Nuovi orizzonti e Dolci al cioccolato con marmellate di arance amare

Siamo giunti alla fine di Agosto (e meno male, significa che l’autunno si avvicina, poi Halloween, Natale, il mio compleanno, il mio compleanno e, vi ho già detto che c’è il mio compleanno?) e da domani sarà Settembre (ma va?).

Tutti associano Settembre con la ripresa dello studio, del lavoro o di qualsiasi altra cosa che le persone normali fanno nella vita. Solitamente è la stessa cosa anche per me, ma non quest’anno. Per la prima volta quest’anno mi ritrovo senza niente da fare e con obiettivi di vita da definire. Devo dire che tutto questo non è per niente rassicurante, vorrei veramente essere in preda a quell’apprensione misto ansia misto tristezza che accompagna tutti quelli che vedono il periodo vacanziero finire e la noiosa routine riniziare.

Mi fa quesi tristezza citare una frase di Grey’s Anatomy, non tanto perché viene da un telefilm, ma perché mai nella vita avrei pensato che potesse mai essere riferita a me.

“Troppo spesso la cosa che desideri di più è quella che non puoi avere. Il desiderio ci lascia col cuore infranto, ci esaurisce. Il desiderio può distruggerci la vita. Ma per quanto si possa volere qualcosa, le persone che soffrono di più sono quelle che non sanno che cosa vogliono.”


Saltando di palo in frasca, come è nel mio stile, oggi vi lascio una ricetta di un dolce. Che a me non è piaciuto particolarmente ma che è piaciuto un sacco a mio padre, con mio grande stupore. Del tipo che, quando l’ho portato a casa per farlo assaggiare, non gli davo un minimo di fiducia e quindi ho iniziato con le mie solite scuse inventate per mettere le mani avanti, del tipo “avevo solo la marmellata di arance amare invece che quella normale”, “non so come sia possibile ma il cioccolato non ne voleva sapere di sciogliersi” e la classica “un procione mi è entrato dalla finestra saltando direttamente al terzo piano e ha preteso di stendere la glassa sul dolce con le sue aggraziate zampe unghiute”.

E’ una (quasi) semplice torta al cioccolato che sostituisce la farina con il pangrattato (suppongo che sia per quello che rimane un dolce dalla grana non troppo fine (ma si usa la parola “grana” per i dolci o si usa solo per la carta e il Grana Padano?)) e interpone, tra il dolce e la glassa, uno strato di marmellata di arance.

Ora, la marmellata che avevo io probabilmente è il motivo per cui a me non è piaciuta tantissimo e a mio padre si. La ricetta richiedeva una semplice marmellata di arance, ma io ne ho usata una fatta da mia madre, di arance amare con dei pezzi di arancia (penso di buccia di arancia). L’ho frullata un po’ perché quei pezzi non dovevano proprio esserci, ma era tardi e alla fine l’ho buttata sopra al dolce a cucchiaiate, mezza frullata e mezza no. Il problema è stato metterci il cioccolato sopra. Doveva venire una bella superficie liscia e invece. E invece no. (Colpa del procione, l’ho detto!)

La fortuna è stata che probabilmente il gusto del cioccolato e delle nocciole, che sono parecchio pesanti, è stato controbilanciato dall’amaro della marmellata di arance amare.

Tutto questo per dire che se trovate una marmellata di arance amare senza pezzi (o se avete tempo di frullarla bene e magari anche passarla) darete un tocco in più a questo dolce!

DOLCE CIOCCOLATO E MARMELLATA D’ARANCE

Ingredienti (stampo da 22-23 cm): 115 g di burro, 150 g di cioccolato fondente, 115 g di zucchero, 4 uova, 115 g di nocciole tostate leggermente macinate, 50 g di pangrattato, buccia grattugiata di 1 arancia, 30 ml di marmellata d’arance. Per la glassa: 115 g di cioccolato fondente, 50 g di burro, 60 g di nocciole a pezzi per decorare.

Sbattere il burro con lo zucchero, aggiungere gradualmente i tuorli, sbattendo bene. Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e aggiungerlo all’impasto, poi aggiungere le nocciole, il pangrattato e la buccia d’arancia. Mescolare tutto.

Montare gli albumi a neve ferma e incorporarli al resto dell’impasto. Versare in uno stampo da 22-23 cm imburrato e infarinato.

Cuocere in forno a 180°C per 40-45 minuti. Una volta tolta dal forno, coprirla con uno strofinaccio umido per 5 minuti, poi sformare il dolce e farlo raffreddare su una gratella.

Preparare la glassa: mettere il cioccolato e il burro e sciogliere a bagnomaria. Lasciar riposare fino a quando non risulti fredda e densa. Spalmare la marmellata, setacciata e leggermente riscaldata, sul dolce, poi ricoprire con la glassa al cioccolato. Cospargere il dolce di nocciole a pezzi e lasciar raffreddare.

Cinericette: La corazzata Potëmkin

Dopo aver scritto tutta la pappardella sul fatto che volevo iniziare la mia sezione delle Cinericette andando in ordine cronologico, c’è una bella sorpresa: la prima ricetta non è in ordine cronologico. Lo so, la coerenza fa parte di me come la salsa di soia fa parte della cucina italiana.

Ma c’è una spiegazione (c’è sempre una spiegazione, poi che sia logica è un altro discorso). Avevo iniziato guardando Fantozzi e da lì sono passata a La corazzata Potëmkin, poi ho deciso di fare le cose in ordine cronologico e mi sono accorta che c’erano altri 3 film che volevo vedere prima di quello, ma ormai ero andata troppo avanti, il che significa che avevo già visto 2 volte il film per cercare di capirlo, non riuscendoci ero andata su Wikipedia e su Mymovies per avere spiegazioni, lo avevo rivisto altre 3 volte e avevo già cucinato la ricetta da abbinarci.

(perché ovviamente io decido di fare una rubrica sul cinema e ricette quando per capire film come Twilight mi tocca riguardarlo 3 volte per capirlo, non vi dico quante volte ho dovuto riguardare Il mistero di Sleepy Hollow per capire la trama perché è vergognoso. Tralasciando le 5 volte per capire Il castello errante di Howl, sono veramente una persona orribile)

Tornando a noi, devo ammettere che non avrei MAI pensato di guardare La corazzata Potëmkin se non fosse stato per Fantozzi. Non è di quei film che a prima vista ti ispirano. Riformulo la frase: non è uno di quei film che a prima vista ispirano alla visione da parte di una che è abituata a considerare Natale sul Nilo uno dei suoi film preferiti. La locandina infatti ha uno sfondo giallo (e io odio il giallo) e ci sono due bei cannoni, un uomo che forse urla qualcosa e una scritta con caratteri incomprensibili. Spaventata anche dalla recensione che ne fa Fantozzi (cit. “E’ una cagata pazzesca” ) non capisco davvero il motivo che mi ha spinto a guardarlo. Ah si, avevo fatto una serata cinema e volevo vedere se i miei ospiti sarebbero schiattati dopo i primi 5 minuti.

No, davvero, l’idea era quella di andare avanti veloce e guardare solo le scene salienti.

E invece… invece ce lo siamo guardato tutto.

Intanto La corazzata Potëmkin è un film russo del 1925 di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Il film (muto) è diviso in 5 capitoli in continuazione tra loro e, anche se devo ammettere che non tutti mi hanno entusiasmato allo stesso modo, tutti hanno una bella carica. Soprattutto per essere un film muto, che uno se lo immagina palloso e lento. E invece no! Sarà anche grazie alla colonna sonora (ho letto che ne sono state fatte diverse versioni e non so quale sia quella che ho visto io), ma il ritmo non è per niente lento, anzi, è tutto un susseguirsi di batticuore.

La storia è semplice (disse quella che ha dovuto vederlo 5 volte e cercare la trama su Wikipedia): all’equipaggio di una nave viene servita della zuppa con carne avariata, i marinai si rifiutano di mangiarla e da lì scoppia la rivolta che porterà alla famosa rivoluzione russa del 1905 (non è una ricostruzione del tutto vera, Wikipedia dice che il film mescola elementi reali con elementi fittizi). Portato a terra il cadavere di uno dei capi dei rivoltosi, la gente (che già ce l’aveva con lo zar per altri motivi, i soliti discorsi di povertà vs ricchezza) inizia a infervorarsi sempre di più e questo attira l’attenzione dei cosacchi. Il tutto sfocia nel massacro della scalinata di Odessa (quella che si vede su Fantozzi); alla fine i marinai della corazzata Potëmkin decidono di affrontare la flotta dello zar e… no dai, la fine non ve la svelo sennò che gusto c’è (disse quella che dopo aver visto il penultimo film di Harry Potter andò a casa all’una di notte a si mise a cercare tutti i dettagli di come sarebbe andata a finire la saga).

I capitoli che mi sono piaciuti di più sono quelli che per me hanno più pathos: il primo è stupendo perché si vede questa carne piena di vermi e il brutto e cattivo “dottore” che afferma che basta sciacquarla perché è buona. Da qui si prepara tutto, si capisce come cresce il malcontento che poi sfocierà in tutte le scene seguenti. L’altro capitolo magnifico è il quarto, quello della scalinata. Trovo veramente sorprendente come un film muto riesca a far trasparire così tanti sentimenti. Raramente mi è capitato di trattenere il respiro guardando una scena di un film e in questo caso è successo quando una mamma va incontro ai cosacchi cercando di trovare un dialogo. Immaginatevi la scena: centinaia di persone che corrono scendendo una scalinata, piene di paura perché un plotone di soldati sparano a tutti; una donna con in braccio il bambino morto, calpestato dalle stesse persone che fuggivano, cammina nella parte opposta, andando incontro al nemico, speranzosa di trovare uomini con un cuore, che si impietosicano. Inutile dire che quei cosacchi-robot non ci pensano nemmeno per un secondo e sparano. Non so, quasi a dire che devi aver paura del potere, sennò ci rimani secco.

Insomma, un bel film che merita di essere visto almeno una volta nella vita.

La ricetta da abbinare non è stata difficilissima da rtovare. Non potevo di certo mangiare della carne avariata (vabbè che mangio di tutto ma in ospedale sono abbonata solo al reparto psichiatria) ma mi sono ricordata di una zuppa fatta con le melanzane e la ricotta di Jamie Oliver, dalla consistenza e dall’aspetto veramente orribile. Tanto orribile quanto buona però. E’ bastato aggiungerci qualche pezzo di petto di pollo che stava in frigorifero da un paio di giorni e via, l’aspetto è proprio quello di una zuppa andata a male! Ormai ogni volta che la mangerò mi ricorderò dei poveri marinai russi che si ribellarono contro lo zar.

ZUPPA AVARIATA

Ingredienti (per 2): una lattina di fagioli cannellini, 2 melanzane, 2-3 fette di petto di pollo, 100 g di ricotta, 1 spicchio d’aglio, peperoncino, prezzemolo, 250-300 ml di brodo vegetale, olio, sale e pepe

Cuocere i petti di pollo in padella con un po’ di olio, finché non saranno ben rosolati, poi togliere e mettere da parte.

Punzecchiare con uno stecchino (o un coltello, o una forchetta, o una sciabola) la pelle delle melanzane, (in pratica ci si devono fare dei buchetti), poi cuocerle al forno per circa 40 minuti a 200°C. Una volta pronte, tagliarle a metà e raccogliere tutta la polpa con un cucchiaio e tenere da parte.

In una padella far rosolare un po’ l’aglio con l’olio, aggiungere la polpa delle melanzane, i fagioli e il brodo. Portare a bollore e lasciar sobbollire per circa 20 minuti. Con il frullatore a immersione frullare leggermente (non deve diventare una vellutata), poi aggiungere la ricotta e il petto di pollo tagliato a pezzetti. Condire con peperoncino, un po’ di prezzemolo spezzettato, sale e pepe e mescolare bene. Pronta!

Cinericette

E’ ormai da tempo che mi piace abbinare i film a una ricetta, ma fino ad adesso ho fatto le cose abbastanza a casaccio. E per quanto io sia una persona abbastanza sconclusionata (come dimostrano i miei post) sono allo stesso tempo una persona estremamente metodica. Giusto per passare da un estremo all’altro, ecco. Sono la classica persona che ha un casino allucinante a casa, ma quel casino è meticolosamente ordinato. Poi mi prendono dei raptus, circa due volte all’anno, dove mi stanco di avere un casino (anche se meticolosamente ordinato) e butto via il 50% delle cose che ho a casa.

Tutto questo per dire che la mia sezione Cinericette è iniziata si con Il secondo tragico Fantozzi, ma solo perché quel giorno mi era venuta voglia di frittata di cipolle. No, non è vero. E’ perché, seguendo un preciso ordine nei miei dvd, era arrivato il momento di quel film, e così è stato. Poi non ci ho dormito per una settimana, pentendomi del fatto che avevo scritto il primo post delle Cinericette senza un inizio logico.

Ho iniziato così a interrogarmi: dovrei andare in ordine alfabetico? In ordine alfabetico dei film, degli attori principali, dei registi? In ordine cronologico? Dovrei andare su Random.org e far decidere a lui (giammai!)?

La scelta più logice era scontata: ordine cronologico. Che se decidevo per l’ordine alfabetico poi come facevo se fosse uscito un film con la A se io ero già alla B? (lo so, ho scritto una frase in cui probabilmente avrò sbagliato circa 7 verbi su 5, ma non ho voglia di rileggerla e cambiarla)

Ovviamente non è che mi guarderò tutti i film usciti dall’inizio della storia del cinema, ma solo quelli che mi ispirano di più o al massimo quelli che sono considerati dei pilastri cinematografici. Poi ci abbinerò una ricetta (se ci riesco) e poi non so, vedremo se riesco a farci una recensione (non ho assolutamente nessuna cultura in ambito cinematografico, a meno che per “cultura in ambito cinematografico” non si intendano le serie tv tipo How I met your mother, i classici Friends e Una mamma per amica o i film natalizi di De Sica, ecco in queste cose ho una vastissima cultura).

L’introduzione mi ha preso già parecchio spazio, quindi intanto leggetevela con attenzione che nel prossimo post ci sarà una bella sorpresa…