross. Perché mai cercare il muro dove c’è il carrellino di Harry Potter infilzato quando puoi far finta di spostare un carrellino vero alla velocità della luce?

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Niente, questa serie di foto è una celabrazione alla mia stupidità (voi ancora non lo sapete, ma io vedo quella che viene dopo e vi assicuro che la celebrazione continua).

Qui sono da qualche parte a Londra, dove casualmente mi sono imbattuta in uno Yo Sushi (la catena dove lavoro). Quale idea migliore di farsi una foto davanti a un ristorante chiuso? Domande retoriche che è meglio che rimangano senza risposta.

 

Queste due le metto insieme perché rappresentano veramente l’apoteosi della celebrazione alla mia stupidità. Allora, sono due foto a caso del paesaggio italiano. “Embè”, direte voi, “che ci frega?”. Giusta domanda/osservazione. Ma ecco, queste foto sono state scattate durante il mio viaggio Edimburgo-Italia. “E come mai non si vedono dall’alto, con un’ala di un aereo nel mezzo?“.

Perché io ho preso il treno.

Esattamente. 24 ore di viaggio in treno invece di 3 ore di aereo.

La follia si era momentaneamente (ahahahahahahahah, momentaneamente!) impossessata di me. Passiamo avanti.

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E arriviamo all’ultima foto. Suggestiva. Potete notare la schiumetta che ricopre la superficie del liquido. La quantità di liquido. La dimensione del contenitore.

Per chi sta in Italia saranno tutte cose da niente, ma dopo 4 mesi di UK credetemi, vengono le lacrime agli occhi. Detto da una che il caffè lo beveva pochissimo in Italia poi fa ridere. Detto da una che mangia interiora di pecora senza saperlo fa ancora più ridere. Detto da una che dice di preferire la pizza scozzese a quella italiana fa venire voglia di buttare un missile e spiaccicare tutta Edimburgo giusto per essere sicuri che non la scampi.

Ma il caffè no. Lì vinciamo noi.

 

 

Hello Kitty Macarons e Lavori magnifici

Eh vabbè, ogni volta che mi ripropongo di aggiornare il blog con più regolarità finisco per sparire anni interi. Stavolta mi ripropongo di non aggiornarlo più, il blog. Magari è la volta buona che faccio un post al giorno (cosa del tutto possibile con turni da 12 ore al giorno e settimane con ottomilamilioni di ore… Fortuna che si tratta sempre di stare lì e preparare rotoli di sushi come se non ci fosse un domani (e invece no. Il domani c’è. E si rollano ancora settecentottantamiliardi di roll) e dopo quasi 5 mesi mi diverto come il primo giorno, se non di più. Cioè, ancora non ci credo. Mi pagano per fare il sushi. MI PAGANO PER FARE IL SUSHI! Non è una cosa meravigliosa??)

Dicevo?

Si, blog, aggiornamenti, ottomila ore di lavoro a settimana, sushi e blablabla. Insomma, mi diverto talmente tanto (bé, la maggior parte delle volte) che dovevo fare qualcosa per sdebitarmi. E ho trovato il modo: ogni domenica porto un dolcetto per tutti (in pratica ho trovato il modo per lavorare tutte le domeniche da qui a quando non sarò morta affogata tra miliardi di rotoli di riso e salmone, in un mare di verde avocado. Sono furba, io)

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Uno dei primi dolci che ho portato sono stati i macaron. Avevo provato a farli solo una volta, non mi erano venuti proprio malaccio ma nemmeno perfetti (la fortuna del principiante con me non attacca, io la sfiga ce l’ho dal primo momento). Ma la Scozia a quanto pare mi sta ribaltando tutte le certezze che avevo nella vita (aspetto ancora la sfiga colossale dopo tanta botta di fortuna) e anche nel caso dei macaron è stato così. Ho preso una ricetta a caso (vabbé, erano macaron di Hello Kitty, diciamo che l’ho cercata apposta), l’ho seguita a caso, ho cotto con una temperatura a caso perché non ho capito cosa diceva il tipo del video e anche per il tempo sono andata a caso (cioè ho lasciato i macaron nel forno senza timer e dopo un pò ho pensato “Cavolo, il timer!”). Insomma, la classica ricetta per far venir fuori una schifezza clamorosa.

IMG_0410Infatti i macaron mi si erano alzati troppo (non nel senso che si erano alzati dal letto), mi si erano craccati (non nel senso che dovevo trovare la crack per scrakkarli) e non mi si staccavano dalla carta forno (si, nel senso che non mi si staccavano). Ero quasi in lacrime insomma. Piangevo urlando “Oh, me tapina, non mi faranno più lavorare la domenica, come farò? Come riempirò questo vuoto nella mia vita?” (e non scherzo. Da quando ho iniziato a portare dolci la domenica, ho saltato questa tradizione una volta sola. UNA. E ancora il capo me lo rinfaccia). Oltretutto non avevo un setaccio e ho usato una grattugia (come potete vedere dalla foto qui di fianco).

E invece. E invece. Sono venuti fuori una delizia. I commenti sono stati ottimi. C’è chi ha detto che dovevamo metterli sulla belt per venderli e chi ha esclamato “It melts in your mouth!”.

(ripeto, come si fa a non amare un posto di lavoro dove ti pagano per fare il sushi e dove ti dicono queste cose dopo aver fatto dei macaron completamente a casaccio??)

Con tutte queste premesse però, mi chiedo: vi lascio il link alla ricetta originale o ve la rielaboro come l’ho fatta io (cioé, buttate cose a casaccio qua, infilate in forno a una temperatura a casaccio là, abbassate dopo un casaccio di minuti di un casaccio di gradi centigradi, ecc)?

Faccio entrambe le cose, và. Allora, il link alla ricetta originale è questo: Hello Kitty Macarons. Per il ripeno ho usato questo: Cheesecake Macarons Filling

La ricetta in versione FrauFra-a-casaccio ve la lascio qui sotto.

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HELLO KITTY MACARONS

Ingredienti per i macarons: 65 g di farina di mandorle, 65 g di albumi, 115 g di zucchero a velo, 40 g di zucchero normale. Ingredienti per il ripieno: 50 g di cream cheese, circa 30 g di panna montata (montata, appunto, non da montare), 2 cucchiai di zucchero a velo (potete aggiungerne altro se volete, insomma, assaggiate e aggiustate), 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (se usate i semini di vaniglia o la polverina (non la vanillina, intendo sempre quella nera che si trova nei barattolini) vi consiglio di aggiungere comunque un cucchiaino di latte).

Si inizia setacciando la farina di mandorle e lo zucchero a velo in una ciotola. In un’altra ciotola si sbattono gli albumi e, quando iniziano a rassodarsi, si aggiunge lo zucchero (quello normale) e si continua a sbattere finché non saranno completamente montati (devono diventare belli lucenti). Poi si aggiungono la farina di mandorle e lo zucchero a velo agli albumi e si inizia a mescolare. Adesso, per capire come fare penso che sia molto più esplicativo il video, quindi guardatelo da lì! A dire la verità io uso un metodo che ho visto in un altro video (link qui) perché mi piace di più. Non ho mai capito se nel mescolare gli albumi con la farina bisogna stare attenti a non far smontare l’impasto (come si vede nel video dei macaron di Hello Kitty) o se si può spiattellare tutto (come si vede nel secondo link), fatto sta che io ho spiattellato tutto senza ritegno e sono venuti bene, quindi, perché stare a preoccuparsi? Spiattellate tutto anche voi!

Ottenuta la giusta consistenza (se ne prendete un pò con la spatola e lo lasciate cadere vi deve formare una specie di nastro continuo), si mette nella tasca da pasticcere e si formano delle palline sopra la carta forno. Per farli a forma di Hello Kitty, io ho disegnato la sagoma  a matita (ovviamente nel lato opposto a dove ho messo l’impasto, macaron al gusto di matita non so se siano buoni…), ho sempre fatto dei cerchi con la tasca da pasticcere e poi ho aggiustato la forma con uno stecchino (armatevi di pazienza, si). Attenti che l’impasto tende ad allargarsi! Ah si, ne ho fatti metà con le orecchie e metà senza, dato che le orecchie ce le hanno solo quelli davanti!

La cottura. Ecco, lo so che dovevo appuntarmela. Lo so. E invece non l’ho fatto. Diciamo che vanno cotti a 150°C per circa 15 minuti. Io in realtà a un certo punto ho abbassato un pò la temperatura perché ho visto che mi si stavano alzando troppo, ma non ricordo né a quanto l’ho abbassata né dopo quanto tempo. Devo rifarli e provare, sisi. Una volta sfornati lasciateli raffreddare e staccateli dalla carta forno (processo che non so perché, ma io trovo sempre abbastanza complicato. Forse perché non resisto e provo a staccarli subito. Forse.)

Per il ripeno: si sbattono insieme il cream cheese e lo zucchero e poi si aggiunge la panna montata e la vaniglia. Si mescola con un cucchiaio di legno, una spatola, quello che volete e via, è fatto.

A questo punto non vi resta che mettere il ripieno tra due macaron e decorare! Io ho usato delle pennette da decoro, per i baffi e gli occhi erano pennette con il cioccolato, per il naso giallo era una pennetta con dentro una specie di glassa. Per i fiocchetti basta usare due cuoricini di zucchero!