Noodles tagliatella, ah no, pappardella tagliata con la sciabola

Dopo 3 mesi e mezzo di duro lavoro finalmente ho quasi due settimane di vacanza, evviva! Che poi, “duro lavoro” mi sembra un pò esagerato, sinceramente stare dalla mattina alla sera a rollare sushi mi sembra ancora un hobby più che altro… ma almeno un hobby pagato bene!

Prima di tornare nella mia (non) amata Italia (dove rollare il sushi era veramente un hobby per cui dovevo pagare pure bei soldini) ho un altro aggiornamento per una delle categorie del blog che amo di più, Eating Scotland. Provare l’infinita varietà di cose da mangiare (e non) che si trovano qui è una delle cose in assoluto che mi mettono di buonumore!

IMG_0383

IMG_0384

Questi strani noodles li ho comprati nel mio negozietto cinese di fiducia, attirata dalla dimensione extralarge della pasta (che non avevo mai visto, a parte nelle pappardelle). Insieme ci sono quei 3 pacchettini, in uno c’è la salsa di soia, in uno quella cosa rossa piccante con i semini di sesamo e nella terza qualcos’altro che non ricordo (li avrò mangiati nemmeno una settimana fa, ma la vecchiaia fa sempre brutti scherzi).

IMG_0385Di solito questi ramen pronti io me li faccio sempre, appunto, a “ramen”, nel senso, in brodo. Anche quando c’è scritto chiaramente che c’è da cuocere la pasta a parte, scolarla e metterla con i vari condimenti in una padella. In questo caso però non c’era niente che potesse fare da brodo, quindi mi sono dovuta piegare al volere supremo del dio ramenoso (eh va che tutti con questo petaloso, io è una vita che trasformo tutte le parole con “oso” alla fine e nessuno mi ha accreditato l’invenzione di nessuna parola, quasi che mi sento offesa) e insomma, li ho fatti asciutti. Poi proprio asciutti asciutti no, è stato più forte di me e ho lasciato un pò di acqua che si è amalgamata con quella cosina rossa, come potete ben vedere dalla IMG_0388foto orribile che ho fatto apposta per mostrare questo particolare brodoso.

(tra l’altro la foto è pure sfuocata, ridatemi una reflex!)

Riprendiamoci. Allora, giudizio finale: erano buoni. Piccanti al punto giusto, e i semini di sesamo ci stavano benissimo. La pasta ha tenuto bene la cottura, anzi è rimasta piuttosto al dente (ok, c’è da dire che io cuocio la pasta per la metà del tempo indicata nella confezione, di solito va bene (con i ramen, perché tendono a diventare gommosetti per i miei gusti) ma stavolta un minutino in più forse era da farglielo fare) e come dicevo il condimento era proprio buono.

Tra l’altro quando avevo visto la quantità di pasta (non so se chiamarli noodles? Tagliatelle? Pappardelle? Pasta tagliata con una sciabola?) avevo pensato “eh che è, 10 g di pasta?” e invece no! Era una porzione giusta (non so come faceva a stare dentro quel pacchettino miniscolo).

Insomma, un’altra leccornia acquistabile solo in territorio scozzese che sicuramente ricomprerò. Alla prossima!

Serata diapositive

Mettetevi comodi e munitevi di occhiali da sole per far finta di essere svegli mentre in realtà state tranquillamente russando, perché ho altre foto su cui sproloquiare.

Per fortuna il periodo “fotografo tutto quello che vedo in giro” è finito circa un mesetto fa. Adesso fotografo solo 9 cose su 10.

IMG_0004

Questa risale penso a Natale (ma potrei sbagliarmi, anzi, mi sbaglio sicuro perché era nella cartella “febbraio”, quindi sicuro sarà di gennaio (non fa una piega)). Mi mostra in tutto il mio splendore mentre felice torno da lavoro in autobus (che devo ammettere, adesso che ho cambiato casa un pò mi manca. Sentire la gente che ringrazia l’autista ogni volta che scende è una delle cose che più mi hanno emozionata da quando sono qui). In realtà l’ho fatta solo per vantarmi della mia rosità (posso brevettarla come parola?) e del mio nuovo zaino Totoroso.

Scozia, terra di Haggis e di negozi dove puoi comprare tutti i gadget di Totoro.

IMG_0150

Rimanendo in tema Giappone (quando ci eravamo entrati? Ah si, con Totoro), qui pullula (ma quant’è bella la parola “pullula”? Parecchio) di ristoranti giapponesi. Vabbè, anche di indiani, italiani e spagnoli, ma chi se ne frega (scherzo, io mangio in tutti i ristoranti). Dicevo, qui pullula di ristoranti giapponesi. E per me, cresciuta in terra spopolata di giapponesità fino a che timidamente non ha aperto il primo all you can eat di sushi qualche anno fa, è in pratica come vivere a dreamlandia. Ti giri e ops, inciampi in un ristorante di ramen. Ti rialzi e ops, sbatti il ginocchio in un ristorante di maki. E ops, scivoli in un cinese che fa anche sushi e ramen. E poi vabbé, senza contare che il posto dove lavoro si chiama Yo Sushi, ecco, non è che facciamo bistecche alla fiorentina. Ma, ma, non mi basta mangiare sushi a sbafo quasi tutti i giorni. Quando sono off scivolo per caso dentro a un ristorante giapponese (oh, non è colpa mia, io cammino allegramente per strada e poi vengo risucchiata nei ristoranti!). Questo in particolare è stato veramente ottimo. Ramen ottimi, come anche i maki salmonosi.

Tutto questo per dire che nella foto c’è il poggiabacchette di un ristorante giapponese. Si sa, la capacità di sintesi è uno dei miei maggiori pregi.

IMG_0153

Adesso, uno cosa ci viene a fare in UK se non per mangiare cupcake come se non ci fosse un domani (che poi con tutto il burro che c’è, ti viene davvero da chiederti se ci sarà un domani per te che te ne sbafi 10 in una volta o se quell’arteria che porta il sangue alla testa (anatomia, ti sto dimenticando) non si sia finalmente intasata con tutto quel colesterolo)? Una delle cose decisamente più belle di vivere in Scotland sicuramente è la varietà di dolci che c’è. In Italia ce la scordiamo (vabbé, in realtà che ne so. Meglio dire che in Ancona ce la scordiamo). Qui è veramente la patria dei dolci. O almeno di quelli che piacciono a me. E adesso verrò fucilata da tutti gli italiani (che stavano già arrotando le loro sciabole quando ho detto che adoro la pizza con il pollo sopra) ma io lo devo dire: e basta con sti dolci italiani! Io voglio cupcake e cheesecake fino alla morte! E per essere coerente (almeno per una volta), ecco la foto di due cupcake che erano una favola, uno al caramello e uno alla banana e caramello.

(poi vabbé, per essere coerente con la mia incoerenza il giorno dopo sono andata al supermercato e mi sono comprata una vaschetta da 3 chili di tiramisù)

IMG_0175

Altro motivo per cui penso che non andrò mai via dalla Scozia: il concetto di “colazione”, “merenda”, “spuntino” o come volete chiamarlo. Da noi colazione si fa al massimo con caffé o cappuccino e pastarella. Qui si fa ALMENO con un caffelatte con panna e cioccolato, croissant burroso e fetta di cheesecake. Per non parlare della colazione tipica scozzese. Devo cercare una foto di repertorio. O meglio: domani vado a farmi una colazione scozzese, gli faccio una foto prima di divorarmela e la posto (la foto, non la colazione) nella prossima serata diapositive.

IMG_0183

Su questa non c’è molto da dire se non che la pazzia, dei soldi a disposizione e Tiger, non sono una buona combinazione.

IMG_0197

Sempre parlando di Giappone (si, Totoro, ristornati, poggiabacchette…) come non potevo trovare il mio negozietto cinese di fiducia che vende anche UN SACCO di cose giapponesi e che la prima volta che ci sono entrata ho quasi pianto per la gioia? (bisogna prendere fiato per leggere la frase)

Questi sono dei mochi (dolcetti tipici giapponesi, dalla consistenza particolare che non piacciono a tutti, sono, come dire, cingommosi? chewy? (non è che scrivo termini inglesi per fare la figa (anche) ma perché è una di quelle pochissime parole che ho imparato dato che qualche cliente chiede “ma come sono questi mochi?” e dopo le prime tre volte che sono rimasta imbambolata perché volevo dire cingommosi ma non sapevo come dirlo, ho chiesto chiarimenti. Insomma, sono gommosetti, ecco)). Due tipi hanno il ripieno di fagioli (si, lo so, detto così fa schifo, ma è una delle cose più buone che esiste al mondo) e uno di peanut butter. Buonissimi. Ah si, l’altra cosa che si vede sopra era una confezione con dentro un pezzo di alga nori arrotolata. Mi ricordo che era buona, ma niente di più.

IMG_0199

Unica tipologia di colazione sana che si trova in circolazione qui. Bè, messa a confronto con le schifezze che vende Mc Donald di prima mattina (giusto per impuzzare tutto il centro città), questa è davvero una colazione super healthy (ok, basta a scrivere parole a caso in inglese, tanto lo sanno tutti che non so cosa dico). Sua maestà Il Porridge. L’avevo provato a fare in Italia, mi era anche piaciuto ma niente di che. Qui come al solito hanno una marcia in più: trovi le confezioni monouso dove devi aggiungere solo l’acqua e aspettare 3 minuti. Ovviamente ci sono aromatizzati al miele, allo sciroppo d’acero, al cioccolato e non mi stupirei se ce ne fosse anche una versione al curry e wasabi.

IMG_0201

Altra foto che l’umanità poteva anche risparmiarsi. Ma serve per sottolineare il mio amore per una catena di vestiti: Primark. C’è in Italia da qualche parte? Non saprei, ma se c’è ANDATECI. Subito. Andate nel reparto dei pigiami e preparatevi ad avere occhi a cuoricino per almeno 3 settimane. Che dire, è una catena low cost (ma proprio low) con tutto, tutto quello che una scema amante dei vestiti pelosi, rosa e stupidi poteva volere. La vostra vita non sarà più la stessa (e con la scusa “tanto costa poco” potete ben capire cosa succede una volta entrati dentro…)

IMG_0214

Ed eccomi in un altro negozio introvabile in Ital… ehm ehm, no. E’ l’Ikea. Ma ha due cose diverse dall’Italia: i prezzi (sono più alti) e la pronuncia direi oscena del nome (amo l’inglese, ma AIKIA non si può sentire). Comunque qui facevo compere per la nuova casa.

IMG_0216

E con questa ultima foto-diapositiva mi mostro (MI significa IO, MOSTRO significa MOSTRO, quindi la traduzione è che sono un mostro, lo so, ma non volevo dire questo), quindi no, VI mostro la vista dalla finestra di casa: il castello di Edimburgo. Uno spettacolo che mi posso godere tutti i giorni dal divano. E che cavolo, una botta di fortuna una volta nella vita ci vuole!

Pink mini cakes e cuoricini

IMG_0375

Stavolta ero sicura di fare in tempo e riuscire a pubblicare una ricetta al momento giusto.

Ma ovviamente come al solito mi sopravvaluto.

San Valentino è passato da 3 giorni e io pubblico una ricetta rosa e cuoriciosa. Magari posso spacciarla per ricetta anticipata di Pasqua, ma non vedo pulcini e uova colorate nelle foto (potevo aggiungerle con Photoshop ma conoscendo i miei tempi mi conveniva mettere renne e babbi natali, che forse per Natale ce la potevo fare)

Non che io sia una grande amante di San Valentino a dire il vero, penso di averlo festeggiato 2 volte in vita mia a dire tanto (il primo anno con il mio primo ragazzo e il primo anno con il mio ultimo ragazzo) perché diciamocelo, è la festa più inutile che la mente umana abbia partorito (compresa la giornata dei pancake, che a mio parere è molto meglio).

Ma dato che essere coerente mi piace come sbattere continuamente il ginocchio sulla sponda del letto e lamentarmi poi degli ematomi che mi spuntano fuori, mi sembra più che lecito postare una ricetta sanvalentinosa. Soprattutto perché qui in Scozia sembra che sia una festa molto apprezzata (no surprises dato che qui il consumismo regna sovrano e ogni scusa è buona per festeggiare. Sono arrivata a Novembre e era già tutto in stile natalizio, passato Natale e Capodanno era già ora di San Valentino. Passato San Valentino se la giocano la festa della mamma e Pasqua. Non vedo l’ora di scoprire quale altra festa mi riserverà il futuro) (ah si, la frase “il consumismo qui regna sovrano” detta da me non ha un senso dispregiativo. Il mio secondo nome è “consumismo” e il terzo è “comproqualsiasicosainutilechecisiaingiroperilmondo”, un pò lungo ma tant’è)

IMG_0350Cosa dicevo? Ah si, San Valentino, festa inutile ma apprezzata in Scozia. Alla fine mi hanno fatto venire voglia di fare qualcosa a tema e tra l’altro ero talmente in Valentines mood che ho cucinato anche dei cupcake da portare a lavoro. Ecco, l’unico senso di questa festa forse è proprio quello di sbafarsi cioccolati e dolci come non ci fosse un domani, nascondendosi dietro al “Ehhhh, ma è San Valentino”.

Smettendo di delirare e passando a cose più serie, non è che sia proprio molto da dire su questi tortini diabetici, perché sono di una facilità imbarazzante. Hanno una base di Sponge Cake (ma si può usare qualsiasi tipo di base, il pan di spagna andrà benissimo anche se sicuramente sarà più leggero) e un ripieno a copertura di ganache al cioccolato bianco colorata di rosa. Adesso, io non ho ancora con me i miei miliardi di libri di ricette, quindi mi sono affidata al caso (nel senso che ho scritto su Google “sponge cake” e “ganache al cioccolato bianco” e ho preso ricette a casaccio).

Senza stare a riscrivere tutta la ricetta vi metto il link e via:

Ricetta per la Sponge cake

Ricetta per la ganache al cioccolato bianco

IMG_0369

IMG_0367

Alcune precisazioni. Nella ricetta della sponge cake si parla di caster sugar, che qui si trova ma in Italia penso che non ci sia differenza tra caster e granulated o non ricordo quale altro nome usino. In poche parole, usate lo zucchero normale, è la stessa cosa. Per la farina io non ho usato la self-raising ma quella normale. Ho cotto il dolce in una teglia rettangolare (più o meno 23×30) e poi ho ricavato dei dischi con delle tazze di misure diverse (cosa non si fa quando non si hanno a disposizione i propri attrezzi cucineschi!)

Per la ricetta della ganache al cioccolato bianco seguite pari pari quella che vi ho linkato. L’unico passaggio che ho saltato è quello dove dice di montarla per qualche secondo con le fruste elettriche (perché non le ho qui e mi ero rifiutata di ricomprarle. Poi vabbé, ho capitolato il giorno dopo quando ho deciso di fare i cupcake da portare a lavoro, dato che la crema al burro senza fruste elettriche non si augura), ma è venuta veramente ottima!

IMG_0366

La realtà è che questi cosi sono mezzi sbilenchi, ma chi se ne frega, San Valentino è la festa dove chiunque può improvvisarsi pasticcere, tanto basta buttare sopra alla ganache chili di zuccherini rosa e cuoricini e tutto diventa magicamente bello!

Mild and hot tomato salsa

IMG_0338

Sembra che io sia venuta in Scozia per fare razzia di salse pomodorose, ma lo prometto, la prossima cosa che proverò non sarà a base di pomodoro (disse andando a comprare uno scatolone di passata di pomodoro e 9 chili di pomodorini freschi (che per inciso qui non sanno di pomodoro)).

Comunque, oggi ho poco tempo per delirare su salse al pomodoro che potete trovare tranquillamente anche in Italia, quindi siete (quasi) salvi. Ho dolci da sfornare. Libri da leggere. Macchinari da sushi da pulire.

IMG_0339

Per essere brevi, queste sono salsette che ho comprato per il modico prezzo di 1 pound l’una. A dire il vero quella Hot l’ho dovuta comprare due volte, perché la prima volta me la sono fatta fuori con un pacco di nachos presa da un raptus serale di fame post-lavoro. Ho iniziato pensando “Bè dai, la provo, giusto un pochino, con un paio di nachos. Lascio la carta intatta così poi faccio le foto per il blog e nessuno si accorgerà mai della salsetta mancante“. Dopo 5 minuti abbasso lo sguardo e la salsetta era finita (e anche il pacco di nachos).

Questo per dire che era buona.

No, ottima.

In pratica sono fatte di pomodoro (inaspettato, vero?), cipolla e altri sapori che ovviamente non riconosco (ma mi viene in aiuto la lista degli ingredienti. La roba verdina che si vede è coriandolo). La differenza tra le due è abbastanza palese: una è piccante, l’altra no. Se fossi in dubbio su quale comprare andrei a colpo sicuro con quella Hot, che non è eccessivamente piccante, mentre la Mild è un pò troppo mild (oggi è la giornata dell’ovvietà).

A me non bastava mangiarmele a cucchiaiate, no. Per essere una brava scozzese, c’era bisogno di un altro ingrediente fondamentale: il pane all’aglio.

IMG_0340

Pensavo che sarebbero venute fuori tipo bruschette, ma qui le cose mollicce vanno per la maggiore, quindi: pane mezzo sfranto con salse pomodorose!

E diamo il via alla sfilza di foto imbarazzanti (rivoglio la MIA Refleeeexx (ok, quella di mio padre)!!).

(almeno ho avuto il buon gusto di metterle piccole e due in una volta (il buon gusto sarebbe stato non pubblicarle per niente, ma vabbè))

(oggi con le doppie parentesi vado forte)

IMG_0343

Un primo piano però non ve lo toglie nessuno, mi piace essere cattiva.

Bilbolbul cake

IMG_0249

Giusto perché si sa che la coerenza è una cosa importante nella vita, dato che la volta scorsa avevo annunciato che per un pò non avrei pubblicato ricette, stavolta abbiamo un post con una ricetta. Per di più avevo detto che, se proprio avessi fatto una ricetta, non sarebbe stata una ricetta dolce, perché non avevo strumenti indispensabili e non volevo ricomprarli in attesa di tornare in Italia a prendere tutti i miei miliardi di attrezzi dolciari. Ecco, abbiamo un post con una ricetta dolce. Non ce l’ho fatta, ho comprato una bilancia da cucina per pesare tutto.

E’ che ultimamente ho un sacco di tempo libero (dovrei studiare meglio l’inglese prima che a lavoro si decidano a licenziarmi perché non capisco nemmeno le frasi di base del tipo “prepara un maki” o “spostati da lì”, ma continuo a dare la colpa ai miei vecchi insegnanti di inglese che dovevano fare il loro lavoro e non l’hanno fatto. E’ solo colpa loro se dopo 3 mesi qui le uniche parole che capisco sono “sorry” e “thanx”) e soprattutto sono in astinenza prolungata dal cucinare (ma è una frase corretta? Astinenza dal cucinare. Boh, non suona bene ma chissenefrega, avete capito). Adesso che ho a disposizione una casa intera per me e soprattutto una cucina, tornerò a cucinare pure gli sgabelli (mmmm, sgabello al forno con contorno di piumone al vapore, suona bene).

Evidentemente sto dando i numeri (come al solito), per cui passo subito al volo a parlarvi della ricetta che non so se classificare come win o fail.

E’ un dolce che si chiama Bilbolbul, viene da un fumetto a quanto pare e, dato che non ho voglia di cercare link o cose varie perché quando non ho niente da fare divento la persona più pigra del mondo, se volete saperne di più c’è il santo Google che vi dirà tutto al posto mio, sicuramente con un linguaggio più forbito e con meno presenza di parentesi quadre (ancora non ho fatto una doppia parentesi in questo post? Devo rimediare (eccola)).

Dicevo.

IMG_0242

E’ un dolce semplice, o almeno doveva essere semplice. Si dovrebbero mischiare tutti gli ingredienti secchi che vedete nella foto qui sopra e poi aggiungere il latte. Il fatto è che con la quantità di latte che c’era nella ricIMG_0243etta originale (che potete comodamente trovare qui (e per inciso, potete seguire quella invece della mia che di sicuro è più attendibile di quella di una pazza che non sa nemmeno mescolare senza buttarsi tutto addosso (e qui a destra abbiamo la foto del fattaccio) e sporcarsi tutta completamente))… mi sono persa. Ah si, il latte. Il latte per me era troppo poco, non è riuscito nemmeno a impastare tutti gli ingredienti, e quindi ne ho aggiunti altri 100 ml. Alla fine il dolce era buono di sapore, ma leggermente gommosetto. Non so se questa cosa è dovuta al fatto che nell’impasto non ci sono né uova né burro o se è perché ho aggiunto troppo latte o se è semplicemente perché sono incapace (forse l’ultima è la più probabile), fatto sta che non è esattamente il dolce più friabile e morbido che abbia mangiato in vita mia. Il gusto però si, è davvero ottimo. Cioccolato e arancia sono sempre un connubio perfetto (paroloni usati a casaccio, giusto per darmi un tono).

IMG_0244Tralasciando il fatto che in terra scozzese ho scoperto che il cacao in polvere costa un’enormità (2 pound per 250g è una cosa da andare dal primo scozzese, lanciargli un martello in testa e ricoprirlo di glassa al cioccolato), è un dolce davvero economico sia in fatto monetario che di tempo, perché ci vuole proprio poco (certo, sempre che non vi versiate metà impasto addosso). Ah, al contrario, qui lo zucchero a velo te lo tirano dietro. I misteri degli scozzesi.

La foto dell’impasto ve la metto giusto per farvi capire come è venuto alla fine (la foto è orribile, ma a me sarebbe servito avere un riferimento visivo per valutare la consistenza. In parole povere, se dopo aver mischiato tutto vi viene così, aspettatevi un dolce dal gusto ottimo ma un pò gommoso. In alternativa, mettete meno latte, vi verrà un impasto simile a quello dei biscotti ma forse sarà meno gommoso. Insomma, scegliete voi se volete il mattone o la gomma).

IMG_0246

Dopo tutte queste considerazioni gommose volete ancora provare questo dolce? Fate bene in realtà, perché, come penso di aver detto ormai 800 milioni di volte, il sapore merita davvero. Vi lascio la ricetta e non parliamone più.

(Foto orribili perché qui alle 3 di pomeriggio è già notte fonda, quindi non c’è un filo di luce. In compenso mi dicono dalla regia che d’estate sarà giorno fino all’una di notte)

IMG_0247

IMG_0250


 

BILBOLBUL

Ingredienti (io ho usato una teglia rettangolare di circa 20×30, ma penso che con le forme possiate sbizzarrirvi come meglio credete): 250 g di farina, 200 g di zucchero,100 g di cacao amaro, 1 bustina di lievito in polvere (io ne ho usato un cucchiaio abbondante perché avevo quello sfuso), la scorza grattugiata di un’arancia, 350 ml di latte (ecco, la ricetta originale ne prevedeva 250, quindi vedete voi), zucchero a velo.

Si inizia mescolando il cacao, lo zucchero e la farina e poi si aggiunge il lievito e la scorza dell’arancia grattugiata. Poi il latte. Come dicevo, magari iniziate con 250 ml, se non si amalgama tutto aggiungetene un pò alla volta. Il tutto va amalgamato con una spatola (o un cucchiaio di legno, non so se faccia tutta questa differenza (oddio, forse dovevo usare un cucchiaio di legno, ecco perché non è venuto!).

Versare tutto l’impasto nella teglia che avete scelto, rivestita da carta da forno e cuocere a 180°C per 30 minuti. Alla fine cospargere di zucchero a velo.


 

Serata diapositive: my birthday

Avete presente quelle serate (nel secolo scorso) dove i vari parenti, dopo essere tornati da una vacanza, pronunciavano la temutissima frase “Abbiamo le diapositive”? Quelle interminabili ore dove eri costretto a stare immobile a guardare foto tutte uguali, con teste tagliate o con dita che spuntavano all’orizzonte.

Ecco, dato che le mie doti fotografiche si avvicinano molto all’era delle diapositive, ho deciso di cambiare il nome della mia rubrica “Istantigrammi” in qualcosa di meno fashion e attuale (in pratica, scialbo e retrò, proprio come me). Quando avrò delle foto da condividere (cioè quasi sempre), verrete ammorbati con descrizioni degne della peggiore serata diapositive della vostra vita. Giusto per far diminuire l’audience del blog, che mi sembra troppo affollato.

Quindi, spegnete le luci e mettetevi comodi, che si comincia! (tradotto: schiacciate pure la x che vedete in alto a destra)

IMG_0020

Intanto, le diapositive sono del mio compleanno, quindi di circa un mese fa. Per festeggiare sono andata allo Zoo di Edimburgo (che non ho fatto in tempo a vedere tutto perché è troppo grande, ci sono troppe cose e blablabla, ovviamente sono tutte scuse, sono pigra e c’era da camminare troppo). Questa è l’entrata, la foto con il pingu mi sembrava d’obbligo. Notate che mi ero messa la giacca pelosa proprio per mimetizzarmi meglio con l’ambiente.IMG_0026

Foto molto significativa (del fatto che sono matta, si). L’ho messa solo perché i fenicotteri sono rosa. Ma potete vedere il tentativo artistico di prendere la pianta in primo piano (è ovvio che è stato un caso, volevo prendere i fenicotteri e la pianta era lì).IMG_0032

Questa era una delle scimmie, con una faccia assurda e mezza arrabbiata. Come la mia di mattina quando mi sveglio.IMG_0057

Dopo la scimmia arrabbiata ci stava la scimmia equilibrista, che mi ha deliziato con un balletto in onore del mio compleanno.IMG_0040

Il lemure è sempre d’obbligo. Non capisco perché non posso averlo come animale domestico. La prossima volta che vado allo zoo penso che chiederò di poterne portare a a casa uno. E se mi dicono di no (cosa alquanto improbabile, mi sembra ovvio che me lo daranno senza dire niente, o meglio, me lo tireranno in testa) andrò da Mignolo con Prof e lo convincerò per una notte ad abbandonare l’idea di conquistare il mondo per fargli conquistare un lemure.IMG_0095

Questo è un pinguino arrabbiato. E non lo dice solo la faccia, me l’ha detto proprio lui. Dato che stavo lì davanti a blaterare come al mio solito, si è girato e ha detto “Fran (si, anche i pinguini non ce la fanno qui a chiamarmi FrA” shut the fuck up!”IMG_0101

Ovviamente non gli ho dato retta e mi sono solo spostata qualche metro più in là, continuando a sproloquiare su non si sa cosa. Questa è stata la reazione dei pinguini che stavano qualche metro più in là (dico pinguinI quando nella foto ce n’è palesemente uno, perché la reazione dei pinguini di qualche metro più in là è stata quella di spostarsi di massa qualche metro ancora più in là. E’ rimasto solo questo con una faccia che faceva capire tutto l’apprezzamento pinguinesco nei miei confronti).IMG_0108

Questa sono appunto Io che mangio schifezze. Dovevo farmi vedere in faccia dopo tutti questi pinguini. Io ero felice come una pasqua (alla faccia dei pinguini arrabbiati) e cercavo di papparmi tutti i Mac&cheese e le patatine del regno unito.IMG_0119

Finalmente fuori dallo zoo (dico “finalmente” da parte dei pinguini. Sono stata informata dal panda che appena sono andata via si sono celebrati vari party per festeggiare l’evento e mi hanno detto che il leone è andato a ringraziare l’organizzatore dello zoo che gli aveva dato un posto troppo lontano perché io potessi raggiungerlo) sono andata a mangiare da Jamie’s Italian, una tappa che sognavo da quando seguo Jamie Oliver (tipo 20 anni). Non posso veramente dare giudizi attendibili su questo ristorante perché amo troppo Jamie, quindi per me è stato tutto da 10 e lode (sono un giudice imparziale, sisi).IMG_0134

E per concludere la serata, dopo pranzi da infarto (nel senso che formaggio e patatine fritte l’infarto me lo fanno venire), cene da sogno e birre (non fotografate, per fortuna) a casa mi aspettava la mia birthday cake gentilmente regalatami dalla mia ex landlord. Un giorno forse scriverò qualcosa della marea di dolci coperti con la pasta di zucchero che si trovano qui al supermercato, perché veramente è una roba da non credere. La prima volta che sono passata nel reparto dolci per poco non mi mettevo a piangere dalla gioia. Penso di essere stata giorni in trance chiedendomi “Perché in Italia non si trovano queste cose? E soprattutto, perché non sono venuta qui prima?”

Domande che non troveranno mai risposta.

Ok, riaccendete le luci, la serata diapositive è finita!

Eating Scotland (1)

Eh si, dal titolo non si presagisce niente di buono. Sembra che sia diventata un orco famelico che si pappa in un sol boccone un’intera nazione (o parte di nazione, ma tanto gli scozzesi non si sentono così inglesi). Cosa non molto distante dalla realtà veramente.

Ma dicevo, dato che da ieri sera sono tornata ufficialmente in possesso di una connessione internet veloce e soprattutto MIA, posso tornare a tediare i miei due lettori (il mio gatto e il ragno che ho lasciato in Italia) con più assiduità. Che l’avevo già detto l’altra volta ma poi non l’avevo fatto, ecco, ma stavolta sarà diverso. Devo solo aspettare di tornare in possesso del MIO computer e della MIA attrezzatura da cucina per essere di nuovo me stessa (una scema, insomma). Nel frattempo, dato che sono privata di strumenti essenziali nella vita di tutti i giorni, come uno scolapasta (perché nelle case scozzesi ti danno in dotazione il microonde, un boiler e un tostapane, ma non uno scolapasta), una bilancia da cucina, un mixer, delle teglie da cupcake e i miei preziosissimi ottocentomilamiliardi libri di cucina, mi tocca inventarmi altro.

(che poi uno potrebbe dirmi: “ma comprati un cavolo di scolapasta e una bilancia!”. Ehh no! Tutte queste cose le ho già, perché comprarle due volte? Odio gli sprechi! (momento serietà, attenzione))

Dicevo? Mi sono persa come sempre (momento serietà finito, non si è nemmeno capito qual’era…)

Dopo aver fissato 5 minuti il vuoto tentando di ricordare cosa dovessi dire, rieccomi qua. Allora, dicevo, facendola breve (ahahahah!), non ho niente di essenziale qui, odio gli sprechi, non posso cucinare millemile cupcake, nuova rubrica: Eating Scotland.

In realtà avevo fatto pure un video, ma poi ho pensato: ma tanto chi li guarda i video? Gente che non ha voglia di leggere (cioè gente che odio). Non contando che io adoro scrivere (cose insensate, si intende) e soprattutto che non ho la minima voglia di rendermi presentabile ogni volta che devo provare una schifezza da mangiare (che poi vabbé, potremmo disquisire per giorni sul termine “presentabile”, ma evito di fare video così non c’è bisogno di perdere altro tempo).

(nel frattempo ho anche fatto una pausa cioccolatacaldaconminimarshmallows, adoro questo paese!)

Ok, ci sono.

IMG_0230

Prima puntata di questa nuova rubrica, Eating Scotland.

Penso che in uno dei primi post su questo blog (se non addirittura nel primo) avessi scritto che ADORO provare cose nuove. Ma veramente. No, ma davvero eh. Andare a vivere in un paese straniero ti apre un mondo di cose nuove. E così è per me. In questo momento mi sento come Alice nel paese delle meraviglie: entro in tutti i supermercati che incontro solo per vedere prodotti che non ho mai visto, pregustando il momento in cui li assaggerò.

IMG_0231

Ed ecco allora che il primo prodotto di cui vi parlo è Arrabbiata Pasta Sauce. Ecco, un prodotto veramente esotico e introvabile in Italia. E’ che dopo qualche mese ti prende quella voglia irrefrenabile di pasta. A quel punto cosa devi fare? Andare alla Lidl e comprare il primo sugo schifezza che vedi.IMG_0232

Devo ammettere che non nutrivo particolari aspettative da un sugo comprato per 99p alla Lidl in Scozia.

E invece. E invece.

E invece (per la terza volta) era buono! Sarà che a forza di mangiare qui le mie papille gustative se ne sono definitivamente andate (oh, io la pizza con il pollo sopra la adoro. E in generale la pizza qui mi piace. Roba che se qualcuno dei piani alti legge (ma cosa sto dicendo??) mi toglie immediatamente la cittadinanza italiana), ma non era peggio di tanti sughi confezionati mangiati in Italia. L’unica cosa che mi ha convinto poco è che si sente un retrogusto dolciastro, ma adesso che ci penso mi sembra che, per quanto mi riguarda, sia un problema parecchio comune nei sughi pronti.

In quanto a piccantezza non era molto “arrabbiato”, cosa strana per qui dato che di solito quando dicono che una cosa è spicy, puoi star sicuro che tornerai a casa lacrimando e singhiozzando.

IMG_0233

Ci ho dovuto mettere qualche goccia di Tabasco, ma alla fine il risultato non era per niente male. Pezzetti di pomodoro, altri pezzetti verdi che (deduco dalla spiegazione nella scatola) dovrebbero essere basilico e un vago sentore di aglio (altra cosa strana dato che di solito se sul pane non ci spalmi almeno 5 teste d’aglio vengono i vampiri a ucciderti di notte).

Insomma, anche se sembra che non ho fatto altro che lamentarmi (sembro una zitella acida “poco piccante!”, “poco aglio” (e ci credo poi che una è zitella)) in realtà era buono, soprattutto perché sapeva davvero di pomodoro e penso che questa sia la cosa importante in un sugo di pomodoro (evviva l’ovvietà).

99p spesi bene. Giudizio finale: lo ricomprerò sicuro quando avrò voglia di pasta.

Queste ultime due foto le metto solo perché voglio vincere il primo premio come “Peggior foto di cibo mai pubblicata nella storia delle storie“, dato che una nemmeno ha il cibo dentro direi che sono sulla buona strada per stracciare tutti gli altri possibili concorrenti.

Bene, per oggi potrei anche fermarmi qui, mi dispiace se per un pò non pubblicherò ricette ma come dicevo… blablabla, è tutto scritto all’inizio, e comunque se volete fatemi sapere se a qualcuno interessa questa rubrica (la risposta più sensata è NO, ma io continuerò a farla lo stesso, ecco)