Cinericette: La corazzata Potëmkin

Dopo aver scritto tutta la pappardella sul fatto che volevo iniziare la mia sezione delle Cinericette andando in ordine cronologico, c’è una bella sorpresa: la prima ricetta non è in ordine cronologico. Lo so, la coerenza fa parte di me come la salsa di soia fa parte della cucina italiana.

Ma c’è una spiegazione (c’è sempre una spiegazione, poi che sia logica è un altro discorso). Avevo iniziato guardando Fantozzi e da lì sono passata a La corazzata Potëmkin, poi ho deciso di fare le cose in ordine cronologico e mi sono accorta che c’erano altri 3 film che volevo vedere prima di quello, ma ormai ero andata troppo avanti, il che significa che avevo già visto 2 volte il film per cercare di capirlo, non riuscendoci ero andata su Wikipedia e su Mymovies per avere spiegazioni, lo avevo rivisto altre 3 volte e avevo già cucinato la ricetta da abbinarci.

(perché ovviamente io decido di fare una rubrica sul cinema e ricette quando per capire film come Twilight mi tocca riguardarlo 3 volte per capirlo, non vi dico quante volte ho dovuto riguardare Il mistero di Sleepy Hollow per capire la trama perché è vergognoso. Tralasciando le 5 volte per capire Il castello errante di Howl, sono veramente una persona orribile)

Tornando a noi, devo ammettere che non avrei MAI pensato di guardare La corazzata Potëmkin se non fosse stato per Fantozzi. Non è di quei film che a prima vista ti ispirano. Riformulo la frase: non è uno di quei film che a prima vista ispirano alla visione da parte di una che è abituata a considerare Natale sul Nilo uno dei suoi film preferiti. La locandina infatti ha uno sfondo giallo (e io odio il giallo) e ci sono due bei cannoni, un uomo che forse urla qualcosa e una scritta con caratteri incomprensibili. Spaventata anche dalla recensione che ne fa Fantozzi (cit. “E’ una cagata pazzesca” ) non capisco davvero il motivo che mi ha spinto a guardarlo. Ah si, avevo fatto una serata cinema e volevo vedere se i miei ospiti sarebbero schiattati dopo i primi 5 minuti.

No, davvero, l’idea era quella di andare avanti veloce e guardare solo le scene salienti.

E invece… invece ce lo siamo guardato tutto.

Intanto La corazzata Potëmkin è un film russo del 1925 di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Il film (muto) è diviso in 5 capitoli in continuazione tra loro e, anche se devo ammettere che non tutti mi hanno entusiasmato allo stesso modo, tutti hanno una bella carica. Soprattutto per essere un film muto, che uno se lo immagina palloso e lento. E invece no! Sarà anche grazie alla colonna sonora (ho letto che ne sono state fatte diverse versioni e non so quale sia quella che ho visto io), ma il ritmo non è per niente lento, anzi, è tutto un susseguirsi di batticuore.

La storia è semplice (disse quella che ha dovuto vederlo 5 volte e cercare la trama su Wikipedia): all’equipaggio di una nave viene servita della zuppa con carne avariata, i marinai si rifiutano di mangiarla e da lì scoppia la rivolta che porterà alla famosa rivoluzione russa del 1905 (non è una ricostruzione del tutto vera, Wikipedia dice che il film mescola elementi reali con elementi fittizi). Portato a terra il cadavere di uno dei capi dei rivoltosi, la gente (che già ce l’aveva con lo zar per altri motivi, i soliti discorsi di povertà vs ricchezza) inizia a infervorarsi sempre di più e questo attira l’attenzione dei cosacchi. Il tutto sfocia nel massacro della scalinata di Odessa (quella che si vede su Fantozzi); alla fine i marinai della corazzata Potëmkin decidono di affrontare la flotta dello zar e… no dai, la fine non ve la svelo sennò che gusto c’è (disse quella che dopo aver visto il penultimo film di Harry Potter andò a casa all’una di notte a si mise a cercare tutti i dettagli di come sarebbe andata a finire la saga).

I capitoli che mi sono piaciuti di più sono quelli che per me hanno più pathos: il primo è stupendo perché si vede questa carne piena di vermi e il brutto e cattivo “dottore” che afferma che basta sciacquarla perché è buona. Da qui si prepara tutto, si capisce come cresce il malcontento che poi sfocierà in tutte le scene seguenti. L’altro capitolo magnifico è il quarto, quello della scalinata. Trovo veramente sorprendente come un film muto riesca a far trasparire così tanti sentimenti. Raramente mi è capitato di trattenere il respiro guardando una scena di un film e in questo caso è successo quando una mamma va incontro ai cosacchi cercando di trovare un dialogo. Immaginatevi la scena: centinaia di persone che corrono scendendo una scalinata, piene di paura perché un plotone di soldati sparano a tutti; una donna con in braccio il bambino morto, calpestato dalle stesse persone che fuggivano, cammina nella parte opposta, andando incontro al nemico, speranzosa di trovare uomini con un cuore, che si impietosicano. Inutile dire che quei cosacchi-robot non ci pensano nemmeno per un secondo e sparano. Non so, quasi a dire che devi aver paura del potere, sennò ci rimani secco.

Insomma, un bel film che merita di essere visto almeno una volta nella vita.

La ricetta da abbinare non è stata difficilissima da rtovare. Non potevo di certo mangiare della carne avariata (vabbè che mangio di tutto ma in ospedale sono abbonata solo al reparto psichiatria) ma mi sono ricordata di una zuppa fatta con le melanzane e la ricotta di Jamie Oliver, dalla consistenza e dall’aspetto veramente orribile. Tanto orribile quanto buona però. E’ bastato aggiungerci qualche pezzo di petto di pollo che stava in frigorifero da un paio di giorni e via, l’aspetto è proprio quello di una zuppa andata a male! Ormai ogni volta che la mangerò mi ricorderò dei poveri marinai russi che si ribellarono contro lo zar.

ZUPPA AVARIATA

Ingredienti (per 2): una lattina di fagioli cannellini, 2 melanzane, 2-3 fette di petto di pollo, 100 g di ricotta, 1 spicchio d’aglio, peperoncino, prezzemolo, 250-300 ml di brodo vegetale, olio, sale e pepe

Cuocere i petti di pollo in padella con un po’ di olio, finché non saranno ben rosolati, poi togliere e mettere da parte.

Punzecchiare con uno stecchino (o un coltello, o una forchetta, o una sciabola) la pelle delle melanzane, (in pratica ci si devono fare dei buchetti), poi cuocerle al forno per circa 40 minuti a 200°C. Una volta pronte, tagliarle a metà e raccogliere tutta la polpa con un cucchiaio e tenere da parte.

In una padella far rosolare un po’ l’aglio con l’olio, aggiungere la polpa delle melanzane, i fagioli e il brodo. Portare a bollore e lasciar sobbollire per circa 20 minuti. Con il frullatore a immersione frullare leggermente (non deve diventare una vellutata), poi aggiungere la ricotta e il petto di pollo tagliato a pezzetti. Condire con peperoncino, un po’ di prezzemolo spezzettato, sale e pepe e mescolare bene. Pronta!

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