Cronache di una pazzia: i festeggiamenti per il grande ritorno

Dopo 1 mese, 10 giorni, 22 ore e 45 minuti è tornato. Il forno, non il neurone che si era disperso nel vuoto della mia scatola cranica.

Ho avuto modo, durante questi giorni, di pensare a lui. Non capivo perché avesse voluto rompersi. “Perchè?” mi chiedevo appena alzata. “Perché?” mi chiedevo sotto la doccia. “Perché?” mi chiedevo mentre triste mi accingevo a preparare un piatto di pasta senza forno. “Perché?” mi chiedevo mentre ero fuori a bere un Vodka Collins allo zenzero preparato senza l’ausilio del forno. Forse perché non l’avevo usato abbastanza? Non gli avevo dato la giusta importanza?

E così passarono le settimane, tra progetti vari da mettere in atto una volta tornato in azione. Per capire il livello di pazzia raggiunta, ero talmente addolorata da questa momentanea lite tra me e il forno che anche Mr Geom aveva iniziato ad accusare strani sintomi di fornite. Fermi ad un semaforo aspettando il verde, si gira verso di me e mi fa “Quale sarà il primo piatto che cucinerai una volta che tornerà?”. Non c’era nemmeno bisogno di specificare di chi parlasse. Ormai il forno era entrato nei nostri pensieri. “Sai, non so, ci ho penato un sacco di volte. All’inizio pensavo che avrei fatto dei cupcake per il grande ritorno, poi però ho pensato che sarei dovuta andare a comprare gli ingredienti, troppo programmato. Poi ho pensato a un ritorno in grande stile, del tipo che lo volevo tenere acceso tutta la notte a 50°C per rifare lo yogurt. Poi ho anche pensato a un gran cenone, tutto al forno: pasta pomodoro e basilico al forno, petto di pollo in padella nel forno e tiramisù al forno. Il tutto annaffiato con una coca cola al forno. Alla fine però ho avuto l’illuminazione suprema: appena arriverà butterò la prima cosa che trovo nel forno, tipo un gatto”.

Dopo una lunga, lunghissima attesa, finalmente ecco la frase che tanto aspettavo: “Il forno arriva lunedi”. E come ogni giorno mi sveglio, mi vesto, faccio colazione, vado all’università. Ma oggi è diverso. Oggi so che quando tornerò a casa ci sarà lui ad aspettarmi. Lui… lui…. Occavolo. Lui chi? Possibile che io, che do il nome anche agli orsetti gommosì (uno per uno. E ovviamente poi non riesco a mangiarli), anche alla bottiglia d’acqua che mi porto all’università, alla casa dove abito, per non parlare dei 20 nomi che ha il mio gatto nero. Ecco, io non ho dato un nome al mio forno?? NON HO DATO UN NOME AL MIO FORNO?????

Ora capisco. Oh forno mio, hai avuto ragione ad andartene per 1 mese, 10 giorni, 22 ore e 45 minuti. Non ti avevo dato un nome. Sono stata imperdonabile.

Ma oggi ho rimediato. Vi presento Bernardo, il mio forno.

Mi sembra superfluo dire che da oggi per almeno un mese a casa mia non si useranno padelle o altre pentole, a meno che non possano andare in forno. I festeggiamenti dureranno almeno per 10 anni.

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