Malattie acetilsaliciliche e Melonpan

Stavolta ho un’ottima, ottima scusa per non aver aggiornato nei giorni scorsi, causando (lo so) lo sconforto del mio unico lettore disteso nel letto del reparto psichiatrico dove presto verrò ricoverata anche io.

Sono stata colta da una terribile, terribile malattia, molto debilitante, che mi sta costringendo a casa ormai da giorni. Certo, se non si conta la polenta con la salsiccia a casa dei miei genitori. O il sushi domenica sera. Comunque, questo non toglie il fatto che io sia in uno stato di agonia da venerdi, che mi porta a passare le giornate perennemente avvolta da una coperta di fazzolettini della Peppa, che colleziono per circa 358 giorni all’anno per poi farli fuori tutti in massa in quella settimana in cui la malattia mi coglie. Questa malattia terribile. Il raffreddore.

Come si cura il raffreddore? Bo, probabilmente non si cura. Ed è per questo che in questo momento sono circondata da scatolette di medicinali. La tachipirina? La tengo lì nell’evenienza che mi venga la febbre sopra i 38, così ne mangio una e nel giro di mezzora sono fresca come una rosa. Una rosa appassita, ma vabbè, questi sono dettagli. L’aspirina? Ma siamo matti? No, io esigo l’acido acetilsalicilico! Che poi essendo una futura (molto, molto futura) possibile medica, dovrei presentarmi in farmacia e chiedere con nonchalance e superbia (“nonchalance e superbia di cui abbiamo una foto, presa da internet cercando “Sherlock Holmes pipa”) “Dell’acido acetilsalicilico grazie”. E invece no. Io vado e chiedo “Vorrei l’aspirina, quella non di marca”. La solita idiota. Che poi, vorrei farvi presente quanto sono polla (“polla” di cui abbiamo un’immagine qui a destra).

Ecco, io sono la classica persona sulla quale la pubblicità fa effetto. Cioè, le pubbliciterie (le agenzie pubblicitarie, le case pubblicitarie, come si chiamano? Bo, quegli edifici con la gente dentro che si occupa di pubblicità) con me ci sguazzano alla grande. Io compro l’aspirina non di marca per risparmiare, ma poi sono a casa, guardo la tv e passa la pubblicità: “Sintomi del raffreddore e dell’influenza?” (eh si, questa è per me!) “sciolto in acqua calda, TachifluDec è una calda cura che combatte in fretta i sintomi da raffreddamento” (è proprio per me, mi piace la calda cura!) “e decongestiona le vie nasali” (decongestiona? Che vuol dire? Bo, ma se lo dicono loro allora è vero, devo decongestionarmi!) “TachifluDec, e la giornata continua!” (siiiii! Lo voglio!) “E da oggi la calda cura di TachifluDec è anche all’aroma Arancia Rossa” (la pubblicità che ho visto io diceva “è anche al Limone e miele” e infatti l’ho comprato al Limone e Miele, mi pare ovvio). Immaginatevi la faccia di una malata che man mano che scorre la pubblicità inizia a sorridere come una scema e piano piano passa dall’essere triste e sprofondata nei fazzolettini pepposi a questo:

urlando “Lo voglio” Lo voglio!”. E’ andata così, e ho speso 2 euro di aspirina non di marca ma 6 euro di TachifluDec al Limone e Miele. Che ha funzionato. O forse sto guarendo perché sono passati i canonici 6-7 giorni, ma sono sempre dettagli.

Ah si, il medicinale migliore rimane sempre uno però: il Vicks spalmato su tutto il corpo. Fosse per me lo userei davvero come crema idratante e, già che ci sono, pure come shampo.

Ok, in tutto questo devo ancora parlarvi della ricetta di oggi. Anzi, un attimo, è da un mese che volevo caricare questa foto ma mi sono sempre dimenticata e oggi mi sembra in tema, visto il mio raffreddore curato con i fazzolettini della Peppa. Questo è un biscottone portatomi gentilmente dal Mr Geom in occasione di… bo, niente, forse stavo male (leggi: stavo a casa a poltrire). Sempre in tinta con tovaglioli pepposi. Cavolo, potevo usare il mio superpiatto pepposo, non ci avevo pensato! Che poi avessi visto una, e dico una, puntata della Peppa! Non so nemmeno di cosa parla, ma che ci volete fare, io in un porcello rosa mi ci rivedo come se mi guardassi allo specchio.

La ricetta, dicevo. Che dire, vi metto prima il procedimento e poi vi dico le mie note personali? Vada per procedimento-note personali.

MELON PAN

(ricetta presa da qui e seguita pari pari)

Ingredienti per l’impasto panoso: 160 ml di latte, 1 cucchiaino e mezzo di lievito, 40 g di zucchero, 250 g di farina, 1 pizzico di sale, 20 g di burro fuso

Scaldare il latte fino a 30-40°C. Aggiungere il lievito e 20 g di zucchero e mescolare bene fino a che non si scioglie tutto. Lasciar riposare 5-10 minuti. Setacciare la farina in una ciotola, aggiungere gli altri 20 g di zucchero, il sale e il burro fuso e, alla fine, la cosa lievitosa che avevate lasciato riposare. Mescolare tutto, impastare bene e formare una palla. Mettere dell’acqua calda in una ciotola e, sopra la ciotola con l’acqua, mettercene un’altra dove andrete a appoggiare la palla di impasto. Coprire tutto con un panno e lasciar riposare 30 minuti, in modo che lieviti. Alla fine, tagliare la palla in 8 pezzi e farci delle palline.

Ingredienti per la pasta frolla: 150 g di farina, 1 cucchiaino scarso di lievito, 30 g di burro, 1 uovo, una spruzzata di succo di limone + un pò di scorza grattugiata, 75 g di zucchero

In una ciotola, mettere il burro morbido e 55 g di zucchero e amalgamare tutto. Aggiungere l’uovo, il succo e la scorza di limone e mescolare finché non diventa omogeneo. Aggiungere la farina setacciata e impastare fino a ottenere una palla. Tagliare in 8 parti e farci 8 palline. Schiacciare ogni pallina in modo che diventi un cerchio con un diamentro di circa 11 cm (questo lavoro l’ho fatto sopra la pellicola, in modo da poter sovrapporre tutti i dischi di pasta frolla senza che si attacchino) e mettere in frigo per 10 minuti.

Alla fine: ricoprire ogni pallina di impasto panoso con un disco di pasta frolla, stando attenti a non schiacciarlo. Poi spolverare di zucchero la parte con la pasta frolla e con il dorso di un coltello tracciare una griglia. Mettere i melon pan in una teglia ricoperta di cartaforno, appoggiata su un contenitore con acqua calda, coprire con un panno e lasciar riposare per 20 minuti (attenti che si gonfiano parecchio, a me si sono attaccati tutti). Infornare a 180°C per 15-20 minuti.

(se non capite i passaggi guardate il video!)

Considerazioni: devo rifarli. Non perché mi siano piaciuti particolarmente ma perché c’era qualcosina che non andava. O meglio ancora: appena sfornati ne ho mangiati 2 in 5 minuti. Altri 2 nel corso della serata. Il giorno dopo uno scaldato nel forno. Poi facevano schifo. Ora, le possibilità sono molteplici ma eccone 3, in ordine dalla meno alla più plausibile

1. La ricetta non andava bene

2. E’ normale che dopo 2 giorni una cosa panosa diventi dura come una roccia

3. Io non sono particolarmente brava con i lievitati (leggi: ho provato mille volte a fare il pane e mi viene una schifezza inaudita, e la pizza qui a casa è fatta SEMPRE e SOLO da Mr Geom, e non è un caso) ed è per questo che devo aver combinato qualche casino

Appurato che è colpa mia, qualunque persona che si imbattesse in questa ricetta e provasse a farla sicuramente gli riuscirà meglio di come è venuta a me. Ma comunque c’è da dire che appena sfornati erano strabuoni! Io però continuerò a dare la colpa alla ricetta e ne proverò un’altra e un’altra ancora, fino a che non troverò quella che li farà rimanere soffici anche dopo un anno.

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