Crostata mandorla e Povero Schlange

Niente, oggi mi tocca aggiornare il blog ascoltando della musica, il suono del diavolo, dato che ci sono dei rumori di trapani da coprire. Di solito invece c’è solo del religioso silenzio che fa da sottofondo ai miei deliri. Ma che poi, non vanno a mangiare, sti muratori? Che sono le 11.40, ormai nelle case di riposo (dove dovrei essere rinchiusa già da un pò, vista la mancanza di manicomi) è ora della merenda pomeridiana. In effetti questo aggiornamento dovrebbe essere veloce che qui c’è da mettere su l’acqua e cucinare la pasta e per il mio solito orario del pranzo sono già in ritardo. E’ inutile mentire, aspetto il ritorno a casa del Sig. Geom., cosicché io possa lasciare a lui l’ingrato compito del preparaggio del pranzo con la scusa “amore, sto aggiornando il blog, non posso distrarmi, ho innumerevoli pensieri filosofici da condividere con i miei innumerevoli lettori”. Ovviamente, per capire la scena, dovete immaginarmi come il Granduca di Cenerentola, con aria di sufficienza, magari mentre pulisco il mio monocolo con un panno di pelle di canguro. No, non so perché la pelle deve essere di canguro, probabilmente ieri ho visto un documentario sui canguri mentre dormivo.

Comunque, oggi è una giornata molto brutta. Il mio fidato gatto Schlange è andato dal veterinario.

E per “fidato” intendo che io cerco di farmelo amico dandogli da mangiare tutte le prelibatezze che esistono al mondo togliendole dalla mia boccuccia (in pratica, mi lascio morire di fame, si) e lui non vede l’ora di girare i tacchi.

E per “andato dal veterinario” intendo che si farà una bella villeggiatura pagata dai suoi padroni, come già successo in passato dopo che aveva mangiato dell’erba aglina. Si perché lui mica poteva mangiare l’erba cipollina, troppo scontata. No, l’erba aglina. Tutto la sua padrona, sono proprio orgogliosa.

Lo ricoridamo così, intento a cercare di bere del latte in un contenitore troppo piccolo per la sua testa.

O così, mentre capisce che, se non ci arriva con la testa, può usare altre metodologie: allungare la lingua.

Che poi povero, non è tutta colpa sua se negli ultimi due giorni ha fatto fuori una confezione da 6 di Scottex (usato per pulire i suoi vomitini). E’ che abitando in una casa di matti non poteva certo crescere sano di mente. Del resto, un banano non farà mai asparagi, come dice un vecchio proverbio cinese. E se un gatto sta in una casa dove il 22 novembre si va a comprare l’albero di Natale all’Ikea solo perché la padrona ha paura che poi finiscano tutti e perché vuole scegliere l’albero che sembra più messo male di tutti altrimenti ha paura che nessun altro lo scelga, tanto normale non può essere. Considerando che la suddetta padrona ha già un albero di Natale di un metro e mezzo. E un altro albero “da scrivania”. Mancava il terzo, per un appartamento da 45 metri quadri.

Che poi l’albero che avevo scelto perché mi sembrava secco per il 50%, si è rivelato folto più che mai e per adesso si è adattato a fare “l’albero da balcone”. Vedremo poi in seguito se sarà il caso di portarlo dentro e lasciarlo in balia delle bocche dei 3 gatti famelici o no. Io non so se i gatti normali vadano matti per gli abeti, ma i miei si leccano i baffi appena lo intravedono dalla finestra. Se lascio la porta del balcone aperta si fiondano a fare un bel banchetto: si vede proprio che si mettono un bavaglino per non sporcarsi troppo con gli aghi, prendono coltello e forchetta e, con la stessa eleganza del Granduca di Cenerentola (oggi ormai è sempre nei miei pensieri), si mettono a tavola a pasteggiare con l’abete.

Non so come passare in modo granduchesco (sinonimo di elegante, ovviamente) alla ricetta di oggi, dpo questi pensieri sconclusionati non saprei proprio dove attaccarmi per trovare una continuità, quindi… la ricetta!

CROSTATA MANDORLA

(Dal libro “Grande enciclopedia dei dolci”, non sia mai che qualcuno pensi che sia il frutto del corretto funzionamento delle sinapsi tra i miei neuroni, che per fare le sinapsi ce ne vogliono almeno due e io non penso di essere così dotata)

Ingredienti per la pasta frolla: 400 g di farina, 200 g di burro, 100 g di zucchero, 2 tuorli. Ingredienti per il ripieno: 200 g di mandorle, 150 g  di zucchero, 1 uovo, 2 albumi

Pasta frolla: mettete la farina in una ciotola con il burro freddo tagliato a cubetti. Sfregare il burro con la farina (non so proprio che altro termine usare) fino a che non avrete ottenuto una cosa tutta briciolosa. Poi aggiungete lo zucchero e i due tuorli e impastate. Alla fine dovete formare una palla, se però rimane troppo bricioloso aggiungete 1-2 cucchiai di acqua. Dividetela in 2 (una parte però deve essere più grande, diciamo che deve essere divisa in 2/3  e 1/3): la parte più grande stendetela su uno stampo da 22 cm imburrato e infarinato, la parte più piccola invece stendetela e lasciatela su un foglio di carta da forno, sarà poi da mettere sopra a chiudere la crostata. Mettete tutto in frigo mentre preparate il ripieno. Considerazioni su questa pasta frolla: viene molto burrosa, il che per mia madre è un male, per me un bene. Ha il sapore della pasta frolla di pasticceria, infatti penso che la sciverò nel mio savro contenitore delle ricette di famiglia. Prima però vorrei provare a metterne leggermente di meno, di burro, e vedere che effetto fa.

Ripieno: spellate le mandorle (metodo semplice: si mette a bollire dell’acqua, si buttano dentro le mandorle, si lasciano lì per 2-3 minuti, si scolano e via, la pelle viene via come niente), fatele asciugare e mettetele nel tritatutto. Insomma, tritatele fino a farle diventare una farina (si, più o meno… a me erano rimasti dei pezzetti). In una ciotola montate bene le due uova intere con lo zucchero e in un’altra ciotola montate gli albumi a neve, poi uniteli insieme (io ho fatto così perché c’era scritto nella ricetta, adesso mi viene il dubbio che potevo mettere tutto insieme e montare una volta sola…) e alla fine aggiungete la farina di mandorle. Mescolate tutto lentamente senza far smontare il composto e travasate dentro la pasta frolla. Coprite con la pasta frolla che avevate lasciato nel foglio di carta forno e cuocete in forno a 180°C per 30 minuti. Lasciate raffreddare e mangiate! Considerazioni sul ripieno: ho fatto un pò di modifiche alla ricetta originale, che prevedeva 250 g di mandorle, solo che il sacchetto da 3-4 euro ce ne aveva 200 g e non mi sembrava il caso di comprarne un altro, che qui i soldi non crescono sui banani che non fanno asparagi. In più, nell’originale diceva di mettere 3-4 mandorle amare, che non cresceranno nei banani, ma non crescono nemmeno all’Auchan. Quindi non ce le ho messe. Ecco, io le mandorle nella crostata non le ho mica sentite. Quindi, o raddoppiate la quantità di mandorle, o trovate quelle amare o (cosa che farò se rifarò la crostata mandorla) metteteci l’aroma di mandorla.

Bene, il Sig. Geom. ha preparato il pranzo, quindi senza ulteriori indugi vi lascio!

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