Blog in pausa

Pur amando oltre ogni immaginazione blaterare per ore e spargere un pò della mia idiozia per il mondo, mi sono accorta di non riuscire a mantenere un equilibrio tra “cose che devo fare” e “cose che amo fare”. In realtà la distinzione non è così netta e le “cose che devo fare” in realtà coincidono in gran parte con quelle che amo fare, ma che in realtà mi porteranno a fare quello che amo tra un tempo più o meno lungo, mentre le “cose che amo fare” mi piacciono si, ma mi danno gioia nell’immediato e hanno poco futuro.

Ok, come al solito non si è capito un cavolo di niente di quello che volevo dire. Ed è giusto così. E’ giusto che io vi lasci con un blatermento incomprensibile e un ARRIVEDERCI, a quando la mia vita sarà rientrata nei giusti binari, e a quando uscire da quei binari una volta ogni tanto non significherà restarci fuori per settimane.

Nel frattempo io continuerò a cucinare e a provare ogni tipo di prodotto che ho ancora nelle mie scatole nell’armadio e un giorno, quando saranno finiti, anche prodotti che troverò in giro. Se volete continuare a seguirmi c’è sempre il mio profilo FB:

FRAU FRA, alias Fra Scanzani

Intanto ricordatemi così, un pò pirata e un pò donna baffuta.

Pinkonigli e mele

Non che io sia mai stata una grande fan di San Valentino… e infatti non lo sono. Voglio dire, ci sono già altri 364 giorni nell’anno per ricevere regali dal proprio ragazzo, non vedo perché infierire anche l’ultimo. Ma si sa, io sono una persona tremendamente cattiva, quindi ho obbligato Mr Geom a festeggiare il nostro amore anche oggi.

Ma cos’ho scritto? Bo, non mi pare abbia un gran senso. Insomma, di San Valentino non me ne può fregare di meno, ma posso mai io farmi sfuggire un’occasione per festeggiare qualcosa di assolutamente inutile cucinando e facendomi fare dei regali? GIAMMAI! Non che sia diverso da quello che faccio il resto dei giorni ecco, ma almeno quando c’è qualcosa da festeggiare puoi sempre dire “Ehhh, ma è San Valentino!” “Ehhh, ma è Natale!” “Ehhh, ma è il mesiversario (si, perché dopo quasi 7 anni qui si festeggia ancora il mesiversario, cucinando e facendo regali a me, ovviamente)” “Ehhh, ma è una giornata come tante altre quindi si deve festeggiare perché è una giornata come tante altre” “Ehhh, ma è il mio noncompleanno (santo Cappellaio Matto!)”

Questo San Valentino poi si sta rivelando particolarmente rosa, per la meravigliosa parrucca che ho trovato e per le splendide orecchie conigliose. Ero talmente presa dalla mia rositudine che, quando al supermercato ho visto le mele di San Valentino, non ho saputo resistere e solo per il fatto che si chiamavano “pink lady” ne ho comprato un chilo. Per inciso, lo so che non sono mele per San Valentino. Ma vi ho mai parlato di quando io mi lasci infinocchiare facilmente da qualsiasi tipo di strategia di marketing? Probabilmente si… Comunque, per essere brevi, avrò visto queste mele altre migliaia di volte e, data la mia avversione per questo frutto (a parte nella versione mela cotta (si, il cibo da ospedale mi fa impazzire, che forse avrei dovuto capirlo prima che la mia carriera si sarebbe dovuta svolgere all’interno di un ospedale? (ovviamente per “carriera” intendo quella che avrò da paziente psichiatrica, mi sto dando molto da fare) chiusa seconda parentesi) chiusa terza parentesi)… che dicevo?

Ah si, le mele mi fanno schifo. Ma mettetemele tutte lì belle e rosa, con una tipa che ti taglia la fettina per fartela assaggiare (come se uno avesse bisogno di assaggiarla per sapere che sapore ha) e intanto ti lascia il foglietto delle “3 ricette per un Pink San Valentino”, che non posso resistere. Con una mano ho afferrato uno spicchio di mela e mentre la pappavo entusiasta, mi sono girata da Mr Geom dicendo “Sacchetto e guanto”, tipo come quando il chirurgo si gira per dire “Bisturi”. Manciate di mele sono finite nel povero sacchetto, mele che so già per certo che stazioneranno nel frigo per circa un mese, quando un giorno me ne ricorderò, le butterò tutte in padella con un pò di succo di limone e via.

Anche se una l’ho provata, l’ho mangiata adesso mentre stavo scrivendo. Dovete sapere che io ho serie difficoltà (oltre che in tutto, soprattutto) nello sgusciare le mele. Ok, lo so che non si dice sgusciare, ma ero sovrappensiero e ormai l’ho scritto. Non so come mi è venuto in mente e non mi va di usare il tasto che cancella (andiamo bene…). Insomma, ho difficoltà a sbucciare le mele. Non ho mai imparato da piccola, quindi o me la mangio intera con la buccia, o prendo un bel coltello e insieme alla buccia porto via metà mela. Di solito scelgo la seconda opzione, così mi rimane meno mela da mangiare. Oggi però stavo ormai aggiornando il blog, quindi non avevo voglia di imbarcarmi in quest’avventura (tra l’altro mi impiastriccio tutte le mani quando faccio questo lavoro, non mi pareva il caso). Ma dove volevo arrivare? Ah si, che tra il mangiare la mela e continuare a scrivere, sono passati 40 minuti. Ma davvero eh!

Non so davvero come ho fatto a blaterare per ben 650 parole sulle mele. Come al solito volevo andare a parare su tutt’altro, infatti non mi ricordo nemmeno come ci sono arrivata.

Per fortuna che iniziano ad apparire foto di altre cose, le ho messe apposta per ricordarmi di non blablare troppo su cose assurde (eh bé, infatti parlare di pallette con le facce è una cosa seria…)

Allora, che sono queste palline? Sono tipo gnocchetti, comprati alla Lidl mi sembra durante la settimana dell’Oktoberfest. In pratica nella confezione ci sono queste palline surgelate con un ripieno alla cioccolata e nocciola e in più c’è una bustina con delle mollichine. Siccome le ho fatte un pezzo fa, non mi ricordo se erano cotte al forno o bollite, ma mi sembra di ricordare di averle gettate nell’acqua bollente, quindi probabilmente erano fatte alla piastra. No dai, mi sembra che andassero bollite. In più si dovevano scaldare le mollichine in una padella, in modo da farle tostare e ricoprirci le pallette. Quello che ricordo benissimo è che erano BUONISSIME! Da ricomprare assolutamente quando la Lidl rimetterà i prodotti tedeschi!

Giusto per confermare sempre di più il fatto che adoro mangiare di tutto, appena ho visto (per caso…..) che Mc Donald aveva fatto i panini con la carne marchigiana, non ho potuto fare a meno di sacrificarmi per l’umanità e assaggiare come fosse questa grandissima novità.

Sorprendentemente devo dire che non era male! Cioè, non fraintendetemi, non è che c’è un panino di Mc Donald che non mi piace, ma la “bontà Mc Donaldosa” è un pò relativa. Nel senso che mi piace si, ma insomma, stiamo sempre parlando di Mc Donald! Un 8 dato a un panino da fast food per me è sempre un 2 se siamo nell’ambito di cibo normale. Ecco, secondo me la differenza è che il cibo normale può avere un range che va da 0 a 10, Mc Donald invece (paragonata al cibo normale) un range che va dal 1 e mezzo al 2 e mezzo, dato che ha tutto lo stesso sapore.

Oggi non ce la faccio, non riesco ad arrivare al punto. Sarà stata la mela a darmi alla testa…

Cosa volevo dire? (Oggi batterò il record di “Cosa volevo dire?” scritti nello stesso post)

Volevo dire che sorprendentemente questo panino non aveva il classico sapore delle cose di Mc Donald, e quindi potrei addirittura dargli un 5 vero! Non un 5-nella-scala-di-Mc-Donald, ma addirittura un 5-nella-scala-del-cibo-normale! Il che corrisponde a un 85 nella scala di Mc Donald.

Si è capito qualcosa di quello che volevo dire? Probabilmente no. Stavolta lo ammetto, sono stata sconclusionata anche per i miei soliti standard molto alti. Ho già pronte varie scuse:

1. La mela, santo cielo, LA MELA! E’ tutta colpa sua!

2. Sono 2 settimane che ho ripreso dei ritmi di studio serrati (sempre per i miei standard, il che è tutto dire)

3. Sto pensando al mio ultimo ordine fatto su Amazon. Sono impazzita, lo so. Ma dopo aver rivelato che possiedo 3 copie in 3 lingue diverse di Twilight non mi vergogno più di niente. Insomma, ho ordinato pure 50 sfumature di grigio (sono 50 giusto? e è grigio no? giusto per dire quanto sono informata) perché mi sono stancata di essere l’unica che non l’ha letto. Bisogna sempre tenersi aggiornati sulle mode dei giovani (disse la vecchietta parlando con la comare del palazzo di fronte). L’ho preso in inglese, per darmi un tono. E per evere una scusa per non leggerlo, alla fine.4. Dalla cucina arrivano odorini allettanti, quindi il mio cervello è ormai uscito dalla porta della mia testa e mi ha lasciato un biglietto con scritto “Torno subito”. Purtroppo poi non lo fa mai e se ne sta in giro mesi interi.

5. Molto probabilmente la parrucca rosa che ho messo, e per la quale ho ricevuto i complimenti dalla cassiera del supermercato, mi ha dato alla testa. Si sarà messa d’accordo con la mela.

Cronache di una pazzia: i festeggiamenti per il grande ritorno

Dopo 1 mese, 10 giorni, 22 ore e 45 minuti è tornato. Il forno, non il neurone che si era disperso nel vuoto della mia scatola cranica.

Ho avuto modo, durante questi giorni, di pensare a lui. Non capivo perché avesse voluto rompersi. “Perchè?” mi chiedevo appena alzata. “Perché?” mi chiedevo sotto la doccia. “Perché?” mi chiedevo mentre triste mi accingevo a preparare un piatto di pasta senza forno. “Perché?” mi chiedevo mentre ero fuori a bere un Vodka Collins allo zenzero preparato senza l’ausilio del forno. Forse perché non l’avevo usato abbastanza? Non gli avevo dato la giusta importanza?

E così passarono le settimane, tra progetti vari da mettere in atto una volta tornato in azione. Per capire il livello di pazzia raggiunta, ero talmente addolorata da questa momentanea lite tra me e il forno che anche Mr Geom aveva iniziato ad accusare strani sintomi di fornite. Fermi ad un semaforo aspettando il verde, si gira verso di me e mi fa “Quale sarà il primo piatto che cucinerai una volta che tornerà?”. Non c’era nemmeno bisogno di specificare di chi parlasse. Ormai il forno era entrato nei nostri pensieri. “Sai, non so, ci ho penato un sacco di volte. All’inizio pensavo che avrei fatto dei cupcake per il grande ritorno, poi però ho pensato che sarei dovuta andare a comprare gli ingredienti, troppo programmato. Poi ho pensato a un ritorno in grande stile, del tipo che lo volevo tenere acceso tutta la notte a 50°C per rifare lo yogurt. Poi ho anche pensato a un gran cenone, tutto al forno: pasta pomodoro e basilico al forno, petto di pollo in padella nel forno e tiramisù al forno. Il tutto annaffiato con una coca cola al forno. Alla fine però ho avuto l’illuminazione suprema: appena arriverà butterò la prima cosa che trovo nel forno, tipo un gatto”.

Dopo una lunga, lunghissima attesa, finalmente ecco la frase che tanto aspettavo: “Il forno arriva lunedi”. E come ogni giorno mi sveglio, mi vesto, faccio colazione, vado all’università. Ma oggi è diverso. Oggi so che quando tornerò a casa ci sarà lui ad aspettarmi. Lui… lui…. Occavolo. Lui chi? Possibile che io, che do il nome anche agli orsetti gommosì (uno per uno. E ovviamente poi non riesco a mangiarli), anche alla bottiglia d’acqua che mi porto all’università, alla casa dove abito, per non parlare dei 20 nomi che ha il mio gatto nero. Ecco, io non ho dato un nome al mio forno?? NON HO DATO UN NOME AL MIO FORNO?????

Ora capisco. Oh forno mio, hai avuto ragione ad andartene per 1 mese, 10 giorni, 22 ore e 45 minuti. Non ti avevo dato un nome. Sono stata imperdonabile.

Ma oggi ho rimediato. Vi presento Bernardo, il mio forno.

Mi sembra superfluo dire che da oggi per almeno un mese a casa mia non si useranno padelle o altre pentole, a meno che non possano andare in forno. I festeggiamenti dureranno almeno per 10 anni.