Crostata mandorla e Povero Schlange

Niente, oggi mi tocca aggiornare il blog ascoltando della musica, il suono del diavolo, dato che ci sono dei rumori di trapani da coprire. Di solito invece c’è solo del religioso silenzio che fa da sottofondo ai miei deliri. Ma che poi, non vanno a mangiare, sti muratori? Che sono le 11.40, ormai nelle case di riposo (dove dovrei essere rinchiusa già da un pò, vista la mancanza di manicomi) è ora della merenda pomeridiana. In effetti questo aggiornamento dovrebbe essere veloce che qui c’è da mettere su l’acqua e cucinare la pasta e per il mio solito orario del pranzo sono già in ritardo. E’ inutile mentire, aspetto il ritorno a casa del Sig. Geom., cosicché io possa lasciare a lui l’ingrato compito del preparaggio del pranzo con la scusa “amore, sto aggiornando il blog, non posso distrarmi, ho innumerevoli pensieri filosofici da condividere con i miei innumerevoli lettori”. Ovviamente, per capire la scena, dovete immaginarmi come il Granduca di Cenerentola, con aria di sufficienza, magari mentre pulisco il mio monocolo con un panno di pelle di canguro. No, non so perché la pelle deve essere di canguro, probabilmente ieri ho visto un documentario sui canguri mentre dormivo.

Comunque, oggi è una giornata molto brutta. Il mio fidato gatto Schlange è andato dal veterinario.

E per “fidato” intendo che io cerco di farmelo amico dandogli da mangiare tutte le prelibatezze che esistono al mondo togliendole dalla mia boccuccia (in pratica, mi lascio morire di fame, si) e lui non vede l’ora di girare i tacchi.

E per “andato dal veterinario” intendo che si farà una bella villeggiatura pagata dai suoi padroni, come già successo in passato dopo che aveva mangiato dell’erba aglina. Si perché lui mica poteva mangiare l’erba cipollina, troppo scontata. No, l’erba aglina. Tutto la sua padrona, sono proprio orgogliosa.

Lo ricoridamo così, intento a cercare di bere del latte in un contenitore troppo piccolo per la sua testa.

O così, mentre capisce che, se non ci arriva con la testa, può usare altre metodologie: allungare la lingua.

Che poi povero, non è tutta colpa sua se negli ultimi due giorni ha fatto fuori una confezione da 6 di Scottex (usato per pulire i suoi vomitini). E’ che abitando in una casa di matti non poteva certo crescere sano di mente. Del resto, un banano non farà mai asparagi, come dice un vecchio proverbio cinese. E se un gatto sta in una casa dove il 22 novembre si va a comprare l’albero di Natale all’Ikea solo perché la padrona ha paura che poi finiscano tutti e perché vuole scegliere l’albero che sembra più messo male di tutti altrimenti ha paura che nessun altro lo scelga, tanto normale non può essere. Considerando che la suddetta padrona ha già un albero di Natale di un metro e mezzo. E un altro albero “da scrivania”. Mancava il terzo, per un appartamento da 45 metri quadri.

Che poi l’albero che avevo scelto perché mi sembrava secco per il 50%, si è rivelato folto più che mai e per adesso si è adattato a fare “l’albero da balcone”. Vedremo poi in seguito se sarà il caso di portarlo dentro e lasciarlo in balia delle bocche dei 3 gatti famelici o no. Io non so se i gatti normali vadano matti per gli abeti, ma i miei si leccano i baffi appena lo intravedono dalla finestra. Se lascio la porta del balcone aperta si fiondano a fare un bel banchetto: si vede proprio che si mettono un bavaglino per non sporcarsi troppo con gli aghi, prendono coltello e forchetta e, con la stessa eleganza del Granduca di Cenerentola (oggi ormai è sempre nei miei pensieri), si mettono a tavola a pasteggiare con l’abete.

Non so come passare in modo granduchesco (sinonimo di elegante, ovviamente) alla ricetta di oggi, dpo questi pensieri sconclusionati non saprei proprio dove attaccarmi per trovare una continuità, quindi… la ricetta!

CROSTATA MANDORLA

(Dal libro “Grande enciclopedia dei dolci”, non sia mai che qualcuno pensi che sia il frutto del corretto funzionamento delle sinapsi tra i miei neuroni, che per fare le sinapsi ce ne vogliono almeno due e io non penso di essere così dotata)

Ingredienti per la pasta frolla: 400 g di farina, 200 g di burro, 100 g di zucchero, 2 tuorli. Ingredienti per il ripieno: 200 g di mandorle, 150 g  di zucchero, 1 uovo, 2 albumi

Pasta frolla: mettete la farina in una ciotola con il burro freddo tagliato a cubetti. Sfregare il burro con la farina (non so proprio che altro termine usare) fino a che non avrete ottenuto una cosa tutta briciolosa. Poi aggiungete lo zucchero e i due tuorli e impastate. Alla fine dovete formare una palla, se però rimane troppo bricioloso aggiungete 1-2 cucchiai di acqua. Dividetela in 2 (una parte però deve essere più grande, diciamo che deve essere divisa in 2/3  e 1/3): la parte più grande stendetela su uno stampo da 22 cm imburrato e infarinato, la parte più piccola invece stendetela e lasciatela su un foglio di carta da forno, sarà poi da mettere sopra a chiudere la crostata. Mettete tutto in frigo mentre preparate il ripieno. Considerazioni su questa pasta frolla: viene molto burrosa, il che per mia madre è un male, per me un bene. Ha il sapore della pasta frolla di pasticceria, infatti penso che la sciverò nel mio savro contenitore delle ricette di famiglia. Prima però vorrei provare a metterne leggermente di meno, di burro, e vedere che effetto fa.

Ripieno: spellate le mandorle (metodo semplice: si mette a bollire dell’acqua, si buttano dentro le mandorle, si lasciano lì per 2-3 minuti, si scolano e via, la pelle viene via come niente), fatele asciugare e mettetele nel tritatutto. Insomma, tritatele fino a farle diventare una farina (si, più o meno… a me erano rimasti dei pezzetti). In una ciotola montate bene le due uova intere con lo zucchero e in un’altra ciotola montate gli albumi a neve, poi uniteli insieme (io ho fatto così perché c’era scritto nella ricetta, adesso mi viene il dubbio che potevo mettere tutto insieme e montare una volta sola…) e alla fine aggiungete la farina di mandorle. Mescolate tutto lentamente senza far smontare il composto e travasate dentro la pasta frolla. Coprite con la pasta frolla che avevate lasciato nel foglio di carta forno e cuocete in forno a 180°C per 30 minuti. Lasciate raffreddare e mangiate! Considerazioni sul ripieno: ho fatto un pò di modifiche alla ricetta originale, che prevedeva 250 g di mandorle, solo che il sacchetto da 3-4 euro ce ne aveva 200 g e non mi sembrava il caso di comprarne un altro, che qui i soldi non crescono sui banani che non fanno asparagi. In più, nell’originale diceva di mettere 3-4 mandorle amare, che non cresceranno nei banani, ma non crescono nemmeno all’Auchan. Quindi non ce le ho messe. Ecco, io le mandorle nella crostata non le ho mica sentite. Quindi, o raddoppiate la quantità di mandorle, o trovate quelle amare o (cosa che farò se rifarò la crostata mandorla) metteteci l’aroma di mandorla.

Bene, il Sig. Geom. ha preparato il pranzo, quindi senza ulteriori indugi vi lascio!

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Calendario dell’Hallowento: Halloween! No, 1 novembre…

La tentazione di schiaffare qui le foto della “cena” di Halloween senza stare a sproloquiare come al solito è tanta, ma non sia mai che io vi privi dei miei vaneggiamenti. Anche se tra un pò inizia Bar da incubo, quindi cercherò di essere sintetica.

Non ci posso credere, domani per la prima volta da settimane non sarò costretta a scrivere “aggiorno blog halloween”, ma potrò riscrivere tranquillamente “aggiorno blog”. Un bel cambiamento, cioè, un bel meno-spreco di inchiostro. E comunque ho rischiato davvero di non farlo, questo aggiornamento: per esempio, ieri ho comprato l’albero di Natale all’Ikea e mi sono punta (con il fuso di un arcolaio, strumento molto in uso ai giorni nostri, scommetto che qualunque donna ne ha almeno un paio a casa) con gli aghetti. Per portarlo in macchina mi sono rotta la schiena (sapete, la vecchiaia e la totale assenza di muscoli nel mio corpo, sostituiti nel tempo da grasso). Piatti da lavare. Panni da stirare. Mal di pancia. Dolci castagnosi da fare. E adesso che mi ero decisa a scrivere qualcosa al computer avvolta nella mia copertina gufosa, ecco che arriva il gattaccio nero, che di solito mi evita come la peste. Decide tranquillamente di piazzarsi tra di me e il computer, così, giusto per rendere semplice il mio ticchettare sopra i tasti. Ovviamente non si è messo qui per stare con me, ci sta solo perché adora la mia copertina. Ce la dobbiamo litigare tutti i giorni e di solito vince lui.

Ma non dovevo parlare di Nat… ah no, di Halloween? Mi sto confondendo, del resto ho appena comprato l’alberello, ho iniziato a ripempire la mia busta di cose natalizie e, come se non bastasse, inizio ad avere animali da presepe in giro per casa. I classici, insomma, galline, paperelle, lupi e dinosauri.

Si, Halloween dicevo. Questa è la pizza della Lidl (Santa Lidl subito. Durante il rosario non si prega anche per lei? Santa Lucia, prega per noi, Santa Lidl, prega per noi). Una delle pizze più belle che abbia mai visto. E di sicuro la più Halloweenosa.

E si, anche questi wurstel non sono da meno. Mi chiedo perché non ne facciano anche di altri tipi da vendere tutto l’anno, che so, per esempio con la faccia di Hello Kitty. Sono sicura che in Giappone esista qualcosa del genere, motivo in più per adorare la patria della pazzia.

Voi ditemi come si fa a lasciare questo barattolino nello scaffale del supermercato. Io non so.

Cmq la cosa a cui penso spesso è il fatto di essere consapevole di essere la tipica persona bersaglio della pubblicità. Nel senso che sono un pesce, abbocco come niente. Pubblicità di Papiro, il foglio che ti fa diventare morbido il pollo stopaccioso? Dai Sergi, andiamo all’Auchan che devo comprarlo. Pubblicità dell’albero di Natale dell’Ikea (per e-mail, ovviamente io abbocco a tutti i livelli: tv, e-mail, internet, pubblicità latarale di fb, volantini della pubblicità, ecc. Per esempio prima stavo guardando un film sul pattinaggio sul ghiaccio, non era nemmeno finito il film che avevo già cercato la pista di pattinaggio più vicina a casa mia, controllato orari di apertura e prezzi): dai Sergi, andiamo a comprare l’albero. Alberi disponibili dal 22 novembre: comprato il 22 novembre. E se non ci riesce la pubblicità, poco male, vado al supermercato e noto TUTTE le novità che ci sono. Che lo dico sempre a Sergi: deve essere bello fare la spesa con i tuoi occhi, non ti accorgi di niente, io dove mi giro vedo mille cose che vorrei, immagino come cucinarle e se non mi viene in mente niente trovo 20 ricette su internet già prima di arrivare al reparto successivo (Santo iPhone).

Non oso immaginare quante valigie dovrei portarmi dietro in un ipoteteico viaggio in Giappone. Penso di essere l’unica persona in grado di tornare a casa dall’Austria con 10-15 buste di roba. Dall’Austria! Che se uno ci pensa: cosa ci sarà da portare via? C’è, c’è, c’è un sacco di roba da provare!

Ecco, questa qui in pratica è l’unica cosa che ho cucinato il giorno di Halloween: le zucchette-sushi. Solo che Bar da incubo è iniziato, quindi se volete la “ricetta” vi lascio il link videoso da dove l’ho presa, così siamo apposto >> quiquiqui. Cmq una volta cucinato il riso da sushi non è che sia così difficile, ci si piazza sopra il salmone affumicato e via. I miei non sono completamente ricoperti per un semplice motivo: alto prezzo del salmone affumicato – pochi soldi.

Ah si, poi le faccette fatte con l’alga. Bellissime. E me lo dico da sola, ma sono proprio simpatiche. E poi erano buone. Ma proprio buone.

E questo alla fine è stato il mio pranzo Halloweenoso. Anzi, del primo novembre perché in realtà, come sempre, ero in ritardo e non ho fatto in tempo a fare la cena, così l’ho trasformata nel pranzo dell’1 novembre.

Ce l’ho fattaaaaa!! Yeeeeahhh!

Calendario dell’Hallowento: meno 1

Arrancando arrancando siamo quasi giunti alla fine di quello che doveva essere un simpatico conto alla rovescia ma che invece si è trasformato in un parto di un elefante. Che qui tra un pò potrete prendere spunto per Halloween 2022.

No, perché voi non sapete quale tragedia sia per me questo ritardo. Io tengo un diario dove scrivo tutti i giorni quello che devo fare, dato che la demenza senile + l’Alzheimer hanno già dato dei bei frutti maturi con me. Poi vabbè, anche per il mio bisogno incontrallabile di fare liste e programmare ogni singolo secondo della giornata (per poi cambiare puntualmente programma, ogni volta. Ma sempre puntualmente). Ma comunque, segno tutto quello che devo fare, pure “farmi la doccia”, per intenderci. E ogni inizio settimana controllo quello che non ho fatto la settimana prima e lo riscrivo sul lunedi (potete immaginare quanto sia lunga la lista del lunedi, con quello che mi porto dietro di non fatto dai 7 giorni prima…). Ecco, siamo al 20 di novembre, quindi sono ben 3 settimane che mi vedo scritto sul lunedi: “aggiornare il blog meno 1” e “aggiornare il blog 0“. E mi rifiuto di riscriverlo anche lunedi prossimo. Basta. E’ giunta l’ora di finire questo benedetto calendario dell’Hallowento.

E non preoccupatevi, il calendario del Natalento non lo faccio. Promesso. (almeno per quest’anno)

Il giorno prima di Halloween (ormai millenni orsono – ma orsono si scrive attaccato? Ma significa Orso No? E “No” che cos’è, il nome dell’orso o è che l’orso dice no? O che l’orso non lo voglio? No, questo non è possibile, chi non vorrebbe una bestia feroce che si pappa tutto il miele del Menocaro? Ma poi non è che l’orso diventa schizzinoso e vuole che gli compro il miele dell’Auchan? O addirittura un miele di marca? Forse vuole quello con la confezione a forma di orso. Ma poi sarebbe cannibalismo mielorsoso?)……. ok, ormai millenni fa avevo iniziato una frase che nemmeno ricordo, cosa dicevo?

Ah si, il giorno prima di Halloween. Che ho fatto? Bo, l’Alzheimer… bo, cosa dicevo? Ok, riprendiamoci. Vedo qui di fianco la foto della cheesecake, quindi probabilmente volevo parlarvi di quella. Di solito faccio le cheesecake cotte, ma Sergi voleva quella cruda. Ha un solo desiderio da esprimere all’anno e per il 2014 si è giocato questo. Se si comporta bene fino a fine anno, per il 2015 gliene concederò 3. Mi sento molto genio della lampada. Anche se la parola genio accostata a me stessa suona male, anche se presuppone il fatto che io dorma dentro una lampada.

Dicevo, cheesecake cruda. La ricetta l’ho presa da Martha Stewart e, se cliccate nel suo nome, vi manda (vi dovrebbe mandare) alla pagina della recipe. Che poi ho iniziato a fare la wishlist per Natale e in libreria ho visto che è uscito il suo libro… Cmq, a leggere le ricette americane mi viene un colpo ogni volta, anche se sono in possesso ormai da anni e anni dei famosi cup, tablespoon, ecc ecc, che per me sono uno dei simboli della quasi inettitudine degli americani di concepire la pasticceria come la concepiamo noi. Cos’è una cup di burro? Cioè, ce lo devo spalmare dentro e riempire tutti i buchi o ci schiaffo il panetto da 250 g e anche se ne resta fuori metà va bene lo stesso? Dosi a casaccio. Per fortuna la cara Martha ci viene in aiuto con un’altra unità di misura: le once. Facile per un italiano, no? Il prossimo che mi dice che la globalizzazione è una cosa brutta lo riempio di 459 cup di burro e di 3846 once di piombo fuso.

E adesso, torniamo a noi (nel frattempo sono stata in bagno… ops, non si dice. Ok, diciamo che ho preparato il caffè – “tu non prepari il caffè, hai paura che la caffettiera esploda!”, oook, allora… non mi viene in mente niente, sono stata in bagno). La ricetta di Martha (che gli americani di tutto il mondo mi perdonino), potrebbe avere delle dosi per far mangiare una famiglia di 20 persone, più i loro 10 cani e 25 gatti. E ve lo dice una che da quando ha scoperto la passione per la cucina ha messo su svariate decine di chili. Tutta questa pappardella per dire che ho dimezzato le dosi. E se qualcuno non avesse voglia di fare le conversioni Once-cup-tb-manciate-palate-occhi di serpente-zampe di gallina-grammi, ci ho pensato io per voi.

CHEESECAKE RAGNATELOSA

Ingredienti per uno stampo da 22 cm: (per la base) 250 g di wafer al cioccolato, 40 g di zucchero, 90 g di burro fuso, un pizzico di sale, (per il pezzo di cioccolato e per la ragnatela) 60 g di cioccolato fondente, 120 g di panna, (per il dentro) 450 g di Philadelphia, 150 g di zucchero, un pizzico di sale, un paio di cucchiai di succo di limone, 180 g di panna.

Come si fa? Per il fuori: in una ciotola buttate i wafer e schiacciateli con tanta pazienza. Adesso che ci penso potevo metterli nel frullatore invece di stare un’ora a schiacciarli con il cucchiaio di legno. Aggiungete lo zucchero, il pizzico di sale e il burro fuso e mescolate tutto. Poi mettete nello stampo imburrato, ricoprendo la base e i bordi (devono essere abbastanza alti). Martha non so cosa intendesse per “refrigerate”, non avevo voglia di andare a cercare se volesse dire “schiaffate in frigo” o “schiaffate in congelatore”, così ho optato per il congelatore, una decina di minuti.

Per la parte cioccolatosa: sciogliete a bagnomaria il cioccolato, aggiungete la panna e mescolate finché non si amalgama. Martha fa in modo diverso, che implica tirare fuori il tritatutto, sporcarlo e poi lavarlo. E sporcare anche un pentolino per la panna. Io sono pigra, con il mio metodo sporcate un penstolino solo, dato che quello con solo l’acqua si asciuga e via, non si lava! Una volta fatta questa ganache, si mette nel fondo del dolce, cioè, sopra alla base, stendendola bene. Altre 5-10 minuti nel congelatore, mentre preparate il ripieno, e via.

Per il ripieno: sbattete il philadelphia con lo sbattitore per 3 minuti (non un secondo di più e non uno di meno, mi raccomando! Mettete il timer, il tiiiimeeeeerrrr!!). Aggiungete zucchero e sale e sbattete altri 3 minuti (vedi sopra, il tiiiiimeeeerrrrrrrr). Spegnete il timer e buttatelo dalla finestra. Adesso potete mettere il succo di limone. In un’altra ciotola sbattete la panna (ma quanto mi tocca lavare alla fine? Ma sono stata proprio io a dire “no dai, cosa ci facciamo con la lavastoviglie? Meglio uno scaffale in più da usare come dispensa di cibo – e fu così che a casa ebbe 2890 tonnellate di cibo e piatti sempre sporchi) e alla fine aggiungetela al resto del ripieno, stando mooooolto attenti a non far sgonfiare tutto. Ecco come ho fatto io: panna, plaf dentro al resto, ciaf ciaf ciaf, ho girato tutto a mò di frullatore umano.

Cos’è rimasto? Ah si, mettete il ripieno nella base di biscotti e riponete (che termini aulici dopo ciaf ciaf) in frigo per tutta la notte. Non chiedetemi se dopo 2 ore è pronta perché bo.


Avrò scritto troppo? Per me non ci è arrivato nessuno quaggiù in fondo. Se qualcuno ci è arrivato davvero, che lasci un segno della sua impresa e scriva un commento! (tanto, fatto 30, facciamo 33).

Calendario dell’Hallowento: meno 2

Ho iniziato a comprare le prime cose natalizie. Traduzione: mi aggiro come una pazza in tutti i negozi che incontro nel mio cammino (e se non li incontro ci vado apposta) e saltello allegramente tra i vari scaffali pieni di lucette. E dato che già ho vari scatoloni di decorazioni in cantina, non la vedo molto bene quest’anno. Penso che trasformerò casa mia nella casa di Babbo Natale, si si.

E in tutto questo, cosa vedete qui sopra e di fianco? Ancora immagini di Halloween! Prometto che non farò mai più un conto alla rovescia, tanto non ce la posso fare. Io e le scadenze non andiamo proprio d’accordo, dovrei saperlo bene visto che mi conosco ormai da vari anni.

Per il meno 2 da Halloween ho fatto questi cupcake, sempre con un preparato della Lidl. Che dire, sono particolari dato che sanno di bubble gum… a me piacciono ma sono strani, nel senso che me li sono dovuta pappare tutti io, senza un grande aiuto di Sergi. Sarà per questo che lui mantiene una linea invidiabile mentre io lievito giorno dopo giorno come un impasto del pane. Sono una pagnotta, bene.

Come tutte le cose fatte con i preparati sono semplici, ma cmq a parte la glassa, il sotto è facile da fare anche senza preparato. Ma guardate come sono carini! Presa da un attacco irrefrenabile di creatività mi sono anche messa a provare vari tipi di decorazione, cosa per cui di solito sono negata. Cioè, io ci provo a fare la superesperta di cucina, quando ho una sac a poche in mano mi sento superfiga, ma diciamoci la verità, è tutta scena. Non mi sono mai piaciute le decorazioni troppo sofisticate, io guardo alla sostanza (ecco, è come la volpe con l’uva, dato che non sono capace allora dico che non me ne frega).

Questo in particolare è il mio preferito. Si, proprio questo con la punta sbilenca. Appena fatto veramente stava su dritta, poi ovviamente è calata piano piano, tipo torre di Pisa. Anche questo sembra un attacco di creatività, e invece no! E’ che avevo finito di mettere la cosina verde sopra gli altri e me ne era avanzata un bel pò, quindi per non sprecarla ne ho messa una dose doppia in questo.

Adesso vado, che io e le galline dobbiamo iniziare a pensare cosa fare da mangiare. Sono precisamente le ore 11.24 adesso, i miei orari dei pasti sono come quelli dei vecchi: inizio a preparare il pranzo a mezzogiorno e la cena alle 19. Come dicevo, da adesso a mezzogiorno saranno momenti duri, dovrò scegliere una scatoletta di tonno, aprirla e buttarla in una pentola con del pomdoro. Insomma, solo alta cucina a casa mia.

Che mica si possono mangiare sempre cupcake alla cingomma e tortellini fatti a mano. Ogni tanto (sempre) si apre una busta di ramen, si butta tutto in mezzo litro d’acqua bollente e si fa cuocere un paio di minuti. O si comprano panne rosa di Hello Kitty alla fragola da mettere sopra al Ciobar bianco perché chi ha voglia di fare il cioccolato caldo senza preparato? Sarà anche facile, ma volete mettere con: mettere il latte nel pentolino, buttare il Ciobar nel latte e mescolare. Ho sempre ammesso di essere la persona più pigra del mondo…

Calendario dell’Hallowento: meno 3

Se aspetto un altro pò posso anche darvi consigli su cosa fare/cucinare a Pasqua, e invece io sono sempre qui, che devo finire di aggiornare il mio calendario dell’Hallowento.

Potrei stare a tediarvi per ore e ore sul fatto che sono in ritardo, che sono sempre in ritardo, che sono semprissimo in ritardo. Ma per oggi ve la scampate perché sono in ritardo anche sullo studio e quello non posso recuperarlo a Pasqua.

Quindi passiamo subito a una della cose che mi ha reso più orgogliosa quest’anno: ho scoperto di essere capace di intagliare zucche. Ecco, non potevo scoprire di essere brava a fare qualcosa di utile nella vita? No, io sono brava a fare cose del tutto prive di senso. Potevo avere una memoria tipo quella di Sheldon, potevo avere la mano ferma da chirurgo, potevo avere la costanza nello studio. E invece no. Io so tirare fuori un gufo da una zucca.

Quando l’avevo visto su internet ho pensato: “Sarà una cosa difficilissima, di sicuro mi ci vorrà mezza giornata e mi si spaccherà tutta la zucca”. E invece una volta svuotata la zucca (con tutti quei semi filamentosi che mi fanno un pò schifo – che poi a me i semi di zucca piacciono anche molto, ma in versione vomito-arancione no), è un lavoro che si fa nel giro di poco. La zucca con la faccia invece è stata fatta dal fidato aiutante Sergi, ovviamente solo dopo che la sottoscritta gli aveva fatto a matita il difficilissimo disegno. Che anche quello è uno di quei doni utili nella vita: saper disegnare le facce alle zucche (in realtà a qualsiasi cosa da mangiare. Mi sento molto giapponese).

E comunque, per giungere alla fine di questo post insensato su zucche e abilità inutili, la cosa più bella è piazzare le candeline dentro e spegnere le luci!

Meravigliose!