Crostata cioccocastagna e {[(Ossessione parentesiastica)]}

Ho iniziato a fare l’albero. Quest’anno in pratica lo faccio a puntate. Veramente ho sempre pensato che tutti i vari addobbi natalizi vadano messi l’8 e poi tenuti religiosamente fino a fine gennaio. Ok, io li terrei anche fino a aprile e li metterei verso fine settembre, però diciamo che mi sono data questa regola, più che altro per non pagare 2000 euro di bolletta all’enel per le varie lucette. Anche se dall’anno scorso tengo perennemente delle lucine a palletta troppo carine, che si intonano perfettamente con l’archetto che dà sulla veranda. Mi sono dovuta fare forza per non tenerle accese 24 ore su 24, devo ammetterlo. Ho perso il filo del discorso, strano, non succede mai…

Ah si, ok, l’albero a puntate. Io avrei iniziato a mettere le cose l’8 ma, dato che nel palazzo sono già spuntate le prime luci nei balconi ho avuto la scusa giusta per anticipare l’inizio delle decorazioni! Evvai!

Si, ho iniziato a parlare dell’albero (già preso di mira dalle fauci del gattaccio nero, che nei 2 anni di permanenza a casa ci ha accorciato una ghirlanda dorata con le stelline, che ritroviamo puntualmente nei suoi vomitini sparsi per casa nel periodo nataliazio, circa uno al giorno. Per intenderci, era una ghirlanda lunghissima, almeno 4 metri. Adesso posso giusto metterla intorno al collo del gattaccio – la userò per strozzarlo se mi fa fuori anche le altre ghirlande)… Ok, 4 righe di parentesi, ovviamente ho riperso il filo ghirlandoso…

Non riesco ad arrivare al punto, se mai ce ne fosse uno. Dicevo che dicevo dell’albero ma che non volevo parlare di quello. L’avevo presa alla lunga per parlare di altro ma qui mi si sta facendo notte e io il post l’ho iniziato a scrivere all’ora di pranzo. Dicevo che dicevo che dicevo dell’albero ma non volevo dire di quello. Chiaro no? Dai, non avete capito? Dicevo che dicevo che dicevo che dicevo dell’albero ma volevo dire che arriva il Natale. Insomma, righe e righe di “dicevo che dicevo” per poi sparare un’ovvietà del genere. Ebbene si. Ma non volevo dire nemmeno che sta arrivando il Natale, volevo dire altro. Vedo i miei gatti che mi osservano con aria interrogativa. Forse è giusto il momento di arrivare al punto. E il punto è che quest’anno sono in attesa di un regalo natalizio. E questo è strano per me, perché raramente chiedo un regalo in particolare (a parte “soldi soldi soldi” detto con la stessa enfasi di quando vedo un barattolo di Nutella e dico “Nutella Nutella Nutella – a proposito, sono stata a una cosa cioccolatosa, domenica scorsa. Ho comprato un vasetto di cioccolata bianca che ho aperto ieri, perché (non co come sia possibile (wow, parentesi nella parentesi nella parentesi, stavolta mi sono superata)) mi ero dimenticata di averla comprata. Forse perché Mr Geom l’aveva appoggiata nel reparto-pasta e io di solito apro solo il reparto-dolci. Cmq, aperto e finito. Era di una bontà assurda. Per farvi capire con che persona sana di mente avete a che fare, ne ho mangiata metà a cucchiaiate, metà spalamata sopra alle gallette di riso. Così, giusto per dare una parvenza dietetica alla cosa).

Ok, devo darci un taglio con queste parentesi, mi devo disintossicare. Farò richiesta al più presto alla Parentesisti Anonimi, nota associazione che ti aiuta a smettere in 12 passi (più 1) – cavolo, altra parentesi, ci sono ricascata. Il primo passo è ammettere di avere un problema con le parentesi. Il secondo è smettere di usare le parentesi graffe. Oddio, mi sento male. Su WordPress non ci sono le parentesi graffe. {{{{{{{{{{ sono andata a vedere come farle con la tastiera. Adesso mi sento meglio }}}}}}}}}}

Basta, ormai vi lascerò con il dubbio “cosa voleva dirci quella scema?”. Lo saprete la prossima volta [sempre che mi ricordi (DAMN, sono ricascata nelle parentesi!)].

(di solito rileggo quello che scrivo, giusto per capire se, nel suo nonsense, ci sia un sense, ma stavolta mi rifiuto)

Prima di lasciarvi alla ricetta [unica cosa sensata (forse) del post di oggi], ho fatto un bel collage di foto [collage, sembro una bambina di 4 anni (eh bè, come età di cervello siamo lì)] che riassumono i mesi di Ottobre e Novembre, sempre per ricordarmi dell’idiozia che regna sovrana.

E tra l’altro, vi faccio notare che, da brava matematica mancata, ho deciso di usare le parentesi nel modo corretto, quindi ho aggiunto, oltre alla solita parentesi tonda, anche la quadra e la graffa! {sono[si lo so,(devo ammetterlo)sono proprio scema]un’idiota} – Se siete riusciti a capire il senso delle parentesi bè, ci vediamo alle 19.45 (forse meglio alle 19.49) all’entrata dell’ospedale di Torrette, meglio l’entrata vecchia che psichiatria si raggiunge meglio.

Che è? Io con gattaccio nero con gli occhi spiritati, acquisti di Halloween, amica Cecyosa che si laurea (Yuppiiiii!!), zucche Halloweenose intagliate, intermezzo per coprire il buco, pipistrello di Halloween, gattaccio nero che dorme beato (non si sa perché, dato che stava sopra di me), io con il pigiama più bello del mondo, cappuccino delle 5 di pomeriggio con copertina gufosa extramorbida.

Che è? Io con i baffi, Franco Darthvader, torta fatta per il compleanno di mia madre, Franco che cerca di uccidere Barney, burrocacao vaniglia e lampone e tartufoni di cioccolato, gattaccio nero, Franco che ci ricorda quanto manca a Natale, Barney che dorme con Franco e biscottini stellosi.

Cavolo, mi sono dimenticata la foto più importante. Un attimo, adesso la carico.

Per fortuna che mi sono accorta in tempo di questa grave, gravissima mancanza da parte mia, non so come potevate sopravvivere senza vederla. Su FB dovrei averne una con le orecchie da maiale, ma per oggi perso che possa bastare…

Ma, avevo nominato una ricetta? Stavate per perdere le speranze, vero? E invece no, come promesso, eccovela!

Giusto perché mi avanza lo spazio di fianco alla foto, il dolce… no dai, dopo la ricetta vi metto le mie considerazioni.

CROSTATA CIOCCOCASTAGNA

(sempre presa dal libro La Grande Enciclopedia dei Dolci, con delle piccole modifiche)

Ingredienti per la base: 350 g di farina, 80 g di burro, 150 g di zucchero, 1 uovo, vaniglia. Ingredienti per il ripieno: 800 g di castagne, 100 g di zucchero, 300 ml di latte, 200 g di cioccolato fondente, 4 cucchiai di mascarpone.

Per la base: mettete la farina in una ciotola, aggiungere il burro a cubetti e sbriciolare tutto (come sempre, non so proprio come descrivere meglio questo passaggio, ma tanto sono sicura che avete capito. Su su, deve venire una cosa briciolosa). Aggiungere lo zucchero e l’uovo, e impastare. Alla fine si deve formare una palla, se rimane tutto troppo bricioloso basta aggiungere un pò d’acqua. Poi dividete l’impasto in due parti, una 2/3 e l’altra 1/3. La parte dei 2/3 stendetela su uno stampo imburrato e infarinato (io ne ho usato uno da circa 25 cm), facendo dei bordi [i classici da crostata, insomma, 2-3 cm, thò 4 al massimo (non sono brava con le misure, magari i miei bordi erano da 10 cm e io non lo so…)]. L’altra parte, quella di 1/3, stendetela su un foglio di carta forno, della misura dello stampo, perché poi servirà per fare da coperchio. Mettete tutto in frigo mentre preparate il ripieno.

Per il ripieno: lavate le castagne, fate un taglio nella buccia e lessatele per circa 40 minuti. Sbucciatele tutte (un lavoraccio), poi schiacciatele, passatele in un passaverdura, insomma, qualsiasi cosa tranne usare un frullatore a immersione come ho fatto io (con il risultato di averlo fuso. Tutto ciò perché non avevo voglia di tirare fuori il tritatutto). Mettete poi le castagne in una pentola con il latte e lo zucchero e fate cuocere 10 minuti. Unite il cioccolato a pezzi e fate cuocere altri 10 minuti. Alla fine spegnete il fuoco, aggiungete il mascarpone e fate raffreddare. Poi mettete tutto il ripieno nella pasta frolla e chiudete con quella che avevate steso per fare il coperchio. Sigillate bene i bordi (nel libro c’era scritto, io non l’ho fatto e infatti il coperchio mi si è alzato…). Bucate con la forchetta la parte superiore e cuocete in forno a 180° per 45 minuti.

Considerazioni: il voto del dolce è risultato un 6.5 e il motivo è duplice (che paroloni). Per prima cosa, la pasta frolla: decisamente meglio quella della volta scorsa, questa era troppo gommosetta. Ci volevano circa 100 g in più di burro, decisamente. Poi, il ripieno: non è che non era buono, ma le castagne non si sentivano. E se spendo 8 euro per un chilo di castagne, voglio sentirmi la bocca impastata di sapore castagnoso. Ok, non che nel dolce ci sia veramente finito un chilo di castagne dato che appena schiacciate erano talmente buone che probabilmente me ne sono finita metà a forza di dire “Gordon dice che si deve sempre assaggiare quando si cucina”. Questo non toglie che, se mai rifarò questo dolce, eliminerò del tutto il cioccolato.

Questo post è diventato di una lunghezza infinita, stavolta sono STRASICURA che nessuno avrà la forza di leggere fino in fondo. Altrimenti, l’appuntamento alle 19.49 è sempre valido…

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