Storie dalle guerre puniche scollegate tra loro (come sempre)

Ricordo ancora gli anni bui in cui andavo al supermercato e non trovavo la salsa di soia. Momenti bui, bui davvero. Quando nominavo la parola “sushi”, la maggior parte della gente mi guardava come se avessi detto sghizziribicchi. Io ero triste e sola in questa mia curiosità verso i cibi esotici. La prima volta che ho assaggiato il sushi non ero in un bel ristorante con le amiche.

Ero a Londra, da sola. Tutti andavano allegramente a mangiare nei ristoranti italiani e io andavo a fare spesa nei supermercati.

Forse da lì avrei già dovuto capire dove mi avrebbe portata la vita. Già da lì avrei dovuto capire che nei miei (rari) viaggi, mentre tutti impazzivano per i musei, le chiese e altre cose del genere, io mi sarei ritrovata da sola a vagare per i supermercati, appostata dietro alle simpatiche vecchiette per vedere cosa compravano, per poi imitarle. Per fortuna è arrivato Mr Geom, che posso sguinzagliare all’inseguimento degli indigeni mentre io faccio finta di niente girovagando per le corsie dei supermercati.

Insomma, ero a Londra, in un supermercato, appunto. Vedo questa vaschetta con scritto sushi, era pure vegetariano. Me lo porto in camera e me lo mangio tutto. Da lì nacque il mio amore per quel cibo così strano, esotico. E per i supermercati.
C’è solo stato un momento in cui io e il sushi abbiamo litigato. Si perché da quel lontano giorno londinese, ho dovuto aspettare lunghi anni prima di riassaporarlo. In Italia la moda non era ancora arrivata, o almeno non qui in Ancona, e probabilmente nemmeno nei dintorni, ma a quell’epoca internet c’era poco poco. Si, eravamo all’epoca delle guerre puniche, quando di nascosto da mio padre azionavo il modem 56k, sperando che lui dormisse profondamente e non sentisse l’indistinguibile rumore che solo noi vissuti all’epoca delle guerre tra i romani e i cartaginesi possiamo ricordare. Oh, io devo vergognarmi, mi ricordo anche il DOS. L’interfaccia Windows è stata una svolta, provate voi a destreggiarvi con tutti quei comandi tipo C: blalba, o D: blablabla/princeofpersia, D: blablabla/monkeyisland1. Giochi veri, quelli. Monkey Island teneva sveglia tutta la famiglia, dovevamo assolutamente capire con che insulto rispondere alla frase “Se tuo fratello ti assomiglia, meglio sposare un maiale”. Io rispondevo “Tu sei la gomma, io la colla” e immancabilmente perdevo. Non capisco perché, mi sembrava un insulto così ben fatto.

Ma come sono finita a parlare di cancelleria? Un attimo che rileggo le ultime righe per vedere cosa stavo dicendo… Forse è meglio che riprendo un attimo dall’inizio…

Ahhh, si, ecco. Allora, non si trovava il sushi nemmeno a pagarlo 30 mila dobloni d’oro, però nei miei amati supermercati erano infine giunte le scatole per prepararlo in casa. Strafelice ne compro una, preparo tutto e poi. Poi arriva in momento in cui diceva “inumidire l’alga”. E lì si sprigionò una puzza di mare che nemmeno i pirati di Monkey Island strafatti di grog avrebbero potuto resistere senza fare harakiri con le loro sciabole. Ho buttato via tutto e non ho più parlato di sushi per altri anni.

Poi c’è stata la riappacificazione, e per farmi perdonare di quell’unica volta che avevo insultato la povera alga ho deciso di andare direttamente in un ristorante. Da stolta quale ero (e sono), non avevo ancora idea di cosa fosse il wasabi. Il cameriere che fa? Porta la ciotolina con la salsa di soia e un piattino con una cosa verde. Giustamente. E io che faccio? Mi dico: “Sarà una salsetta da antipasto, adesso sfodero tutta la mia bravura con le bacchette, la prendo e me la mangio”. E così ho fatto. Anzi, peggio, dato che questa bella salsetta verde era stata portata con la salsa di soia, io, sempre per sfoderare tutta la mia conoscenza superiore in ambito giappico, la prendo con le bacchette, la intingo nella salsa di soia e me la mangio in un sol boccone.

Non c’è bisogno che vi stia a descrivere la reazione, chiunque abbia assaggiato un cucchiaino di wasabi intero potrà capirmi (quindi nessuno sano di mente).

E così nacque il mio amore per il wasabi. Perché sì, era stato un incontro travolgente. E rinacque anche il mio amore per il sushi. E da lì non ci siamo più lasciati.

Adesso, chiunque abbia più di 3 neuroni collegati tra loro da sinapsi funzionanti, si sentirà un pochino spiazzato dal fatto che la ricetta di cui volevo parlarvi oggi, sin dall’inizio del post, sono le girelle alla salsiccia piccante. Che con il sushi c’entrano come il sole e il coniglio di polvere che staziona dietro il mio divano da mesi e che nessuno vuole togliere per paura di essere morso, e che anzi nutriamo quotidianamente a suon di carote polverose. Ma siate fiduciosi, un collegamento c’è. In realtà la ricetta originale era questa e prevedeva la ‘nduja. Io ho girato tutti i supermercati di qui e non l’ho trovata. Ora mi chiedo: per quale motivo al mondo se vado all’Auchan trovo salsa di soia, sake e zuppa di miso, ma non trovo la ‘nduja? Non oso pensare cosa pensassero le persone che vedevano una pazza che toccava tutti i salami del reparto salameria ripetendo ad alta voce “Ma questo lo potrò usare come sostituto? E questo? Ma poi com’è fatta la ‘nduja? Io non l’ho mai mangiata!”.

Alla fine sono giunta alla soluzione: salsiccia + paprika + peperoncino. Come dicevo non ho la minima idea di cosa sa la ‘nduja, ma il risultato è stato ottimo e apprezzato, quindi eccovi queste girelle! La ricetta la copio pari pari dal sito dove l’ho preso, modificando solo la parte della ‘nduja. Inutile dire che se voi ce l’avete a portata di supermercato fate prima a comprarla, ma anche la versione salsiccesca non è male per niente e più che altro vi permette di dosare il piccante come volete (io lo amo, infatti la prossima volta metterò più peperoncino!).

GIRELLE ALLA SALSICCIA PICCANTE

Ingredienti: 500 g di farina 0, 300 g di acqua, 15 g lievito di birra (io ho usato una bustina di quello secco), 200 g di burro, 10 g di sale, 2 salsicce, mezzo peperoncino, paprika e peperoncino in polvere in grande quantità, olio.

Preparare un impasto con la farina, l’acqua e il lievito, e lavorarlo fino a che non raggiunge una consistenza elastica ed omogenea (al limite aggiungere qualcosa di farina o di acqua se occorre). Far riposare in una ciotola unta di olio per circa 20 minuti.
Nel frattempo preparare la salsiccia piccante: mettere le salsicce (senza il budello) in una ciotola. Tritare finemente il peperoncino (io ho tolto quasi tutti i semini) e aggiungerlo alla salsiccia, insieme anche a paprika e peperoncino in polvere. Per la quantità bisogna regolarsi in base alla propria resistenza piccantesca (io ne ho abbastanza e quindi ho abbondato, ma poi dipende anche dal tipo di peperoncino e paprika che si usa, quindi vi consiglio di iniziare con poco, assaggiare e in caso aggiungere). Alla fine aggiungere un paio di cucchiai di olio e amalgamare.
Riprendere l’impasto della pasta e stenderlo a forma di rettangolo (circa 40 x 30 cm). Spolverizzare il burro freddo con poca farina e appiattirlo con il mattarello (mettendolo tra due fogli di carta da forno) fino ad ottenere un rettangolo di circa 20 x 30 cm. Porlo poi su metà del rettangolo di pasta, chiudere questa sul burro a portafoglio, sigillando i bordi con le dita, stendere con il mattarello e ripiegare la sfoglia in tre (di nuovo a portafoglio ma in tre parti), farle fare un giro di 90 gradi, stenderla nuovamente e ripiegarla di nuovo a portafoglio in tre parti, poi ripetere la stenditura e la chiusura a portafoglio un’altra volta.
Una volta finiti i giri di sfoglia formare un rettangolo di circa 50 x 30 cm e distribuirvi sopra la salsiccia piccante. Arrotolare partendo da uno dei lati corti e tagliare a rondelle di circa 2 cm di spessore.
Disporre su carta da forno su una teglia e distanziarle l’una dall’altra. Lasciar lievitare fino al raddoppio del volume.
Cuocere in forno già caldo a 180°C per 25-30 minuti.


Alla fine mi sono accorta che nelle estremità di salsiccia non ce n’era quasi per niente, quindi per non cuocere dei pezzi di pasta sfoglia senza niente e per non buttare via i due culetti (odio gli sprechi), ho avvolto le due girelle con qualche fetta di guanciale e ci ho infilzato uno stecchino. Sono venuti fuori degli ottimi mordi mordi!

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